Guanti tecnologici

Mi ricollego al post di Laura sui regali di Natale o di Chanuccà per segnalare un oggetto davvero imperdibile, della serie “mai più senza”. Si avvicina l’inverno , il freddo, il gelo e come facciamo a continuare ad usare i nostri gadget tecnologici senza congelarci le mani? Sappiamo tutti che i touch screen dei vari iPhone, iPad, ecc. hanno dei sensori sensibili ai segnali elettrici trasmessi attraverso la nostra pelle, quindi indossando i guanti si va a interferire su tale fenomeno. Ma niente paura: un’azienda di abbigliamento, 180s, ha realizzato dei guanti che incorporano un punto elettromagnetico sull’estremità del pollice e dell’indice, che consente di mantenere inalterata la connessione anche a mani coperte. I guanti EchoTouch, invece, utilizzano un piccola patch di tessuto conduttivo su due dita di ogni mano così il contatto è assicurato.

C’è invece chi ricorre a soluzioni più astute e ha ideato dei guanti con i polpastrelli che si ripiegano e si fissano a dei magneti, lasciando indice e pollice liberi di lavorare a diretto contatto con lo schermo. Oppure, estrema ratio, tagliate le dita ad un vecchio paio di guanti e risolvete ogni problema!

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Gli specchi farebbero bene a riflettere prima di rimandarci la nostra immagine

3 Risposte a “Guanti tecnologici”

  1. ultima puntata della storia di “Un guanto” di Max Klinger.

  2. tu che sei sempre così avanti, ogni tanto dovresti essere meno criptico a favore di noi semplici. grazie

  3. cara Laura, hai ragione sulla eccessiva “do-per-scontatezza” di certi post; ma, se non aggiungo spiegazioni o link ecc., di solito è perché è un argomento abbastanza facilmente rintracciabile su google ecc. Mi pare simpaticamente salottiero invogliare i lettori a curiosare in giro. A meno che non lo faccia per pura cattiveria 😛

    In questo caso si tratta dell’opera grafica pre-surrealista di Max Klinger, che disegnò la “storia di un guanto” con gli stessi stilemi che si utilizzavano per le biografie dei personaggi famosi.
    Non poteva immaginare gli sviluppi nel XXI secolo, sennò chissà cosa ne avrebbe ricavato.

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