Vodafone: tra pubblicità e realtà

Mi è capitato di vedere in televisione il nuovo spot di Vodafone: c’è Ilary seduta sul divano che parla al telefono con Totti e gli sussurra: “Francé è vero! Il call center Vodafone non ti lascia mai solo!”. E seduta accanto a lei… un’operatrice Vodafone in carne e ossa!

Ah quanto è vero Ilary! Vodafone non ti lascia davvero mai sola!
Prima ti assume nel 1995, al momento del suo start up. Ti spiega quanto sei importante per la nascita e la crescita del primo concorrente del colosso Telecom, ti spiega la storia della piramide rovesciata, e cioè che la base dell’Azienda (che sta in alto) è molto più importante della dirigenza (che sta invece in basso).
All’inizio ti fa anche crescere, ti affida nuovi incarichi, ti fa occupare posizioni diverse…. Poi, dopo la maternità, guarda caso, ti rispedisce lì, su in alto, sulla base della piramide a rispondere al telefono come il giorno dell’assunzione. E se per caso sei fortunata e trovi sopra di te un capo “illuminato” che nonostante il tuo nuovo status di madre-lavoratrice ti permette di nuovo di “scendere”, anche poco poco, verso il vertice di quella piramide, il secondo figlio ti frega definitivamente. Per non parlare poi del terzo che ti affida senza ritorno a un triste destino. Professionalmente parlando, ovviamente.
Ma Vodafone non ti lascia mai sola nemmeno quando, con i miliardi di euro di utile che ha,  prende 1000 di queste persone, di cui circa l’80% mamme, ne fa un ramo d’Azienda fittizio, e le vende, come fossero materiale di cancelleria, a una piccola società di Torino che gestisce i call center di molte aziende, dove la possibilità di crescita è praticamente nulla. E soprattutto dove la qualità del lavoro è scadente, il trattamento economico peggiore, e con la certezza di finire piano piano per la strada a incrementare il già troppo folto gruppo dei lavoratori precari.

E va bene che pecunia non olet, ma io credo che anche personaggi dello spettacolo o calciatori importanti, oltre a fare la loro beneficenza (importantissima, sia chiaro!), dovrebbero anche saper guardare poco più in la del loro naso e indignarsi se l’Azienda che li sponsorizza (anche se non si capisce chi sponsorizza chi) mentre da una parte canta “We are family” o “E non ci lasceremo mai, abbiamo troppe cose insieme” dall’altra si libera di 1000 scomodi dipendenti abbandonandoli a un certissimo, direi ovvio, futuro.

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3 Risposte a “Vodafone: tra pubblicità e realtà”

  1. Questo è un blog su cui – ogni tanto – è bello scherzare, ma che ha soprattutto il merito di parlare di problemi che di solito “chissà perché” non solleva quasi mai nessuno.

    Brave, Ragazze! (che non coincide con “brave ragazze”, ih ih ih)

  2. Concordo perfettamente a volte la pubblicità da delle impressioni che sono totalmente fuori dalla realtà

  3. Non solo… ho anche saputo che si sta riprendendo dei progetti, delle commesse che sono riuscite a decollare solo per merito di queste persone esiliate forzatamente…

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