La Bibbia firmata Chagall: “Noè”

Anche se non verranno commentate tutte le incisioni di Chagall per la Bibbia, le prime della serie meritano una presentazione a una a una, in quanto particolarmente dense ed esemplari — idem per le ultime. Ma per quello c’è tempo.

La terza illustrazione riguarda Noè subito dopo il Diluvio, quando offre un sacrificio a Dio su un altare improvvisato. Si tratta di un episodio raffigurato piuttosto di rado nell’arte occidentale / cristiana, ma c’è una sua versione pittorica che da sola lo innalza ai sommi onori: l’affresco di Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina.

Certo, Chagall ha affrontato il tema in modo molto diverso da Michelangelo. Direi di più: Chagall ha affrontato il tema in modo molto diverso… dalla Genesi. A mio avviso, infatti, abbiamo qui un esempio abbastanza clamoroso della “separazione” tra il titolo ufficiale di un’opera e il suo contenuto effettivo. L’artista russo ricorrerà a questo espediente più di una volta nella sua Bibbia. Lo scopo appare sostanzialmente quello di fondere tra loro diversi episodi, da una parte trovando un nucleo comune di spiritualità tra loro, dall’altra interpretando un fatto sacro alla luce di un altro, fornendone una chiave di lettura alternativa.

In questo caso, mi pare evidente che il “presunto Noè che offre un presunto sacrificio” diventi in realtà un Mosè che adora Dio nel roveto ardente. Quello che dovrebbe essere un altare, è una zolla di terreno; gli animali (pecore, capre), più che morti per sgozzamento, sembrano semplicemente riposare; sono avvolti da una luce / fiamma che non li consuma; sullo sfondo della fiamma si intravede un cespuglio, una struttura vegetale.

Il “nuovo” significato dell’episodio, allora, è che tutte le creature, libere per sempre dalle acque del Diluvio (Dio promette che non avverrà mai più), sono benedette; sono circondate, permeate dalla luce di Dio. E l’uomo pio, in abiti moderni: un rabbi o un chassid, adora questa divina presenza universale.

dhr

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14 Risposte a “La Bibbia firmata Chagall: “Noè””

  1. Mi sembra molto suggestiva l’ipotesi che Chagall, andando oltre la lettera della Genesi, abbia voluto rappresentare una sintesi dei due episodi. E bello il messaggio rassicurante che se ne può ricavare.

  2. Beh, Chagall – nonostante certe volte lo si presenti come un artista bamboccesco – conosceva bene i drammi della vita, dalla povertà dell’infanzia in avanti, nazismo incluso. Proprio per questo ha elaborato un’arte che, a mio parere, è tra quelle spiritualmente più intense della Storia, accanto a Rublëv, Hokusai, Rouault.

  3. Davvero interessante il commento a quest’opera. Molto sommessamente, però, mi permetto di dissentire sulla volontà di inserire nell’incisione un secondo episodio, o almeno questo specifico secondo episodio.
    Chagall, era una profondo conoscitore del testo e della esegesi biblica. Bene, ci sono numerosi elementi che davvero stonano in maniera eclatante all’occhio di chi ha letto e fatto suo il testo. Due in particolare credo vadano sottolineati.
    Il primo riguarda l’uomo che sta “adorando”. Egli, infatti, e non è davvero un dettaglio, porta le scarpe e sia nel testo letterale che nei principali commenti, il fatto che Moshè si tolga i calzari, su richiesta espressa di D-o, è un elemento fondamentale, con il quale si vuole proclamare la sacralità del posto, dando da subito la percezione del luogo in cui ci si trova, ma soprattutto alla Presenza di Chi ci si trova.
    Basta leggere il testo per osservare che questo è il primo ordine che viene impartito al “neo” Profeta, che viene immediatamente rispettato, e dal quale il “colloquio” non può prescindere.
    Il secondo, a mio modesto avviso, riguarda l’uomo sulla destra che sembra salutare ( quello che sembra un po’ il Paolini della situazione ma senza profilattico in mano.) L’episodio del roveto ardente non può prevedere la presenza di esseri umani o angelici. Questo è il primo momento di “intimità” tra D-o e il suo Profeta. E’ un momento difficile, emotivamente devastante per Moshè, il quale addirittura per tre volte cerca di rifiutare l’incarico offertogli. Non a caso avviene nel deserto e non a caso in un momento di solitudine non solo fisica. Non dimentichiamoci, infatti, che Egli non solo si trova, come detto, nel deserto, che rappresenta nell’immaginario comune l’apice della solitudine, ma si trova anche in “esilio” dall’Egitto e lontano dai Suoi fratelli. E’ la solitudine, appunto, uno degli elementi cardine di quel momento. Solitudine che è stata preparata, ad un occhio attento, per i 40 anni precedenti, solo perché quell’incontro potesse avvenire. Ecco, in quel contesto, non posso credere che Chagall abbia potuto inserire un terzo incomodo.

  4. Caro Jacob, hai ragione: l’episodio non COINCIDE con quello di Mosè. Il dettaglio delle scarpe è piccolo… ma enorme. Quanto al “terzo incomodo”, come si vede meglio nell’originale che in questa foto, si tratta di una donna, presumo la moglie di Noè.
    Tuttavia, qui e altrove, mi pare che Chagall tenda sul serio a leggere gli episodi biblici alla luce di altri, come del resto è normale anche in esegesi.
    In questo caso, il fuoco “arde ma non brucia”, ed è un’allusione perlomeno interessante. Ciò non toglie che, più avanti, Chagall abbia espressamente illustrato il “vero” episodio del roveto. Come vedremo.

    P.S. ma sei il Marito? o ricordo male? 😉

  5. Ricordi male!!!!
    E’ il Marito, ma di un’altra!!!!
    Il Mio invece di studiare la Torah, fa il bucato, stira e lava i piatti!
    😉

  6. … E poi lui è più giovane… Si vede dall’avatar, no?

    • seee vatti a fidare degli avatar: il mio (su un altro blog) è il Mostro della Laguna Nera, ma ovviamente il mio vero aspetto è quello di Sbirulino.

      comunque è vero, quel pattern viola a pallini ringiovanisce.

  7. No… ma che Marito… anche se dico sempre a ALicE che è una bella sgnaccherona (ma sempre con rispetto parlando!!!) In realtà se cerchi bene nei post del passato si capisce che mia Moglie ha lo stesso marchio di fabbrica!!

    • Sì, mi ero confuso, scusa.

      All’appello manca solo il principe consorte di Spicy, se non erro (e se esiste). Per il resto, di Ify sappiamo, di me si sa, ecc… ormai siamo un cortile di pettegoloni 🙂

      • Esiste, esiste, anche se non si è mai qualificato come tale, tranne quando non riesce a “sloggarsi” e commenta con il mio avatar. È quello di Laura che tiene le dovute distanze dal blog…

      • Eh, se esiste!
        Giusto oggi ne parlavamo con Laura. Alla fine abbiamo commentato che con delle cognate così non ha bisogno di nemici!

  8. Mi scuso con diaccaerre per l’off topic, ma a me sgnaccherona non l’aveva mai detto nessuno!

    Lo aggiungo subito al mio curriculum vitae!
    😀

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