La Bibbia firmata Chagall: “Il sacrificio di Abramo”

Nella serie di illustrazioni dedicate ad Abramo, passiamo quindi a una scena che nella storia dell’arte è diventata un “classico dei classici” di tutta la Bibbia: il sacrificio di Isacco (n. 10). Come in altri casi in cui si è cimentato con temi ultra-noti, Chagall ha fatto la scelta intelligente di non ricercare l’originalità a tutti i costi, ma di partire da un’impostazione sostanzialmente tradizionale, per poi lavorare di fino sui dettagli.

Qui colpisce anzitutto la bianca nudità del giovane Isacco, esposta allo sguardo in maniera inquietante. La posizione del coltello, nei pressi dei genitali del ragazzo, non fa che accrescere l’angoscia freudiana della scena.

A meglio vedere, però, l’immagine richiama in modo netto la n. 6 (qui non riportata), la circoncisione dello stesso Isacco per mano dello stesso Abramo. Chagall quindi, più che insistere sul sacrificio inteso come sgozzamento, sottolinea il rinnovarsi del patto di alleanza tra Dio e il Patriarca. Infatti il titolo dell’opera non è “Il sacrificio di Isacco” (“di” con valore oggettivante) ma “Il sacrificio di Abramo” (“di” con valore soggettivante).

Come sempre, poi, i dettagli quasi invisibili sono i più preziosi. Il montone che verrà sacrificato al posto di Isacco è appena visibile sull’estremità sinistra del disegno, verso metà altezza; e si trova in piedi accanto a un grande albero. Chagall sembra chiaramente riprendere il midrash secondo cui il montone del sacrificio venne prelevato dall’angelo mentre brucava nei pressi dell’Albero della Vita in Eden.

Così, l’alleanza con Abramo si innesta nella storia universale dell’umanità, anzi nella genesi del cosmo. È rilevante il fatto che in numerosissime incisioni bibliche di Chagall compaia un grande albero, anche dove il testo non lo richiedeva: tutta la storia umana – sembra essere il messaggio – è un continuo allontanarsi, e ritornare, alla condizione originaria voluta da Dio. Un’“immagine e somiglianza” (Genesi 1,26) sempre rimessa in discussione, ma sempre operativa.

Quanto all’angelo, è l’unica volta, in tutta la serie di 105 incisioni, in cui il suo aspetto ha un che di magico, quasi un elfo o spiritello della tradizione nordica. Un po’ come l’Ariel (nome ebraico, tra parentesi) della “Tempesta” di Shakespeare. Sul rapporto tra il pittore russo-francese e il drammaturgo inglese torneremo più avanti.

dhr

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11 Risposte a “La Bibbia firmata Chagall: “Il sacrificio di Abramo””

  1. dhr, tu come spieghi la scelta di Chagall di rappresentare l’angelo in quel modo? C’è una particolare simbologia?

    • Difficile dire. Nelle 105 acqueforti, di angeli ne compaiono a bizzeffe, e ogni volta rappresentati in maniera diversa. In alcuni casi intravedo un motivo per le scelte stilistiche di Chagall; in altri casi (come questo) non ho ipotesi particolari.

      Forse qui l’angelo ha un aspetto “elfico” perché è in particolare connessione con l’Albero, come l’Ariel shakesperiano?

      A meno che non rappresenti lo “spettro” di Isacco che “incombe” su Abramo.

  2. Che… che avete fatto alla grafica del sito??? sembra il sito di una casa farmaceutica!!! AAAAAAARRRRRRRRRRGGGGGGHHHHHHHH!!!

    Blogger, insorgete!

  3. invece a me la grafica piace proprio! e l’Isola tiberina come apertura! ha qualche significato?
    il giorno del “sacrificio di abramo”, poi! sempre interessante dhr, grazie!

    • Grazie! E’ ancora in trasformazione grazie a Spicy. Abbiamo iniziato con uno scorcio di Roma, del centro di Roma. E’ una foto che in qualche modo ci rappresenta. Ma ne verrano delle altre.

  4. grazie, Flavia e… Ragazze: ok, così va decisamente meglio 😉

  5. adesso ci siamo, assolutamente! pensavo che foste già al top, invece siete riuscite a migliorare ancora!

    del resto, Abramo insegna che ogni sacrificio, ogni taglio con il passato, può aprire nuove meravigliose opportunità 😉

  6. com’è adesso, a ma personalmente va benissimo, Spicy.

    @Laura: NON posso seguirvi in “tempo reale” perché il tempo non esiste.

    Altra volta, però 😀

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