La crocifissione negli esperimenti del primo Novecento

 

La crocifissione di Gesù ha dato luogo a una lunga serie di esperimenti tra il macabro e il bizzarro ed è stata motivo di un lungo e aspro dibattito tra medici e uomini di chiesa. Gli interrogativi sui quali si scontrarono sono stati diversi. Gesù fu inchiodato o solo legato alla croce? I chiodi furono infilzati alle mani o ai polsi? Che angolo formavano le braccia tese? E soprattutto: come morì Gesù? Poiché i Vangeli non forniscono molti dettagli in proposito, rimaneva una sola strada per capire: fare degli esperimenti.

I ricercatori che fin dagli inizi del Novecento affrontarono queste tematiche potevano contare su un flusso continuo di cadaveri freschi e di braccia e gambe amputate, probabilmente perché lavoravano in ospedali. Per esempio, intorno al 1900, Marie Louis Adolphe Donnadieu, professore alla facoltà cattolica di Scienze di Lione, inchiodò un cadavere di un uomo a un asse di legno al solo scopo di capire se le mani avrebbero potuto sostenere Gesù senza che i chiodi ne lacerassero la carne. La prova finale per lui fu quell’orrenda immagine del cadavere appeso per un braccio: Gesù, secondo lui, venne crocifisso con i chiodi infilzati nelle mani.

Circa trent’anni dopo il chirurgo cattolico Pierre Barbet affermò che Donnadieu si sbagliava, soprattutto perché si era servito di “un patetico corpo scarno ed emaciato”. Egli invece crocifisse un cadavere “del tutto fresco e in buono stato” e attaccò dei pesi a delle braccia appena amputate. Tutto questo lo portò ad attestare che i chiodi erano stati conficcati nei polsi e non nelle mani. Ma la rivelazione ancora più importante fu che le braccia formavano un angolo di 130 gradi, informazione che rese possibile una rappresentazione anatomicamente corretta di Gesù sulla croce da parte del chirurgo e scultore Charles Villandre.

Barbet, inoltre, dichiarò che la causa di morte fu l’asfissia, ma venne successivamente contraddetto dalla principale e più recente autorità nel campo della crocifissione, il patologo americano Frederick Zugibe. Egli evitò di servirsi di cadaveri e lavorò con volontari che legava a una croce fai-da-te nel suo garage misurando le funzioni vitali più importanti, quali le pulsazioni, la pressione sanguigna e la respirazione. Alla fine stabilì che Gesù non morì per asfissia, ma per shock traumatico e ipovolemico, cioè dovuto alla diminuzione della massa sanguigna circolante.

Quel che stupisce è che trovare dei volontari per i suoi esperimenti fu per lui estremamente facile: i membri di una chiesa prossima al suo studio si mettevano in fila per avere la possibilità di sentirsi, almeno per una volta, come Gesù.

Cosa non si fa per la fede! E anche per la scienza!

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