Storie di sesso…

La Mantide Religiosa

La mantide religiosa è l’esemplificazione vivente della rischiosità dei rapporti sessuali. Quando il rapporto volge al termine o è appena finito il maschio ha ottime probabilità di ritrovarsi con la testa tra le mandibole della signora che subito gliela stacca con un morso. Forse lo fa perché non è stata abbastanza soddisfatta? Forse che il maschio non ha indugiato nei preliminari? Pensateci la prossima volta: mai fare sesso come calciatori, diritti in porta e senza mani.

Al di là di tutto, brutta esperienza per il maschio, nemmeno il tempo di accendersi una sigaretta e domandare “Cara, ti è piaciuto?” e senza poter raccontare, commentare, vantarsi con gli amici al bar. Chissà la povera madre quanto si sarà dannata per dissuaderlo: “Quella non fa per te. Lasciala perdere o te ne pentirai. Tu devi restare con mamma tua”. E lui niente, ha seguito l’istinto primordiale e via, senza pensare alle conseguenze.

Uno studio pubblicato su The American Naturalist ci fa mettere nei panni di questi poveracci osservando che in loro l’istinto di riprodursi e quello di sopravvivere si contrappongono, per cui “approcciano le femmine con trepidazione e cercano di valutare il livello di rischio modificando il proprio comportamento per ridurre la probabilità di rimanere vittime del cannibalismo sessuale”. Che vita. E poi i nostri maschi si lamentano.

Gli Autori ci invitano anche a considerare il punto di vista della femmina che, in questo modo, ha a disposizione un nutriente pasto proteico, molto utile nella fase di produzione delle uova. E poiché i nervi dedicati alla copula sono nell’addome, staccare la testa al maschio non compromette la prosecuzione del rapporto fino alla sua fine naturale. Fare sesso con un maschio tutto genitali e niente testa: nulla di nuovo, mi pare.

Gli Afidi

Gli afidi, o pidocchi delle piante, sono degli insetti che non hanno grande interesse per il sesso dal momento che si uniscono carnalmente appena una volta l’anno. Anche io conosco degli afidi, ora che ci penso. Non biblicamente per fortuna. Qualcuno potrebbe parlare di disturbo del desiderio e proporre subito una pillolina da dar loro, non importa se efficace, tantomeno se innocua. In attesa che le case farmaceutiche si attrezzino, questi poveretti continuano per la loro strada, nella pace dei sensi, provvedendo alla procreazione ciascuno per conto proprio, per partenogenesi. In realtà sono le femmine che ci pensano (“mi tocca sempre fare tutto da me”, già me la vedo la signora afide rimbrottare quello smidollato, su questo non ci sono dubbi, del compagno) producendo dei cloni.

La domanda allora è: perché quell’unico rapporto annuale? La risposta ci viene da uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences: si accoppiano per contrarre malattie a trasmissione sessuale! Come tante altre specie, anche gli afidi, sia sul corpo che all’interno di esso, portano dei batteri che hanno una loro funzione ben precisa. Per esempio, alcuni li aiutano a digerire alimenti particolari, altri a resistere a temperature estreme, altri ancora uccidono dei parassiti prima che si stabiliscano dentro il loro corpo e li divorino dall’interno. Facendo sesso quella benedetta volta le femmine degli afidi contraggono questi batteri da maschi infetti e li trasmettono anche alla prole. Come i maschi possano essersi infettati è un argomento che scatena la mia fantasia, ma che preferisco lasciare aperto.

E le cose vanno avanti così, fino alla fine dei tempi, con le femmine a cavarsela da sole con la riproduzione asessuata e asettica, evitando così quel che secondo Guy de Maupassant è il succo di ogni relazione: uno scambio di cattivi umori di giorno e di cattivi odori di notte, e i maschi a disposizione, sempre pronti (capito come? come i poveri protagonisti di film porno che, mentre uno è all’opera, l’altro, lontano dall’obiettivo della camera, viene “tenuto in vita” da una professionista a questo adibita), in attesa che lei gli si conceda. Magari, nel frattempo, arrangiandosi in qualche modo, da soli. A discapito della loro vista, temo. Che frustrazione, però.

La Bonellia

La bonellia è un anellide marino che vive nelle acque calde del Mediterraneo. Inizia la sua vita sotto forma di larva e per un po’ vaga fluttuando liberamente e spensieratamente nel mare. Ma poi il dovere la chiama e si trova a un bivio esistenziale: o si posa sui fondali e matura fino a diventare una femmina, oppure si deposita su una femmina già matura, dove viene in contatto con un ormone secreto da lei e si trasforma in un esile maschio. Si diventa uomini solo grazie a una donna: come è vero! E siccome “l’omo se sa”, immediatamente sente il richiamo del sesso e non trova niente di meglio da fare (e in verità, che c’è di meglio?) che introdursi dentro la femmina arrivando fino al suo utero. Lì trascorrerà tutta la vita, il buongustaio. Evidentemente il maschio della bonellia appartiene alla stessa scuola di pensiero di Woody Allen che diceva: “Vorrei tornare nell’utero. Di chiunque”.

Una volta lì dentro condurrà un’esistenza da parassita, dipenderà dalla femmina per tutto, anche per il nutrimento, tanto che il suo apparato digerente è ridottissimo, ma in compenso la maggior parte del suo corpo è costituita dagli organi di riproduzione. Lo credo che la femmina se lo tiene ben stretto, sempre posizionato nel posto giusto. Un vero e proprio maschio oggetto. Ma lei, ingrata e incontentabile, che fa? Si fa penetrare (c’è un termine più appropriato di questo?) da tanti maschi contemporaneamente, fino a venti. Una specie di orgia. In questo modo riesce ad avere le uova sempre fecondate da qualcuno del suo harem senza doversene andare in giro in cerca di maschi. Tanto più che non esiste una versione di Facebook per vermi.

Promiscuità

Anche nel regno animale i maschi tendono ad accoppiarsi col maggior numero possibile di femmine, ma loro lo fanno per massimizzare il numero di figli. Le femmine, invece, sono molto più selettive, preferiscono scegliere il migliore dei maschi disponibili sulla piazza, o quello disposto a mettere su casa insieme a loro, cioè a costruire il nido. Sempre alla ricerca del Principe Azzurro, noi ragazze eh?

Fanno eccezione le femmine del tonchio del fagiolo che prendono quel che capita, soprattutto quando sono assetate. In questo caso, infatti, si accoppiano esclusivamente per placare la sete con i fluidi eiaculati dal maschio. Ben trovata come scusa!

I serpenti giarrettiera, un nome un destino, te li immagini sinuosi (e questo è inoppugnabile) e seduttivi, danno vita a delle vere e proprie orge, delle ammucchiate tremende con decine di maschi che inseguono una singola femmina, formando dei curiosi “gomitoli di accoppiamento”. Chissà come devono sentirsi le femmine, che autostima alle stelle, che soddisfazione! Lo stesso senso di appagamento temo non venga provato dalle povere femmine di rospo. Triste storia la loro. Anche tra i rospi infatti la competizione è estrema e può accadere che più maschi montino la medesima femmina contemporaneamente. Capisco che notoriamente le rospe sono brutte, quindi quando ne trovano una appena appena passabile tutti i maschi le si avventano contro. O meglio sopra. Ma la differenza coi serpenti sta nel fatto che la rospa, sottoposta a tanto entusiasmo e vigore, non sempre riesce a sopravvivere e muore soffocata. Se invece resiste all’assalto, mette al mondo figli di padri diversi, a testimonianza del fatto che la paternità non è mai certa.

Le femmine dei serpenti giarrettiera, come se non bastasse, hanno tutte le fortune, perché i loro maschi possiedono DUE PENI! Ma vi rendete conto che giochetti, che variazioni sul tema, che prolungamento del piacere: finito con un pene, così me lo immagino, si sfila quello usato e prosciugato e si rimpiazza con un altro pimpante e meglio disposto. Se poi i due entrano in competizione son fuochi d’artificio. Me li vedo i confronti, le misurazioni, le prestazioni stellari per umiliare l’altro! Una vera pacchia. I due peni poi sono muniti di spine e uncini per ancorarsi meglio alla vagina della fortunata: ma quale vagina ragionevole, mi chiedo, potrebbe lasciarsi sfuggire un bocconcino, anzi due, del genere?

Per questi serpenti, tutti i mezzi sono buoni per raggiungere l’obiettivo accoppiamento, anche quelli più scorretti. Per esempio, emettere feromoni femminili che attirano la concorrenza, la inducono a sprecare le energie, diciamo così, e la mettono fuori gioco. Per di più, sono anche possessivi. Dopo aver fatto sesso, infatti, secernono un altro feromone, evidentemente ne hanno uno per ogni occasione, che provoca incapacità di copulare negli altri maschi e rende non più attraente la femmina fecondata. E in questo modo smentiscono quella storia sulla paternità.

Passando ad altre specie, certi uccelli dell’America centrale e meridionale, i tinami giganti, creano una specie di comune composta da un gruppo di maschi che hanno una relazione esclusiva con un gruppo di femmine. Una sorta di matrimonio di gruppo in cui tutti fanno sesso con tutti e dove la varietà delle opzioni elimina la routine.

Ma il sesso promiscuo può anche essere frutto della volontà di creare e rinforzare i legami sociali. Insomma, almeno è quello che raccontano i bonobo, un tipo di scimmia, e gli zoologi sembrano averci creduto.

Infine, delle femmine molto emancipate, quelle di jacana, un uccello tropicale. Combattono violentemente tra loro per il possesso dei maschi, si accoppiano con tre alla volta e poi lasciano loro la cova e la cura dei piccoli. A volte vanno a rompere le uova nel paniere, letteralmente e mai espressione fu più appropriata, di altri maschi per indurli ad accoppiarsi con loro. Ce n’è in tutte le specie di femmine così, ce n’è, ce n’è.

Bondage

Come spiega Wikipedia, con bondage (in inglese schiavitù, soggezione) si indica un insieme di attività sessuali basate sulle costrizioni fisiche realizzate con legature, cappucci, bavagli o più in generale sull’impedimento consenziente alla libertà fisica, di muoversi, di vedere, di parlare, di sentire. È una pratica sado-maso diffusa tra gli umani in cerca di emozioni forti, di alternative fantasiose alla solita tiritera. In verità, tra gli umani c’è anche chi pensa: “Avercene della solita tiritera!”, ma questa è un’altra storia.

I re del bondage nel regno animale, come è intuibile, sono i ragni. Loro non hanno bisogno di manette o di funi per assicurare le loro partner al letto, tanto per dirne una, poiché la natura ha messo loro a disposizione sottilissimi fili di seta. Il fatto è che non li utilizzano per accrescere il piacere sessuale, ma per garantirsi la sopravvivenza e non diventare un saporito snack postcoitale, come accade ai poveri maschi delle mantidi religiose. Perché le femmine di ragno, dopo l’amore, non si limitano ad accendersi una sigaretta e a cercare le coccole. No, loro sono abituate a divorare il partner, che quindi per prevenire la brutta fine lega la femmina prima di accoppiarsi con lei. Potrebbe essere un’idea per quelle donne che subito dopo l’amore vedono il proprio uomo infilarsi le mutande e girarsi dall’altra parte o rivestirsi e andare a vedere la televisione in soggiorno. Se invece lo legassero potrebbero riuscire a trattenerlo e perché no? magari ci scapperebbe anche qualche affettuosità. Basta solo organizzarsi, ragazze!

Un’altra strategia adottata dai ragni per non farsi mangiare dopo il sesso è fingersi morti, avendo avuto cura di mettersi in bocca del cibo per la signora. Questa si avvicina con circospezione, si impossessa del cibo e lui, approfittando del momento favorevole, resuscita e la possiede mentre lei sgranocchia il diversivo. Non solo, ma così facendo il rapporto dura più a lungo, forse perché lei, a stomaco pieno è meglio disposta e il maschio riesce a fecondare un maggior numero di uova. Qui potete vedere coi vostri occhi quel che accade.

Così facendo il maschio si sentirà di sicuro un vero genio, un gran furbacchione, ma sono dell’idea che la femmina, vedendo lui immobile in un angolo penserà: “Di nuovo con questa pantomima! Ancora uno che per eccitarsi ha bisogno di prendermi alla sprovvista. Eppure la natura lo ha fornito di tutte quelle zampette: e usale no? Fatti venire qualcosa in mente, sii creativo! Non ci sono più i maschi di una volta!” E come sempre, alla fine, tristemente si concederà, ma ogni volta con un pizzico di delusione in più.

Le Perversioni

Quando un essere umano fa sesso con un animale, ebbene sì, voi che vivete nel vostro mondo di frutta candita, accade accade, si parla di zoofilia erotica. Ma quando un animale si incontra carnalmente con uno di una specie diversa con il quale non è geneticamente compatibile, come si chiama? E perché si verifica? Si tratta di un errore? Di una distrazione?

Sono stati documentati molti episodi bizzarri su questo argomento. Per esempio quello, spettacolare eppur rattristante, di uno scimpanzé che abusa di un rospo e lo costringe a un rapporto orale. Sorprende la pazienza, la metodicità e la determinazione con cui la scimmia agisce per ottenere il suo scopo, ma anche l’aria stralunata e frastornata del povero rospo obbligato ad andare contro natura, a sottomettersi in un’impresa, è il caso di dirlo, più grande di lui. Guardate con i vostri occhi, se non siete troppo sensibili o pudichi.

L’African Wildlife Guide, inoltre, ha immortalato un elefante intento a montare un rinoceronte. Era a stecchetto da troppo tempo? La moglie gli fa fare poco sesso a casa, come dice qualche frequentatore di prostitute in modo autoassolutorio? O aveva voglia di “farlo strano”, di vivere un trasgressione eccitante, una “fantasia”?

Grande sensazione ha fatto poi la storia di una lontra che in un’isola antartica ha assalito sessualmente un pinguino reale. Chi ha assistito alla scena e l’ha documentata, ha riferito che a un primo sguardo sembrava che la lontra volesse uccidere l’animale, ma poi è apparso chiaro che in realtà era l’amore, o almeno l’attrazione fisica, a dettare le mosse, a indurre una lontra maschio, adulta, di 100 chili a fare sesso con un povero pinguino di 15, di sesso imprecisato. All’inizio quest’ultimo ha tentato in ogni modo di fuggire, ma non ce l’ha fatta, perché l’altro l’ha bloccato e per ben 45 minuti ha tentato di possederlo, senza riuscirvi. Alla fine la lontra si è buttata nell’acqua, frustrata penso io, e, come spesso accade tra noi umani, terrorizzata al pensiero di non potercela ormai più fare, ignorando il povero uccello vittimizzato, ma in un apparente buono stato fisico, anche se di certo ben traumatizzato.

Gli esperti si sono interrogati sui motivi alla base di questa violenza. La coercizione sessuale è molto comune tra gli animali: maschi di molte specie aggrediscono e violentano femmine della propria specie e di altre simili. Accade spesso tra i pinnipedi, il gruppo cui appartiene anche la lontra. Ma questo è il primo esempio documentato del tentativo di fare sesso con un membro di un’altra classe di vertebrati. L’ipotesi è che quella lontra fosse troppo giovane e inesperta per avere qualche speranza con una femmina della sua specie e, in uno stato di eccitamento sessuale, si è rivolto a quel che gli e capitato davanti: il povero pinguino. O anche che si trattasse di un atto predatorio o ludico trasformatosi in qualcosa di sessuale.

La storia più stupefacente, però, è quella delle vespe che “amano” le orchidee al punto da eiacularvi dentro. Ricercatori hanno riscontrato che i maschi passano un tempo interminabile intorno a questi fiori e hanno valutato che ben tre quarti di loro fanno sesso con essi in modo completo alla prima visita. Secondo uno dei ricercatori questi insetti non sono abbastanza esperti riguardo l’aspetto che hanno le loro femmine e prendono la decisione sbagliata sprecando lo sperma. Avete presenti quelli che “l’educazione sessuale è dannosa perché spinge a far sesso anche chi non ci pensa” [!?!?]? Queste sono le conseguenze: senti uno strano desiderio e ti ritrovi dal fioraio.

La riproduzione tra le vespe funziona in questo modo: le femmine sono indipendenti dall’apporto maschile, fanno da sole e generano asessualmente dei maschi, mentre quando si accoppiano scegliendo una via più tradizionale danno vita a femmine. Quindi, se sei una femmina e il maschio ti tradisce con un’orchidea, niente di male, ti puoi sempre riprodurre, anche se, per ironia della sorte, perpetui la stirpe dei maschi traditori e anche un po’ tonti, direi io.

Le uniche che escono vittoriose da questa storia sono le orchidee le quali intercettando i maschi e distogliendoli dalle loro femmine, fanno sì che aumenti il numero dei nati maschi e quindi la probabilità che i loro approcci amorosi determinino un’accresciuta propagazione del loro polline.

Infedeltà e possessività

Nessun’altra specie, oltre quella umana, quand’anche accada, si accoppia per la vita. Come dice il dottor House, se state per citare i cigni, sappiate che tradiscono come gli altri, solo che i loro PR sono più bravi.

Abbiamo già parlato della possessività dei serpenti giarrettiera che rendono le femmine da loro fecondate non attraenti per gli altri maschi, attraverso l’emissione di un feromone. Lo stesso fa il maiale, ma lui ne ha più motivo visto che la sua femmina è una maiala…

C’è chi manifesta possessività in modi anche più estremi, per esempio i bucerotidi, degli uccelli asiatici e africani, i quali addirittura dopo l’accoppiamento murano vive le femmine nella cavità del nido, anche se poi devono sobbarcarsi l’onere, e vorrei pure vedere, del loro nutrimento e di quello dei figli. Però almeno l’onore è salvo! Vere e proprie casalinghe disperate queste povere femmine, altro che Bree, Lynette, Gabrielle e Susan!

E gli squali maschi? Possono pure tollerare le infedeltà, ma non che qualcun altro possa mettere incinte le loro compagne. E che cosa si inventano? Prima dell’accoppiamento lavano gli organi riproduttivi della lei di turno con un forte getto d’acqua marina spruzzato dal pene al fine di eliminare qualunque presenza di sperma altrui. Questa storia mi ha fatto fare un’associazione con quello che mi raccontava una prostituta esperta, esasperata dagli effluvi dei clienti. Così, appena arrivati, li spogliava e li ficcava dentro la doccia: loro godevano di quello che ritenevano un complemento eccitante della prestazione e lei riusciva a farsi avvicinare senza dover restare per tutto il tempo in apnea.

I maschi della passera scopaiola, un nome e un destino, prima di accoppiarsi cominciano a becchettare l’esterno dell’organo sessuale femminile in modo da vuotarlo dello sperma di altri nel caso in cui lei si fosse incontrata in precedenza con un altro maschio.

Anche alcune femmine mostrano di essere gelose dei propri partner. Per esempio, le salamandre rosse. Quando il maschio torna dopo aver flirtato in giro con le altre, si ritrova una femmina inviperita, con atteggiamenti aggressivi sia nella “postura minacciosa” (almeno così dicono gli Scienziati, io non riesco a figurarmela: forse con le zampette sui fianchi?) che negli atti. Gli si avventa contro, infatti, e lo punisce a suon di morsi.

Invece le femmine del topo comune, quando vengono tradite, si sfogano con le rivali e le allontanano in malo modo quando il loro maschio tenta di conquistarle. Perché il fedifrago mica fa le cose di nascosto, come gli umani che al massimo corrono il rischio di essere scoperti perché conservano gli sms dell’amante come fossero trofei o conferme della proprie capacità amatorie, no, il topo si mostra impunemente all’opera quando fa il piacione e tenta di sedurre altre tope. Tope sono eh? Che altro termine avrei potuto usare?

Masturbazione

Secondo un detto, il 99% degli umani si masturba, il rimanente 1% è un bugiardo. Non crediate che gli animali si comportino in modo molto diverso.

Le scimmie, per esempio, sono delle grandi estimatrici di questa pratica: su youtube ci sono tanti di quei video che lo documentano, scegliete quello che più vi intriga. Sempre e solo per arricchire la vostra cultura, naturalmente, non per curiosità morbosa eh!

Gli stalloni si masturbano frequentemente, anche se non hanno mani disponibili: la necessità aguzza l’ingegno. Questa abitudine però scatena un grande disappunto in coloro che si occupano dei loro accoppiamenti per il timore che poi facciano cilecca nel momento opportuno. Ragionano come se i cavalli fossero uguali agli umani. Invece sono stalloni, vorrà pur dire qualcosa che il loro nome sia diventato sinonimo di grandi scopatori, no? Per impedire che si masturbino, gli allevatori, più che prefigurare un futuro di cecità, tendono a punire questi comportamenti nel tentativo di estinguerli. Il risultato, però, è che quelli non solo poi si masturbano con maggiore determinazione, appena possono, so’ tignosi eh!, ma poi nell’accoppiamento, pur arrivando nella più rigorosa astinenza controllata, è proprio il momento che fanno fiasco. Lasciando la povera puledrina frustrata e insoddisfatta, seppure comprensiva (non ti preoccupare, è la vita che fai, vedrai andrà meglio la prossima volta). Tu mi punisci?, sembrano dire gli stalloni, e io ti rovino mandando a monte la riproduzione. Invece, più si masturbano e più cresce in loro la voglia di accoppiarsi, come se l’attività autarchica fosse una sorta di riscaldamento.

Passando ad altro, le femmine dei delfini, per procurarsi un po’ di piacere solitario utilizzano la punta della pinna caudale inserendola là dove serve.

Tra gli animali c’è anche chi, cercando emozioni e avendo il fisico che lo aiuta, nel senso della scioltezza e della elasticità, mette in atto quella che potremmo chiamare auto-fellatio: vi si lanciano scimmie, canguri e tanti altri animali. Una volta ho visto la foto, non photoshoppata, di un uomo intento nell’impresa. Tutto aggrovigliato. Davvero mirabile. Un campione. Ma quella non ce la metto. Mi spiace per voi.

A proposito di questa pratica, infine, si è visto recentemente che le femmine di pipistrello, durante l’accoppiamento, per sostenere il maschio, o meglio una parte di lui, e far durare più a lungo la copula, attuano la fellatio. Lo sappiamo, l’universo femminile, di qualunque specie, è sempre molto sensibile e attento e non ignora l’importanza dei preliminari.

Necrofilia

La necrofilia, cioè l’attrazione sessuale per i cadaveri, che  tra gli umani è una perversione, si riscontra anche tra gli animali e viene considerata un errore evoluzionistico perché implica una dispersione del seme, uno spreco che non porta alla procreazione.

Nel 2003 C.W. Moeliker vinse il premio Nobel per la biologia per aver per primo osservato un episodio di necrofilia, per di più omosessuale, in un’anatra selvatica. Chissà come si sarà eccitato. Per la scoperta scientifica, dico. Era accaduto che un povero maschio era andato a schiantarsi contro una finestra ed era morto. Poco dopo ne è arrivato un altro che si è avvicinato al cadavere che giaceva in terra e non solo si è accoppiato con lui, ma è andato avanti per almeno un’ora. Il suo pensiero probabilmente era: “Non sono un uomo, pardon un maschio, se non riesco a farlo godere. Figuriamoci se non ce la faccio. Lo farò miagolare”. Sì, vabbe’, stiamo parlando di un’anatra, ma oltre che necrofila era anche cinefila. Insomma, non mollava, doveva essere moooolto altruista. In verità, per i maschi dell’anatra episodi di questo tipo non sono affatto inusuali. Sono abituati infatti a costringere le femmine ad accoppiarsi e quando parecchi di loro convergono sulla stessa femmina questa può anche non sopravvivere all’esperienza e al maschio vincitore gli tocca di farsi una femmina morta. E ti credo che devono costringere le femmine a fare sesso, con questi modi una non è troppo invogliata a concedersi!

Necrofili sono anche i rospi e gli scoiattoli. Questi ultimi, notoriamente tra i meglio dotati dalla natura, quando copulano con un cadavere, secondo me, provano finalmente il piacere di incontrarsi con una partner che accetta di buon grado il loro amore ENORME senza divincolarsi, rifiutarsi, scappare, lamentarsi per il dolore. O procurarsi un buon lubrificante.

Grandi amatori, pessimi amatori

Non si può parlare dei grandi amatori tra gli animali senza citare quelli che hanno BEN DUE PENI! Oltre ai serpenti giarrettiera dei quali abbiamo già fatto cenno in questo post, possiamo ricordare gli squali, le lucertole e le anfisbene. Una benedizione del cielo per le rispettive femmine.

Anche se poi alcuni squali la fanno pagare cara questa benedizione. Perché loro, forse nell’impeto della passione, tra il desiderio di abbracciare le femmine e l’impossibilità di farlo, si arrangiano come possono, aggrappandosi coi denti a una delle loro pinne pettorali, empiendole di ferite e lasciandole con un’infinità di cicatrici. L’amore che lascia il segno.

Qui potete vedere una rara scena di accoppiamento tra squali pinna bianca di scogliera. Attenzione: video hard e violento. ;) Soffermatevi sull’espressione sognante di lei quando tutto è finito.

I delfini sono invece dotati di un pene prensile (mi immagino quanti e quali giochetti erotici gli permetterà di fare, e se non è così sono proprio privi di fantasia) e di un appetito sessuale insaziabile che li porta ad accoppiarsi anche molte volte al giorno. Ma tutto questo non deve trarci in inganno, perché in realtà soffrono di quella che possiamo chiamare eiaculazione precoce, anzi direi moooolto precoce: ogni incontro sessuale non dura più di 12 secondi! La povera delfina non fa in tempo ad accorgersi della sua, diciamo così, presenza che lui ha già chiuso baracca e burattini e se ne è andato. Chissà quanti rapporti consecutivi di 12 secondi deve mettere in atto per poterla soddisfare. E anche a lui, poi, non gli basta mai, tanto che, per placare i propri bollenti spiriti, si struscia contro oggetti inanimati o altri animali, come le tartarughe marine, che da vecchie filosofe quali sono non si scompongono più di tanto. Dei veri maniaci, di quelli che incontriamo continuamente in autobus, per capirci. E comunque, anche i delfini sono dei violenti. Per loro il sesso è attività di branco, si mettono insieme più maschi e costringono una femmina a una sequenza di accoppiamenti per un tempo che può andare da alcune ore ad alcune settimane. Le delfine lo hanno imparato a proprie spese: non è la quantità, ma la qualità che conta!

Ci sono poi quelli che non hanno rivali nel gioco “chi ce l’ha più lungo”. Si tratta dei cirripedi, dei crostacei che possono vantare peni che raggiungono anche 50 volte la lunghezza dei loro corpi, dei quali si servono per raggiungere le femmine senza spostarsi dalle rocce alle quali sono fermamente ancorati. Chissà se per le femmine questo si traduce in ondate di piacere o se è come bere un bicchiere d’acqua?

Ci sono delle femmine che manifestano il proprio apprezzamento per la prestazione del maschio. Per esempio, le femmine del babbuino giallo che gridano come fossero in preda all’estasi e le cui urla sono tanto più lunghe e intense quanto più il maschio è forte, vigoroso e dominante.

La bertuccia femmina, invece, grida durante il rapporto sessuale per stimolare l’eiaculazione, in altre parole per incoraggiare il maschio, per eccitarlo, per fargli capire che sta andando bene, non essendo nella condizione di sussurrare “sì, sì così, così”.

E poi ci sono quelli che proprio non ci sanno fare con le femmine. Per esempio i pinguini che si accoppiano solo una volta l’anno e non più di tre minuti. Le loro femmine devono aver sublimato il sesso e incanalato le loro pulsioni in altre attività, per esempio lunghe passeggiate, costruzione di pinguini di neve, cucina, e così via. Che devono fare, poverette?

Per non parlare degli haplophryne mollis, dei pesci dell’ordine dei lofiformi che vivono a grandi profondità dove, come possiamo immaginare, non è facile fare degli incontri a scopo matrimoniale. E allora bisogna sfruttare al massimo ogni opportunità. Quando scorge una femmina, il maschio le si attacca saldamente prendendola a morsi e dissolvendo i rispettivi tessuti, arrivando a fondere i due sistemi circolatori in uno unico. A questo punto il corpo del maschio degenera fino a ridursi solo a poco più di un testicolo attaccato al corpo di lei, pronto a rilasciare sperma quando la signora è pronta, quando cioè le sue uova sono mature. Me la vedo la madre di lui: “Guarda come ti sei ridotto ad andare appresso a quella smorfiosa! Sei proprio un c…ne!” Le si può dar torto?

Per finire, parlando di imbranati sfigati, non possiamo dimenticarci del topo marsupiale australiano. Il poveretto ha una vita breve e per di più stressante. Creatura solitaria, si accoppia verso gli undici mesi, ma bene farebbe ad astenersene. Infatti, per evitare che la concorrenza gli sfili la femmina che con tanta fatica ha rimediato, ingaggia una lotta all’ultimo sangue: finisce che muore squartato alla fine della sua unica stagione d’amore. Non sarà meglio la castità in questo caso, come predica quel signore con le scarpine di Prada?

Gli inguaribili romantici

Anche nel sesso animalesco può essere presente una bella dose del buon vecchio romanticismo.

L’inia, il delfino del Rio delle Amazzoni, è uso corteggiare con grande delicatezza la femmina, mordicchiando le sue pinne e offrendole meravigliosi mazzi di vegetazione marina. Salvo poi sequestrarla e costringerla alle sue attenzioni a questo punto non più delicate, ma violente. Niente di nuovo: cose già viste, anche tra gli umani.

L’accoppiamento faccia a faccia, comune tra gli umani, difficilmente si può osservare tra i primati, se non tra i bonobo. Ebbene, nella foto potete vedere due gorilla diventati delle celebrità per essere stati sorpresi ad accoppiarsi in modo più umano che animalesco. Forse volevano guardarsi negli occhi e sussurrarsi paroline d’amore nell’orecchio. O piuttosto, a uno dei due quel giorno era venuta una gran voglia di “farlo strano”.

E gli uccelli giardinieri? Per fare colpo sulle femmine e farle cadere alle loro zampette, costruiscono nidi utilizzando sapientemente geometrie e prospettiva. L’aspetto sorprendente, scoperto recentemente da scienziati australiani, è che si sono mostrati in grado di creare illusioni ottiche per sembrare più grandi agli occhi della loro lei. Fumo negli occhi e poi la banale realtà. Nello studio pubblicato sulla rivista Current Biology, gli zoologi dell’università Deakin di Melbourne hanno osservato che il maschio dapprima costruisce con ramoscelli un lungo tunnel alto circa un metro. In fondo al “viale” crea una specie di cortile con sassi, ossa o conchiglie di colore chiaro o grigio. Ma non finisce qui. L’uccello si dedica poi a disporre degli oggetti nel cortile in ordine graduato: i più piccoli davanti, i più grandi dietro. L’obiettivo dell’elaborata costruzione è far sì che le femmine interessate siedano nel fondo del viale e guardino il maschio: il cortile fa da palcoscenico mentre lui si mette in mostra. La gradazione dei sassi e delle conchiglie dà alle femmine una prospettiva forzata, crea un’illusione ottica che fa sembrare un oggetto più grande o più piccolo di quanto lo sia realmente. Il cortile sembrerà più piccolo, con l’effetto secondario di far sembrare più grande il maschio e gli oggetti decorativi in mostra. Gli studiosi hanno provato a risistemare gli oggetti del cortile, mettendo davanti i sassi e le conchiglie più grandi, ma questo agli uccelli non piaceva e in tre giorni hanno rimesso tutto come era prima. Sarà pure un romantico, ma è anche un gran manipolatore e impostore e quelle tonte di femmine si lasciano infinocchiare dall’apparenza. Come dice Cher: “Il problema di alcune donne è che si eccitano per un nonnulla e poi lo sposano”.

Un grande romantico, infine, è sicuramente il caimano brasiliano che emette un profumo molto simile a quello delle rose per sedurre la femmina. Da non confondere col caimano italiano che, per ottenere lo stesso scopo, utilizza vile denaro, cariche politiche e incarichi ministeriali. Con le meno esigenti anche qualche comparsata in TV in abiti succinti.

Gli astinenti

A rigor di logica, i rotiferi bdelloidei, dei graziosi, microscopici invertebrati acquatici, non dovrebbero trovare spazio in una serie di post come questa, perché la loro caratteristica principale è quella di non fare mai sesso, di non averlo mai fatto. MAI. Proprio per questo mi intrigano, perciò ne parliamo.

Tanto per cominciare, come hanno fatto a non estinguersi, a sopravvivere per 80 milioni di anni, che è l’età che viene attribuita alla loro specie? Come sono arrivati fino a noi senza il rimescolamento dei diversi corredi genetici che sono il risultato dei rapporti sessuali e che permettono di fronteggiare la continua evoluzione di parassiti e patogeni e le modificazioni ambientali?

Si sono arrangiati, al punto da essere considerati un vero e proprio scandalo evoluzionistico, adottando alcune strategie molto creative per ovviare all’assenza di sesso e dei suoi benefici, almeno di alcuni dico io.

Per rinnovare il patrimonio genetico hanno scelto una strada alternativa e contorta, il trasferimento orizzontale di materiale genico, cioè il passaggio di materiale genetico tra individui appartenenti alla stessa specie o a specie diverse. Niente a che vedere con un bell’amplesso, me lo immagino piuttosto come qualcosa che somiglia a una pomiciata (limonata per i non romani). Si fa qualcosina, non troppo: l’imperativo è rimanere vergini. I rotiferi mi fanno pensare a quelle ragazze di buona famiglia, dai valori saldi, di sani principi, che fanno di tutto meno una cosa. Come quella ventenne preoccupatissima di aver potuto contrarre l’infezione da HIV con un rapporto orale (non una relazione a voce eh!) che aveva praticato a un ragazzo. Quando le ho chiesto se a parte in quell’episodio avesse sempre usato il preservativo mi ha risposto offesa e indignata: “Veramente io sono cattolica praticante: non faccio sesso!” Clinton docet.

Inoltre, invece di combattere i parassiti evolvendo, i rotiferi se ne liberano disseccandosi, in quanto in tali condizioni i parassiti non riescono a sopravvivere. Quindi si lasciano trasportare dal vento, svolazzano nella più completa pace dei sensi, raggiungono altri luoghi, si reidratano e tornano alla loro triste vita senza sesso e alla lotta quotidiana per sopravvivere.

Insomma, qualunque cosa pur di evitare incontri carnali. Chissà che cosa è alla base di tutta questa resistenza. Forse qualche trauma agli albori della specie? Hanno assistito a una scena di sesso tra mamma e papà e ne sono rimasti turbati fino a volerci mettere una pietra sopra? Qualcuno li aiuti! Non sanno quel che si perdono.

Violenza

Ci siamo già soffermati sugli episodi di violenza sessuale tra gli animali, per esempio tra lo scimpanzé e il rospo e tra la femmina e il maschio della mantide. Esistono molti altri casi.

I toporagni, per esempio, sono tremendi. Quando scelgono una femmina di loro gradimento cominciano a provarci senza tregua. Avete presenti quelli che vi si appiccicano come carta moschicida e non vi mollano? Così. Se lei ci sta, tutto bene. Ma se ha qualche grillo per la testa, se pensa “mi merito qualcosa di meglio” e non se lo fila, ne nasce un combattimento all’ultimo sangue, letteralmente, alla fine del quale uno dei due resta a terra stecchito. E diventa anche il pasto (meritato?) del vincitore.

Per non parlare poi del camaleonte del Madagascar che è anche vittima di una natura maligna: ha una stagione di accoppiamento molto breve. Quindi si deve sbrigare, deve quagliare rapidamente, e allora si agita, si incattivisce, lotta violentemente per arrivare a combinare qualcosa con una femmina. Non solo si comporta in questo modo con i concorrenti, ma anche con le stesse femmine. Strano modo di sedurre, no? Ma in questo caso, per fortuna, le femmine che non gradiscono il maschio e il suo approccio rude, che desiderano rifiutarne le avances, gli si contrappongono e lo fanno desistere a forza di morsi. Delle vere eroine!

Invece il guppy maschio, un tipo di pesce, ti fa passare la voglia di fare sesso. Il suo organo riproduttivo, gonopodio, è una appendice esterna moooolto lunga, che tu dici beata la guppy femmina. Peccato però che durante l’accoppiamento quel coso le provoca delle infiammazioni e anche una ferita all’interno della quale verrà conservato lo sperma. O è un giro sado-maso oppure lei avrà da rinfacciare ai figli quanto si è sacrificata per loro! Non contenti, i guppy si rivolgono infoiati anche a femmine di altre specie che, poverette, non conoscendo i loro polli, vabbe’ i loro guppy, non essendo abituate a tanta irruenza, vengono colte alla sprovvista e non sono in grado di difendersi in alcun modo.

Ci sono, infine, i vermi piatti del tipo pseudoceros bifurcus. Pur essendo ermafroditi, sono soliti cimentarsi in un duello tra maschi utilizzando come spade i loro peni, che a me fa pensare piuttosto a un confronto per vedere chi ce l’ha più lungo, al termine del quale si ritrovano tutti gravemente bucherellati. D’altra parte te lo immagini il pene di un verme? Deve essere così fino fino fino che come ti tocca ti buca come fosse uno spillo.

Con questo post termina la serie sul sesso animalesco. Non strappatevi i capelli.

19 Risposte a “Storie di sesso…”

  1. …Meno male (ed è bello) che ognuno lo fa come gli piace! L’importante è non pensare solo a se stessi, ma anche all’altro(a)

  2. siete zoologhe ? O antropologhe ? Come vi è venuta ‘sta idea?! Bella carrellata, anyhow.

  3. E’ semplicemente meraviglioso… sia per l’argomento che per come è scritto… è fantastico… posso linkarlo su un blog?

  4. ammazza che sfiga se nasci maschio di mantide religiosa…e poi ce ne saranno pure pochini in giro visto che dopo la prima volta fanno tutti una brutta fine…comunque la natura è come sempre provvida!!! probabilmente nasceranno più maschi che femmine visto che una femmina si può accoppiare più volte ed un maschio solo una!!! mica male come società però!!!! :) :)

  5. Interessantissimo questo post e anche molto spassoso. Certo, ci ho messo quasi una settimana per terminarlo…chissà a quale razza potrei appartenere? :D :D :D

  6. OK, allora ci siamo! :D :D :D
    p.s. aggiungerei pure che mi è piaciuto leggermi l’articolo con la dovuta calma, apprezzando le varie suddivisioni in categorie, un po’ come si legge un libro. :)

  7. Blog grandioso, veramente opportuno. Non fermatevi, fateci godere ancoraaaa

    • Ciao Antonio, bene arrivato tra noi. Grazie dell’apprezzamento. Ci piace il tuo entusiasmo, ma mai avremmo pensato di far godere con le nostre storie di sesso… ;)

  8. Allora continuate a farci soffrireeee, come preferite voi, a voi la scelta.

  9. Sono informazioni zoologicamente piuttosto corrette, oltretutto assemblate bene. Piacere allora, saluti. Il passo successivo lo farete ? Etologia, e poi dalla bestia alla bestia-umana…

  10. c’è una quasi totale ignoranza sulla zoologia, comunemente percepita come uno sterile elenco di bestie. Nulla di più errato. Quanto all’etologia, di solito viene confusa con l’ etNologia, e anche quest’ultima raccoglie poche comprensioni. Quando alla psicologia ed alla psicologia sociale, se gli “esperti” conoscessero bene il mondo animale, si risparmierebbero un sacco di menate ed elucubrazioni. Per i moralisti poi, il mondo della natura sarebbe un’ottima scuola….

  11. poi… chi fa confusione con l’enologia… e via discorrendo. Apprezzo il vostro approccio corretto ma spiritoso. Quindi, continuate, osate…

  12. quanto, non “quando”, of course…

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