Il tarlo antiebraico

Ieri mattina chi si fosse collegato al sito di Repubblica avrebbe potuto apprezzare una bella dose di schizofrenia. Facevano infatti bella mostra di sé, uno accanto all’altro, due articoli, uno di Marco Pasqua, intitolato Neonazisti, la lista della vergogna. “Ecco i nomi degli ebrei italiani”, l’altro di Carlo Bonini dal titolo Da Valentino alla Gregoraci ecco i vip della “lista Falciani”.

Nel primo, si deprecava la compilazione, in un sito USA, di una lista di ebrei italiani “da cancellare”. Nel secondo, in cui si parlava dei circa 6000 cittadini italiani ritenuti colpevoli di evasione fiscale in quanto detentori di conti correnti in Svizzera, si sottolineava l’appartenenza alla religione ebraica di una famiglia compresa in quell’ elenco.

Ci chiediamo l’utilità di questa precisazione, tanto più che mancava l’informazione sulla fede religiosa degli altri presunti evasori citati nell’articolo.

Ci viene da pensare che il tarlo antiebraico sia qualcosa che sta sempre lì, che cova, pronto a manifestarsi alla prima occasione, anche tra gli insospettabili. E che purtroppo sia difficile da estirpare.

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9 Risposte a “Il tarlo antiebraico”

  1. >mancava l’informazione sulla fede religiosa degli altri presunti evasori citati nell’articolo.

    fammi indovinare fammi indovinare fammi indovinare… bravi cattolici con l’immaginetta di Padre Pio sul cruscotto?

    comunque, suvvia, uno su 6.000 è una percentuale irrisoria: nessuno potrà più definirvi un “cancro che mina la società” 😆

    infine, immagino che nell’elenco dei “grandi evasori di cifre favolose” mancassero i traduttori 😀

  2. Magari è per il nostro bene, perché se non ci ricordassero continuamente che siamo diversi noi non ce ne ricorderemmo, ma che dico, non ce ne renderemmo proprio conto, e questo significherebbe assimilazione.

    Invece, è grazie a queste persone attente che ci ricordiamo di essere prima di tutti ebrei. Non dimenticherò mai una volta che una persona, venuta a sapere della mia religione (origini?), mi chiese: “Ma se volessi diventare normale cosa dovresti fare?”. Mi mancò la battuta, ci misi un po’ prima di riprendermi da una domanda del genere, tendiamo a dimenticarci che la mamma degli idioti è sempre incinta e riconosciamo sulla fiducia al prossimo un QI quantomeno intorno a 100, clamorosamente sbagliando.

    La persona in questione poi se ne andò fregandomi la borsa: e meno male che lei era normale, chissà sennò che m’avrebbe fatto!

  3. >mi chiese: “Ma se volessi diventare normale cosa dovresti fare?”

    Questa, se non fosse terrificante, sarebbe da antologia.

    A Primo Levi capitò un tizio che gli disse: “Ho letto il suo romanzo. Bello, un po’ crudo…”. Lui abbozzò perché era un contatto di lavoro…

  4. “Un po’ crudo…” (ma appena un po’, vogliamo concedergli un QI di 70?).

    Una volta venne fuori un discorso e un tizio, parlando con mia madre (ebrea) le disse: “Ah, perché lei non sa come sono fatti, si lasci dire da me che li conosco!”

    “Ah sì?” rispose lei “E dica, dica, come sono fatti?”.

    Alla fine della descrizione mia madre gli disse: “Grazie tante, così adesso se ne vedo uno saprò senz’altro riconoscerlo!”. Beh, secondo me questo non arrivava neanche al 10, non ci si può credere possa esistere gente simile. Uno non si rende conto che esistano certe persone, che esista un pregiudizio talmente alieno da qualsiasi oggettività e normale buonsenso da tendere a considerarlo più una parodia da cabaret che una mentalità purtroppo davvero presente in alcuni.

  5. Io credo che ridurre tutto a un deficit di QI sia fuorviante e anche pericoloso. Gli antisemiti intelligenti sono i più temibili.

    • Una persona intelligente non può essere razzista, non ha nessun senso.

      Forse dovremmo accordarci sui termini. uno può essere un valente medico o un celeberrimo accademico e non essere intelligente: l’intelligenza è un paniere di tanti fattori, QI e QE. L’intelligenza è capacità di capire. Ora, dimmi tu in un atteggiamento antisemita l’intelligenza dov’è. Anzi, dimmi proprio che significano semita e antisemita perché io non l’ho capito.

      A me una volta, riempendo una scheda, mi comunicarono che ero di razza caucasica. “Come causcasica?”, chiesi.

      “E’ nera? No. E’ gialla? No. E’ bianca. Caucasica”.

      Toh, caucasica. Ne parlavo con una persona che mi diceva “Guarda che la “razza” ebraica non esiste”. Ma tu guarda! Secoli di persecuzioni e neanche esistiamo: eppure mi avevano quasi convinto…

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