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Una mamma imperfetta, la web serie

mamma-imperfettaLa mia amica Stefy mi ha fatto scoprire una serie a puntate trasmessa in rete, realizzata da corriere.it e Rai Fiction. Si tratta di una striscia quotidiana, un episodio al giorno dal lunedì a venerdì della durata di una decina di minuti compresi titoli di testa e di coda. Il titolo è già una dichiarazione di intenti: Una madre imperfetta. Una giovane madre decide di realizzare un video diario attraverso il quale ci racconta la sua routine di donna sposata, con due figli e un lavoro che le piace, le sue giornate mai abbastanza lunghe per fare tutto quel che deve, le sue difficoltà, i dubbi, i rimpianti, le rivalse e le sconfitte. Con lei tre amiche con vite simili con le quali si confronta e si interroga ogni giorno.

La serie è stata scritta e diretta da Ivan Cotroneo, scrittore e regista cinematografico di successo. Suo il delizioso film La kriptonite nella borsa del 2011. E proprio da questa esperienza afferma di essere partito nel pensare questo progetto, come ha raccontato proprio al Corriere: “Con i miei produttori Francesca Cima e Nicola Giuliano penso a come non disperdere lo spirito non così scontato di quella storia, come recuperare quella libertà creativa, magari per potenziarne alcune caratteristiche. Come il ritmo, l’immediatezza, la spontaneità. Mi incuriosiva trovare il modo di raccontare lo spirito con cui le donne e le loro famiglie devono affrontare i casi di tutti i giorni”. E così è nato questo appuntamento quotidiano, iniziato lo scorso lunedì 6.

Gli attori volutamente non sono volti noti per favorire l’identificazione di chi guarda. Vengono soprattutto dal teatro e sono davvero bravi.

Quel che attrae di questa serie, secondo me, è la leggerezza e l’ironia con cui si trattano temi anche seri, senza che si cada mai nella banalità. E’ davvero un piacere guardarla.

Domani alle 13 la puntata numero 6. Le prime 5 le trovate a questo indirizzo. In tutto saranno 25. Assolutamente da vedere.

Il ruggito di ALicE: uno sfondone pazzesco!

Quando la scorsa settimana ho sentito il tema del giorno al Ruggito del Coniglio, non mi sono saputa trattenere (d’altra parte quando mai mi capita di trattenermi?)

Lo spunto l’avevano preso da un’affermazione della ministra Cancellieri, secondo la quale la lontra è un volatile! Vabbè non capirci niente, ma tra un uccello e una topona la differenza dovrebbero conoscerla tutti, ancorché ministri. Ma tant’è, come si sa, qualunque sciocchezza in bocca a un personaggio pubblico viene amplificata. Allora Presta e Dose hanno chiesto al Popolo di Radiodue quando avevano detto o sentito dire uno sfondone!

E si sa! ALicE, che vive nel paese delle meraviglie, di sfondoni ne dice parecchi. Ma non perché lei sia stupida, o scema. No! perché parla di getto, senza riflettere nemmeno un secondo. Vi ricordate questo post?

E così di aneddoti che mi riguardavano potevo raccontarne a iosa. Per esempio quella volta in cui dissi a una mia collega: “Quella persona mi è antipatica a livello dermatologico”! Ma non sono in grado di citare solo i miei svarioni. Una volta un cliente di banca del Marito gli disse: “Clienti solubili come me difficilmente ne trovi!” o un altro, parlando della moglie disse: “Beh, lei ha un sacco di problemi e sodomizza tutto!”

Insomma, non avevo che l’imbarazzo della scelta, allora ho raccontato l’episodio che sentirete nel filmato. Sappiate però che nell’attesa di andare in diretta radiofonica, su un foglio di carta mi sono appuntata le parole “storpiate”, per evitare che il mio neurone me le facesse scordare!

Che amarezza!

Hatufim e Homeland: le serie tv

hatufimhomeland

Sto seguendo con passione e molta soddisfazione, come milioni di persone in tutto il mondo, la seconda stagione della serie tv statunitense Homeland. Realizzata da Showtime e trasmessa in Italia da Fox, ha ottenuto numerosissimi premi tra cui gli Emmy 2012 e i Golden Globe 2012 e 2013, sia per i protagonisti maschile e femminile, Damian Lewis e Claire Danes, che come miglior serie drammatica. Più altri riconoscimenti tecnici.

Non sono la sola a pensare che è quanto di meglio ci sia in circolazione al momento. I temi sono intriganti e avvincenti: il ritorno di un marine dopo 8 anni di prigionia in Iraq, il timore che sia tornato come spia, la lotta al terrorismo. Gli attori sono formidabili e la sceneggiatura ci trascina proponendoci delle chiavi di lettura in una puntata e ribaltandole in quella successiva. Per non parlare dei colpi di scena, non scontati né vuoti di significato tanto per stupire. Insomma, ogni settimana è un piacere: si stacca la spina, ci si dimentica di quel che ci circonda, almeno per i 50 minuti circa dell’episodio, e ci si lascia trasportare dalla storia.

Dicevo, dunque, che pensavo fosse il meglio tra le serie tv, finché non sono stata incuriosita dalla serie madre di Homeland, Hatufim (tradotto Prisoners of war), realizzata in Israele e della quale la 20th Century Fox Television ha acquistato i diritti per farne la versione made in USA. Al momento ho potuto vedere soltanto la prima stagione, dieci episodi in tutto che ho trovato sottotitolati in inglese, e ne sono entusiasta. Davvero la migliore in assoluto.

La storia è leggermente diversa rispetto a Homeland. I soldati fatti prigionieri sono tre e sono rimasti in cattività per ben 17 anni. Ma qui, oltre a esplorare il rischio di un tradimento da parte dei tre, si indagano a fondo le dinamiche psicologiche, non solo degli uomini tornati a casa, ma anche dei loro familiari. Tutti hanno bisogno di elaborare quel che è accaduto, ma devono anche affrontare il rientro nella “vita normale”. Questo vale sia per che è tornato, che trova persone trasformate dagli anni, dall’attesa, dalla sofferenza, figli non nati o piccolissimi all’epoca del rapimento, aspettative proprie e altrui. Ma vale anche per chi li deve accogliere, chi deve far entrate nella propria vita dei perfetti sconosciuti.

Magnifici anche i personaggi di contorno, tra cui spicca Ilan, un uomo che dedica la vita ad aiutare e sostenere chi ha perso un familiare in guerra, ma soprattutto in un attentato terroristico.

Questa attenzione alla psicologia dei personaggi nulla toglie alla suspence della storia che viene narrata anche attraverso dei terribili flashback ambientati durante la prigionia e che offre anche dei notevoli colpi di scena.

I personaggi sono ben disegnati, vivi, ti restano in testa per quanto sono veri e toccanti le loro vicende, e questo, ovviamente, anche grazie alla bravura degli interpreti, che esprimono l’orrore che ancora li perseguita, oltre che con le parole, con la voce, lo sguardo, la postura.

La prima stagione, trasmessa in Israele nella prima metà del 2010, è andata in onda, sottotitolata in inglese, nel 2012 in Gran Bretagna e negli USA, è stata venduta a molti paesi europei, ma non all’Italia. La seconda stagione è stata vista in Israele dalla fine dell’anno scorso e ora aspettiamo con ansia che venga sottotitolata per potercela godere.

Il Ruggito di ALicE: la lista

La lista del Figlio Piccolo(clicca per ingrandire)

La lista del Figlio Piccolo
(clicca per ingrandire)

Il mio Figlio Piccolo non mangia niente. Anche gli Altri Due da piccolini mi hanno fatto un po’ tribolare, ma non è stato nulla in confronto al Piccolo. Il Grande mangiava pochissime cose, ma almeno le mangiava: pasta in bianco, petti di pollo al vino, affettato di tacchino, salmone affumicato (questi due utilissimi per i picnic), uova alla coque, banana. Ora che ha 15 anni bisogna togliergli dalle tasche il cibo che trafuga di nascosto dalla dispensa. La Figlia Media ha sempre avuto un gusto speciale. Da piccina assaggiava molto volentieri i sapori forti, ma raramente replicava. Poteva stare intere giornate senza mangiare (tanto che una volta è finita all’ospedale). Però quando mangiava, non disdegnava i cibi particolari: pollo al curry coi peperoni, bottarga, cipolline in agrodolce, baccalà al sugo…

Il Piccolo invece proprio non mangia. Non gli interessa. È sempre stato molto goloso di dolci, ma per il resto non mangia proprio. L’ho anche portato da una pediatra neuropsichiatra infantile per un colloquio, ma, come d’altra parte ci aveva già assicurato il nostro pediatra di fiducia, l’importante è che stia bene e che cresca (almeno un po’?!) per il resto loro non si preoccupano. Loro. Ma io? Ogni pasto è una tragedia familiare: lui che si rifiuta di mangiare anche se gli preparo pietanze diverse e normalmente gradite. Il Marito che sostiene che o mangia quello che mangiamo tutti o digiuna. Il Piccolo che dopocena (o anche dopo non-cena) chiede un bicchiere di latte (e la pediatra-neuropsichiatra dice che va bene). Il Marito che si irrita. Il Piccolo che dopo il pasto chiede con la sua vocina “Posso un dolcetto o qualcosa?”. Insomma, non se ne può più. Tanto che l’altro giorno, stufa dei complessi che lui molto abilmente instilla in mamma e papà, gli ho spiegato che spesso se non c’è una normale tranquillità la sera a cena, dipende da lui e dai suoi capricci. Allora abbiamo stilato una lista dei cibi che gli piacciono MOLTO e una di quelli che gli piacciono COSÌ COSÌ. In questo modo io gli garantisco che non gli proporrò cose secondo lui immangiabili, e lui ci garantisce che se nel piatto troverà un alimento presente in una delle due liste, non farà (troppe) storie per mangiare.

Così quando al Ruggito del Coniglio parlando delle liste elettorali che dovevano essere presentate, hanno chiesto il contributo degli ascoltatori sulle liste personali che avevano stilato, ALicE ovviamente non si è tirata indietro!

Che amarezza!

ImmagineCerto che sono proprio scema. E anche davvero “out”. E già l’espressione “essere out” (contrapposta a “essere in”) ve la dice lunga su quanto io sia proprio “out”. Arrivo al dunque e faccio, appunto, un “coming out”.

L’altro giorno osservo su un autobus una pubblicità dell’ATAC (l’azienda dei trasporti romani) che invita a pagare il biglietto. Insomma contro quelle persone che, chissà perché, vengono chiamate portoghesi.

A disturbarmi è il fumetto che campeggia sulla foto di un anziano signore che salendo sull’autobus dice: “E pensare che ci sono ancora della gente che non pagano il biglietto. Che amarezza!” E io li a pensare che razza di ignoranti fossero i pubblicitari che avevano curato quella campagna. Ma ti pare che sbagliano le coniugazioni dei verbi? A dir la verità questa riflessione (che condivido con voi, giusto perché so’ sportiva e autoironica, sennò ci sarebbe da vergognarsene) mi dura solo pochi minuti. Cerco di fotografare la pubblicità, ma l’autobus riparte e non se ne fa niente.

Dopo pochi minuti, dicevo, rifletto (anche io sono ancora in grado di farlo. Almeno qualche volta) e penso che non è possibile che una frase del genere sia frutto di mera ignoranza. Sicuramente la scritta voleva essere spiritosa e l’hanno piazzata su un poveraccio, un vecchietto romano che non sa nemmeno mettere due parole insieme. Almeno questo è il quadro, lo stereotipo che hanno voluto farne.

Peggio ancora!!! Incredibile, che orribile luogo comune hanno messo in scena!!! Sui romani, sulle persone anziane che secondo questi splendidi creativi sarebbero ignoranti e sub istruite… Insomma: forse era meglio se fosse stato un errore grammaticale. Così invece c’è una dietrologia assolutamente non condivisibile!

E quindi, mi sono messa a scrivere un istant post che nella mia testa sarebbe stato un sensazionale scoop: i pubblicitari a cui si è affidata l’ATAC sono peggio che ignoranti,  sono degli imbecilli patentati che offendono le persone anziane! Non essendo a casa ho cominciato a mettere nero su giallo i miei pensieri, come il solito sul mio ipod. Il problema è che in rete non trovavo la fotografia della pubblicità incriminata. C’è da dire che per navigare usavo il mio cellulare e certamente la mia vista, e lo schermo piccolo, non aiutavano la mia ricerca. Che strano: cercavo su google “pubblicità atac c’è ancora gente che non pagano il biglietto che amarezza” e trovavo solo cose che avevano a che fare con i Cesaroni. Pensavo: Che c’entrano i Cesaroni con l’atac? E saltavo a piè pari i risultati relativi. Non trovando nulla di interessante ho quindi deciso di munirmi di macchina fotografica e piazzarmi vicino a una fermata dell’autobus per scattare io stessa la fotografia del cartellone incriminato.

Nel frattempo, ieri mattina, avendo un’oretta di relativa quiete, mi sono messa al PC (quello vero, stavolta) per effettuare una nuova ricerca con le dimensioni di un normale monitor. Ed è stato lì che ho scoperto quanto io sia stata non solo scema, ma proprio out, appunto! Infatti ho realizzato che a interpretare il ruolo dell’anziano ignorante romano era Antonello Fassari, protagonista de “I Cesaroni”, serie TV che personalmente (come vi sarete accorti) non avevo “mai coperto” e non sapevo proprio cosa fosse (a parte il nome che mi suonava familiare, forse perché le mie nipoti capitava che ne parlassero).

Ho capito anche che (probabilmente) il linguaggio usato nel fumetto ricalcava quello del protagonista della serie che evidentemente era proprio un romano anziano e un po’ sgrammaticato.

Ho capito inoltre che l’espressione “Che amarezza” che usava una mia collega e che mi stava molto simpatica (l’espressione, non la collega) non era farina del suo sacco, ma la citazione di quello che tra gli accoliti della serie TV era diventato un vero e proprio tormentone. A me invece dava proprio l’idea antica di un esclamazione tipica dei nonni. Come per esempio Accidempoli, che il mio simpatico nonno Renato usava così spesso! Vedi che vuol dire il non essere al passo coi tempi?

Insomma da un articolo indignato sulla cattiva comunicazione, questo è diventato un post di sputtanamento del deterioramento cerebrale della goffa ALicE!

Non si butta via niente!

Cinema d’essai: Cena tra amici

Cena tra amiciPremetto che questo post lo avevo pensato mesi fa, a ottobre, quando sono andata a vedere Cena tra amici con la mia amica Miriam. Lo aveva visto spicy la settimana prima e me lo aveva descritto come “uno dei film più belli che avesse visto al cinema: finalmente un bel film”. Così, calendario alla mano, mi sono messa alla ricerca di un giorno libero per poterci portare almeno uno dei miei figli. Il Marito era da escludere [anche se in realtà mi “doveva” 3 cinema: già perché l’anno scorso mi costrinse letteralmente a partecipare al sessantesimo compleanno di un suo cliente di banca. Una festa a sorpresa organizzata per lui dalla moglie cinese mia coetanea. Ve lo immaginate con quale spirito sono andata alla festa? L’unica idea che ho avuto è stata quella di estorcere al Marito 3 cinema in cambio: mai, mai sfruttata! Forse mi conveniva giocarmi l’asso nella manica con la richiesta della fedina di brillanti! Peccato che queste idee arrivino sempre quando è già tardi!] Nel frattempo Laura mi gela: al solo raccontarle la mia idea di andare a vedere Cena tra amici mi fa “ma… secondo me i bambini ti si addormentano… lo definirei assolutamente statico

Oh porca miseria penso io! Ma ormai la macchina da guerra era partita. Quando si mette in testa qualcosa ALicE non la ferma più nessuno.

Così grazio il Piccolo, concedo l’amnistia al Grande, e opto per la Figlia Femmina, ancora nell’età in cui le piace uscire con la mamma.

Coinvolgo l’Amica Miriam con sua Figlia e scegliamo insieme il cinema: tra il Fiamma (più vicino e più comodo) e il Delle Province (cinema parrocchiale più lontano e sicuramente meno comodo) scegliamo naturalmente il secondo (altrimenti l’Amica Miriam non avrebbe fatto in tempo a raggiungerci). Mi dice di andare avanti e mettermi in fila per i biglietti. Mettermi in fila? Faccio io. Ma se sta quasi per uscire dai circuiti cinematografici? E’ uscito un sacco di tempo fa! Lei però insiste e io, obbediente mi avvio per viale delle Province, dove chiedendo informazioni a un passante per sapere dove fosse di preciso il cinema, vedo una folla di persone sulla strada. Inizialmente penso a una manifestazione spontanea, o a un’adunata sediziosa… Poi mi rendo conto che… era la fila fuori dal cinema! Santo Cielo! Nemmeno fosse la prima di Titanic! O di Guerre Stellari! Mai vista tanta gente a un cinema a memoria di Ragazza! E la sala poi era gigantesca!!!

L’Amica Miriam mi spiega che, sarà colpa della crisi economica (il biglietto costa solo 4 €) o della crisi mistica (magari la parrocchia raccoglie tanti adepti) fatto sta che questo cinema è sempre stra-gremito di gente!

In ogni caso correndo al grido a li mejo posti! guadagniamo faticosamente 4 poltrone e ci godiamo finalmente il film.

E’ un film francese di quest’anno (2012), trasposizione cinematografica dell’opera teatrale “Le prenom” che ha sbancato i botteghini dei teatri francesi tra il 2010 e il 2011.

Come spesso accade il titolo è mal tradotto in italiano, visto che il film, pur svolgendosi durante una cena, ruota intorno alla scelta del nome di un nascituro.

La storia è semplice 5 amici/parenti di vecchia data (la padrona di casa, suo marito professore universitario, progressista, il fratello di lei, assolutamente conservatore con la moglie incinta (del bambino attorno al quale appunto ruota la scelta del nome) e in ultimo un vecchio amico del gruppo, un musicista un po’ effeminato portatore nel finale di grandi sorprese.

Il film non l’ho trovato per niente statico come sosteneva Laura: anzi: nonostante l’apparente ristrettezza scenografica avesse rinchiuso 5 persone intorno a un tavolo, il film è stato arioso, frizzante e pieno di battute a raffica.

I protagonisti, tranne uno, erano gli stessi dell’opera teatrale, quindi assolutamente dentro la loro parte, e soprattutto dentro i tempi comici.

La trama è niente affatto banale, visto che, come fosse un moderno vaso di Pandora, è stato sufficiente un argomento apparentemente innocuo, per far saltare fuori tra i commensali conflitti politici, generazionali, familiari, che a mio avviso non sono ravvisabili solo nel contesto francese in cui la sceneggiatura è stata scritta, ma potrebbero essere ravvisabili in ogni società europea.

Ne consiglio vivamente il noleggio, o comunque la visione in TV!

L’assessore Zambetti si mette a nudo

Ce lo avete presente Domenico Zambetti? Già appartenente ai Cristiano Democratici Uniti, passato poi all’UdC e infine confluito del PdL. Nel 2010 è stato eletto, per la terza volta consecutiva, nel consiglio regionale della Lombardia e nominato dal presidente Roberto Formigoni assessore alla Casa, carica che ha ricoperto fino al 10 ottobre 2012.

La pagina a lui dedicata nel sito della Regione Lombardia si conclude qui, non ci dice che ne è stato di lui dopo quella data. Ma noi lo sappiamo: da allora l’assessore Zambetti si è trasferito, suo malgrado, al Carcere di Opera, dove risiede tuttora.

Perché Zambetti era andato al supermercato della ‘ndrangheta dove aveva comprato un po’ di voti; il prezzo era modico, 50 euro l’uno e lui ne aveva presi un pacchetto da 4 mila, per un totale di 200 mila euro. Rateizzati. Intanto i carabinieri intercettavano, filmavano e fotografavano, appostati sotto il suo ufficio.

Ma per capire sia l’uomo che il politico Zambetti dovete assolutamente vedere questo video. Risale alla fine del 2010. Si fa intervistare (anche lui a pagamento, come sta emergendo ultimamente?) da un redivivo ed eccessivamente sorridente Cesare Cadeo che, arrabattandosi come può, spiando gli appunti con poca disinvoltura, gli pone domande marzulliane e adulatorie. Insomma, proprio quello che dovrebbero fare i giornalisti: gli manca solo il violino.

E così l’assessore ci offre delle perle memorabili. Per esempio, ci spiega che “le banche non hanno sinergizzato a livello istituzionale con quello che è stato fatto dalle Regioni in particolare”. Chiaro, no?

Ma soprattutto ci rivela che “gli Italiani corrono normalmente dietro quello che è il carro del vincitore, è una sensazione questa molto normale, cristiana oserei dire, quindi dove si vince si va. Questo è il bello anche della politica”. Sarà normale per lui e per i suoi simili e comunque cosa c’è di cristiano?

Quindi ci informa che “la politica sicuramente mi ha dato tanto, ma io ho dato tantissimo alla politica”. Be’, 200 mila euro mica sono pochi.  E comunque per la politica si è anche molto sacrificato, non è “arrivato per tempo alle cresime dei miei figlioli. Questa è una cosa che ricordo sempre con nostalgia da un lato, ma anche con amarezza”. Poveretto.

La sua virtù? La generosità. E la ‘ndrangheta potrebbe testimoniarlo. Un difetto? La troppa sincerità. Ora può dimostrarlo, negli interrogatori.

Infine un po’ di umorismo involontario. Domanda: “Ma i politici sognano. Lei come politico sogna di più a occhi aperti o a occhi chiusi?” Risposta: “Io sogno sempre a occhi aperti perché il pericolo è sempre dietro l’angolo”. Lo credo bene, con quelle frequentazioni!

Mi fermo qui. Godetevi l’intervista.

Il ruggito di ALicE: Fata Paiella e la questione Vodafone

Fata Paiella

Fata Paiella

Il periodo particolare che sto passando sotto tanti punti di vista non deve rovinarmi l’umore. Il mio Tiramisù personale è Il Ruggito del Coniglio. La mia amica Antonella martedì scorso mi ha di nuovo invitata ad andare a vedere il Ruggito a uno speciale Coniglio da Camera, dove abbiamo festeggiato il 18.mo compleanno della trasmissione di Radio 2 insieme a tutti i protagonisti.

Inutile raccontarvi quanto sono “speciali” Presta & Dose; quanto sono bravi, simpatici, e rutilanti loro e i loro ospiti. Naturalmente non mi sono tirata indietro quando c’è stato da fare qualche interventino… Ma soprattutto, non mi sono lasciata sfuggire la magia di Fata Paiella!

Per chi non conosce il programma, Fata Paiella è uno dei molti personaggi interpretati dal cantante e musicista Max Paiella, spesso ospite al Coniglio. Fata Paiella, insieme al suo compare Mago Roland (alias Attilio Di Giovanni), con le sue strane e schifose pozioni magiche accompagnate dai più bislacchi incantesimi, risolve problemi seri e faceti degli ascoltatori. Come non cogliere allora l’occasione per tirare in ballo la questione Vodafone? Certo non mi è stato permesso di citare il nome della Compagnia, ma raccontare la nostra storia è sempre e comunque utile. Così, nonostante non mi fossi preparata un “discorso”, ho improvvisato cercando di riassumere al meglio la situazione in cui ci troviamo.

E poi… chissà mai, che la magia di Fata Paiella non ci aiuti davvero? In fondo io non sono superstiziosa, ma… alla sfiga ci credo!

Oggi la Provincia di Roma, a seguito della mozione della quale vi ho parlato la scorsa settimana (il cui testo completo lo trovate qui) ha convocato Vodafone per trovare una soluzione alternativa al licenziamento.

Noi saremo lì, a far sentire la nostra voce.

Il ruggito di ALicE: la festa trash

La scorsa settimana ho inaugurato la nuova stagione del ruggito di ALicE. Ora che non sto lavorando, paradossalmente è più difficile per me ascoltare la trasmissione perché non sto mai ferma un minuto. In macchina almeno ero obbligata a stare seduta almeno un’oretta. Ma veniamo all’argomento affrontato in trasmissione. Data la bufera sui toga party della regione Lazio (cui dhr si è riferito in un recente commento) il tema proposto dai Conigli era proprio la festa più trash alla quale avete avuto occasione di partecipare.

Tra gli (ahimè molti) episodi che mi sono venuti alla mente, uno in particolare, abilmente rimosso dal mio inconscio, è stato ridestato dai due Conigli. Il bello è che quando mi hanno richiamato per mandarmi in diretta, io ero al mercato a fare la spesa [sapete, sono disoccupata!] quindi mi sono fiondata per strada cercando una via poco rumorosa, e mi sono trovata a parlare coi conigli in un piccolo incrocio tra due strade del mio quartiere, e perdipiù dando la faccia al muro, come fossi in punizione. Insomma, per chi passava (e passavano!) ho fatto come al solito la figura della matta!

Anni e anni fa, (sarà stato il 1987) il Futuro Marito e io fummo invitati alla festa di compleanno di una nostra amica. Tra noi c’era anche una persona, che a fatica definirei un conoscente (e che mi sta anche parecchio sugli zebedei) un po’ più grande, che aveva una grossa influenza su alcuni di noi. Adorava fare goliardate anche delle più cretine. E i miei amici, stupidi, gli andavano dietro come pecore. [Un esempio? alla festa di laurea del Futuro Marito indusse i nostri amici a svuotare il suo armadio quattro stagioni rovesciandone in terra l'intero contenuto. Spassoso, eh?]

Quella sera invece il sagace capobranco propose di fare una gara di… ehm.. ehm… culi. Fortunatamente solo tra maschi. E cosi, questi deficienti dei miei amici (Futuro Marito compreso) si sottoposero a questa “infamia”. Con il rossetto scrivemmo sulle loro natiche un numero, e, nascosti dietro a una tenda, con le sole chiappe visibili, chinati in avanti (e quindi, diciamolo, mostrando nel peggior modo possibile il loro posteriore) parteciparono a questa tristissima gara di… bellezza. Chi vinse non lo ricordo affatto (il tempo è galantuomo!) ma raccontare questa storia in radio è stato piuttosto divertente!

Piccola notazione: avete presente le parole chiave che si usano per fare ricerche di qualsiasi tipo sul web? Alcune di queste, davvero sconcertanti sono state oggetto anche di un apposito post sul nostro blog. La gente su internet cerca le cosa più strane, e volgari.

Beh, non sapete che parole chiave io ho dovuto inserire su google per trovare le immagini che, dato l’argomento, sono stata costretta a inserire in questo filmato. Se gli amministratori dei siti sui quali sono capitata facessero una ricerca, penseranno che una maiala dai gusti strambi era alla ricerca di qualcosa di veramente forte! E non sapete infatti che tipo di immagini veramente forti mi sono capitate davanti agli occhi!

Michael J. Fox e il Parkinson protagonisti di una sit-com

Un personaggio malato può far ridere? Chi lo vede in un programma televisivo segue normalmente la trama della storia o si concentra solo sugli eventuali sintomi sentendosene addolorato? Un attore comico ha chiuso la sua carriera se la gente è a conoscenza del fatto che sta “combattendo una malattia neurologica inguaribile”?

Sono domande che si poneva Michael J. Fox dopo aver ricevuto, più di 20 anni fa, la diagnosi di Parkinson. Nel 2000, quando i sintomi peggiorarono, lasciò Spin City, la serie TV USA di cui era protagonista e si dedicò a raccogliere fondi per la ricerca di una cura contro il Parkinson. Recentemente ha intrapreso un nuovo regime terapeutico che lo aiuta a gestire tic e tremori e ha deciso di tornare da protagonista.

In realtà lo avevamo già visto come guest star sia in Curb Your Enthusiasm che, più di recente, in The Good Wife, dove interpreta un astuto avvocato che usa i suoi sintomi neurologici per influenzare le giurie. Ora però, stando al comunicato della TV USA NBC, tornerà come interprete principale di una sit-com, ancora senza titolo, in cui impersonerà un uomo sposato e con tre figli affetto dal Parkinson e ci mostrerà la quotidianità alle prese con la routine e la malattia.

La NBC ha già stabilito, anche in assenza di un episodio pilota che saggiasse le reazioni del pubblico, che la prima stagione consterà di 22 puntate, con inizio nell’autunno 2013.

Quand’anche si trattasse di un’abile mossa della rete al fine di risalire negli ascolti, mi sembra una decisione dall’alto valore simbolico sia per chi soffre di questa malattia che per la popolazione generale e il suo modo di percepire chi ne è affetto.

Tutto questo mi ha fatto ripensare alle straordinarie interpretazioni di Franca Valeri nei suoi spettacoli teatrali più recenti, quando teneva un braccio che non riusciva a padroneggiare dietro di sé e cercava di controllare il modo di esprimersi con la voce. Erano serate di forti emozioni e di grande divertimento. E anche la dimostrazione di grinta, determinazione e amore per il pubblico.