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28-Day-Fertility-Cycle

Donne: tutte ormoni e niente cervello

28-Day-Fertility-CycleChe noi donne ragioniamo con l’utero ce lo dicono da secoli. Che il nostro umore è influenzato dal flusso degli ormoni che circolano nel nostro corpo è pensiero assai diffuso.

Degli Scienziati statunitensi, tra cui una donna, si sono spinti ancora più in là in un articolo appena uscito su Psychological Science. Secondo loro anche le nostre idee politiche e religiose cambierebbero a seconda della fase del ciclo in cui ci troviamo. E hanno evidenziato, a loro dire, che l’ovulazione ha effetti differenti se le donne sono single o vivono una relazione stabile. Durante l’ovulazione le prime diventano più liberali, meno religiose e più propense a votare per Obama, le seconde più conservatrici, più religiose e più orientate a votare per Mitt Romney.

Insomma, noi donne saremmo esseri senza convinzioni, instabili piume al vento, condizionate dagli ormoni che abbiamo in circolo in un certo preciso momento. Siamo proprio inaffidabili eh! Non sarebbe il caso che ci togliessero il diritto di voto?

Come pulire i ciucci del vostro bambino? Succhiateli!

saliva e ciucciNel mio nuovissimo ruolo di nonna rompiscatole attenta e scrupolosa mi è capitato di andare a verificare le modalità di sterilizzazione di ciucci e tettarelle da parte di mia figlia per accertarmi che non fosse troppo scialla ;)   Il risultato ha rassicurato la fobica e l’apprensiva che è in me e che ai tempi era solita bollire tutto. Test superato ho pensato, e invece non è vero niente. È tutto cambiato e ce lo dice, come sempre, la Scienza. Altro che sterilizzare tutto, per pulire i ciucci è sufficiente che un genitore se li ficchi in bocca ed eccoli puliti e pronti per quelle boccucce minute. Che poi si fa anche prima e se uno è rimasto alla fase orale una succhiatina veloce gli fa anche piacere.

È uscito infatti un articolo di Scienziati svedesi sulla rivista Pediatrics che, con un campione di 180 bambini seguiti dalla nascita, hanno evidenziato come quelli i cui genitori pulivano anche occasionalmente il ciuccio con la propria saliva a 18 mesi avevano meno possibilità di avere allergie, eczemi e asma rispetto a quelli che ricevevano ciucci “sterili”. Dunque, una certa esposizione a germi nella primissima età mette in condizione il sistema immunitario di contrastare alcune minacce alla salute.

Eppure, proprio qualche mese fa il dipartimento di sanità di New York aveva lanciato una campagna di affissioni (immagine in alto) per scoraggiare quell’abitudine che, secondo molti medici, provocando il trasferimento di batteri dalla bocca di un adulto a quella del bambino, metterebbe a rischio la salute dentaria di quest’ultimo. In risposta, il presidente dell’American Academy of Pediatric Dentistry ha affermato che i genitori possono passare gli stessi germi semplicemente baciando o stando vicini ai figli. L’unico modo per evitarlo sarebbe l’uso della mascherina. Che non è realistico. E ha concluso che la saliva è un’amica, poiché contiene enzimi, proteine, elettroliti e altre sostanze dagli effetti benefici per il bambino.

Non mi hanno mica convinto tanto però.

Anche gli psicoterapeuti piangono

peanuts-lucy-psychiatristOggi vi voglio stupire. Voglio mettere in crisi la convinzione molto diffusa secondo cui gli psicoterapeuti si mantengono neutrali pur dimostrando empatia con i pazienti. Invece, anche gli psicoterapeuti piangono durante le sedute!

È stato appena pubblicato su Psychotherapy uno studio realizzato su 684 psicoterapeuti statunitensi di diverso orientamento. Il 75% era costituito da donne e l’età era compresa tra i 22 e gli 85 anni.

Dall’analisi delle risposte è emerso che ben il 72% di loro aveva pianto in terapia e che il 30% di questi lo aveva fatto nell’ultimo mese.

Continuando a spulciare tra i dati, si vede che sono più inclini a lasciarsi andare i più anziani rispetto ai più giovani, gli uomini più che le donne, le quali invece ammettono più degli uomini di piangere nella vita di tutti i giorni.

Gli psicoterapeuti piangevano non perché si sentivano sopraffatti da un proprio sentimento di tristezza, ma perché si sentivano toccati (63%), per calore (33%), gratitudine (15%) e gioia (12%). Nei momenti in cui piangevano sentivano che i pazienti stavano provando emozioni negative come tristezza e impotenza. Erano mossi da una sorta di partecipazione dunque.

Purtroppo nulla ci viene detto riguardo alle reazioni dei pazienti a quelle la crime, anche se gli psicoterapeuti ritenevano o che non avessero conseguenze (53,5%) o che migliorassero la relazione col paziente (45,7%).

Gli Autori ipotizzano che il pianto ha un impatto positivo quando la relazione terapeuta-paziente è già forte, ma può minacciarne la saldezza se è ancora debole.

Non è stupefacente? E voi come reagireste se il vostro/la vostra psicoterapeuta si mettesse a piangere durante una seduta?

Le gravidanze degli uomini

vasculitis

Allora ci sono riusciti! Anche gli uomini, finalmente, possono vivere come noi ragazze le esperienze meravigliose della gravidanza e del parto! Bellissima notizia.

Dunque, possiamo aspettarci che d’ora in poi la smetteranno di lamentarsi di un semplice raffreddore come fosse una malattia grave.

Ovviamente quella sopracitata, con quel titolo ineffabile, può essere nominata ricerca dell’anno.

Se volete approfondire qui trovate l’articolo.

Mastico la gomma ergo cogito

una-gomma-per-masticareLa gomma americana. C’è chi la mastica svogliatamente, come se ti facesse un favore. Chi lo fa invece con forza e dedizione come se da quello dipendessero le riserve di energia nazionali. Chi dà una masticata quando se lo ricorda e se la tiene tra denti e guancia in stand-by. Chi lo fa come gli ha insegnato mamma facendo attenzione a tenere la bocca ben chiusa e chi la “ciancica”, come diciamo a Roma, deliziando con un rumore di sciacquettìo le persone nel raggio di metri.

Ora però la Scienza ci dà nuovi spunti di riflessione sul masticare che cambieranno le nostre prospettive e ci indurranno a operare degli importanti cambiamenti nella nostra vita.

Quel che emerge da uno studio giapponese, pubblicato su Brain and Cognition, realizzato con ben 17 adulti in buona salute e con un procedimento molto articolato che potete andare a vedervi qui, è che il masticare la gomma accelera la velocità dei processi cognitivi e accresce l’attenzione.

Vi immaginate i dirigenti nei briefing, i politici nei comitati di partito o negli incontri bilaterali per la formazione di nuovi governi, i grillini in riunioni trasmesse in streaming, tutti a ciancicare alacremente? Vedrete che decisioni al fulmicotone ne verran fuori! Roba da risollevare le sorti dell’Italia!

Ora che ci penso, anche io dovrò cominciare a masticare la gomma durante le sedute. I pazienti ne beneficeranno sicuramente.

Corteggiando sotto la pioggia

cantandosottopioggiaSe qualche vostro conoscente che vive in località i cui inverni sono caratterizzati da giornate buie e piovose si vanta di innumerevoli avventure amorose, sappiate che mente. Almeno stando a uno studio appena uscito sulla rivista Social Influence realizzato da uno Scienziato francese.

Costui ha spedito un bel ragazzo di 20 anni per strada a importunare ad avvicinare ragazze tra i 18 e i 25 anni e chiedere loro il numero di telefono. La scoperta clamorosa è che le donne erano più propense a darlo nelle giornate di sole che in quelle nuvolose. La spiegazione che il Genio si dà è che il bel tempo induce il buon umore e quindi rende le ragazze più disponibili.

E se invece, dico io, le giornate serene rendessero il corteggiatore più sicuro di sé e quindi irresistibile?

Sono spunti interessanti. Riflettiamoci e teniamone conto quando dobbiamo andare a rimorchiare corteggiare qualcuno: come sempre la Scienza è viva e lotta insieme a noi.

Medici empatici

allegro-chirurgo-simpsonNon credo che a noi Persone normali ci abbia mai sfiorato il pensiero che per curare una persona che ha una malattia il medico deve aver provato quella stessa malattia. Dunque, lo pneumologo che segue pazienti con la tubercolosi deve esserne stato affetto, per trattare uno psicotico ci vuole uno psicotico (chissà con quali risultati, magari anche migliori di quelli che otterrebbe uno psichiatra sano! Anche se sappiamo bene che questa espressione è un ossimoro). E i ginecologi dovrebbero essere tutte donne. A noi anime semplici e anche digiune dell’arte medica questo ragionamento suona bizzarro, ma non ai nostri Scienziati Paciocconi i quali affermano che un medico dovrebbe essere affetto da cefalea a grappoli, un disturbo caratterizzato da dolore molto intenso che spesso compromette la qualità della vita, per comprendere il grado di sofferenza che prova il paziente. Ma non sempre questo accade.

Per fortuna, però, uno Scienziato statunitense ha trovato il modo per risolvere la situazione e per indurre rapidamente nei medici qualcosa di analogo alla cefalea a grappoli. Ve lo spiego così a vostra volta potete illustrarlo ai vostri sanitari, a meno che non abbiano già letto l’articolo pubblicato sulla rivista Medical Hypotheses. Per capire quello che provano i loro pazienti con questo disturbo, è sufficiente che trangugino rapidamente una bevanda ghiacciata che contenga anche del ghiaccio tritato subito dopo aver mangiato dei biscotti secchi caldi. Con questa tecnica innovativa saranno in grado di provare la necessaria empatia e comprendere la necessità di un urgente trattamento.

Io invece ho sempre pensato che gli studenti di medicina e i medici fatti dovrebbero avere nei loro programmi formativi dei periodi nelle sale d’attesa e anche seguire loro stessi per le necessità mediche proprie e dei familiari le trafile che affrontano le persone normali, invece di imboccare le corsie preferenziali cui sono abituati. Conosceranno così le file, ma soprattutto la maleducazione, la superficialità, l’arroganza, la sbrigatività, la disattenzione, la supponenza di molti dei loro colleghi. Questo sarebbe utile per i loro pazienti, ma soprattutto farebbe bene a loro.

Mucche col pannolone

MuccaAbituare un bambino all’uso del vasino richiede impegno, tempo e pazienza da parte dei genitori. E anche da parte del bambino.

Immaginate allora l’impresa che devono affrontare gli addetti alle greggi di mucche per evitare che il letame lasciato ovunque in abbondanza provochi problemi di igiene nelle aziende casearie e di lavorazione delle carni, sia agli animali stessi che ai fruitori dei prodotti che da questi derivano. Tenendo presente che ciascuna mucca defeca dalle 9 alle 16 volte al giorno e minge (che bei termini uso eh?) dalle 7 alle 9 volte.

Gli Scienziati hanno tentato in molti modi di educarle a rilasciare i loro prodotti organici in tempi e nei luoghi prestabiliti. Ce lo raccontano in un articolo uscito su Applied Animal Behaviour Science. Le hanno tenute con le zampe in una bacinella piena d’acqua, o sotto il getto di acqua corrente o esposte al vento. Ma non c’è stato niente da fare: hanno continuato a comportarsi come volevano e come erano abituate. Un bel problema.

Allora, ricapitoliamo: hanno usato l’Acqua e l’Aria. Se li conosco bene prossimamente proveranno con la Terra e il Fuoco. Prima che combinino dei bei guai mi permetto di dare un consiglio: e se cominciassero a pensare a un pannolone?

Relazione genitore-figlio e “amicizia” su facebook

momIo non sono su facebook. (coro di chisseneimporta) Non ci sono mai stata (stesso coro) per una serie di motivi, non ultimo il tempo che ruba. Ogni tanto, però, ci sono entrata grazie ai buoni auspici della mia Secondogenita che magari voleva mostrarmi delle sue foto o farmi vedere qualcosa di particolare riguardo qualche suo coetaneo che conosco anche io.

A volte ci soffermiamo a riflettere, lei e io, per esempio sul fatto che una ragazza aveva “dato l’amicizia”, non sono nemmeno sicura che si dica così, alla madre, cosi che questa ha potuto avere accesso alle foto della figlia. Che sono: erotiche, pruriginose, fetish, torbide, spinte. Che ne pensa la madre? Le avrà detto qualcosa? Se lo ha fatto non deve essere stato niente di decisivo, perché tutto è rimasto com’era, anzi. E loro sono restate “amiche”.

Vi risparmio il pippone che mi verrebbe sullo svilimento del termine amicizia ridotto, per l’abuso che se ne fa intorno a facebook, a qualcosa di superficiale, di virtuale, di fittizio, a un numero da ostentare.

E però. Al di là della condivisione di materiale, di vicende, di storie, ha senso parlare di amicizia tra genitori e figli? Io dico di no. Non possiamo essere amici dei nostri figli, possiamo avere un livello di confidenza anche elevato, ma restiamo genitori. Se così non fosse, non renderemmo loro un buon servizio.

Ma evidentemente sono antica e faccio riferimento a una psicologia antica più di me, perché ho davanti un articolo uscito su Journal of Communication che afferma qualcosa di diverso.

Hanno preso 118 genitori e li hanno costretti ad aprire un account facebook e ad avere l’amicizia con un figlio o una figlia e poi hanno creato un gruppo di controllo con diadi in cui i genitori non erano su facebook.

Dopo due mesi è emerso che la presenza di un genitore su facebook non dava ai ragazzi una maggiore percezione di violazione della privacy, ma era associata a una diminuzione della conflittualità e a una crescita dell’apertura tra loro in confronto al gruppo di controllo.

Fantastico! Ci vuole così poco per stabilire delle relazioni aperte e serene tra genitori e figli! Mi viene da pensare a tutti quegli psicologi che hanno sprecato anni in teorie e strategie e soprattutto a quei tanti che hanno speso soldi in psicoterapie. Sciocchi no?

Ma non sarà che questa diminuzione della conflittualità è fatta della stessa pasta dell’”amicizia”, cioè è superficiale, virtuale e  fittizia?

La musica in testa

MusicEarCantava nel pleistocene Sylvie Vartan: “Sarà capitato anche a voi di avere una musica in testa”.

Certo che ci capita, no? Ci sono volte in cui sentiamo una canzone e poi per tutto il giorno ci resta attaccata, ci risuona nella mente, insomma non riusciamo a liberarcene.

Poiché è uno dei problemi veramente seri che affliggono l’umanità, la Scienza ha cercato di affrontarlo e di indicarci delle strategie per risolverlo.

Solito studio e solito articolo su rivista scientifica Applied Cognitive Psychology.

Nell’esperimento, a 299 studenti venivano fatte ascoltare canzoni sia dei Beatles che di cantanti più recenti (Lady Gaga!), delle quali dovevano indicare il livello di gradimento. Poi si dava loro un compito, sudoku, parole crociate, anagrammi, e quindi si chiedeva loro di segnalare se era rimasto uno di quei motivi in testa sia alla fine del compito che dopo 24 ore.

Alla luce dei risultati emersi, eccovi delle strategie per non essere perseguitati per giornate intere dalla stessa canzone:

  1. non ascoltate la musica che vi piace: è quella che più rimane in testa;
  2. astenetevi, dopo che avete ascoltato la musica, dal buttarvi in attività mentali come le parole crociate e soprattutto il sudoku: rendono più probabile la formazione di questi tarli musicali;
  3. se proprio volete ascoltare le canzoni che vi piacciono, almeno arrivate fino al termine: per l’effetto Zeigarnik, infatti, noi tendiamo a ricordare più le cose che restano incomplete che quelle terminate.

Poi non dite che questo non è un blog di servizio!