Se non ora quando? Dalla piazza

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Vorrei un paese che sa che le giovani donne, i loro progetti, la loro creatività, la capacità di innovazione, la loro crescita sono il futuro. Senza di loro il paese arretra e arretra anche il presente. Perché è il paese che non vede il futuro e non riconosce il lavoro e che non riconosce quel lavoro invisibile che pure tutte noi rappresentiamo ogni giorno.

Vorrei che guardassimo con rispetto quella donna che cura la nostra vita, che qualche volta assiste la nostra morte. È una lavoratrice, rispettiamo il suo abito, che non è una divisa da fantasie malate di un potente.

Vorrei che la giustizia ci fosse per tutti e per tutti fosse uguale.

Vorrei che quando si pensa a una minorenne ci venisse in mente lo studio, il divertimento, la serenità, il progetto per il futuro e non il consumo.

Vorrei che chi ieri da altre piazze diceva che siamo puritane ricordasse i divieti che ha voluto imporci, quelli alla fecondazione assistita, quelli alla pillola del giorno dopo. Ma di che libertà parla? Di quella dei potenti o della nostra?

Vorrei che chi lavora con il proprio corpo sia rispettata e abbia dei diritti e vorrei che si pensasse a loro per cancellare la tratta e la schiavitù.

Vorrei che quando si dice sesso si parlasse di una relazione tra pari e non di un incarico politico.

Vorrei un paese con una sola morale, perché quella doppia, quella che vediamo quotidianamente, offende e nasconde la nostra dignità.

Vorrei che libertà, democrazia, sesso, donna, giustizia, futuro, fossero di nuovo delle parole sane, con il loro significato, che fossero ogni giorno la bussola che abbiamo.

Il futuro è nostro e dovranno capirlo.

Susanna Camusso

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rinunciare all'animosità significa diventare liberi

13 Risposte a “Se non ora quando? Dalla piazza”

  1. assolutamente condivisibile, ed ancora più bello averla applaudita in tante e tanti in diretta!

  2. Io invece ho una considerazione da fare in merito al commento di Maria Stella Gelmini. A mio avviso avrebbe meritato un post ad hoc, ma poi avremmo rischiato di annoiare i nostri lettori.
    Io ritengo che una politica degna di questo nome, meglio ancora: una ministra, ha il dovere di ascoltare la piazza, magari senza condividerne le opinioni, ma certo non deriderla o liquidarla come se non esistesse. Trascurare lo stato d’animo del suo Popolo, o di parte di esso, è il peggior errore che un leader politico può fare.

  3. Grande Laura, l’intervento più bello ed appludito della manifestazione!!!!!!

    • Secondo me quello di Alessandra Bocchetti forse è stato anche più bello. Una sorta di “chiamata” per le donne affinché si dedichino concretamente alla politica, affinché puntino non per ambizione ma per necessità alle cariche finora di pertinenza maschile. Io credo che la strada per il cambiamento passi proprio di qui. Chi pensa di potercela fare si cominci a muovere!

  4. Io, pur non sopportando Berlusconi e la volgarità nella quale ha affogato l’Italia, sottoscrivo le parole di Giorgio Israel.
    http://80.241.231.25/ucei/PDF/2011/2011-02-15/2011021517903208.pdf

    • Io invece sposo l’opinione di Riccardo Di Segni, e non perchè sia il Rabbino Capo (sapete che non mi piace adeguarmi pedissequamente), ma proprio perchè dice cose giuste:

      “Ha fatto molto bene qualcuno a segnalare la stranezza dell’uso della frase di Hillel (“Se non ora, quando?”) che è stata “scomodata” come slogan per la manifestazione di domenica prossima contro il capo di governo. Ma non condivido la sua denuncia di “sacrilegio” o di basso sfruttamento del titolo di un libro di Primo Levi. Perché già in questo libro di Levi il paradosso è grande; l’autore, che era molto critico della politica militare del governo israeliano e dubbioso sulla saggezza talmudica, scriveva un libro che è un inno alla vendetta ebraica, con un titolo preso dalla Mishnà. […] Insomma: una continua mediazione da tempi remoti fino ad oggi ha trasportato nella cultura generale parole, concetti e istituzioni ebraiche (si pensi al Sabato, ai nomi di persona, all’arcobaleno e al ramoscello d’ulivo ecc.), molto spesso stravolgendone il senso originario (ammesso che esita un solo senso originario). Quello che dobbiamo fare non è tanto denunciare il sacrilegio, ma piuttosto non dimenticarci dell’origine ebraica di certe cose, rivendicarne – spiritualmente – il copyright e spiegare la differenza. Se non ora, quando?”

  5. @dhr >alt! ho interpretato male! avevo letto “non è…” invece di “non è che…”

    Non ci posso credere! Ti piace persino la maestrina con la penna rossa.

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