Le avventure di ALicE: piste ciclabili schizofreniche

Inizio con il raccontarvi un aneddoto risalente a 4 anni fa. Era il giorno del mio compleanno e il Marito era appena tornato la sera da Milano dove si era recato per un corso aziendale. Era rientrato stanco morto chiedendomi se avessi preferito ricevere il mio regalo la sera stessa o l’indomani, specificando che si trattava di un regalo piuttosto ingombrante. Senza nemmeno un momento di esitazione gli risposi:

Quando ti pare. Basta che non sia una bicicletta

Ovviamente ERA una bicicletta.

Questo solo per farvi capire la mia scarsa propensione verso le due ruote.

Torniamo ai giorni nostri e in particolare alla scorsa domenica quando il preannunciarsi di un’assolata giornata primaverile ci ha fatto venire voglia di organizzare una gita all’aria aperta coi bambini. Non so neanche io come, ho sentito uscire dalla mia bocca questa frase: “perché non organizziamo una bella gita in bici”?

Capite? Io, che non vado in bicicletta da 30 anni, che mi sono sempre rifiutata di salire su quella nuova perché non arrivavo a toccare terra,  che ho uno scarsissimo senso di equilibrio (fisico!) e che ho paura del traffico… Non sembravo io. Sembravo posseduta da un’altra Ragazza molto più sportiva di me!

Fatto sta che il resto della Famiglia accoglie con gioia la mia proposta e dopo un veloce spuntino il Marito va in solaio a prendere le biciclette. Le pulisce, gonfia le ruote, sistema i freni e ci incamminiamo verso la PISTA CICLABILE che da Porta Metronia arriva all’EUR. Già devono spiegarmi perché costruire proprio lì una pista ciclabile: una delle strade più trafficate di Roma pericolosa per il traffico e non propriamente “sana” da respirare per un ciclista col fiatone. Ma tant’è. Questo è quello che passa il Comune.

Ci prepariamo alla partenza. Sorvolo sul pedale che mi si è incastrato sul cavalletto. Sorvolo sulle prime pedalate che sembravo un bambino alle prime armi (mentre ero una Ragazza alle prime armi!). Arriviamo all’inizio della pista ciclabile e mi rendo conto dei giochi politici che gli amministratori fanno sulla pelle dei cittadini: infatti per ottenere le sovvenzioni dell’Unione Europea destinati alla costruzione delle piste ciclabili di Roma le amministrazioni comunali hanno colorato i marciapiedi di rosso! Gli stessi identici marciapiedi di prima. Con le stesse buche e le stesse fratture provocate dalle radici degli alberi. Lo stesso suolo sconquassato di sempre. Però rosso. Con la differenza che adesso i pedoni romani sono costretti a dividerlo con i ciclisti. E viceversa.

Partiamo da Porta Metronia e imbocchiamo la Cristoforo Colombo pedalando sui marciapiedi rossi. Ogni incrocio (e sono tantissimi) è un incubo: dobbiamo scendere dalle bici e attraversare con molta attenzione perché il semaforo, verde per i pedoni, non ci mette al riparo dalle automobili che hanno il verde per la svolta a destra. E che, certo, nel migliore dei mondi possibile, dovrebbero (e dico dovrebbero) darci la precedenza. Ma non nel nostro.

Sali, scendi, sali, scendi, dopo poche centinaia di metri la pista ciclabile finisce inesorabilmente. Meno male che il Marito è un runner e conosce la zona, perché io sarei tornata indietro con la coda tra le ruote. Lui invece sapeva che “bastava” attraversare la strada e sul lato opposto avremmo trovato la prosecuzione della pista ciclabile. E questo non una sola volta. No! Il percorso implica più volte, e senza nessuna segnalazione, l’attraversamento delle 4 corsie della Colombo: prima lato est, poi lato ovest, dopo la preferenziale, poi di nuovo lato est… come dei pazzi incoscienti ad attraversare la Colombo con 4 biciclette e uno gnometto nel seggiolino della bici del Marito. Ma i pazzi incoscienti siamo noi, o chi ha fatto finta di costruire una pista ciclabile schizofrenica che ogni pochi metri cambia marciapiede senza avvisare? Sembrava la pista dei trenini di legno, avete presente? Ma costruita senza continuità: un tratto di qua, uno di là, poi un pezzo senza pista… e via così.

Arriviamo miracolosamente vivi all’incrocio con Via Laurentina, dove la pista ciclabile segnalata finisce all’imbocco di un ponte di legno pedonale che evidentemente per l’occasione, con un colpo di bacchetta e naturalmente senza alcun avviso, è stato trasformato in ponte ciclo-pedonale. Dopodichè, finita la pista si continua a pedalare sul marciapiede che corre lungo i giardinetti (tra l’altro vietato dal codice della strada) fino ad arrivare alle stradine dell’Eur che di domenica sono gremite di gente e automobili per la presenza di mercatini di vario genere.

A dimostrazione che non sono né esagerata né matta vi invito a leggere i dettagli del percorso  su questo sito. E se tanto mi dà tanto la prossima pista ciclabile sarà costruita, ovviamente grazie ai fondi europei, dipingendo di rosso la corsia di emergenza del Grande Raccordo Anulare!

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2 Risposte a “Le avventure di ALicE: piste ciclabili schizofreniche”

  1. Certo potevi sposarti un danese e andare a vivere a Copenaghen dove è stata costruita la prima superstrada per ciclisti al mondo.

    http://video.repubblica.it/mondo/copenaghen-nasce-la-prima-superstrada-per-ciclisti/114386/112789

    • Se mi fossi sposata un danese, lo avrei scelto, alto, biondo e con gli occhi azzurri!
      Allora sarei anche andata a vivere a Copenaghen!

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