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Storie di sesso animalesco #16

Transessuali ed ermafroditi

Vi sono dei transessuali anche tra gli animali, che riescono a cambiare sesso senza troppe complicazioni e addirittura ad andare avanti e indietro tra le due possibilità a seconda di quel che gli passa per la testa. E anche delle loro priorità riproduttive.

I vermi marini Ophryotrocha puerilis, per esempio, partono come maschi e poi si trasformano in femmine.

Tra i pesci, quando due femmine di ghiozzo si incontrano, pur di fare sesso, al grido di “ogni lasciata è persa”, ma soprattutto per evitare di andarsene in giro in acque piene di predatori per procurarsi un maschio, una delle due diventa maschio per favorire l’accoppiamento.

Il tornare indietro è raro: l’unico pesce che ci riesce è il Cirrhitichthys falco, che abita nelle barriere coralline giapponesi.

Questi pesci multicolori vivono in un harem con un maschio dominante e molte femmine. Zoologi giapponesi ne hanno osservato 29 esemplari e hanno potuto ricostruire il loro comportamento. Ne riferiscono in un articolo appena uscito in Ethology.

Se nel gruppo ci sono molte femmine, allora una di loro si trasforma in maschio, si prende la metà del gruppo e si accoppia con loro. Anche nel caso in cui il maschio dominante venga ucciso, una delle femmine si trasforma in maschio e prende il suo posto. Se poi però il nuovo maschio perde una parte delle femmine attirate da un altro maschio più grande, ridiventa una femmina invece di sprecare preziose energie in un combattimento in cui verosimilmente dovrà soccombere. In pratica, l’eliminazione del maschio mette in moto ormoni che stimolano i cambiamenti fisici: la femmina comincerà a produrre testosterone invece di estrogeni. Il tutto per massimizzare il valore riproduttivo dell’individuo e quindi della specie. Ma forse anche, come dice Woody Allen, per raddoppiare la possibilità di trovare qualcuno con cui uscire il sabato sera.

Nel regno animale c’è anche chi si organizza per riprodursi autarchicamente: sono i cosiddetti ermafroditi simultanei, coloro cioè che sono dotati di organi genitali sia maschili che femminili. L’autofertilizzazione è comune tra le specie più lente che hanno meno probabilità di trovare qualcuno con cui fare sesso. La banana slug, una lumaca di colore giallo brillante, lo fa normalmente senza problemi o conflitti di sorta. E nello stesso modo si comporta il mangrove killifish, l’unico pesce ad avere questa capacità.

Gli animali sono più avanti di noi umani, mi viene da pensare. Non batti chiodo, non trovi qualcuno per far sesso, hai provato anche i siti di incontri e non ti si fila nessuno, senti l’orologio biologico ticchettare minaccioso e temi di non lasciare discendenza? Se sei un uomo o una donna c’è ben poco da fare. Ma se sei uno di questi animali ti dici: “Poco male, non avrò il piacere di un incontro, ma per i figli me la sbrigo da solo”.

Infine c’è chi, come le lumache marine, dà vita a una sorta di scambio di sperma: donano il proprio solo a patto di riceverne in cambio da un’altra. La dinamica è buffa e ha qualcosa di un film porno. Durante il sesso, ciascuna lumaca inserisce il proprio pene nell’altra ed entrambe acquisiscono piccole quantità di seme. Se una delle due non “dona”, per esempio nel caso in cui dei ricercatori sadici chiudano i dotti spermatici, il rapporto si interrompe. Un grande insegnamento: o pensi anche all’altro o non se ne fa niente.

Storie di sesso animalesco #15

Pandapornografia

Triste storia quella delle femmine di panda gigante. Son toccati loro in sorte dei maschi pigri, più interessati al cibo che al sesso. Quando sono in cattività se ne stanno seduti in cerchio a sgranocchiare bambù, ignorando le femmine. Mi par di vederli: gli manca solo la canottiera addosso e il telecomando in mano per somigliare a tanti umani di nostra conoscenza.

E quelle poverette lì a tormentarsi, a colpevolizzarsi, a trovar giustificazioni (“è così stanco che alla fine della giornata c’è soltanto il divano e la TV”) o a prefigurare scenari di tradimento (“hai visto con che occhi da panda fracico guardava quel rinopiteco? Sarà stata sicuramente lei a consumare tutte le sue energie”).

Qualcuna delle femmine, affamata d’amore o banalmente di attenzioni, pare abbia anche azzardato qualche iniziativa, ma ahimé senza successo.

I maschi disinteressati non hanno dimostrato neppure un po’ di furbizia: “Ora le faccio fare un figlio così mi lascia tranquillo per un po’”. Niente. Ma quando tutto sembrava perduto è arrivata la cavalleria, nelle persone degli zoologi del Chengdu Panda Breeding and Research Centre con un’idea straordinaria nella sua semplicità: la pornografia.

Dunque, per stimolare il loro interesse, hanno mostrato ai panda dei video con tanto di sonoro (sospiri, grida, sussurri?) di loro simili intenti a fare sesso. Oltre alla pornografia, venivano sottoposti anche a esercizi per rafforzare le zampe posteriori.

Alla fine, la combinazione pornografia più esercizi ginnici oppure pornografia più incontri a tre (te lo aspettavi da quei panda così paciocconi?) ha ottenuto di smuovere la libido di questi maschi che finalmente sono riusciti a esibirsi nelle prestazioni sessuali tanto attese dalle loro femmine. E, dopo questo trattamento, hanno continuato a farlo senza ulteriori aiutini.

Se non vi pare possibile, guardate questo video.

Storie di sesso animalesco #14

L’erezione dello struzzo

Questa è una triste storia: la storia dello struzzo e della sua erezione.

Per lo struzzo raggiungere l’erezione è facile: vede una femmina che lo ispira ed è subito pronto. Il problema vero è mantenerla, perché dura letteralmente pochi secondi.

La povera signora struzzo, quindi, deve fare in fretta in fretta e cogliere l’attimo (è il caso di dirlo) fuggente. Spesso non fa in tempo ad accorgersi delle avances del compagno che è già tutto finito. Figuriamoci poi accampare pretese riguardo ai preliminari: meglio non perdere tempo con qualche bacetto, magari anche distratto perché lui è tutto preso dall’impresa di mantenere lo status quo. Ci si sbriga e si prende quel pochissimo che viene.

In verità la signora struzzo già può ringraziare l’evoluzione della specie, perché la maggioranza degli uccelli non ha l’uccello il pene. Fanno eccezione due ordini: i Paleognati (cui appartengono emu, kiwi e tinami) e i Galloanseri (galline, fagiani, oche). Peccato però che i peni di questi uccelli, al contrario di quelli dei mammiferi e dei rettili [i rettili hanno il pene? e dove? e com’è?] che usano il sangue per dare vita al loro membro, si ergono utilizzando il fluido linfatico che il corpo mantiene a una pressione minore di quella del sangue. E questo spiega tutto.

Dal che si evince che la Natura si preoccupa in primis della continuazione della specie e poi del piacere del maschio quand’anche debba accontentarsi di poco. Della gratificazione della femmina se ne parla, eventualmente, alla prossima reincarnazione. Se va bene.

Sesso animalesco: uomini e bestie

La realtà supera sempre più spesso la fantasia, anche quella più sfrenata.

Prendiamo, per esempio, l’articolo uscito sul Journal of Sexual Medicine. In esso vengono  presentati i risultati di uno studio caso-controllo effettuato in Brasile allo scopo di analizzare le caratteristiche comportamentali del sesso con gli animali e anche di investigare l’eventuale associazione con il cancro al pene.

I ricercatori hanno dunque somministrato un questionario sulle abitudini personali e sessuali a pazienti seguiti in centri urologici e oncologici chiedendo loro anche se avevano mai avuto rapporti con aimali: 118 di essi avevano il cancro al pene e 374 erano uomini in buona salute. I risultati sono fantasmagorici.

Il sesso con gli animali è stato praticato da 171 soggetti (34.8% del totale; 44.9% di quelli col tumore e 31.6% di quelli sani). Gli uomini che hanno fatto sesso con gli animali sono anche quelli che presentano più malattie a trasmissione sessuale e più ricorso alla prostituzione in confronto a coloro che non si sono accoppiati con gli animali.

Il 29.8% lo ha fatto in gruppo con altri uomini, gli altri solo con la bestia scelta, in piena intimità con essa. La frequenza degli incontri ravvicinati era una tantum (14%), settimanale o più (39.5%), mensile (15%).

Il 62% ha utilizzato diversi animali (massimo 7) mentre il 38% sempre lo stesso [ci si può affezionare, no? oppure l’animale si è dimostrato particolarmente bravo e si è preferito non cambiare].

Siete curiosi di sapere quali sono stati gli animali che i soggetti hanno scelto per fare sesso?

In cima a questa hit parade dell’orrore ci sono le cavalle (citate 80 volte), seguono le asine (73), le mule (57), le capre (54), le galline (27), le vitelle (18), le vacche (13), i cani (10), le pecore (10), le maiale (6), altre specie (3).

È veramente un mondo capovolto. Ma ci pensate? Le vacche e le maiale così in basso in classifica! E quali sono le altre specie? Roba da far scatenare la nostra fantasia perversa! Potrebbero essere, per esempio, le porcospine per gli zoofili anche masochisti, o le gatte per chi non vuole confrontarsi con la propria inadeguatezza nelle dimensioni, o le tope, per poterla raccontare senza vergognarsi  ;)

Per completezza, aggiungo che sembrerebbe non esserci una relazione diretta tra il sesso con gli animali e il cancro al pene.

Ci sarà qualcuno tra i nostri lettori che ha tirato un sospiro di sollievo?

Anche tra i pinguini ci sono i furbetti

A guardarli, i pinguini, ispirano simpatia per la loro andatura, il loro aspetto. Ma anche tra loro cova il crimine. Guardate che cosa sono riusciti a cogliere i documentaristi della BBC: un pinguino che ruba le pietre dal nido del suo vicino.

Avete notato con quale circospezione agisce, con quanta rapidità e disinvoltura torna al proprio nido dopo aver perpetrato il furto? E quanto  impiega quel tonto del vicino a rendersene conto e a difendere il frutto del proprio lavoro?

Questi uccelli sono soliti costruire nidi con le pietre per proteggere le uova. È un compito che spetta ai maschi e coloro che hanno i nidi migliori attraggono più facilmente le femmine con cui accoppiarsi. Quindi, in una colonia di mezzo milione di pinguini le pietre migliori non hanno prezzo. Cosa non si fa per conquistare una pinguina! Come dire: se qualcuno ruba una pietra per te…

Sesso animalesco agli Ig Nobel

Anche quest’anno sono stati assegnati gli Ig Nobel, i premi che celebrano il genio e la bizzarria, che fanno ridere e fanno pensare, secondo lo slogan degli organizzatori. Ormai sarete a conoscenza degli scienziati che hanno ricevuto l’onorificenza e delle rispettive motivazioni.

Io vorrei soffermarmi a riflettere su uno di essi in particolare, quello per la Biologia, andato a due scienziati, uno canadese e l’altro australiano, per aver scoperto che un certo tipo di scarafaggio si è accoppiato con una bottiglia di un certo tipo di birra australiana. Ci sono due pubblicazioni scientifiche a testimoniarlo, una sul Journal of the Australian Entomological Society, l’altra su Proceedings (A) of the Royal Entomological Society London.

Ovviamente si tratta di una scoperta epocale, ma dietro ogni grande acquisizione scientifica ci sono sacrificio, dedizione e a volte anche delle storie tragiche.

Io vorrei che vi identificaste con questo povero buprestide maschio. È un coleottero, un bacarozzo come diciamo noi, anche un po’ schifoso, e questo già è triste. Però ha la fortuna di frequentare ragazze altrettanto schifose che quindi non fanno tanto le difficili quando si tratta di incontrarsi ed eventualmente di approfondire la conoscenza anche in senso biblico. E che fa il maschietto a questo punto? Trascura la femmina e infoiato come una bestia (beh sì) rivolge le sue attenzioni a chi? O meglio a che? A una bottiglia di birra vuota. Niente di nuovo dirà qualcuna delle lettrici. Succede che i maschietti a volte preferiscano le bottiglie di birra, no?

Epperò. A fare sesso con una bottiglia, il poveretto, si sarà sentito inadeguato: “Non riesco a farle uscire nemmeno un gorgoglìo di piacere!” Alla fine avrà anche evitato di frinire: “Ti è piaciuto cara?”, perché non aveva dubbi sulla risposta.

E la poveretta che l’aspettava? Che si era preparata, che si era pure lucidata la corazza con le sue orribili zampette corte? Ma ve la immaginate come si sarà sentita a vedere il suo lui che fa il cascamorto, ad assistere a quella copula contro natura? Si sarà guardata allo specchio (vabbe’, in una pozzanghera) chiedendosi che avrà mai quella maiala (beh sì) che lei non ha e cigolando: “Chi si crede di essere quella stanga, solo perché ha l’aria un po’ esotica?”

Capisco che per gli Scienziati stare le ore a osservare gli animali è dura, che il tempo non passa mai, che una birra ogni tanto aiuta, ma almeno che non lasciassero le bottiglie in giro. Con tutta la dispersione del seme, non solo il bacarozzo è passibile di punizione divina, ma rischia anche l’estinzione.

Sesso animalesco al museo

Non aspettatevi la recensione di un film hard o soft core, né il racconto di un incontro sessuale trasgressivo e segreto in qualche corridoio dimenticato di un museo, dove il rischio di essere sorpresi in pieno abbandono da qualche custode o visitatore aumenta l’eccitazione. No, stiamo per parlare di una mostra temporanea che ha luogo fino al prossimo ottobre al Museo di Storia Naturale di Londra dal titolo Sexual Nature. E poiché, come sanno le nostre lettrici e i nostri lettori più affezionati, questo è un tema che ci interessa particolarmente e che abbiamo ampiamente trattato nella serie di post Sesso Animalesco, torniamo volentieri a parlarne.

Nella mostra si affronta tutto quello che riguarda il sesso nelle piante, negli animali, negli umani. Si risponde alla domanda perché facciamo sesso (risposta: forse per mantenere la diversità genetica. Anche voi fate sesso per questo, no?) o perché alcune specie non lo fanno (risposta: la riproduzione asessuale è doppiamente efficiente. Ma a noi che ce ne importa dell’efficienza?). Si possono ascoltare audio di curiosi richiami sessuali (vieni qui bella porcona mia) e conoscere l’aspetto olfattivo del sesso annusando campioni di alcuni feromoni. Ma soprattutto vengono mostrati i modi meravigliosi e sorprendenti in cui creature di tutte le specie si accoppiano e si riproducono. Vediamone alcuni esempi.

Come si riproducono i ricci? Una vecchia battuta diceva “Con molta attenzione!” In verità, i ricci maschi (figura 1) sono soliti solidificare il seme affinché otturi le tube delle femmine e impedisca che fluidi di altri maschi possano introdurvisi. Un tappo di sperma di riccio. Che vi evoca?

La chiocciola è un’ermafrodita insufficiente, cioè possiede apparati sia maschile che femminile, ma per la riproduzione necessita ugualmente dell’intervento di un suo simile. I due, durante l’accoppiamento, fecondano e rimangono fecondati contemporaneamente. E fin qui niente di particolarmente strabiliante. Durante l’incontro accade che le due chiocciole si accarezzano usando i loro tentacoli, ma soprattutto si lanciano l’un l’altra quelli che possiamo chiamare “dardi d’amore” (che potete vedere nella figura 2) i quali vanno a infilzarsi nel loro corpo. Quando una viene punta da uno di essi diventa visibilmente più eccitata e ricambia il favore tirandone uno alla compagna. Sembra che questi dardi favoriscano la fecondazione.

E poi c’è il tonchio (figura 3). Bello proprio non può dirsi, ma forse potrebbe essere più desiderabile di un uomo bellissimo e affascinante. Sì, perché dopo che ha finito di fare sesso con la compagna del momento, non è che si infila le mutande e si precipita a vedere la televisione o si riveste e se ne va. No. Il caro vecchio tonchio non si muove di lì, continua a montare la fortunata, anche se lo fa per tenere lontani i rivali. Può restare in quella posizione fin per un mese! Santo cielo! Altro che Sting! E poi potrebbe sempre succedere che una lo baci e lui diventi un meraviglioso principe.

Nella foto 4 è ritratto un esemplare di femmina di haplophryne mollis, un tipo di pesce dell’ordine dei lofiformi di cui ci siamo già occupate nel post 10 sul Sesso Animalesco. Cito direttamente da lì.

Sono pesci che vivono a grandi profondità dove, come possiamo immaginare, non è facile fare degli incontri a scopo matrimoniale. E allora bisogna sfruttare al massimo ogni opportunità. Quando scorge una femmina, il maschio le si attacca saldamente prendendola a morsi e dissolvendo i rispettivi tessuti, arrivando a fondere i due sistemi circolatori in uno unico. A questo punto il corpo del maschio degenera fino a ridursi solo a poco più di un testicolo attaccato al corpo di lei, pronto a rilasciare sperma quando la signora è pronta, quando cioè le sue uova sono mature. Me la vedo la madre di lui: “Guarda come ti sei ridotto ad andare appresso a quella smorfiosa! Sei proprio un c…ne!” Le si può dar torto? Se volete constatare coi vostri occhi come il maschio si riduce, potete vederlo nella foto: è quella piccola escrescenza, quel ciccetto che sta attaccato dietro di lei.

Le femmine delle mosche della famiglia delle Scatopsidae, che nella figura 5 vediamo imprigionate in pezzi di resina mentre copulavano ben 20 milioni di anni fa, hanno una interessante abitudine. Si fanno inseminare da numerosi partner uno dopo l’altro e immagazzinano tutto lo sperma che ricevono. Quando proprio non ne possono più di vedersi ronzare intorno tutti quei maschi, fanno un esame della qualità dello sperma accumulato e scelgono il migliore per fecondare le proprie uova.

Infine, nel museo è possibile ammirare (figura 6) le ossa del pene (avete letto bene, ossa o bacula) del pinguino, del cane danese e del procione. Il baculum (latino per verga, bastone), che si trova nel pene di molti mammiferi, dà loro una bella mano per ottenere la rigidità durante l’accoppiamento. Il baculum più lungo è quello del pinguino che arriva a misurare anche 75 centimetri (da qui la canzone dei Beatles I’m the walrus, una sorta di sogno a occhi aperti di un pover uomo penalizzato da una natura maligna). Gli uomini, ahimé, possiedono un pene vascolarizzato che, per ottenere l’erezione (e mantenerla!), deve empirsi di sangue. Certo, con un osso, però…

Storie di sesso animalesco #13

Violenza

Ci siamo già soffermati sugli episodi di violenza sessuale tra gli animali, per esempio tra lo scimpanzé e il rospo e tra la femmina e il maschio della mantide. Esistono molti altri casi.

I toporagni, per esempio, sono tremendi. Quando scelgono una femmina di loro gradimento cominciano a provarci senza tregua. Avete presenti quelli che vi si appiccicano come carta moschicida e non vi mollano? Così. Se lei ci sta, tutto bene. Ma se ha qualche grillo per la testa, se pensa “mi merito qualcosa di meglio” e non se lo fila, ne nasce un combattimento all’ultimo sangue, letteralmente, alla fine del quale uno dei due resta a terra stecchito. E diventa anche il pasto (meritato?) del vincitore.

Per non parlare poi del camaleonte del Madagascar che è anche vittima di una natura maligna: ha una stagione di accoppiamento molto breve. Quindi si deve sbrigare, deve quagliare rapidamente, e allora si agita, si incattivisce, lotta violentemente per arrivare a combinare qualcosa con una femmina. Non solo si comporta in questo modo con i concorrenti, ma anche con le stesse femmine. Strano modo di sedurre, no? Ma in questo caso, per fortuna, le femmine che non gradiscono il maschio e il suo approccio rude, che desiderano rifiutarne le avances, gli si contrappongono e lo fanno desistere a forza di morsi. Delle vere eroine!

Invece il guppy maschio, un tipo di pesce, ti fa passare la voglia di fare sesso. Il suo organo riproduttivo, gonopodio, è una appendice esterna moooolto lunga, che tu dici beata la guppy femmina. Peccato però che durante l’accoppiamento quel coso le provoca delle infiammazioni e anche una ferita all’interno della quale verrà conservato lo sperma. O è un giro sado-maso oppure lei avrà da rinfacciare ai figli quanto si è sacrificata per loro! Non contenti, i guppy si rivolgono infoiati anche a femmine di altre specie che, poverette, non conoscendo i loro polli, vabbe’ i loro guppy, non essendo abituate a tanta irruenza, vengono colte alla sprovvista e non sono in grado di difendersi in alcun modo.

Ci sono, infine, i vermi piatti del tipo pseudoceros bifurcus. Pur essendo ermafroditi, sono soliti cimentarsi in un duello tra maschi utilizzando come spade i loro peni, che a me fa pensare piuttosto a un confronto per vedere chi ce l’ha più lungo, al termine del quale si ritrovano tutti gravemente bucherellati. D’altra parte te lo immagini il pene di un verme? Deve essere così fino fino fino che come ti tocca ti buca come fosse uno spillo.

Con questo post termina la serie sul sesso animalesco. Non strappatevi i capelli.

Storie di sesso animalesco #12

Gli astinenti

A rigor di logica, i rotiferi bdelloidei, dei graziosi, microscopici invertebrati acquatici, non dovrebbero trovare spazio in una serie di post come questa, perché la loro caratteristica principale è quella di non fare mai sesso, di non averlo mai fatto. MAI. Proprio per questo mi intrigano, perciò ne parliamo.

Tanto per cominciare, come hanno fatto a non estinguersi, a sopravvivere per 80 milioni di anni, che è l’età che viene attribuita alla loro specie? Come sono arrivati fino a noi senza il rimescolamento dei diversi corredi genetici che sono il risultato dei rapporti sessuali e che permettono di fronteggiare la continua evoluzione di parassiti e patogeni e le modificazioni ambientali?

Si sono arrangiati, al punto da essere considerati un vero e proprio scandalo evoluzionistico, adottando alcune strategie molto creative per ovviare all’assenza di sesso e dei suoi benefici, almeno di alcuni dico io.

Per rinnovare il patrimonio genetico hanno scelto una strada alternativa e contorta, il trasferimento orizzontale di materiale genico, cioè il passaggio di materiale genetico tra individui appartenenti alla stessa specie o a specie diverse. Niente a che vedere con un bell’amplesso, me lo immagino piuttosto come qualcosa che somiglia a una pomiciata (limonata per i non romani). Si fa qualcosina, non troppo: l’imperativo è rimanere vergini. I rotiferi mi fanno pensare a quelle ragazze di buona famiglia, dai valori saldi, di sani principi, che fanno di tutto meno una cosa. Come quella ventenne preoccupatissima di aver potuto contrarre l’infezione da HIV con un rapporto orale (non una relazione a voce eh!) che aveva praticato a un ragazzo. Quando le ho chiesto se a parte in quell’episodio avesse sempre usato il preservativo mi ha risposto offesa e indignata: “Veramente io sono cattolica praticante: non faccio sesso!” Clinton docet.

Inoltre, invece di combattere i parassiti evolvendo, i rotiferi se ne liberano disseccandosi, in quanto in tali condizioni i parassiti non riescono a sopravvivere. Quindi si lasciano trasportare dal vento, svolazzano nella più completa pace dei sensi, raggiungono altri luoghi, si reidratano e tornano alla loro triste vita senza sesso e alla lotta quotidiana per sopravvivere.

Insomma, qualunque cosa pur di evitare incontri carnali. Chissà che cosa è alla base di tutta questa resistenza. Forse qualche trauma agli albori della specie? Hanno assistito a una scena di sesso tra mamma e papà e ne sono rimasti turbati fino a volerci mettere una pietra sopra? Qualcuno li aiuti! Non sanno quel che si perdono.

Storie di sesso animalesco #11

Gli inguaribili romantici

Anche nel sesso animalesco può essere presente una bella dose del buon vecchio romanticismo.

L’inia, il delfino del Rio delle Amazzoni, è uso corteggiare con grande delicatezza la femmina, mordicchiando le sue pinne e offrendole meravigliosi mazzi di vegetazione marina. Salvo poi sequestrarla e costringerla alle sue attenzioni a questo punto non più delicate, ma violente. Niente di nuovo: cose già viste, anche tra gli umani.

L’accoppiamento faccia a faccia, comune tra gli umani, difficilmente si può osservare tra i primati, se non tra i bonobo. Ebbene, nella foto potete vedere due gorilla diventati delle celebrità per essere stati sorpresi ad accoppiarsi in modo più umano che animalesco. Forse volevano guardarsi negli occhi e sussurrarsi paroline d’amore nell’orecchio. O piuttosto, a uno dei due quel giorno era venuta una gran voglia di “farlo strano”.

E gli uccelli giardinieri? Per fare colpo sulle femmine e farle cadere alle loro zampette, costruiscono nidi utilizzando sapientemente geometrie e prospettiva. L’aspetto sorprendente, scoperto recentemente da scienziati australiani, è che si sono mostrati in grado di creare illusioni ottiche per sembrare più grandi agli occhi della loro lei. Fumo negli occhi e poi la banale realtà. Nello studio pubblicato sulla rivista Current Biology, gli zoologi dell’università Deakin di Melbourne hanno osservato che il maschio dapprima costruisce con ramoscelli un lungo tunnel alto circa un metro. In fondo al “viale” crea una specie di cortile con sassi, ossa o conchiglie di colore chiaro o grigio. Ma non finisce qui. L’uccello si dedica poi a disporre degli oggetti nel cortile in ordine graduato: i più piccoli davanti, i più grandi dietro. L’obiettivo dell’elaborata costruzione è far sì che le femmine interessate siedano nel fondo del viale e guardino il maschio: il cortile fa da palcoscenico mentre lui si mette in mostra. La gradazione dei sassi e delle conchiglie dà alle femmine una prospettiva forzata, crea un’illusione ottica che fa sembrare un oggetto più grande o più piccolo di quanto lo sia realmente. Il cortile sembrerà più piccolo, con l’effetto secondario di far sembrare più grande il maschio e gli oggetti decorativi in mostra. Gli studiosi hanno provato a risistemare gli oggetti del cortile, mettendo davanti i sassi e le conchiglie più grandi, ma questo agli uccelli non piaceva e in tre giorni hanno rimesso tutto come era prima. Sarà pure un romantico, ma è anche un gran manipolatore e impostore e quelle tonte di femmine si lasciano infinocchiare dall’apparenza. Come dice Cher: “Il problema di alcune donne è che si eccitano per un nonnulla e poi lo sposano”.

Un grande romantico, infine, è sicuramente il caimano brasiliano che emette un profumo molto simile a quello delle rose per sedurre la femmina. Da non confondere col caimano italiano che, per ottenere lo stesso scopo, utilizza vile denaro, cariche politiche e incarichi ministeriali. Con le meno esigenti anche qualche comparsata in TV in abiti succinti.