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Insetti 2

Christopher Marley: insect art

#1 Machiavelli

Una sera d’estate, nella terrazza della casa al mare, Laura, io, nostra madre e una sua Amica (Amica di famiglia) stavamo facendo una partita a carte a Machiavelli.

Per chi non lo conoscesse è una specie di Scala 40 un po’ più complicato e più interessante.

Improvvisamente, come capita sovente d’estate, sentiamo un ronzio; così forte però che più che a un insetto ci fece pensare a un elicottero. E poi: SBANG! L’insetto, che poi non ci eravamo sbagliate troppo, era un grosso coleottero schifoso, è atterrato rovinosamente sul nostro tavolo da gioco.

Noi, grandi odiatrici della Natura, siamo subito schizzate in piedi per proteggerci dal pernicioso attacco. Ma la Natura la odiamo talmente tanto che ci faceva schifo anche allontanare l’insettone con uno straccio. Proprio non volevamo avere alcun contatto con lui.

Non sapendo cosa fare, e soprattutto, non volendo rientrare in casa per il gran caldo, non abbiamo trovato nulla di meglio che… intrappolarlo sotto un bicchiere. Almeno non poteva nuocere.

E così, questo compagno di gioco improvvisato è stato ribattezzato immediatamente Machiavelli. Certo era un po’ inquietante che ci guardasse in cagnesco dall’interno del bicchiere. E ancora più inquietanti erano i suoi ronzii minacciosi.

In ogni caso, si tranquillizzino gli animalisti, alla fine della partita ha riconquistato la sua libertà.

#5 Quantità o qualità?

Un giorno di novembre di almeno 18 anni fa,  il Marito e io, che allora abitavamo a Milano, siamo andati in Piemonte a raccogliere castagne.

Mentre io cercavo quelle più belle, più sane e più grandi, il Marito accaparrava tutto: grandi, piccole, belle e brutte. Siamo tornati a casa con 14 kg di bottino: obiettivo: marmellata di castagne!

A casa abbiamo preso l’allora cestone della biancheria, e foderatolo con un grande canovaccio, ci abbiamo messo il nostro tesoro, lasciandolo nella stanza (quella che poi, dopo 2-3 anni, sarebbe stata del nostro primo Figlio).

Andiamo a dormire, la mattina andiamo in ufficio, e al mio ritorno a casa vedo sul pavimento un vermetto bianco e marrone. Nemmeno tanto piccolo: diciamo 1.5 cm di lunghezza per 3 mm di diametro (vi piace la mia precisione?)

Come accennavo sopra, io odio la natura: per me il mare non dovrebbe avere pesci, il cielo non dovrebbe essere popolato da insetti, e i prati dovrebbero essere di erba artificiale senza grilli, cavallette, o vermi. Mi prenderete per matta, ma una fobia è una fobia!

Insomma davanti a questo vermetto, per voi insignificante, cercavo di darmi un tono: armata di un foglio di carta con cui catturarlo mi dicevo “dai che ce la fai” “forza, su, è più piccolo di te!” Ma non serviva a niente! Non ce l’ho fatta, e l’unica soluzione almeno provvisoria in attesa che il Marito tornasse a casa (tardi, perché dopo il lavoro era impegnato per cena) era coprire il vermetto con un bicchiere e tenerlo lì, in modo che non potesse “nuocere” .

Beh! Dopo pochi minuti sparso per il pavimento di tutta casa, c’era un servizio di bicchieri da 36! Comincio a piangere dal nervoso! A casa sola con quelle bestie feroci! E poi tante!!!! In lacrime chiamo mia madre. So che a 600 km di distanza non avrebbe potuto fare molto per aiutarmi, ma almeno due parole di incoraggiamento materno potevano bastare a calmarmi un po’! Invece dall’altra parte del filo, sento lei che ride e che mi dice: “Scusa, sto guardando Hunter! Ti posso richiamare più tardi?” Sconsolata riaggancio e niente affatto calmata, mi dirigo in lacrime verso il piano di sopra dove so che abitava una signora di una settantina d’anni, con la quale più che buongiorno e buonasera non ci eravamo mai dette.

Salgo le due rampe di scale che ci dividevano e suono il campanello. Vedendomi in lacrime dapprima si allarma un po’. Poi spiegata la questione mi dice: “Stai tranquilla, scendo io ad aiutarti. Ma ti spiace se vengo tra un po’? Sto finendo di vedere un telefilm!”

Maledetto Hunter! Ma quanti telespettatori avrà?

Comunque un po’ rincuorata aspetto la signora Carla in casa, in un angolo lontano dalla stanza maledetta e quando lei finalmente arriva, con un coraggio invidiabile e sprezzante del pericolo mi fa fuori tutti i vermi, dentro e fuori i bicchieri! Mi porta la cesta fuori in terrazzino e così, placata ceno e vado a dormire.

Come è finita? L’indomani, verso le 17.30, quando il Marito torna dal lavoro lo metto in balcone con i 14 kg di castagne, una pentola di acqua fredda, un’abat-jour per illuminare il piano di lavoro, e rinchiuso fuori lo costringo a selezionare il frutto della sua raccolta: le castagne galleggianti al secchio, quelle che affondano in acqua a mantenersi.

Il giorno dopo però sul desco, una marmellata di marroni stratosferica aspettava ansiosa le nostre fette di pane!

Le avventure di ALicE: risate a gambe strette

Il post della scorsa settimana, quello sulla Vescica piena e deterioramento cognitivo, mi ha riportato alla mente un episodio risalente a qualche tempo fa. La mia dottoressa, per aiutarmi nella dieta, mi aveva prescritto delle gocce drenanti, che, messe in due bicchieroni d’acqua, la mattina a digiuno, mi avrebbero fatto perdere delle belle quantità di liquido. Già due bicchieroni d’acqua, per me che non sono abituata a bere, e soprattutto per la mia debole vescica, sarebbero stati fatali. Immaginatevi poi l’averci aggiunto 40 gocce drenanti! Perdipiù la furba ALicE quando ha pensato di iniziare la cura? Lei che oltretutto non riesce a tenersi la pipì neanche 5 minuti? Il primo giorno in cui a portare i bambini a scuola ci avrebbe pensato lei prima di andare in ufficio. Quindi senza pensare che il tragitto in macchina sarebbe durato 1 ora invece che la solita mezz’ora.

Insomma, parto da casa e arrivo a scuola dei bambini ancora in buono stato. Proseguo per il lavoro e, appena imboccata la Cristoforo Colombo, già sento la lontana eco di uno stimolino, a disturbarmi il viaggio. Ma proseguo senza pensarci. Non troppo  almeno. Ma ti pare facile? Se ti imponi di non pensare a una cosa è proprio il momento che ci pensi. Intensamente. Però viaggio sulla corsia centrale, e immettersi sul controviale per cercare un bar la vedo difficile. Poi, la macchina, col traffico della mattina non avrei certo potuto mollarla in doppia fila! Dai, ce la posso fare. La pipì cominciava a premere. Cerco di arrivare in viale dell’Umanesimo. Lì sicuramente un bar l’avrei trovato.

Nulla! Non un bar, non un altro esercizio aperto a cui chiedere un bagno. Il deserto. Ho cominciato a sudare e a guardarmi intorno alla ricerca di qualcosa dove potermi liberare… Una busta… una scatola… Un WC portatile… Niente di tutto questo. Sul sedile di dietro c’era un pallone. Si potrebbe spaccare a metà e io potrei fare pipì nella semisfera… ma come tagliarlo? Oppure nel portabagagli c’è il frigorifero portatile… Quasi quasi potrei usare quello. Magnifica idea. Si ma come ci arrivo? Intanto, giunta ormai su via Laurentina comincio ad abbassarmi i collant. Non fate pensieri vastasi, perché vi assicuro che di erotico non c’era davvero nulla! Il difficile era accostare, catapultarsi nel bagagliaio da dentro il veicolo, e espletare le mie funzioni alla mercè… dei 200 automobilisti in coda al semaforo che procedevano a passo d’uomo, quindi perfettamente in grado di godersi lo spettacolo dal vivo. Nulla. Dovevo rinunciare anche al frigorifero… Ma una speranza c’era: l’infinito semaforo era miracolosamente diventato verde e la mia fila procedeva. Ce la potevo fare. Attaccata al clacson come se avessi un moribondo in macchina, e guidando con le gambe accavallate per mettere un “tappo fisico” al mio apparato urogenitale (non sapete che casino coi pedali!!!) giro finalmente per la via dove è ubicato il mio ufficio. Parcheggio. Il problema a quel punto era scendere perché qualunque movimento muscolare, sia pure del viso, mi avrebbe provocato il cosiddetto fenomeno di enuresi. Immaginatevi cosa sarebbe successo camminando. Ero prigioniera della mia automobile. Mi faccio forza e così, con i collant ormai abbassati (non potevo certo perdere tempo a ritirarmeli su) scendo dalla macchina. Ero lì lì per cedere. Non so come, barcollando, a gambe strette imbocco il cancello. Decine di persone in attesa di entrare nello stabile mi guardavano esterrefatte! Di sicuro mi avranno presa per una pazza ubriaca o drogata!

Entro anche nel portone. Il mio ufficio era al secondo piano: non avrei potuto resistere un minuto di più. Con la vescica ormai in fiamme vedo la signora delle pulizie in un ufficio. Le urlo: “DOV’È UN BAGNO??????”

Lei mi guarda basita e anche un poco impaurita (non voglio immaginare quali potessero essere i suoi pensieri) e biascica qualcosa tipo è un ufficio privato… Non si potrebbe… Al che, con la pipì ormai incanalata per l’uretra, le sbraito come un animale “MI SENTO MALEEEE!!!! HO BISOGNO DI UN BAGNO!!!!!” A quel punto la tapina mi indica tremebonda una porta e… non potete nemmeno immaginare il sollievo provato liberandomi! Una delle sensazioni più belle e piacevoli!

E la signora? Da quel momento, appena mi vede entrare nel palazzo, mi saluta calorosamente. Non so giudicare se lo fa con timore quasi reverenziale… o come una cara amica che ha condiviso con me un’esperienza emozionante… e un po’ segreta!

Alla luce di questo episodio, e del post sugli scienziati paciocconi, non saprei dire se costoro abbiano torto o no! Di fatto io, con la pipì che ormai mi aveva annegato il cervello, non sono riuscita a trovare un modo intelligente per liberare la mia vescica senza rimetterci nell’immagine.

Poste Italiane

Pensavo di averle viste tutte. Oddio se non tutte almeno molte, ma quello che mi è capitato ieri mi ha lasciato basita (e anche un tantinello amareggiata).

Dovete sapere che Lea e io siamo amiche da quasi 30 anni. Ma amiche amiche! Di quelle proprio “sorelle”! I 700 km tra lei e me ci separano solo dal punto di vista fisico, ma i nostri cuori sono sempre vicini: visite poche e sporadiche ma telefonate-fiume molto molto frequenti. I nostri compleanni non passano mai inosservati, anche se i nostri regali raramente arrivano puntuali: un po’ per il tempo necessario per trovare il dono giusto; un po’ perché spesso approfittiamo di amici e parenti che fanno la spola Roma-Milano a cui affidare i pacchetti. Altrimenti in mancanza ci affidiamo alle Poste Italiane!

A proposito di Poste, proprio ieri mi vedo consegnare dal portiere un piccolo pacco postale: una busta marrone, di quelle imbottite con la carta a bolle, con il mio nome e indirizzo scritto con l’inconfondibile scrittura familiare dell’Amica Mia.

Smetto di fare quello che stavo facendo e mi prendo del tempo per aprire la busta. È un rito che non ho voglia di celebrare di fretta, ma al contrario mi piace gustarmelo con calma, in pace.

Lea e io abbiamo tra l’altro l’abitudine di “scherzare” sui nostri regali: per un periodo mettevamo nel pacco dei finti scontrini fiscali con uno zero in più a dimostrazione che avevamo speso davvero tanto! Ovviamente nella speranza che per il nostro di compleanno avremmo ricevuto qualcosa di altrettanto prezioso e costoso. Il tutto solo per giocare naturalmente!

Tornando a ieri mi accingo col cuore contento ad aprire il mio regalo tanto tardivo (compio gli anni a ottobre) quanto inaspettato. Apro la busta… ma al suo interno mi sembra di scorgere solo un’altra bustina. Mah! Vabbè che è burlona, ma mi avrà mandato dei soldi? Oppure un buono per qualcosa? Apro la bustina e dentro non c’erano né banconote né buoni regalo di altro tipo. Solo un biglietto di auguri.

Prima di riportarvi il testo però devo fare un’altra digressione: Lea e io stiamo facendo la dieta insieme, con pesata settimanale via sms. Il biglietto recitava così:

Milano, quasi 21 ottobre 2011

Cara la mia amichetta, ti mando questo puntuale dono affinché tu lo indossa quando ti pesi e io possi avere la certezza che tu pesa sempre più di me!

Con tanti baci e tanti tanti auguri.

Lea

Va detto che anche quello di usare dei congiuntivi assurdi è un nostro piccolo scherzo (per il quale la gente peraltro ci prende per matte!)

Insomma il regalo doveva esserci! Specialmente stando al testo del messaggio! E se ho interpretato correttamente le parole dell’Amica Mia, doveva essere anche qualcosa di pesante! Peccato però che nel viaggio da Milano a Roma, la “pesantezza” della busta abbia indotto in tentazione qualche impiegato delle poste trasformando l’uomo (o la donna) in un in ladro!

Ecco io a costui o costei che mi ha fatto rimanere di merda di fronte a un biglietto orfano del suo (mio) regalo avrei dei… cari auguri da fare: sono delle frasi d’autore tratte dalla letteratura Yiddish:

Sale sui tuoi occhi! Pepe dentro il naso!

Che  tu possa vivere fino alla fine dei tuoi giorni come un candelabro! Appeso tutto il giorno, e in fiamme tutta la notte.

Possano crescerti cipolle nell’ombelico.

Possano le pulci di mille cammelli infestare le tue ascelle.

Che tu possa crescere come una cipolla con la testa sotto terra.

Possa tua moglie essere una megera che somiglia a sua madre e possiate vivere tutti e tre in una casa di una sola stanza.

Ecco fatto!

Insetti

# 1 Moscerini “Anonimi”

Una ventina di anni fa ero a cena con un amico in un ristorante del centro. I tavoli erano rivestiti da maioliche bianche, e non avevano la tovaglia. Una goccia di vino cade e resta li, tutta bella gonfia sulla ceramica impermeabile. Arriva un moscerino e… SPLASH! Si tuffa (o cade) a capofitto nella pozzanghera rossa. Il mio amico e io osserviamo la scena divertiti. I nostri vicini di tavolo non capiscono il motivo per cui siamo tanto interessati a guardare il tavolo ridendo. Il nostro moscerino, una volta uscito a fatica dalla goccia di vino ha cominciato a camminare a zig zag sulle zampette incerte; poi ha preso a fare una specie di capriole all’indietro. Di volare non se ne parlava neanche. Noi continuavamo a ridere guardando il nulla, finché non si avvicinò il proprietario del locale incuriosito a chiederci cosa ci fosse tanto da ridere sul suo tavolo. A quel punto il piccolo insetto ubriaco è diventato la mascotte del ristorante, e il mio amico e io, presunti matti, siamo stati riabilitati agli occhi degli avventori.

# 2 Manicure 

Qualche anno fa ero al mare, nella terrazza di casa nostra, tutta intenta a passarmi lo smalto alle unghie, mia insana passione da sempre. Improvvisamente arriva una zanzara che si posa sul mio mignolo pittato di fresco… e si incastra!

Poveraccia… Non riusciva più a volare. Provava a prendere quota ma le zampine erano  inesorabilmente attaccate alla mia unghia. Era evidente, povera bestia, lo sforzo che faceva per alzarsi, ma non serviva a niente. Il mio smalto era più forte delle sue ali.

Non sapevo cosa fare per liberarla. Sarà pure stata una zanzara, ma non poteva finire così, a morire di fame e sete prigioniera di un’unghia smaltata. Eppoi non sarebbe stato nemmeno tanto elegante da parte mia andare in giro con l’inclusione nello smalto: neanche fosse ambra! E comunque molto meglio per lei una manata che la spiaccicasse sul muro: una morte decisamente più onorevole.

Così cercavo un modo per salvarla. Non mi è venuto altro in mente che provare a liberarla tirandole le zampette con una pinzetta (di quelle da sopracciglia, per capirci). Nulla è servito. Le sue zampette non erano così forti come pensavo e la tapina è rimasta inesorabilmente schiacciata tra le chele metalliche della mia pinzetta. E così, una passata di acetone e via! Non ci si pensi più.

# 3 Riscatto

Qualche giorno fa ho preparato le meringhe. Con la sac a poche ho disposto sulla teglia del forno tante piccole spumine bianche pronte da infornare. A un certo punto l’occhio mi va su un puntino nero e tremolante sulla cima una di queste. Mi avvicino, mi tolgo, ahimé, gli occhiali e vedo che il puntino era un piccolissimo moscerino incastrato nell’impasto denso di una delle meringhe. Anche lui come la collega zanzara di prima non riusciva a liberarsi. Ancora più piccolo di lei, non poteva proprio volare. Gli si sollevava solo la parte superiore del corpo, le zampine si allungavano, ma niente: rimanevano inchiodate alla dolce prigione di albume e zucchero.

Però non poteva finire male come la sua collega: non me lo sarei perdonato! Dovevo riscattarmi! Allora con un coltello ho tagliato l’estremità della meringa e a quel punto il Figlio piccolo mi ha suggerito di… metterla sotto il rubinetto. Sì, così si sarebbe salvata dalle sabbie mobili e sarebbe morta annegata in un’alluvione! Però l’idea di fondo era buona: allora con una mano bagnata ho cominciato a lasciar cadere sulle sue zampe delle gocce d’acqua che hanno cominciato a inumidire e quindi a sciogliere il composto melmoso. Alla fine, un po’ zuppo, ma spero felice, il piccolo moscerino se ne è volato via libero e bello nella felicità familiare.

Chissà quale sarà stata la sua percezione: lo sapranno gli insetti di abitare in un mondo popolato da bipedi giganti o ci percepiscono come parte del paesaggio? Avrà capito che è stato salvato da un essere vivente, o penserà di essersela semplicemente cavata? Chissà se avrà ringraziato la buona sorte, o quella bella gigantesca pasticcera, sua coinquilina! Chi può dirlo?

Tra il pubblico di Servizio Pubblico

Giovedì scorso sono andata ad assistere tra il pubblico alla trasmissione di Michele Santoro “Servizio Pubblico”.

Perché mai? vi chiederete. Cosa avevo da espiare? Con cosa mi ero drogata?

E’ successo in realtà che alcuni colleghi di ufficio mi avevano chiesto di partecipare alla trasmissione dove si sarebbe parlato anche della questione Vodafone.

E così, ALicE, che non si tira mai indietro, indossata la maglia rossa d’ordinanza (rosso Vodafone, naturalmente!), dopo essere passata a casa della mamma per farsi prestare un golf rosso, che solo con la T-shirt si gelava, alle 18.15 (ricordatevi quest’orario come inizio della tregenda) si incammina verso gli studi di cinecittà per assistere insieme a una ventina di colleghi, anche loro in maglia rossa, alla diretta di una trasmissione che non aveva mai visto e della quale detestava il presentatore, Michele Santoro, e il vignettista ufficiale, Vauro, che non risparmia mai frecciate velenose contro Israele.

Alle 19.00 arriviamo a Cinecittà. Lì avrei già dovuto capire la mala parata e andarmene: la mia amica sindacalista, infatti, mi avvisa che noi non eravamo “in programma”: semplicemente la redazione era stata avvisata della nostra presenza in maglia rossa (UUUUHHHH!!! PAURA, EH?), ma non ci avevano assicurato nulla in merito alla possibilità di intervenire. Non so perché, ma decido di restare. Ci mettiamo in fila per farci accreditare e firmare le liberatorie di legge, ed entriamo nella città del cinema. Che tristezza! In altri paesi (ma anche in altre città italiane, vedi Torino, per esempio) nell’ottica di una riqualificazione industriale, ne avrebbero fatto un gioiellino da mostrare al pubblico, magari (magari) guadagnandoci anche. Qui invece hai la sensazione di un vero mondo scomparso. Ma queste riflessioni meritano un post a parte.

Sono le 19.30 e siamo in coda fuori dal teatro 3, quello da dove andrà in onda la trasmissione. Alziamo gli occhi al cielo, senza nessun intento religioso o divinatorio, ma solo per tenere d’occhio il meteo, e infatti notiamo nuvole grigie e minacciose che non lasciano presagire nulla di buono.

Neanche a dirlo, dopo pochi minuti comincia a piovere. Ma il teatro non apre. Restiamo stipati sotto una tettoia in 300/400 persone, non so quantificare con precisione,  con gente che si ingozzava un tramezzino al volo e la maggior parte che fumava… tanto eravamo all’aperto! Io, naturalmente, né l’uno, né l’altro.

Intanto il teatro 3 non accennava ad aprire.

Alle 20.00, finalmente, con una parte degli astanti già abbondantemente bagnata, entriamo. Ci accoglie un corridoio dalle pareti sporche e scrostate, illuminato malamente da una tristissima luce al neon.

Ci chiedono di lasciare le borse al guardaroba. Così, in fretta, mi ficco in tasca chiavi di casa, carte di credito, telefono e un taccuino (non si sa mai) e ci mettiamo in fila al guardaroba. Poi, altra fila, altro giro, altro regalo, pazientemente aspettiamo il nostro turno per entrare nel teatro vero e proprio e prendere posto. Un energumeno tatuato regola il flusso del pubblico facendo entrare poche persone alla volta e assegnando loro i posti. Noi abbiamo chiesto (almeno quello) di essere seduti vicini. Sapete la risposta? Eh no! Fareste troppo macchia, così tutti rossi! Ma come??? Ci siamo vestiti così apposta! E così qualcuno si è infilato la felpa, qualcun altro la giacca e abbiamo ottenuto di essere divisi in due gruppi. Alla faccia della maglietta rossa, che non c’è colore che mi stia peggio addosso.

La riflessione che mi si è subito fatta strada rispetto al trattamento ricevuto, è che il pubblico veniva trattato come se fosse pagato. Come se fosse lì per lavorare. Anzi peggio: per chi lavora c’è (o dovrebbe esserci) più rispetto! Noi sembravamo oggetti da arredamento da tenere un po’ al freddo e alle intemperie, per poi farli entrare e metterli a sedere a casaccio.

Ma loro, del pubblico in sala hanno bisogno eccome! Pensate il mattatore Santoro che parla davanti a una telecamera e ai pochi politici invitati. Lui ha bisogno della folla come il pane! E a proposito di pane, il mio stomaco (vuoto dall’ora di pranzo) cominciava a borbottare.

Intanto, durante le numerose file, abbiamo cominciato a guardare sugli smartphone il programma della serata: il tema era “Spazzare via tutto” e si sarebbe parlato di antipolitica. Era prevista: un’intervista a Beppe Grillo; il collegamento con Francesco Speroni (europarlamentare della Lega); mentre in studio sarebbero stati ospiti il sindaco di Firenze, Matteo Renzi,  Norma Rangeri, direttore del Manifesto, e Stefano Cappellini, del Messaggero.

Alle 21.05 finalmente entra Santoro sule note di Va pensiero! E rendetevi conto che a quel punto avevo già perso quasi 3 ore del mio tempo!

Un servizio via l’altro; la bufera sulla Lega; ricostruzioni con i disegni sulle intercettazioni telefoniche, alternate a interviste a vari politici, collaboratori e faccendieri leghisti; gli interventi di Rizzo e Stella, (quelli, sì, abbastanza interessanti); anche Cappellini ha detto delle cose sensate; mentre Renzi, che già non mi piaceva prima, ha confermato che la prima opinione è quella giusta: demagogo, populista, un po’ subdolo (quanto ci ha tenuto a dire che lui, del PD, ha messo in nonsoquale posizione che ha a che fare coi parcheggi di Firenze, uno di Forza Italia! Ma va? Veramente? Non lo avremmo mai immaginato! Specie dopo che sei andato a cena ad Arcore! Che vergogna!) Speroni invece dava il meglio di sé nei fuori onda, dove sbadigliava a bocca spalancata (non visto in TV) e si stropicciava gli occhi con la palpebra che gli calava. Ma come dargli torto? Mi si chiudevano letteralmente gli occhi anche a me, dalla noia e dal continuo parlarsi addosso! Da casa non avrei visto nemmeno 10 minuti di trasmissione: neanche pagata! Avevo davanti un orologio digitale con l’ora… sembrava non si muovesse. Il tempo si era fermato. A tratti temevo che la cameraman ambulante mi riprendesse (cioè in tutti i sensi: che mi rimproverasse o che mandasse il mio sonno in diretta TV). Per tenermi sveglia ho finito il mio pacchetto di gomme: una appresso all’altra, perché appena andava via il sapore della menta dovevo subito mangiarne un’altra per non rischiare di assopirmi.

Il castigo divino è finito a mezzanotte e mezza, senza ovviamente che la questione Vodafone sia stata non dico trattata, ma almeno nominata da nessuno. E oltretutto il programma si è concluso con l’immancabile frecciata di Vauro diretta a Israele! Accanto a me c’era un troglodita che si ammazzava dalle risate a sentire le sue invettive antisemite… pardon: antisioniste!

Una volta liberi però la frase più bella l’ha detta una mia collega, una ragazzetta verace verace di 25 anni, che con la faccia atterrita e la voce spenta ha detto: “Questo si chiama sequestro di persona!”

Parole sante!

Il ruggito di ALicE: indulgenza amorosa

… Questa volta non ho scuse! Non solo perché il mio bersaglio preferito quando chiamo il Ruggito del Coniglio è sempre lui: il Marito! Stavolta anche l’aneddoto che ho raccontato (ovviamente in diretta nazionale, sennò che gusto c’è?) non è esattamente edificante per me.

Insomma: non mi sono comportata bene con il Marito. Almeno in quell’occasione. Certo: è una storia di 25 anni fa… però lo ammetto: non ho scusanti.

Adesso non andate a pensare a chissà cosa! Ho sbagliato! Capita a tutti! E se tornassi indietro, vi giuro che…. LO RIFAREI!

E però, come non approfittare del Ruggito del Coniglio, andato in onda il 14 febbraio scorso, il giorno di San Valentino? Presta e Dose  parlavano di indulgenza amorosa. Ovvero di cosa dovevamo farci perdonare dal nostro compagno/a. Come poter resistere alla tentazione di sputtanarmi ancora una volta davanti all’Italia intera?

Giammai! E così eccovi la telefonata andata in onda.

P.S. E mi raccomando! Acqua in bocca! Soprattutto col Marito!

Il ruggito di ALicE: divieti assurdi

Hip Hip Hurrà! Finalmente ce l’ho fatta!

Sono di nuovo rientrata nella cricca del Ruggito del Coniglio! Dopo tanto tempo di astinenza qualche giorno fa ho chiamato e ho raccontato il mio aneddoto alla redazione; trascorso qualche minuto mi hanno richiamato e così ho potuto raccontare in diretta nazionale quest’altra cazzata.

E stavolta chi poteva riguardare, se non il Marito? Occhei, posso anche sembrare un po’ bastarda, ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze: il Marito e io ascoltiamo i conigli dalla macchina, mentre andiamo a lavoro.  Appena Presta e Dose lanciano il tema del giorno, lui è il primo che mette in moto il cervello e suggerisce gli aneddoti da raccontare. Quindi, diciamo pure che se le cerca!

Questa volta però non è andata così, perché eravamo in ritardo e il tutto si è consumato mentre io aspettavo in macchina che lui accompagnasse i bambini all’ingresso della scuola. Sono stata Speedy Gonzales. Un fulmine!

Si parlava di divieti assurdi. E allora come non raccontare di un divieto incredibile che proprio il Marito impone a tutta la famiglia?

Lui è mezzo danese. Non che sia vissuto in Danimarca, ma avrà qualche cosa di strano nel DNA, perché va in giro per casa tutto l’anno, in pantaloni corti, maglietta a mezze maniche e sandali (senza calzini). Noi, al contrario siamo in tuta di pile, calzettoni e scarpe di lana cotta. Non solo. Ci impone anche di tenere spenti i termosifoni e, quando ci riesce, anche le finestre aperte. Noi non possiamo usare un normale piumino matrimoniale come tutti i comuni mortali, no! Io sono costretta a dormire con 2 piumini singoli (danesi ovviamente!) sul letto matrimoniale (Eh! In Danimarca si usa così!) perché così lui può tirarsi giù il suo e dormire scoperto senza disturbarmi! Non mi piace ma a questo mi ci sono abituata, in fondo è comodo.

Quando la sera gli capita di uscire senza di me, i bambini zitti zitti corrono ad accendere tutti i termosifoni di casa. Io ho comprato borse dell’acqua calda per tutti e scalda letto elettrico (quello solo per me!). D’altra parte bisogna pur sopravvivere!

Pensate che visto che noi accendiamo davvero poco i termosifoni (cioè di nascosto, e sempre che non ci becchi) il Marito si era stufato di pagare il riscaldamento condominiale centralizzato. Non immaginate neanche che battaglia ha portato avanti per cambiare tipo di riscaldamento e passare ai contabilizzatori individuali di calore! Si è inimicato tutto il condominio. Cercava di fare lobbying chiamando separatamente ogni condomino (siamo 36!) per assicurarsi se non la delega, almeno il voto favorevole. Alla fine l’ha avuta vinta e abbiamo adottato i contatori. Viviamo in un surgelatore, ma sapete che soddisfazione?

I love shopping… però…

Adoro fare shopping! Sono una mani bucate! Comprare mi rende contenta. Non solo: le mie amiche sostengono che sia sufficiente la mia vicinanza per far spendere anche a loro un sacco di soldi. Quando abitavo a Milano e tornavo a Roma in vacanza, le mie sorelle mi dicevano che il loro conto in banca subiva un picco verso il basso per colpa mia!

Però non sono una che si accontenta. Spesso i commessi dei negozi mi fanno impazzire. A volte devo ammettere però  che sono io a far impazzire loro. Di solito con la preziosa collaborazione di Spicy. Ricordo ancora quando entrammo in un negozio di pelletteria cercando una pochette di quelle  da mettere dentro la borsa. Sapevamo esattamente cosa volevamo. La commessa ci fece vedere una pochette abbastanza ”idonea”  all’uso, disponibile in ben 3 misure diverse. Beh, noi siamo state capaci di risponderle che in realtà ci sarebbe servita “la misura intermedia” [!!!]. Non solo, uscendo, quasi per scusarmi, ho avuto il coraggio di aggiungere: “Sa, noi siamo incontentabili!” ma credo che non fosse necessario specificarlo!

Detesto i commessi che se chiedi uno stivale marrone, non avendolo ti propongono un mocassino viola.

Ma detesto ancora di più quelli che si limitano a dire “no, non ce lo abbiamo” senza proporti nient’altro. Spicy quando va a fare spese è capace di mettere a soqquadro tutto il negozio come faceva la Signora Luisa. Vi ricordate la Signora Luisa, quella della Settimana enigmistica? Quella che entrava in un negozio ordinatissimo, e alla fine della sessione di shopping il negozio sembrava un campo di battaglia, e noi lettori, in mezzo a tutto quel casino dovevamo capire “Cosa aveva comprato la Signora Luisa?”

Solo che sono più le volte che Spicy non compra niente, perché niente è “esattamente” come lo cercava. Poi, se per qualche strana congiunzione astrale decide invece di concludere qualche acquisto… allora i negozianti devono cominciare a preoccuparsi! Ha riportato al negozio dopo quasi due anni un paio di stivali perché l’elastico si era un po’ sbrindellato! Ha scritto alla casa produttrice di una macchinetta per il caffè lamentandosi che la valvola non si incastrava bene e che il cappuccino veniva poco schiumoso! Però fa bene! In entrambi i casi ha ottenuto quanto chiedeva. Anzi anche di più! Perché per errore le hanno spedito 2 macchinette del caffè nuove di zecca. E per gli stivali, un buono  di pari importo del loro prezzo. Certo, non riparametrato all’aumento del costo della vita, vabbè… però… Meglio di niente, no?

Ma a proposito di commessi terribili, l’ultimo episodio mi è successo proprio l’altro giorno, ed è il motivo per cui mi è venuto in mente di scrivere questo post.

Dovevo fare un regalo al figlio di un’amica per il suo compleanno ed entro in una libreria (eh, si! Sono un tipo un po’ all’antica!). Chiedo all’addetto ”L’amico ritrovato” di Fred Uhlman. Mi danno il libro e constato che il prezzo di copertina era un po’ basso. Per integrare chiedo gli altri due dello stesso autore. Mi consegnano un volumetto unico in cui erano pubblicati tutti e tre. Il prezzo di copertina ancora più basso. Occhei (questo non è certo colpa loro!): “Può consigliarmi lei un titolo per integrare il regalo? Il destinatario ha 15 anni”.

“Mah… Ce ne sono tanti!” [Macheddavero?]… ”Non so”… prosegue… “Qualcosa di Stevenson… L’isola del tesoro, La freccia nera, Delitto e castigo”… [Delitto e castigo??? Tanto ero convinta che scherzasse che sono scoppiata a ridere. Invece non scherzava affatto!]

Gli rispondo che non vorrei andare sui classici, perché a quell’età se non li ha letti è perché evidentemente non gli piace il genere.

A quel punto mando nel panico non uno, ma tutti i commessi presenti, che cominciano a lanciarsi in consigli letterari da una parte all’altra del negozio: Mi sentivo un maghetto di Hogwarts capitato nel bel mezzo di una battaglia di incantesimi che sfrecciavano da tutte le parti: “Huckleberry Finn”! “Le avventure di Tom Sawyer”! “Ventimila leghe sotto i mari”! “I tre moschettieri”! Ehm… pensavo di averlo detto… forse mi sono sbagliata, ma preferisco non andare sui classici!

Allora Rodari!” Eh… Si! Sarebbe una bella idea, ma… ehm.. ha  15 anni! Poi la sua è una famiglia di lettori… Non c’è qualche novità editoriale per grandi che però sia adatta anche ai ragazzi? Un lampo attraversa gli occhi del commesso che mi suggerisce fiero fiero: “Ci sono delle riletture dei classici scritte da autori importanti!” [Aridaje coi classici! E perdipiù nemmeno originali, ma riscritti!] “E se li evitassimo proprio i classici?” A quel punto mi spremo io le meningi e chiedo “Qualcuno con cui correre” di Grossman. Non ce l’hanno! Mi porgono stremati (loro e io) “L’isola misteriosa” e “Io e te” di Ammaniti. Obtorto collo, stanca come dopo un’ora di palestra, opto per “Io e te”: a me non è piaciuto affatto, ma magari letto con gli occhi di un fanciullo… potrebbe anche sembrare interessante!

Speriamo bene!

Come rovinarsi un film

L’altra sera ho costretto  convinto il Marito ad andare al cinema dopo mesi. Non si può dire che a lui piaccia: la sera è obiettivamente stanco (va detto che si fa “un mazzo tanto”, sia a lavoro che a casa) e il cinema lo fa addormentare.

Detto ciò, però anche io ho le mie “esigenze” e quindi ogni tanto, da brava moglie,  lo obbligo induco ad accompagnarmi. Siamo andati a vedere Midnight in Paris di Woody Allen. Ne abbiamo parlato anche qui, sul blog ed è un film davvero delizioso con dei tratti di genialità. Ci saremmo andati anche da soli, in un cinema vicino casa, ma abbiamo preferito coinvolgere altre due coppie di amici che però abitano distanti da noi. Quindi d’accordo con tutti abbiamo deciso di cambiare cinema. Un po’ l’orario (con i bambini da soli in casa in autogestione) un po’ l’ansia da parcheggio, fatto sta che mi sono lasciata convincere dal Marito ad andare in metropolitana. D’altra parte in 20 minuti di tragitto saremmo arrivati.

Peccato però che come l’infida Laura l’altro giorno non ha detto al suo di Marito, che il film The Artist era un film muto, così il mio infido marito ha omesso il fatto che al ritorno la metropolitana sarebbe stata chiusa (si, lasciamo perdere che in una città [pseudo] civile come Roma, la metropolitana la sera chiuda alle 21.30!).

E quindi, terminato il film (22.30), dopo esserci trattenuti 10 minuti a chiacchierare con i nostri amici, ci siamo avviati (22.45) verso piazza Cavour a prendere l’87. Da lontano l’abbiamo visto al capolinea e abbiamo anche corso per essere sicuri che non partisse. Siamo saliti, abbiamo timbrato i nostri biglietti, ci siamo seduti sull’autobus semi deserto e… abbiamo aspettato ben 20-minuti-20 prima che l’autista si decidesse a partire.

Roma era un delirio. Si, occhei che era un prefestivo (il 5 gennaio) ma a tutto c’è un limite. 45 minuti di tragitto per un percorso di 6 km. In una normale giornata di traffico ci avremmo impiegato mezz’ora al massimo. E in più per un autobus che parte ogni mezz’ora dal capolinea ci saremmo aspettati un mezzo semivuoto! E invece neanche questo: la bolgia umana! Nemmeno all’ora di punta!

Comunque appena partiamo telefono a mio figlio  per chiedergli di accendere il forno e il fuoco sotto un pentolino d’acqua che avevo preparato prima di uscire.

[Piccola digressione: nonostante la giornata casalinga, mi ero scordata di fare il pane con l’impasto che lievitava dalla mattina. Quindi l’ho fatto il pomeriggio, e prima di uscire ho predisposto l’ultima lievitazione, d’accordo col Figlio Grande che tornando a casa l’avrei chiamato per fargli accendere il fornello e il forno (che ha dei tempi stralunghi per raggiungere la temperatura!), in modo che al mio ritorno avrei potuto cuocere direttamente le baguette]

La baguetteArrivo a casa, come dicevo a mezzanotte e preparo il pane per la cottura: spennellatura di sale e acqua e i classici tagli. Faccio per infornare e… SALVOGNUNO!!!!! Mi accorgo che il Figlio aveva girato solo una delle manopole del forno, limitandosi solo ad accendere la luce interna! Quindi ricomincia daccapo col rischio che il pane si spatasciasse dopo 4 ore di lievitazione… A mezzanotte e quaranta, finalmente caldo il forno, metto a cuocere le baguette, dopo naturalmente aver svegliato i vicini coi miei urli per mandare a letto i bambini che nonostante la tarda ora pascolavano ancora tranquillamente per casa, avendo acquisito durante queste vacanze il fuso orario di New York!

Vado a letto all’una e dieci chiedendomi chi me l’avesse fatto fare di proporre al Marito di andare al cinema! Ma tant’è: se ne riparlerà l’anno prossimo a episodio dimenticato!

Terzo anno in palestra: il ritorno della goffa ALicE

Erano due anni che andavo in palestra. Vi ricordate, ve ne avevo già parlato: della palestra, della fauna che la popola, e soprattutto di quanto fosse migliorata ALicE.
Ma tutte le storie belle finiscono, e quest’anno la nostra insegnante ha trovato un posto di lavoro migliore (dice lei!) e se ne è andata. Questo ha necessariamente coinciso con il ritorno in auge della Goffa ALicE. Già perché io ero migliorata molto nel fare una ginnastica “normale” ma i due nuovi istruttori che sono subentrati non fanno esattamente una ginnastica “normale”.

L'insegnante del giovedì

Quella del giovedì è una pazza scatenata. Mette un’orrenda velocissima musica a palla, di quella che ti penetra nel cervello, e via! Un’ora di esercizi senza mai rallentare nemmeno un attimo. In genere dopo il riscaldamento, si usa ridurre la velocità della musica e quindi degli esercizi. Lei no! Una stakanovista del fitness! Pur di non andare a prendere le chiavi dell’armadio degli attrezzi preferisce farci fare senza. Per non interrompere la lezione per recuperare il telecomando dell’aria condizionata ci fa fare la sauna.
A un certo punto temevo che ci facesse fare anche lo stretching, e addirittura il rilassamento finale a velocità stratosferica!
Pensate che una volta facendo un esercizio mi sono stirata il muscolo del polpaccio: beh, nonostante mi fossi tristemente e dolorosamente accasciata in terra, ha aspettato almeno 10 minuti prima di controllare se fossi ancora viva! E per di più l’ha fatto con un’aria anche un po’ alterata, perché avevo osato distoglierla dalla lezione. Tralasciamo poi il fatto che mi ha suggerito di fare “tantissimo stretching! Stressalo tantissimo! Tienilo in trazione per almeno 20 minuti!” – cosa che poi ho scoperto essere assolutamente controindicata in caso di stiramento!
Comunque lei sarà una matta, non sarà una cima, ma almeno le sto dietro. Ogni tanto mi fermo, ma non faccio figuracce.

L'insegnante del martedì

Cosa ben diversa accade invece con l’insegnante del martedì: lui è un sadico. Ha un codazzo di allieve “storiche” (femmine!) che lo seguono da anni, e che lo adorano (e che, aggiungo io, sono evidentemente abituate al tipo di lavoro che fa). All’inizio della lezione dobbiamo armarci di tutti gli strumenti di tortura possibili, immaginabili e disponibili: il bilanciere, i pesetti, l’elastico corto (per legare le caviglie!), l’elastico lungo (per braccia e addome) le cavigliere, lo step… Ci manca poco che non ci imponga la Gogna, il Cilicio  o la botte di ferro di Attilio Regolo!
Il peggio però non sono i suoi strumenti, ma le sue coreografie. Si perché io vado in palestra per tenere allenati i muscoli: gli altri evidentemente ci vanno per tenere allenato il loro cervello con la memorizzazione di centinaia  di inutili sequenze e di inefficaci passi diversi. E se poco poco li capisci, appena si accorge che ci riusciamo li cambia.
E soprattutto quando dice: “Adesso uniamo!” allora è finita e mi comincerei a dare le martellate sulle ovaie! Perché questa frase significa che ciascuno dei 100 esercizi incomprensibili, composto a sua volta da 100 incomprensibili passi, va ripetuto in serie. E che quindi dobbiamo ripetere le 100 serie diverse, ognuna composta da 100 passi diversi,  una di seguito all’altra. A quel punto l’unica chance che mi resta è far finta che mi scappi la pipì e andarmene.
L’unica consolazione è che stavolta non sono da sola. Stavolta noi ex allievi di V. ci distinguiamo per la nostra goffaggine! Perché ci fermiamo duemila volte con aria inizialmente divertita (ma solo per dimostrare che la prendiamo a ridere) ma poi emerge il nostro umore desolato fino a che alla fine siamo decisamente imbufaliti! Intanto perché non siamo riusciti a fare ginnastica, visto che abbiamo passato un’ora a gironzolare intorno allo step muovendo l’arto sbagliato al momento sbagliato, ma soprattutto per aver fatto per un’ora la figura dei deficienti sotto lo sguardo compiaciuto del Marchese De Sade!
E si che mi piaceva tanto andare a ginnastica! Ci avevo preso davvero gusto. Ora passo i primi 45 minuti a guardare l’orologio ogni attimo. E gli ultimi 15 a allungare dei muscoli che non hanno lavorato affatto!
E in tutto questo devo anche sopportare il Marito che segue questo insegnante da anni e che sostiene che la sua ginnastica sia divertente… Infatti si! Ogni volta mi ammazzo letteralmente dalle risate! Parola di ALicE!