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La politica e la società attraverso l’arte

Durante le vacanze pasquali, come abbiamo già avuto occasione di raccontarvi, ci siamo incontrate con il nostro amico Diaccaerre, di passaggio a Roma, e insieme siamo andati a vedere la mostra di Brueghel, al Chiostro del Bramante.

Io vorrei solo condividere con voi un quadretto che abbiamo notato tra i moltissimi esposti. Era quasi alla fine dell’esposizione, prima dell’uscita; Spicy ci ha fatto notare questo piccolo dipinto rotondo che poteva anche passare inosservato se non fosse che l’incredibile capacità dei fiamminghi di miniaturizzare tutti i particolari delle loro opere non ci avesse fatto abituare a guardare da vicino i dipinti per coglierne tutti i più piccoli e apparentemente insignificanti dettagli.

E allora eccolo, senza aggiungere altro. Mi sembra sia una metafora della politica italiana degli ultimi anni. O forse tutto il mondo è paese e chiunque, dovunque, vi leggerebbe lo stesso.

Giudicate voi. Si chiama “Gli adulatori”. Un’opera del 1592 così attuale anche oggi!pieter-bruegel-il-giovane-gli-adulatori-atq-moire-quadrato

S. Maria della Pietà, l’ex manicomio

L’ampio spazio in cui sorge, oltre 53 ettari, si trova all’interno di un popoloso quartiere romano neanche troppo periferico, ma quando il manicomio provinciale S. Maria della Pietà fu costruito, negli anni 1908-1913, quell’area sulla via Trionfale era campagna.

Inaugurato nel 1914, constava di 37 edifici e comprendeva anche strutture amministrative, sanitarie e centri di artigianato. Luogo di segregazione dei cosiddetti alienati, cui si aggiunsero alcolisti, epilettici, disabili, omosessuali, bambini orfani che non trovavano altra sistemazione, più che a curare servì a rendere invisibili persone che rappresentavano un problema per la società di “sani”. Progettato per contenere 1000 pazienti, arrivò nel tempo a “ospitarne” fino a 3500.

Venne chiuso al tempo dell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978 grazie alla legge Basaglia, la 180, ma l’ultimo paziente lasciò la struttura del dicembre 1999.

A vederlo oggi dà l’impressione di un grande parco, diversi edifici sono stati restaurati e attribuiti ad ASL e Municipi. Uno è diventato un interessante Museo della Mente e un altro la sede di Antea, associazione specializzata in cure palliative. Molte palazzine, tuttavia, sono state lasciate al loro destino, abbandonate e ormai fatiscenti e cadenti, fantasmi dalle porte e dalle finestre murate, scale di sicurezza arrugginite che partono dal nulla e vegetazione che dall’interno cerca luce e aria affacciandosi dalle finestre.

E anche adesso, pur ospitando bambini che giocano, vanno in bicicletta o sui pattini e adulti che corrono o passeggiano, l’ex manicomio continua a mantenere l’aspetto di un luogo spettrale che trasuda il dolore delle persone che lì dentro furono rinchiuse e sottoposte a trattamenti disumani.

Cliccare su una qualunque delle foto per far partire la galleria.

Brueghel: visita di gruppo con dhr

brueghel chiostroOgni tanto il nostro amico virtuale dhr (Diaccaè per gli amici del blog) assume le vesti di un amico in carne e ossa e fa una capatina a Roma. In questi casi cerchiamo sempre di cogliere la palla al balzo e di vederci. Spesso le occasioni sono mostre d’arte. Questa volta ad attirare lui e la di lui Moglie è stata la mostra di Brueghel al Chiostro del Bramante. Dopo la visita, il pomeriggio piovoso è stato poi coronato da quella che poteva essere una rilassata merenda in una sala da the vicino al Chiostro. Se non fosse che la presenza dell’esuberante Marito di Spicy (e – non neghiamolo – anche noi Ragazze quando ci impegniamo siamo un po’ casinare di nostro!) ha reso la nostra permanenza al bar un po’… fastidiosa per gli altri avventori. Ma in fondo chissenefrega! Noi ci siamo divertiti, la mostra è stata interessante, e la compagnia (arricchita anche dalla nostra Amica Stefania) è stata buona. Vogliamo ora lasciare la parola a Diaccaè, che gentilmente ci ha inviato la sua “relazione”?

Appena dietro piazza Navona, a meno che non ci si smarrisca per i suggestivi vicoletti, come è successo a… beh non facciamo nomi… al Chiostro del Bramante, resterà aperta ancora fino al 6 giugno la mostra “Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga”. La dinastia pittorica dei Bruegel (la grafia con la H serve forse a evitare che i visitatori facciano delle grezze) è rappresentata proprio al completo, da Pieter il Vecchio, ossia quel Bruegel, a Pieter il Giovane, Jan il Vecchio, Jan il Giovane, fino all’ultimo rampollo che si chiamava nientemeno che Abraham ed era napoletano. Ciliegina sulla torta, pure un paio di Bosch.

E però. Uno dei due Bosch è una copia, anche abbastanza malfatta, e l’altro è un quadretto forse autentico ma pescato chissà dove. E spiace soprattutto che Brugel (Pieter il Vecchio) sia quasi assente, sostituito da una fitta schiera di imitatori più o meno dotati di talento. Per un biglietto d’ingresso da 12 cucuzze si poteva sperare meglio.

Il bello della mostra sta tuttavia nella sua capacità di “fotografare” un momento epocale nella storia dell’arte occidentale. In breve, la transizione dall’arte sacra all’arte profana, in concomitanza con il cambio della committenza dalla Chiesa alla borghesia. Non a caso, questo avvenne in un Paese di ricchi mercanti come l’Olanda. Si passa così da temi sacri (soprattutto l’Adorazione dei Magi) a soggetti naturalistici mascherati da soggetti religiosi (piccoli santi in immensi paesaggi) fino all’arte decorativa allo stato puro (scene di vita o “di genere”, fiori e oggetti iperrealistici, nonché pappagalli appena scoperti nel Nuovo Mondo). Sul piano tecnico la cosa fu ulteriormente facilitata dall’introduzione della pittura a olio, molto più adatta a rendere la brillantezza dei colori e gli effetti di luce, rispetto alle tecniche precedenti come la tempera all’uovo.

Poi la mostra continua… in piazza Navona, dove, mezzo millennio dopo, gli artisti ambulanti continuano a proporre ritratti, paesaggi, fiori, immagini raffinate e disimpegnate per decorare i salotti borghesi. La rivoluzione portata avanti dai Bruegel è ancora ben visibile. È il punto più alto dell’arte (Schopenhauer) o la sua morte (Hegel)? Ai poster l’ardua sentenza.

Palazzo Altemps

Palazzo Altemps

Palazzo Altemps

Domenica siamo andati a visitare Palazzo Altemps. La nostra guida preferita ce lo nominava sempre, e quindi abbiamo fatto un po’ di pressing perché ci portasse a vederlo.

Palazzo Altemps è una delle 4 sedi del Museo Nazionale Romano (le altre 3 sono le Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo alle Terme e la Crypta Balbi). Deve il suo nome al cardinale Marco Sittico Altemps, che lo acquistò nel 1568 eleggendolo a sua dimora romana. In realtà l’edificio attuale è solo il punto di arrivo cinquecentesco di una serie di costruzioni che hanno sempre occupato la zona fin dall’antichità.

In alcune parti si possono ancora vedere residui di costruzioni e di decorazioni risalenti alle epoche più antiche: nell’ottica del “non si butta via niente” normalmente si sfruttavano le fondamenta dei palazzi preesistenti per costruirne di nuovi. Questo ha aiutato il lavoro degli archeologi che hanno potuto studiare le varie epoche nella stratificazione del sottosuolo romano (e non solo).

Prima del suo restauro, voluto dalla giunta Veltroni, Palazzo Altemps era caduto in vera e propria disgrazia: senza vetri alle finestre, preda delle intemperie, dell’umidità e anche di volatili che si rifugiavano al suo interno, la dottoressa Ponti ci ha raccontato che era ridotto davvero in stato pietoso.

Il palazzo contiene un’importante collezione statuaria appartenuta a varie famiglie nobili romane. Giusto per ricordarne qualcuna: Il Galata suicida, parente non lontano del meraviglioso Galata morente conservato nei Musei Capitolini; il Trono Ludovisi, La statua di Ares, nella quale si può ammirare un intervento del Bernini, che le ha rifatto il piede destro.

Anche i soffitti e le decorazioni pittoriche sulle pareti, che ci fanno godere degli affreschi del ‘400 e del ‘600 ci danno l’idea dell’importanza artistica di questo palazzo. Tra i tanti dipinti uno ha colpito la mia sensibilità di cuoca e padrona di casa (si, insomma la “casalinga di Voghera” che abita in me): si tratta de La Piattaia, un affresco attribuito alla scuola di Melozzo da Forlì che  raffigura una credenza sulla quale sono disposti i regali di nozze e i biglietti di auguri di Girolamo Riario e Caterina Sforza sullo sfondo di un arazzo a fiori. Non si può tralasciare prima di concludere il tour, la bellissima loggia, affrescata come fosse un giardino d’inverno, dal momento che, se si esclude la corte all’ingresso, il palazzo non possedeva un vero e proprio terrazzo.

L’edificio custodisce anche una storia tra il rosa e il noir: Roberto, il figlio naturale di Marco Sittico Altemps, aveva sposato una Orsini, famiglia nemica acerrima di papa Sisto V. Il papa quindi, per vendicarsi di questa alleanza suggellata col matrimonio, accusò Roberto di adulterio e lo fece decapitare. Senza sapere però che Roberto aspettava dalla moglie un figlio maschio, Giovanni Angelo Altemps, che quindi nacque orfano di padre. Per vendicarsi costui fece dipingere dal Pomarancio, nella chiesa di S. Aniceto ospitata nel palazzo, un ciclo pittorico che racconta la decapitazione del padre Roberto e insinua l’accusa di omicidio rivolta proprio a Sisto V. A dimostrazione di ciò possiamo osservare i putti affrescati sulle pareti che portano in mano strumenti di tortura; un obelisco che indica senza errore la presenza del papa (noto per aver spostato molti obelischi di Roma); il ponte con il fulmine che simboleggia la volontà di rompere i rapporti con il Vaticano. Insomma un’interpretazione scientifica questa, che contrasta con quella ufficiale ecclesiastica la quale insiste nel voler vedere nel ciclo pittorico descritto la storia di papa Aniceto.

Vi anticipo che a breve posteremo una seconda puntata sulla visita a Palazzo Altemps, nella quale vi racconteremo cosa ci è successo visitando la chiesa di S. Aniceto e che racconterà come la religione riesce ad allontanare le persone invece di accoglierle.

Alla fontana gira la testa

C’è una scultura a Charlotte, in North Carolina, che è davvero insolita e suggestiva. Opera dello scultore ceco David Černý, è alta oltre 9 metri, pesa ben 14 tonnellate e si affaccia su uno specchio d’acqua. Il titolo è Metalmorphosis. È composta di diversi elementi che ruotano, uno indipendentemente dell’altro, di 360 gradi. Occasionalmente però si allineano in modo da formare una gigantesca testa d’uomo.

Nel video che segue potete vederla in movimento.

Nello slideshow sono inserite alcune immagini.

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Le avventure di ALicE: a spasso con Shila

Shila

La mia Amica Miriam ha sempre odiato i cani. La mia Amica Miriam quando eravamo piccole mi costringeva a rinchiudere il mio cocker in una stanza, perché aveva paura. La mia Amica Miriam ha costretto suo marito a dar via Pallina, il suo pastore maremmano, perché non lo voleva in casa.

La mia amica Miriam però ha visto la Madonna. Un giorno passando davanti a un negozio di animali ha notato in  vetrina un cucciolo di Cavalier King. E sguainando la spada, indossando l’armatura e montando sul suo bianco destriero ha giurato che quel cane sarebbe stato suo!

E fu così che è arrivata in casa sua Shila, una cuccioletta di Cavalier King bianca pezzata di marrone. Davvero carina a dir la verità. Ma io li ho sempre amati i cani, al contrario di lei!

Ora la mia Amica Miriam parla alla sua cagnolina con la voce da stupida (quella che si tende a evitare perfino con i bambini), e addirittura parla di sé alla bestiola come di sua Mamma … Insomma: da far venire le carie!

Ma veniamo al punto. L’estate in vacanza, lei e io siamo solite concederci saltuariamente una colazione alla pasticceria del paese, sedute al tavolino come le signore, con annessa passeggiata sul corso. Sono le nostre due ore di svago, chiacchiere e shopping, visto che siamo sempre circondate dagli impegni di casa e da figli  questuanti.

Solo che quest’anno si è unita alle nostre fughe mattutine anche Shila. Con la mia Amica Miriam che era costretta a prenderla in braccio al supermercato (già, perché due Jewish Mothers D.O.C. devono sempre pensare anche alla famiglia e alla casa, perfino durante il tempo libero, pena altrimenti complessi di colpa duri da scontare); oppure a trascinarsela nei camerini dei negozi durante la faticosa ricerca di un costume che le andasse bene. Senza contare il rischio vomito in macchina (la MIA macchina) visto che la bestiola, soffre il mal d’auto! Ma legato alla presenza di Shila, c’è un aspetto che mai, dico mai, avevo preso in considerazione, pur essendo stata anche io padroncina, anni fa, di un cane; aspetto che si può agevolmente tradurre in “regola di comportamento che i padroni di animali devono sempre seguire”:

Se durante una passeggiata capita di incrociare altre persone con cani al guinzaglio, bisogna assolutamente fermarsi e socializzare. Con i cani e con i padroni.

Questo anche se la tua Amica nel frattempo ti stava raccontando di un problema che l’attanagliava, o una situazione grave. Anche se quello è il vostro momento, la vostra ora di svago senza figli tra i piedi, se si incontra un cane devi smettere di dire e fare quello che stai dicendo o facendo e cominciare un dialogo idiota con il padrone dell’altro quadrupede: come si chiama? Quanto ha? Com’è carina! Ma come sei bella, vieni qui, fatti accarezzare? Cosa mangia, cibo secco? [cibo secco????]

Insomma una roba che non si fa nemmeno tra neo mamme. E che soprattutto LEI non ha mai fatto nemmeno con le amiche quando aveva i bambini piccoli.

C’è da dire a sua discolpa che in effetti, nonostante i numerosi complimenti che riceveva per la sua Cagnetta, il suo carattere un po’ “freddolino” la faceva tornare in sé e le impediva di prodigarsi troppo in smancerie e salamelecchi verso gli altri quattrozampe. Tanto che io ero anche un po’ imbarazzata nei confronti dei suoi interlocutori, quasi da sentirmi in dovere di sostituirmi a lei facendo cerimonie a orribili cani e relativi padroni. Una volta eravamo sedute comode comode al bar a fare colazione, e con il cornettino in bocca, ancora sporche dello zucchero della precedente ciambella (eh, si! La dieta quest’estate non l’abbiamo fatta!) si avvicina un tizio (senza cane al seguito!!!) e si ferma con noi a raccontarci che anche lui ha una “Cavalierina”, l’ha fatta accoppiare, sono nati 4 cuccioli, si chiamano così, e così. Li ha dati: uno a tizio, uno a caio (ecc. ecc.). Glieli ha fatti pagare si! Sennò capace che l’abbandonano: così invece, se hanno speso soldi sei sicuro che la terranno (si! Beatatté!!!). No! Il parto non è pericoloso!

Insomma ci ha raccontato la rava e la fava. Noi (io) lì a mangiare con questo signore che ci intratteneva in chiacchiere inutili e noiose. Portatemelo via!!! Lasciatemi fare colazione in pace con l’Amica mia! Mi volto in cerca di aiuto. Al tavolino a fianco al nostro c’era un signore (anche questo con cane) che ci guarda serafico e mi dice: “Io c’ho dieci cani!”

Vabbè, ho capito! S’è fatta una certa!!! Vi saluto! Ma dove sono capitata????

Gli Ebrei diffondono l’omosessualità per dominare il mondo

Perfidi Giudei! Non paghi di controllare la finanza planetaria e di decidere dei destini del mondo, controllano anche l’omosessualità, come apprendiamo da un rapporto stilato da fonti vicine al governo iraniano. Avete letto bene, il regime sionista “diffonde l’omosessualità” nel globo allo scopo di ottenere il dominio del mondo.

Ecco qua: un bel mix di antisemitismo e omofobia è servito.

Mashregh News, un’agenzia affiliata con gli islamisti radicali della città iraniana di Qom, ha scritto che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna usano i soldi degli Ebrei per diffondere l’omosessualità in tutto il mondo. L’articolo critica aspramente Israele per la gravissima colpa di promuovere manifestazioni a favore dei diritti dei gay e per aver trasformato Tel Aviv in un paradiso per omosessuali. Inoltre, viene ridicolizzato l’ebraismo conservatore che accetta rabbini gay e si incalzano i governi occidentali affinché impediscano alle persone di avere comportamenti omosessuali, quindi immorali, e forniscano trattamenti medici che guariscano l’omosessualità.

Secondo quanto ha detto al Jerusalem Post Wahled Wahdat-Hagh, un esperto di minoranze in Iran, “il testo, oltre a ridicolizzare l’Occidente, legittima l’esecuzione di gay nel paese”.

Anche Hollywood ottiene la sua parte di critiche per la tendenza a descrivere sugli schermi gli omosessuali in termini positivi. Inoltre, stando all’articolo, le scuole della California includono l’omosessualità nei programmi educativi per obbedire alle raccomandazioni di una università ebraica.

Dunque, un mare di sciocchezze difficili da credere. Quel che invece è incontrovertibile è che Israele è l’unico stato del Medio Oriente dove la comunità omosessuale vive libera e sicura. Non a caso Tel Aviv è stata eletta Best of Gay City 2011 in un sondaggio online che ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone. Qualcuno lo dica a quelli di SEL che durante l’ultimo gay pride innalzavano cartelli invitando a boicottare il turismo in Israele. Che vadano a fare le vacanze in Iran, o in qualunque altro paese arabo. Si divertiranno da morire!

E per le vacanze di quest’anno…

Da un po’ di settimane spronavo le mie sorelle: allora, cosa facciamo quest’estate?

Ma non nel senso delle nostre vacanze! No, perché tanto io con la mia situazione lavorativa non è il caso che faccia grandi cose; Laura ha il marito che soffre il caldo e al massimo potrebbe proporle di andare in montagna. Peccato che lei la montagna la detesta di cuore, perché le mette infinita tristezza. (Chissà poi perché? Forse dovrebbe parlarne con un bravo psicologo! ;-) ) Spicy non sa dove né con chi andrà in vacanza fino all’attimo prima di partire (il last minut a lei sta ancora troppo comodo: per lei un last second è proprio quello che ci vorrebbe!)

Io però naturalmente mi riferivo al blog: che cosa fare per queste vacanze?

Infatti, memore dei rimproveri di alcuni amici del blog per la serrata della scorsa estate, ogni tanto mandavo le mie proposte via mail alle mie “so-cie-relle”: che ne dite di riproporre quotidianamente dei vecchi post? [“Ma che dici??? Non ne avranno già avuto abbastanza???”] Allora, dare, magari una volta a settimana, dei suggerimenti per le letture estive? [Ma figurati!!! Già dei post sui libri non gliene importa niente a nessuno, immaginati d’estate!!!!] Allora pubblichiamo gli articoli quando ci va di scriverne, senza che sia necessario timbrare il cartellino tutte le mattine alle 6.00! [Ma scherzi??? O siamo regolari nella pubblicazione o non ha alcun senso!].

A questo punto mio Figlio Grande, vedendo la mortificazione negli occhi della Madre si è anche divertito a proporre alle zie la pubblicazione ripetuta e quotidiana del post di Dragonball a luci rosse! Così, tanto per rinfocolare i commenti polemici, che sembravano (finalmente) essersi smorzati!

Insomma, dopo aver soffocato le mie ispirazioni, e aver tarpato le mie ali… Indovinate cosa farà il Blog delle Ragazze anche questa estate? Chiuderà per ferie!

Tutto considerato però mi sembra la scelta migliore. Soprattutto per far riposare la povera Laura che in questo mese di luglio, a parte qualche sporadico aiuto, ha portato da sola il peso del Blog sulle sue spalle. Si sentiva (mi ha confessato) come il soldato giapponese che continuava a difendere la sua postazione dalla trincea, senza sapere che la guerra era finita da un pezzo!

Quindi, buone vacanze a te, Laura (e grazie!); a Spicy, che starà ancora cercando una meta, e soprattutto buone vacanze ai nostri amici, che in questo periodo di rilassatezza potranno scorrere e rileggere tutte le castronerie, le indignazioni, le notizie, le riflessioni che abbiamo avuto l’onore di condividere con loro anche quest’anno!

Villa del Priorato di Malta

Avete presente “il buco”? Bloccate tutti i pensieri impertinenti e concentratevi sulle bellezze di Roma. Per noi romani è il buco della serratura del grande portone che si trova nella piazza dei Cavalieri di Malta all’Aventino, dove turisti e indigeni fanno la fila a tutte le ore del giorno e della sera per ammirare la cupola di San Pietro perfettamente inquadrata.

Qualche giorno fa, nel corso di una delle nostre solite visite guidate, abbiamo avuto il privilegio di veder spalancare per noi il portone, entrare tra gli sguardi invidiosi di chi aspettava di arrivare al buco, e scoprire quello che normalmente viene precluso agli amanti dell’arte.

All’interno si trova, dunque, la villa del Priorato di Malta, sede del Sovrano Militare Ordine di Malta che gode dello status di extraterritorialità, batte una moneta propria, lo scudo maltese, intrattiene autonome relazioni diplomatiche con altri stati, immatricola i veicoli con la targa SMOM, emette passaporti e francobolli per le “Poste Magistrali”.

Abbiamo ammirato, oltre a una superba vista su Roma e il Tevere, dei magnifici giardini all’italiana con fontane, sculture e una vegetazione lussureggiante e ricca di fiori variopinti.

Compresa nel perimetro c’è la chiesa di Santa Maria del Priorato, ristrutturata dal Piranesi, di cui ospita il cenotafio, così come la deliziosa piazzetta rococò antistante l’ingresso della villa.

Guardate le immagini che ho scattato e godetevi l’insolita visita virtuale.

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Al mare con Cynthia

Sabato mattina. Caldo asfissiante. Decidiamo di andare al mare. Siamo cy e io, più una figlia ciascuno. Strada libera, lei conosce una scorciatoia poco conosciuta se non dai puttanieri che lì trovano, ahimé, pane in abbondanza per i loro denti affilati. Quindi arriviamo in men che non si dica alla nostra meta, Fregene. Ci avviciniamo allo stabilimento dove siamo solite andare, l’Ondina, ma non c’è parcheggio vista l’ora non proprio antelucana. Decidiamo di optare per quello dello stabilimento dove, per pochi euro, te la tengono pure all’ombra. Mettiamo il muso dentro e ci rendiamo conto che non c’è trippa per gatti: tutti i posti sono occupati e ci sono anche delle auto lasciate alle cure del posteggiatore.

Siamo ormai scoraggiate quando ci accorgiamo che delle persone stanno entrando in macchina per andarsene. cy si precipita in quella direzione appostandosi in posizione strategica per infilarsi. Intanto, però, il biondo posteggiatore viene nella nostra direzione facendo cenni a un’altra auto affinché venisse a occupare quel posto al quale stavamo puntando noi. Infatti, quella arriva rapidamente e con abile manovra vi entra lasciando noi con un palmo di naso. A questo punto cy convoca, la parola non è scelta a caso, il posteggiatore, abbassa lentamente il finestrino e calmissima, con voce grave e piatta e la sua migliore aria da santarellina gli spiega che c’eravamo prima noi. E conclude: “E’ una cosa proprio brutta quella che ha fatto”. Lui non muove un muscolo e ribatte: “Ora ci penso io, la faccio uscire”. Lo vediamo parlottare con la signora alla guida che però, per tutta risposta, prende la sua roba e se ne va verso la spiaggia. Io ipotizzo che per farci credere che le diceva di andarsene le ha detto una cosa qualsiasi, per esempio che faceva un gran caldo. Tanto più che la signora passandoci accanto ci lancia un’occhiata che interpretiamo di vittoria. Invece, con nostra meraviglia, vediamo il posteggiatore entrare in quell’auto e manovrare per farla uscire e lasciare a noi il posto. Ovviamente è stato benignamente ringraziato dalla nostra cy. Ma non è finita qui. L’uomo, probabilmente, deve aver avvertito il proprietario dello stabilimento intimandogli di trattarla bene e assecondarla, perché oltre ad accoglierla con un gran sorriso di bentornato, ignorando bellamente me che le stavo accanto, le ha fatto uno sconto immotivato e immeritato di ben 4 euro. E a me che sono buona e accomodante niente.