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Le scarpe di Louboutin tra glamour e design

Questo è un post veramente frivolo, siete avvertiti. Le persone seriose e profonde possono interrompere qui la lettura, se continuano lo fanno a proprio rischio e pericolo.

Lui è Christian Louboutin. È l’uomo che con le sue scarpe dalla tipica suola rossa ha coniugato moda e design e ha condotto molte donne, in tutto il mondo, a ergersi sopra dei vertiginosi tacchi a spillo.

Una mostra che celebrerà i suoi venti anni di carriera si aprirà il primo maggio al Design Museum di Londra. O più precisamente festeggerà il ventennale dell’apertura del suo negozietto a Parigi nel 1992. Da allora ve ne sono in tutto il mondo, compresi i tre a Mosca.

Le sue creazioni sono state definite l’incarnazione dello stile, del glamour, del potere, della femminilità e dell’eleganza. Le sue clienti più famose sono Madonna, Victoria Beckham, Lady Gaga. E chissà quante altre. Si dice che ci siano 3000 donne che possiedono ciascuna 500 paia delle sue scarpe e una che ne ha più di 6000, ovviamente non dicono chi sia. Sicuramente è una che possiede un castello una cui ala è stata interamente utilizzata come scarpiera.

I prezzi ce li possiamo immaginare. Su eBay per un paio di seconda mano secondo piede, ma nella scatola originale, ce la si può cavare con pochi centesimi meno di 500 dollari.

Louboutin smise presto di studiare, a 16 anni lavorò per la compagnia delle Folies Bergère e qui, attaccando bottoni e cucendo piume, iniziò a disegnare delle personalissime e fantasiose scarpe per le showgirl. Quindi passò a occuparsi di design di giardini e finalmente tornò alle calzature lanciando il suo marchio.

Recentemente ha avuto una disputa legale contro Yves Saint Laurent, che a suo dire avrebbe copiato la sua suola rossa per alcune scarpe, chiedendo un risarcimento di un milione di dollari e la sospensione immediata della produzione e della vendita degli accessori contestati. La casa rivale ha ribadito che “le suole rosse sono un ornamento comune nel design di scarpe fin dai tempi di Luigi XIV, nel 1600. Non solo: anche il personaggio di Dorothy nel film Il mago di Oz è inquadrata mentre ne porta un paio”. Siamo in ansiosa attesa della sentenza.

Tornando alla mostra di Londra, viene messo in luce il tocco artistico e teatrale delle scarpe che ha creato: eleganti, sofisticate, ma anche sportive. Alcune, come lui stesso ha ammesso, importabili.

I visitatori avranno anche la possibilità di seguire il processo di realizzazione delle sue scarpe, passo dopo passo, dal bozzetto iniziale, al primo prototipo, fino alla produzione in fabbrica.

Verrà anche illustrata l’influenza creativa che Louboutin ha avuto sui musical parigini e sul cinema.

La mostra si concluderà il 9 luglio. Di seguito alcune delle sue folli creazioni. Divertitevi.

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L’Oscar alla migliore attrice negli ultimi 30 anni

La notte scorsa sono stati assegnati gli Oscar. In questo post, un po’ cinefilo e un po’ frivolo, vi riproponiamo le vincitrici come migliore attrice protagonista degli ultimi 30 anni ritratte immediatamente dopo la proclamazione. È un excursus tra storia del cinema e storia della moda e del buon gusto.

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I love shopping… però…

Adoro fare shopping! Sono una mani bucate! Comprare mi rende contenta. Non solo: le mie amiche sostengono che sia sufficiente la mia vicinanza per far spendere anche a loro un sacco di soldi. Quando abitavo a Milano e tornavo a Roma in vacanza, le mie sorelle mi dicevano che il loro conto in banca subiva un picco verso il basso per colpa mia!

Però non sono una che si accontenta. Spesso i commessi dei negozi mi fanno impazzire. A volte devo ammettere però  che sono io a far impazzire loro. Di solito con la preziosa collaborazione di Spicy. Ricordo ancora quando entrammo in un negozio di pelletteria cercando una pochette di quelle  da mettere dentro la borsa. Sapevamo esattamente cosa volevamo. La commessa ci fece vedere una pochette abbastanza ”idonea”  all’uso, disponibile in ben 3 misure diverse. Beh, noi siamo state capaci di risponderle che in realtà ci sarebbe servita “la misura intermedia” [!!!]. Non solo, uscendo, quasi per scusarmi, ho avuto il coraggio di aggiungere: “Sa, noi siamo incontentabili!” ma credo che non fosse necessario specificarlo!

Detesto i commessi che se chiedi uno stivale marrone, non avendolo ti propongono un mocassino viola.

Ma detesto ancora di più quelli che si limitano a dire “no, non ce lo abbiamo” senza proporti nient’altro. Spicy quando va a fare spese è capace di mettere a soqquadro tutto il negozio come faceva la Signora Luisa. Vi ricordate la Signora Luisa, quella della Settimana enigmistica? Quella che entrava in un negozio ordinatissimo, e alla fine della sessione di shopping il negozio sembrava un campo di battaglia, e noi lettori, in mezzo a tutto quel casino dovevamo capire “Cosa aveva comprato la Signora Luisa?”

Solo che sono più le volte che Spicy non compra niente, perché niente è “esattamente” come lo cercava. Poi, se per qualche strana congiunzione astrale decide invece di concludere qualche acquisto… allora i negozianti devono cominciare a preoccuparsi! Ha riportato al negozio dopo quasi due anni un paio di stivali perché l’elastico si era un po’ sbrindellato! Ha scritto alla casa produttrice di una macchinetta per il caffè lamentandosi che la valvola non si incastrava bene e che il cappuccino veniva poco schiumoso! Però fa bene! In entrambi i casi ha ottenuto quanto chiedeva. Anzi anche di più! Perché per errore le hanno spedito 2 macchinette del caffè nuove di zecca. E per gli stivali, un buono  di pari importo del loro prezzo. Certo, non riparametrato all’aumento del costo della vita, vabbè… però… Meglio di niente, no?

Ma a proposito di commessi terribili, l’ultimo episodio mi è successo proprio l’altro giorno, ed è il motivo per cui mi è venuto in mente di scrivere questo post.

Dovevo fare un regalo al figlio di un’amica per il suo compleanno ed entro in una libreria (eh, si! Sono un tipo un po’ all’antica!). Chiedo all’addetto ”L’amico ritrovato” di Fred Uhlman. Mi danno il libro e constato che il prezzo di copertina era un po’ basso. Per integrare chiedo gli altri due dello stesso autore. Mi consegnano un volumetto unico in cui erano pubblicati tutti e tre. Il prezzo di copertina ancora più basso. Occhei (questo non è certo colpa loro!): “Può consigliarmi lei un titolo per integrare il regalo? Il destinatario ha 15 anni”.

“Mah… Ce ne sono tanti!” [Macheddavero?]… ”Non so”… prosegue… “Qualcosa di Stevenson… L’isola del tesoro, La freccia nera, Delitto e castigo”… [Delitto e castigo??? Tanto ero convinta che scherzasse che sono scoppiata a ridere. Invece non scherzava affatto!]

Gli rispondo che non vorrei andare sui classici, perché a quell’età se non li ha letti è perché evidentemente non gli piace il genere.

A quel punto mando nel panico non uno, ma tutti i commessi presenti, che cominciano a lanciarsi in consigli letterari da una parte all’altra del negozio: Mi sentivo un maghetto di Hogwarts capitato nel bel mezzo di una battaglia di incantesimi che sfrecciavano da tutte le parti: “Huckleberry Finn”! “Le avventure di Tom Sawyer”! “Ventimila leghe sotto i mari”! “I tre moschettieri”! Ehm… pensavo di averlo detto… forse mi sono sbagliata, ma preferisco non andare sui classici!

Allora Rodari!” Eh… Si! Sarebbe una bella idea, ma… ehm.. ha  15 anni! Poi la sua è una famiglia di lettori… Non c’è qualche novità editoriale per grandi che però sia adatta anche ai ragazzi? Un lampo attraversa gli occhi del commesso che mi suggerisce fiero fiero: “Ci sono delle riletture dei classici scritte da autori importanti!” [Aridaje coi classici! E perdipiù nemmeno originali, ma riscritti!] “E se li evitassimo proprio i classici?” A quel punto mi spremo io le meningi e chiedo “Qualcuno con cui correre” di Grossman. Non ce l’hanno! Mi porgono stremati (loro e io) “L’isola misteriosa” e “Io e te” di Ammaniti. Obtorto collo, stanca come dopo un’ora di palestra, opto per “Io e te”: a me non è piaciuto affatto, ma magari letto con gli occhi di un fanciullo… potrebbe anche sembrare interessante!

Speriamo bene!

Terzo anno in palestra: il ritorno della goffa ALicE

Erano due anni che andavo in palestra. Vi ricordate, ve ne avevo già parlato: della palestra, della fauna che la popola, e soprattutto di quanto fosse migliorata ALicE.
Ma tutte le storie belle finiscono, e quest’anno la nostra insegnante ha trovato un posto di lavoro migliore (dice lei!) e se ne è andata. Questo ha necessariamente coinciso con il ritorno in auge della Goffa ALicE. Già perché io ero migliorata molto nel fare una ginnastica “normale” ma i due nuovi istruttori che sono subentrati non fanno esattamente una ginnastica “normale”.

L'insegnante del giovedì

Quella del giovedì è una pazza scatenata. Mette un’orrenda velocissima musica a palla, di quella che ti penetra nel cervello, e via! Un’ora di esercizi senza mai rallentare nemmeno un attimo. In genere dopo il riscaldamento, si usa ridurre la velocità della musica e quindi degli esercizi. Lei no! Una stakanovista del fitness! Pur di non andare a prendere le chiavi dell’armadio degli attrezzi preferisce farci fare senza. Per non interrompere la lezione per recuperare il telecomando dell’aria condizionata ci fa fare la sauna.
A un certo punto temevo che ci facesse fare anche lo stretching, e addirittura il rilassamento finale a velocità stratosferica!
Pensate che una volta facendo un esercizio mi sono stirata il muscolo del polpaccio: beh, nonostante mi fossi tristemente e dolorosamente accasciata in terra, ha aspettato almeno 10 minuti prima di controllare se fossi ancora viva! E per di più l’ha fatto con un’aria anche un po’ alterata, perché avevo osato distoglierla dalla lezione. Tralasciamo poi il fatto che mi ha suggerito di fare “tantissimo stretching! Stressalo tantissimo! Tienilo in trazione per almeno 20 minuti!” – cosa che poi ho scoperto essere assolutamente controindicata in caso di stiramento!
Comunque lei sarà una matta, non sarà una cima, ma almeno le sto dietro. Ogni tanto mi fermo, ma non faccio figuracce.

L'insegnante del martedì

Cosa ben diversa accade invece con l’insegnante del martedì: lui è un sadico. Ha un codazzo di allieve “storiche” (femmine!) che lo seguono da anni, e che lo adorano (e che, aggiungo io, sono evidentemente abituate al tipo di lavoro che fa). All’inizio della lezione dobbiamo armarci di tutti gli strumenti di tortura possibili, immaginabili e disponibili: il bilanciere, i pesetti, l’elastico corto (per legare le caviglie!), l’elastico lungo (per braccia e addome) le cavigliere, lo step… Ci manca poco che non ci imponga la Gogna, il Cilicio  o la botte di ferro di Attilio Regolo!
Il peggio però non sono i suoi strumenti, ma le sue coreografie. Si perché io vado in palestra per tenere allenati i muscoli: gli altri evidentemente ci vanno per tenere allenato il loro cervello con la memorizzazione di centinaia  di inutili sequenze e di inefficaci passi diversi. E se poco poco li capisci, appena si accorge che ci riusciamo li cambia.
E soprattutto quando dice: “Adesso uniamo!” allora è finita e mi comincerei a dare le martellate sulle ovaie! Perché questa frase significa che ciascuno dei 100 esercizi incomprensibili, composto a sua volta da 100 incomprensibili passi, va ripetuto in serie. E che quindi dobbiamo ripetere le 100 serie diverse, ognuna composta da 100 passi diversi,  una di seguito all’altra. A quel punto l’unica chance che mi resta è far finta che mi scappi la pipì e andarmene.
L’unica consolazione è che stavolta non sono da sola. Stavolta noi ex allievi di V. ci distinguiamo per la nostra goffaggine! Perché ci fermiamo duemila volte con aria inizialmente divertita (ma solo per dimostrare che la prendiamo a ridere) ma poi emerge il nostro umore desolato fino a che alla fine siamo decisamente imbufaliti! Intanto perché non siamo riusciti a fare ginnastica, visto che abbiamo passato un’ora a gironzolare intorno allo step muovendo l’arto sbagliato al momento sbagliato, ma soprattutto per aver fatto per un’ora la figura dei deficienti sotto lo sguardo compiaciuto del Marchese De Sade!
E si che mi piaceva tanto andare a ginnastica! Ci avevo preso davvero gusto. Ora passo i primi 45 minuti a guardare l’orologio ogni attimo. E gli ultimi 15 a allungare dei muscoli che non hanno lavorato affatto!
E in tutto questo devo anche sopportare il Marito che segue questo insegnante da anni e che sostiene che la sua ginnastica sia divertente… Infatti si! Ogni volta mi ammazzo letteralmente dalle risate! Parola di ALicE!

Un logo fuori luogo

L’altro giorno in coda al semaforo ho notato un SUV fermo davanti a me. Si trattava di una Jeep e mi ha colpito la scritta del modello incisa sul parafango: COMPASS. O meglio non mi ha colpito il nome, ma il logo scelto dalla casa automobilistica. E l’ho fotografo col telefonino.
In realtà non potevo pensare che fosse proprio la fabbrica ad aver creato una simile scritta. Pensavo piuttosto che il proprietario fosse un fanatico neonazista che aveva trasformato la O di Compass in una croce celtica.
Andando a smanettare in rete invece ho scoperto intanto che è una polemica in auge dal 2008, e inoltre che questa apparente croce celtica è in realtà una bussola (compass in inglese significa questo) stilizzata.
Non che ci sia molto altro da aggiungere. Forse solo che io non riuscirei ad acquistare una macchina che come logo, sia pure incidentale, abbia un simbolo nazista.
E che forse la casa produttrice avrebbe dovuto guardare un po’ più in là del proprio naso prima di scegliersi un logo così fuori luogo.

E a proposito di SUV, quando in giro se ne vedevano ancora pochi, mio papà si divertiva a chiamarli camioncini, e mi piaceva molto questo modo che aveva di sbeffeggiarli. Un giorno un SUV si mette in doppia fila dietro la mia macchina, e io, non riuscendo a uscire, entro nella farmacia lì davanti e chiedo provocatoriamente ad alta voce:

“è di qualcuno un camioncino nero in doppia fila?”

Un signore si allontana dal bancone dicendo che in effetti era suo e che l’avrebbe spostato subito. Poi ci ripensa e un po’ scocciato, nel modo strascicato che solo i romani hanno, mi dice:

“camioncino ‘n cazzo: l’ho pagato 70 mijoni!”

Cappellai matti. Una mostra li celebra a Manhattan

Ho ricordi vaghi di quando, da bambina, andavo a matrimoni in cui le donne portavano con disinvoltura cappelli anche importanti ed estrosi che ai miei occhi le facevano sembrare dive di Hollywood. Nonna Lauretta come Greta Garbo. Eppure era così. I cappelli le rendevano eleganti, davano loro un tono e facevano emergere una femminilità altrimenti insospettata. Oggi sono poche le donne che li portano d’abitudine e nel nostro immaginario i cappelli sono ormai diventati solo ciliegie sull’abbigliamento di personaggi famosi o famosetti in occasioni speciali.

Ai tempi di mia madre chi realizzava cappelli era la modista, un’artigiana creativa che spesso era la protagonista di romanzi d’appendice, oggi chi li crea viene spesso considerato un artista. Non stupisce dunque che a Manhattan, presso il Bard Graduate Center, sia stata recentemente  inaugurata la mostra “Hats: An anthology by Stephen Jones” curata proprio da quest’ultimo.

Jones è un cappellaio in Londra dai primi anni Ottanta, ha disegnato modelli per numerose personalità, da Boy George alla principessa Diana, e ha collaborato con case di moda quali Balenciaga, Christian Dior, Marc Jacobs e Jean Paul Gaultier.

Sono esposti oltre 300 cappelli, 80 dei quali creazioni di Jones, che offrono ai visitatori una panoramica ad ampio raggio di come questo accessorio è stato interpretato nel tempo. Si va da una maschera egiziana di Anubis del 600 a.C. alle creazioni di Balenciaga degli anni Cinquanta. A questi si aggiungono i cappelli disegnati da Jones e dai suoi contemporanei.

Ci sono “pezzi” strabilianti, eleganti, eccessivi, estrosi, decisamente strani, ma sono tutti delle vere e proprie opere d’arte.

Guardate coi vostri occhi.

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Reggiseni sexy per madri in attesa

Le mie gravidanze sono state tanti anni fa. Ricordo che a contrastare la felicità per l’evento e le aspettative positive per la maternità c’era la  tristezza per il modo in cui ero costretta a conciarmi. Niente a che vedere coi vestiti allegri e fantasiosi che si vedono oggi indosso alle donne in attesa. Portavo camicioni senza forma né stile, mi coprivo più che vestirmi. E non era mica il paleozoico eh! Per non parlare della biancheria intima, in particolare del reggiseno che doveva far fronte anche a dimensioni, diciamo così, sempre più importanti. Se ne trovavano solo modelli semplici, lisci, seri, privi di abbellimenti e vezzosità, bianchi o color carne. Tutto qui. Una vera mortificazione della carne. La funzionalità e il sex appeal sembravano non poter essere compatibili. Mica vorrai pensare a quelle cose quando stai per diventare madre!

Oggi fortunatamente la situazione comincia a cambiare. Alcune aziende di nicchia statunitensi hanno iniziato a commercializzare modelli di reggiseno per la gravidanza e l’allattamento che ostentano pizzi, strass e colori vivaci, per esempio corallo e porpora, pur essendo realizzati in tessuti morbidi e confortevoli e dotati dei necessari gancetti per rispondere rapidamente ai bisogni dei bimbi affamati. L’obiettivo è celebrare la donna sexy che continua a esistere dentro qualunque madre amorevole. Ma anche, aggiungo io, far star bene con se stessa una donna che si vede allo specchio, giorno dopo giorno, sempre più grassa e informe e, teme, sempre meno desiderabile.

Di seguito un video in cui vengono spiegate in modo spiritoso e malizioso le virtù di questo tipo di reggiseno.

Un regalo di buon autunno

L’estate è ormai alle nostre spalle, i benefici delle vacanze, ammesso che ci siano state, sono già spariti. La prospettiva che ci si para davanti è il lunghissimo tunnel autunno-inverno-primavera. Non abbiamo neppure il miraggio di qualche ponte, ci toglieranno anche quelli, pare. E allora, per iniziare degnamente l’anno che ci aspetta fatevi un regalo e fatelo a chi vi vuol bene. E siamo qui, noi che abbiamo a cuore il vostro bene, a darvi dei consigli preziosi e originali.

Il vostro ragazzo è fissato coi giochini sull’ i-phone? Quando gli parlate annuisce facendo finta di seguirvi mentre in realtà è completamente assorbito da Angry Birds? Questo articolo è per voi, ragazze trascurate. Presentatevi davanti a lui con questo addosso e lui non sarà preso da altro che da voi.

Con tutto quello che vi aspetta, casa, figli, preparativi per la scuola, lavoro, vi sentite una superoina, ma nessuno ve lo riconosce? Queste parannanze sono per voi. Con queste addosso, quando sgobberete in cucina a testa bassa, alla fine di una pienissima giornata, nessuno potrà più ignorare quello che siete realmente.

Avete in programma di andare in sinagoga per le prossime festività ebraiche e sperate di incontrare lì una brava ragazza, di buona famiglia e che sappia cucinarvi lo stracotto buono come quello che faceva vostra madre? Avete timore che la vostra calvizie precoce non renda giustizia al vostro appeal? C’è qualcosa anche per voi: una kippà completa di capigliatura. Farete strage di ragazze.

Infine, un regalo da fare con le vostre mani al vostro ragazzo un po’ incolto in modo che possa dichiarare di fronte ai vostri amici, senza tema di smentite, di aver divorato un numero spropositato di libri in pochissimo tempo. Ovviamente sono libri di cioccolato. Qui potete imparare come prepararli.

Buon autunno a tutti noi. Ne abbiamo bisogno.

Alla faccia della privacy!

Vi sarà sicuramente capitato di trovarvi in un luogo pubblico e trovare un cartello con il quale si avvisano i clienti che “il locale è sottoposto a videosorveglianza”.
E certo! E’ doveroso! Non sia mai qualcuno venisse beccato con le dita nel naso, o in atteggiamenti equivoci, o, peggio ancora, nell’atto di commettere qualche reato!
Si tratta di tutela della privacy: sei sorvegliato, ma avvisato!
E però. Come vi comportereste se questo cartello lo trovaste affisso… in un bagno pubblico?
E’ quello che è successo a me nel bagno di un bar, sul corso di Orbetello.
Certo, sarà stata sicuramente una burla a opera di uno zuzzurellone, ma vi assicuro che, con le mutande calate e i quadricipiti irriggiditi dallo sforzo di non appoggiarsi al water, quel cartello ha reso particolarmente difficile la mia minzione.
Ovviamente, subito dopo ho mandato Spicy, reporter d’assalto, a mingere anch’ella e a documentare per voi l’insolita ubicazione del cartello.

Le avventure di ALicE: una new entry in palestra

Chissà come mai il Marito adesso viene in palestra anche il martedì (oltre al lunedì, giovedì e sabato) invece di andare ad allenarsi allo stadio con i suoi compagni di maratona?

E come mai durante gli esercizi a terra siamo tutti girati verso destra, mentre lui è l’unico a essere girato verso sinistra?

E ancora: come mai prende sempre posto in fondo lontano lontano da me? E infine perché quando va via il suo posto è sempre sporco (perdonatemi) di  bavetta?

La risposta è facile facile. C’è una new entry in palestra. Si tratta della Bomba Sexy: giovane (25 anni); secca secca, senza un filo di pancia (la quale in ogni caso, per non sbagliare è sempre rigorosamente scoperta); e soprattutto ha un seno enorme, innaturalmente sodo e alto e, lasciatemelo dire, senza invidia, sproporzionato.
In due parole: una stronza.

Come faccio a saper che il seno è rifatto? Per 3 fattori:
1) lo ostenta attraverso una micro canotta (se fosse così grosso naturale se ne vergognerebbe: lo so per esperienza personalissima!)
2) se le si desse una schicchera sulla schiena la Bomba Sexy cadrebbe inesorabilmente in avanti… e la natura non è matrigna!
3) tutti i medici consigliano per le attività fisiche, qualunque sia la dimensione del seno, l’uso di un reggiseno sportivo… non certo di un reggiseno dotato di spalline inesistenti dalle quali il seno peraltro strabocca.

Costei, oltretutto si aggira per la palestra portando avanti quel seno come fosse un trofeo. Alla fine della lezione tutti i maschi presenti (il Marito per primo) devono andare a riprendersi i bulbi oculari finiti tra le tette della Bomba Sexy.
L’ultima volta durante la lezione di Aero box mi sono anche fatta male alla mano per colpa della Stronza: l’insegnante infatti nel farci fare gli esercizi al sacco, pur raccomandandoci di far piano per non farci male alle mani, visto che non avevamo la protezione, ci spronava facendoci immaginare che invece del sacco, davanti a noi ci fosse una persona che ci stava decisamente sugli zebedei. Indovinate chi avevo davanti, io?
Il risultato? Una grossa escoriazione sulle nocche della mano destra.
Che gancio, ALicE!