A piedi nudi nel parco nell’inverno newyorkese

Mentre Prospect Park a Brooklyn, Van Cortlandt Park nel Bronx e Central Park sono imbiancati per le abbondanti nevicate e gelati per il gran freddo, c’è un parco a NoLIta dove regna la primavera.

Il sole splende, l’aria è tiepida, l’erba è alta e di un colore verde vivo, gli uccellini cinguettano. Per  tutto il giorno è pieno di persone in maglietta che si riposano, di ragazzi che fanno picnic su tovaglie colorate stese tra foglie e fiori e di bambini che giocano a piedi nudi nell’erba. Gli impiegati vanno a passar lì la pausa pranzo, le coppie a stare un po‘ insieme, gli amanti dello yoga a fare gli esercizi.

Più che un parco, però, è uno pseudo parco, un simulacro di parco, un esperimento di sociologia urbana, una installazione realizzata all’interno della Openhouse Gallery, intitolata Park Here.

L’erba è artificiale, le foglie di plastica sono applicate a tronchi di legno, la luce solare proviene da lampade particolari, il cinguettio viene emesso da un sistema di altoparlanti.

Ovviamente i sociologi si sono scatenati a dire la loro. Che si tratta di un fenomeno tipicamente newyorkese, che è un’operazione ironica, più è finto e più è divertente, che la gente in via temporanea accetta anche la mancanza di verosimiglianza. O che i Newyorkesi hanno così tanta fame di natura che si attaccano a qualunque suo sostituto riescano a trovare. Come quei poveri cuccioli di scimmia negli esperimenti psicologici che si stringono a bambole di stoffa in mancanza di meglio. Nel caso di Park Here la capacità di rispondere a uno stimolo anche così poco convincente rappresenterebbe un tratto adattativo di sopravvivenza urbana. Poveri noi!

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2 Risposte a “A piedi nudi nel parco nell’inverno newyorkese”

  1. Rispetto alle tue considerazioni è tutto vero.
    E però.
    E’ il posto che ho sempre sognato!
    Sai che goduria stendersi su un prato senza grilli o cavallette (che rovinano le mie gite in montagna); o un picnic senza formiche? O una passeggiata senza mosche o vespe? Per me che odio la natura sarebbe veramente un paradiso!
    O forse in Park Here hanno simulato anche gli insetti?

  2. ..”un tratto adattativo di sopravvivenza urbana.”
    e invece io, che amo la natura, amo quella vera, coi fiori, l’erba, gli insetti, animali vari! penso che l’umanità, almeno quella che abita in megalopoli poco vivibili, sia costretta ad adattarsi e lo trovo … desolante.

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