Hereafter

Con Hereafter Clint Eastwood ci propone una riflessione ben confezionata su quel che potrebbe esserci dopo la morte. Lo fa seguendo il dipanarsi delle storie di tre personaggi che vivono in tre città diverse, Parigi, Londra e San Francisco.

Marie (Cecile De France) è una giornalista francese di successo che ha un’esperienza di morte e ritorno alla vita durante lo tsunami indonesiano del 2004. Marcus e Jason (Frankie e George McLaren) sono due ragazzini gemelli, figli di una madre tossicodipendente. George (Matt Damon) è un uomo che possiede quel che gli altri considerano il “dono” di poter comunicare coi morti, ma che ha smesso di fare il sensitivo perché “una vita sempre a contatto con la morte che vita è?”. E non solo con la morte, ma anche con il tormento e la disperazione di chi ha perso una persona cara e cerca la consolazione nel dialogo con l’aldilà.

Le loro vicende, e non anticipo nulla perché è chiarissimo fin dal principio, li porteranno all’incontro finale a Londra.

Guardando il film ho sentito nell’aria il tocco di Lelouch, il regista francese autore di moltissime pellicole. Mi è tornato alla mente Tutta una vita, ve lo ricordate? Anche lì si seguono diverse storie, ciascun personaggio ha le proprie vicissitudini e tutto quel che accade li conduce a incontrarsi nel finale. Non sarà un caso, ipotizzo, che la scienziata che fornisce i dati a Marie è interpretata da Marthe Keller che è proprio la protagonista di Tutta una vita. Come se Hereafter offrisse un omaggio nascosto al maestro francese.

È un film sulla morte, ma anche sulla solitudine non solo causata da un lutto, ma anche dall’impossibilità di instaurare relazioni sociali e sentimentali.

Due ore e più che scorrono via rapide, senza momenti di noia. Bravi tutti gli interpreti, anche i giovanissimi McLaren. Bella e adeguata agli avvenimenti la colonna sonora, come al solito scritta dallo stesso Clint Eastwood.

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rinunciare all'animosità significa diventare liberi

13 Risposte a “Hereafter”

  1. Questo film non l’ho visto, però Clint è davvero un Grande. Uno dei pochissimi che ha saputo dare un’impronta personale, fin dai mitici film di Sergio Leone, ma nello stesso tempo evolvendosi, maturando. In “Gran Torino” ero talmente commosso da piangere (io, un maschietto e perdipiù freddamente nordico!).

    Guarda guarda, mo’ le Ragazze sono costrette ad ammettere che anche a destra c’è qualcosa di valido… 😛

    • Un conto è la destra, un conto il circo Barnum.

    • “Repubblicano” non è destra!
      Pemmé, eh!

      • Ah già è vero, gli americani di destra votano il Partito monarchico.

      • L’America bisogna conoscerla…
        Il KKK, per esempio, è di destra o di sinistra?
        Direi di destra, no?… 🙂
        Beh, il Senatore Democratico Bird, uno dei senatori che furono al senato più a lungo e di recente finalmente morto, era stato Wizard of the KKK…
        Poi, è di “destra” o di “sinistra” essere libertari?… Che sono decisamente più vicini ai Republlicani che ai Democratici?
        Essere contro l’intrusione del governo nella vita privata è di “destra” o di “sinistra”?…
        In termini Italiani è incomprensibile, vista la mentalità statalista e autoritaria catto-fascio-counista, ma i democratici metterebbero il governo anche nel caffè, mentre sono i repubblicani ce vogliono limitarne l’intervento o evitarlo del tutto…
        Be-kitzur, in short, per farla breve, la terminologia italiana non serve per capire la realtà Americana…
        Gli stati RAZZISTI del Sud negli anni cinquanta e sessanta erano tradizionalmente stati del partito democratico…
        All’epoca della guerra civile, gli abolizionisti erano repubblicani, non democratici…

  2. direi che in Italia di circhi Barnum ce ne sono (almeno) due

  3. Non l’ho ancora visto…
    Ma ho una curiosità…
    Che ne pensi rispetto ad “Afetrwards” con John Malkovitch ed Evangeline Lilly?…
    Da molto m’interesso al soggetto, seguo forse un po’ le orme, almeno per interessi, di Elizabeth Kubler Ross…che nelle sue ricerche sulla morte, una ventina d’anni fa mi pare ricercò il fenomeno dei “morti che tornano” intervistando tanti bambini piccoli, che quindi non avevano avuto influenze di nessun genere… Il tutto oltre ad un paio di storie che conosco da Israele… Tipo uno morto nel retro di un’ambulanza a Tel Aviv, in arresto cardiaco per 17 minuti fino all’arrivo in ospedale, che si sveglia e rimprovera l’autista per tutti i semafori rossi che aveva passato, elencandoglieli, e un po’ d’altra roba… :-))

    • Io, invece, non ho visto “Afterwards”. Cercherò di procurarmelo. Comunque, “Hereafter” è un film sui vivi più che sui morti. Sulle loro emozioni, difficoltà e voglia di acquistare un equilibrio in questa vita.

    • Dimenticavo un dettaglio: l’Itschaq in questione, mentre gli stavano facendo CPR nel retro dell’ambulanza xché era in arresto cardiaco, si era, cito, “preoccupato per la velocità”, ed era andato davanti vicino all’autista a vedere la strada…per cui vide (e memorizzò) il percorso…ovviamente, il suo corpo non s era mai mosso dalla barella nel retro… 🙂

  4. Finalmente l’ho visto!!!
    Mi colpisce, Laura, che nella tua recensione non ci sia nessun accenno all’angoscia che attanaglia lo spettatore, o meglio che mi ha attanagliata, per tutto il primo tempo, tanto da farmi pensare che, pur trovandolo un film bellissimo, non credo che lo rivedrò mai più! Sono io che che sono talmente satura da non poter più tollerare niente di angosciante? Po’ esse.
    Se mi ricordo bene è lo stesso vissuto sperimentato in Mystic River, eppure i tempi erano diversi, non dico migliori ma certo molto diversi.

  5. Mi hai fatto riflettere, ho ripensato a quando ho visto il film, ricordo scene forti e commoventi (la caparbietà del bambino, il suo incontro con Demon, lo tsunami), ma non sono stata attanagliata da nessun senso di angoscia. Strano.

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