La Bibbia firmata Chagall: “Il vitello d’oro”

Nell’acquaforte “Il vitello d’oro” (n. 38) Chagall sembra, involontariamente o volontariamente, scherzare con chi lo accusa di essere scarso in disegno. Se guardiamo i numerosi personaggi che affollano la scena, noteremo subito che sono sproporzionati, e che si dimenano goffamente. Licenza artistica? Non direi. Il fatto che Chagall abbia accostato uomini di dimensioni tutte diverse lascia intendere che intendesse esplicitamente veicolare un’idea di sproporzione, disarmonia, gestualità incoerente, e in definitiva perdita della propria identità.

Che, poi, è esattamente il tema dell’idolatria. L’idolo, nella Bibbia, non è tanto un manufatto di legno o di metallo di fronte a cui ci si inchina, quanto un dio, cioè un punto di riferimento assoluto, che però viene modellato sulla base delle proprie categorie mentali. E quindi non è Dio, per definizione.

Da notare anche che il vitello d’oro, per quanto stilizzato, è anatomicamente corretto; ma immobile.

Perciò ecco come Chagall, con il consueto acume, oppone il Sacro e l’idolo. In tutte le opere del pittore il mondo del Sacro è 1) non pedissequamente realistico, ma 2) composto, armonioso e 3) dinamico. Qui il mondo dell’idolo viceversa è 1) piattamente realistico, 2) scomposto, disarmonico e 3) immobile, nonostante si possano compiere mille gesti inutili. Basta confrontare quest’immagine con il suo opposto, quella del Roveto ardente.

Ora, sempre nella mentalità biblica, è vero che l’idolo rispecchia chi lo ha “creato”, ma è anche vero il contrario: che chi adora gli idoli diventa loro simile. Come esperienza conferma.

dhr

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9 Risposte a “La Bibbia firmata Chagall: “Il vitello d’oro””

  1. >Come esperienza conferma
    Che intendi?

  2. L’ebraismo NASCE come opposizione e alternativa irriconciliabile all’idolatria.
    Abramo, segnò la propria rottura col resto del mondo proprio distruggendo gli idoli costruiti da suo padre, il più grande fabbricante degli stessi, a Ur.
    Ed era SOLO, in questo: lui da una parte e il resto del mondo dall’altra, come il termine HaIvrì, l’Ebreo, sta a indicare. Lui è me’ever, al di là, dall’altra parte…che è poi il significato anche di qadosh, santo, cioè che sta da parte (da cui il cognome ebraico “Goy Qadosh”, che riprende l’ingiunzione divina di essere un tale Popolo(.
    Molto interessante l’analisi fatta da Erich Frömm sull’idolatria, nel suo libro “You Shall Be as Gods” – che consiglio a chiunque non l’abbia letto – dove l’idolatria è analizzata e definita come la massima forma di alienazione.
    L’Ebraismo si oppose all’idolatria tanto quanto all’altra forma di annullamento dell’uomo: il sacrificio umano, la redenzione di un uomo per mezzo del sangue di un altro, altra pratica di negazione dell’umanità, che infatti il S. insegnò simbolicamente proprio ad Abramo, che non aveva ancora capito, attraverso la sostituzione d’Isacco con lo stambecco, che la nostra tradizione insegna fosse stato preparato allo scopo sin dalla creazione, a sottolineare ancora una volta quanto il rifiuto di certe pratiche sia alla base dell’Ebraismo.
    È interessante notare come la Chiesa abbia reintrodotto entrambi: l’uno nelle immagini sacre e statue; l’altro nell’idea del riscatto attraverso il sangue di un “agnello umano”…per quanto volontario… Entrambe cose molto “barbare” per la Toràh…nonché assolutamente proibite, tanto quanto lo è l’idea stessa di antropofagia e/o nutrirsi del sangue…che la Chiesa ha reintrodotto con la transustanziazione (salvo poi attribuire agli Ebrei, con tipico processo di transfert, il consumo di sangue nelle azzime pasquali).

    • attenzione però che anche la “terra” non diventi un idolo.

      • La Terra d’Israele, TANTO QUANTO la Torà d’Israele, è chiamata MORASHÀ, retaggio, nella Parola del S. . Sono LE SOLE DUE COSE ad avere tale attributo. E per uno dei 13 principi di esegesi della Torà tramandati sin dal Sinai, e insegnati dalla scuola di Rabbi Eliezer, Sommo Sacerdote, principi che leggiamo ogni mattina nelle pregheiere del mattino, la loro associazione tramite quell’attributo le rende EQUIVALENTI per il principio di Ghezerà Shavà (decreto d’eguaglianza?)
        Non è un’eredità, a cui si può rinuciare o che si può distribuire, ma RETAGGIO, qualcosa a cui non si può rinunciare e dividere.
        Ci sono tre cose che sono parte dell’Unum Hebraicum: Toràt Israel, Erets Israel, ‘Am Israel, cioè la Toràh d’Israele, la Terra d’Israele e il Popolo d’Israele.
        MAI fatto “idolatria” con la Torà o la Terra d’Israele: non sarebbe neanche possibile! Ci sono COMANDATE! 😉
        Come spiega molto bene Ugo Volli oggi su Moked:

  3. che t’ho da dì, per me il sospetto verso qualsiasi forma di idolatria è una vera fissa, è il mio idolo…

  4. quasi un ossimoro….
    e di persone che adorano idoli di ‘sti tempi ce ne stanno a bizzeffe, che si fanno “comprare” il cervello, …. il voto…

  5. a scanso di interpretazioni riduttive, terrei però a precisare che il fenomeno è universale e investe tutta la vita in tutti i settori. affermare “quelli là adorano un idolo; io no, perché invece assolutizzo quest’altro” è un boomerang…

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