I ragazzi stanno bene

Il primo commento che mi è venuto da fare dopo aver visto I ragazzi stanno bene è stato: vivaddio quante rughe! E quanta bellezza vi si accompagna! E così raro vederne, ormai, al cinema, per non parlare della televisione.

Ma andiamo con ordine. Il film è la storia di una famiglia speciale, almeno dal punto di vista di molti, perché composta da due madri gay e da due figli adolescenti, un maschio, Laser, e una femmina, Joni, concepiti con inseminazione artificiale con medesimo donatore. Una famiglia fuori dall’ordinario, si diceva, ma in realtà assolutamente normale, con le stesse dinamiche di una tradizionale, tra conflitto e ricerca di protezione.

La situazione si anima ulteriormente con l’apparire del padre biologico, un peter pan fascinoso e con gran presa sui figli, una sorta di fratello maggiore con cui condividere esperienza nuove. Sulla trama mi fermo per non anticipare niente e togliere il piacere della visione.

Tutto quel che accade è trattato con leggerezza, ci sono battute, si sorride e si riflette. In fondo è un bel film sulla difficoltà di essere genitori e figli più che sulla coppia gay. Il titolo stesso mi sembra molto ben scelto per opporre una prospettiva ottimistica circa la sorte dei figli con genitori dello stesso sesso: ebbene sì, non subiscono conseguenze letali, non hanno uno sviluppo psichico drammatico, stanno bene. Come del resto dimostra una grande mole di letteratura scientifica.

Gli attori sono tutti straordinari, a cominciare dalle due mamme, Julianne Moore e Annette Bening (quest’ultima ha vinto il Golden Globe come migliore attrice protagonista nella categoria commedia e al film stesso è stato assegnato lo stesso riconoscimento come miglior film). Le rughe di cui parlavo all’inizio sono ovviamente le loro e assolutamente non intaccano la loro bellezza, semmai la valorizzano nelle espressioni e nella luminosità. Bravo Mark Ruffalo nel ruolo del padre e notevoli i ragazzi, in particolare Mia Wasikowska, la cui grinta e capacità espressiva avevamo già potuto apprezzare nella serie TV americana In treatment, nella cui prima stagione interpretava Sofia, una delle più ostiche pazienti del dottor Paul Weston.

Molto piacevole la colonna sonora un po’ rock, un po’ indie, con molto David Bowie e non solo.

Da vedere, senza dubbi.

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