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Donne: tutte ormoni e niente cervello

28-Day-Fertility-CycleChe noi donne ragioniamo con l’utero ce lo dicono da secoli. Che il nostro umore è influenzato dal flusso degli ormoni che circolano nel nostro corpo è pensiero assai diffuso.

Degli Scienziati statunitensi, tra cui una donna, si sono spinti ancora più in là in un articolo appena uscito su Psychological Science. Secondo loro anche le nostre idee politiche e religiose cambierebbero a seconda della fase del ciclo in cui ci troviamo. E hanno evidenziato, a loro dire, che l’ovulazione ha effetti differenti se le donne sono single o vivono una relazione stabile. Durante l’ovulazione le prime diventano più liberali, meno religiose e più propense a votare per Obama, le seconde più conservatrici, più religiose e più orientate a votare per Mitt Romney.

Insomma, noi donne saremmo esseri senza convinzioni, instabili piume al vento, condizionate dagli ormoni che abbiamo in circolo in un certo preciso momento. Siamo proprio inaffidabili eh! Non sarebbe il caso che ci togliessero il diritto di voto?

Volare basso

100_1245Giovedì scorso il Cognato Medio è andato in Israele per partecipare a una festa di famiglia. Ha utilizzato la compagnia di bandiera israeliana, l’EL AL, e ha viaggiato insieme a Shimon Peres.

Per chi non lo conoscesse Peres è il Presidente dello Stato d’Israele, non una persona “qualsiasi”, e il volo che ha utilizzato era un comune volo di linea, che, andata e ritorno, ha un prezzo che si aggira intorno ai 350 €.

La situazione politica mediorientale è tale che il Presidente israeliano non può non essere considerato “obiettivo sensibile”. Tanto che viaggiava con la scorta. Ma evidentemente la sicurezza dei personaggi politici in Israele può essere assicurata anche a basso costo: senza gli sprechi e i privilegi che nel Bel Paese vengono riconosciuti perfino ai familiari dei politici.

Da noi non solo i politici viaggiano gratis sui voli di linea; come se non bastasse l’aereo civile a costo 0, si fa un estremo ricorso al volo di Stato. Qui i voli di Stato sono stati utilizzati anche per far viaggiare Mariano Apicella (il bardo di Arcore), le Olgettine, e una serie di altri personaggi facenti parte dell’entourage dei politici nostrani. Ma c’è di più! Gli aeromobili di Stato non sono usati solo per la partecipazione dei politici a eventi istituzionali: molti personaggi hanno viaggiato su aerei privati (a spese nostre) anche per partecipare a eventi sportivi come il gran premio di Monza o una partita di calcio.

Ho letto che qualche anno fa i due presidenti di Camera e Senato, milanesi entrambi, viaggiavano ogni lunedì da Linate a Roma con 2 aerei diversi a mezz’ora di distanza l’uno dall’altro solo perché non gradivano viaggiare insieme!

Allora, in un periodo di crisi come questo, nel quale tutti noi siamo costretti a fare delle rinunce, sarebbe un gesto apprezzabile da parte del governo Letta, quello di cominciare a tagliare veramente i costi della politica.

In cambio si possono tenere la mia IMU!

ALicE vs burocrazia 1 a 0

image0-001 (2)La premessa è che il Papà delle Ragazze era in attesa di ricevere una chiamata dalla ASL per una visita domiciliare che aspettavamo tutti con impazienza, anche perché i termini entro i quali avrebbero dovuto farla erano già trascorsi da tempo, ma, si sa! siamo in Italia. Ne aveva già fatta una un paio di mesi prima, e ora era in attesa di fare la seconda.

Un giorno, sentendo la segreteria telefonica il Papà trova un messaggio, proprio della ASL, con il quale una signora chiedeva di essere richiamata per fissare finalmente l’appuntamento per la visita in questione. Il Papà, preso dai suoi impegni non richiama subito, ma gli torna in mente il giorno dopo mentre era in macchina con Spicy. Quindi dal cellulare chiama casa sua per farsi dettare il numero di telefono che si era appuntato, e a quel punto chiama subito. Gli risponde una tizia acidissima che gli dice che non aveva idea di chi avesse potuto chiamarlo, che era un palazzo di 5 piani, e che non poteva aiutarlo. Spicy non si arrende e richiama lei: stessa storia, stessa signora, stessa acidità.

Alla fine vado io a casa dei Genitori, ma non riesco a trovare il messaggio in questione. Provo a richiamare ugualmente il numero di telefono, cerco di spiegare con calma alla Signora Acida che cosa stavamo aspettando dalla ASL, nella speranza che le si illuminasse la lampadina e capisse chi avrebbe potuto cercare il Papà. Nulla: mi risponde in malo modo, dicendomi che non aveva nessuna idea e che dovevamo smettere di chiamare.

Il giorno dopo, con il Papà in casa, mi accingo a tornare nuovamente da lui per ascoltare personalmente il messaggio, visto che io ho poca dimestichezza con la sua segreteria telefonica. Non solo lo ascolto, ma lo registro con il mio telefonino. Mi appunto nome e cognome della signora (che aveva la stessa voce della Signora Acida) e, prove alla mano, richiamo la ASL. Chiedo della signora in questione, mi risponde la Signora Acida confermando di essere lei, e a quel punto le dico con tono fermo e deciso, che avevo ascoltato il messaggio, che dunque né mio Papà né io eravamo dei pazzi visionari. Lo faccio ascoltare anche a lei che basita mi dice che è sicura di non aver fatto proprio quella chiamata, che aveva fatto una telefonata del genere, ma ad un’altra paziente, non al Papà. Beh, le rispondo, ha ascoltato il messaggio dalla sua viva voce, si arrenderà almeno di fronte a questo? La Tapina, mette la coda tra le gambe e mi dice che avrebbe cercato la cartella e ci avrebbe richiamato. A quel punto le lascio il mio numero: non volevo correre il rischio di dover andare a registrare altri messaggi dalla segreteria del Papà.

In effetti il pomeriggio stesso mi richiama. Mi ripete che non si spiega il messaggio, che lei era sicura di non aver lasciato, ma tant’è, mi fissa un appuntamento per la famosa visita domiciliare. Vittoria! Anzi, doppia vittoria: perché, ho ricollegato, il messaggio che era registrato sulla segreteria del Papà, era vecchio! Già! Era quello relativo alla prima visita effettuata due mesi prima! Quindi in fondo la Signora Acida aveva anche ragione, ma di fronte all’evidenza di una registrazione si è dovuta arrendere!

La morale di questa avventura è che contro la burocrazia a volte si riesce anche a vincere, ma solo barando (sia pure in modo inconsapevole)!

Combattere insieme l’odio

Warsaw-Monument_to_the_Ghetto_HeroesNei giorni scorsi è stato diffuso l’annuale rapporto sull’antisemitismo nel mondo realizzato dal  Kantor Center for the Study of Contemporary European Jewry dell’Università di Tel Aviv. Il dato che emerge riguarda l’aumento del 30% nel 2012 delle manifestazioni antisemite e degli atti particolarmente violenti contro ebrei rispetto all’anno precedente.

Riportiamo il testo del discorso del rabbino capo del Commovwealth Lord rav Jonathan Sacks in occasione del settantesimo anniversario della Rivolta del Ghetto di Varsavia e di Yom HaShoah che sono stati ieri.

Questa domenica sarà Yom HaShoah, il giorno in cui nelle comunità ebraiche ricordiamo l’Olocausto. Quest’anno la data coincide con il settantesimo anniversario di uno dei momenti più terribili di quella lunga notte oscura: la Rivolta del Ghetto di Varsavia. Alcuni dei peggiori piani di sterminio di massa portati avanti dai nazisti sono stati programmati apposta in occasione di festività ebraiche, in modo da eliminare non solo chi fosse non solo gli esseri umani ebrei, ma anche la fede ebraica. Così l’eliminazione del ghetto e di tutti i suoi abitanti è stata pianificata per Pesach, nel 1943, nel tentativo di provare, nel giorno della festa che inneggia alla libertà, che il Dio della libertà non è una realtà. In qualche modo gli ebrei chiusi nel ghetto lo vennero a sapere e nonostante fossero indeboliti dalla fame e dalle malattie e avessero solo pochissime armi decisero di impegnarsi in un atto collettivo di sfida. Sapevano che una volta circondati dall’esercito tedesco non avrebbero avuto alcuna possibilità di vittoria, ma resistettero per un mese, e la lotta continuò in maniera sporadica per ulteriori tre settimane.
Fu un punto di svolta nella storia ebraica: grandi rabbini, nel ghetto, appoggiavano la rivolta. Nel passato gli ebrei erano stati perseguitati da chi voleva si convertissero ed erano disposti ad andare incontro alla morte da martiri piuttosto che tradire la propria fede. Ma i nazisti non volevano che si convertissero, li volevano distruggere.
Così, dissero i rabbini, dobbiamo sfidarli rifiutando di morire, lottando per il diritto a vivere. Sapevano che sarebbero morti comunque quasi tutti, ma volevano fare un atto di protesta in nome della vita, e lo portarono avanti con immenso coraggio.
Dopo la Shoah gli ebrei e buona parte del mondo giurarono “Mai più”. Tuttavia negli ultimi anni l’antisemitismo è tornato in Europa, dalla Grecia a sud fino alla Norvegia, al nord, dalla Francia, a ovest, fino alla Russia a est. Nulla di simile a quello che è stato in passato, ma abbastanza perché gli ebrei si preoccupino di cosa potrebbe riservare il futuro.
Gli ebrei furono odiati perché erano una minoranza e perché erano diversi. Ma siamo tutti diversi e ogni gruppo potrebbe un giorno trovarsi ad essere minoranza (neretto nostro). Gli ebrei non furono i soli a soffrire sotto Hitler.
Questo è il motivo per cui dobbiamo imparare a combattere insieme contro l’odio. E’ il minimo che dobbiamo agli eroi del Ghetto di Varsavia.

L’aborto del sindaco

194aL’altra sera (mercoledì) il Marito di passaggio al Circo Massimo ha notato uno schieramento di polizia davanti al bar di proprietà di nostri cari amici. Lui, che non è ansioso come una madre ebrea, ha pensato che stessero girando un film. Tornato a casa, invece ha trovato una notizia su Repubblica. Purtroppo al Bar Gusto Massimo, non si stava girando un film, ma un pezzo di vita che, come a volte succede, stava superando la fantasia.
Nel secchio del bagno del locale era stato trovato infatti un piccolo feto abbandonato da una mancata madre priva di scrupoli.
Tante cose possono venire alla mente di fronte a notizie come queste. E tante frasi “di circostanza” possono essere pronunciate da personaggi pubblici in merito a certe vicende.
Io, per esempio, da brava Casalinga di Voghera qual sono, ho pensato subito che si dovrebbero diffondere in modo più capillare le informazioni sui metodi anticoncezionali che ogni donna ha a disposizione.
Il pensiero successivo è andato immediatamente alla Legge 194, che, grazie al cielo (e non solo a Lui) il nostro ordinamento mette a disposizione di ogni donna in caso di gravidanza indesiderata. Ed è inutile ribadire (ma lo faccio lo stesso) che nessuna donna, forse nemmeno la madre mancata del Circo Massimo, vi ricorrerebbe a cuor leggero.
Giunge quindi a sproposito l’intervento del sindaco Alemanno, il quale appresa la notizia ha immediatamente sentenziato:

E’ una notizia che desta orrore. Esistono molteplici possibilità di partorire in anonimato e sicurezza e, per coloro i quali non avessero mezzi o l’intenzione di crescere un figlio, di affidare una vita alle cure e alle attenzioni delle strutture sanitarie e di volontariato. In questi casi – ha concluso Alemanno – un gesto d’amore è dare a una nuova vita la possibilità di vivere.

La politica della giunta regionale capitanata (finora!) dalla destra della Polverini, ha cercato in ogni modo di affossare i consultori pubblici, l’unico strumento che ha la nostra società per prevenire simili episodi raccapriccianti, sia attraverso una corretta campagna di prevenzione e contraccezione, sia pubblicizzando capillarmente l’esistenza di possibilità alternative all’aborto, e all’aborto clandestino. Non si meravigli, allora il Sindaco Alemanno se la ragazza in questione è ricorsa a commettere un orrendo crimine per non portare a termine la sua gravidanza. Perché per poter usare strumenti alternativi e accettabili occorre che questi siano conosciuti. E farli conoscere è appunto, uno dei compiti dei consultori familiari.

Infine, last but not least, la cosa che più mi indigna è che troppo spesso ci si scorda che siamo uno Stato laico e che i principi religiosi non dovrebbero entrare in collisione con l’indirizzo politico di un Paese. La dichiarazione di Alemanno puzza di cattolico. L’alternativa di cui il sindaco avrebbe dovuto parlare per il caso della madre mancata non era il parto in anonimato, ma l’aborto legale. La ragazza non ha partorito in un bagno: ha abortito in un bagno. E la parola aborto non deve far orrore; ci deve far riflettere, si, ma non deve spaventare. Ognuno farà i conti con la propria coscienza, non certo con il proprio sindaco.

BRW – BOYCOTT ROGER WATERS!!!!

Riceviamo da Sergio e volentieri pubblichiamo

roger-wall-d211c-a84bbCosa hanno in comune Richard Wagner, Cat Stevens e Roger Waters? Sono tre, tra tanti piccoli e grandi artisti, che hanno contribuito alla costruzione della Storia della musica, ma che sono legati da un profondo sentimento anti-ebraico e anti-israeliano.

Il primo è associato a stereotipi antisemitici, fatti poi propri dal nazismo. Le sue opere, a parte poche eccezioni, non vengono ancora oggi rappresentate in Israele. 

Si narra invece che Cat Stevens (mito musicale di ALicE), che negli anni settanta ha cambiato nome in Yusuf Islam, non abbia lesinato contributi ad organizzazioni islamiche anti-israeliane (v. Hamas), tanto che più volte gli è stato negato il visto per entrare in Israele. 

Roger Waters (mito del Marito) ha più volte sostenuto la natura dello Stato di Israele come Stato in cui si applica l’apartheid. In una recente intervista a “The Electronic Intifada” ha dichiarato che l’unica soluzione (suppongo per i molteplici problemi che attanagliano il Medio Oriente) è associarsi all’associazione “BDS” (Boicotta, Disinvesti, Sanziona … Israele, ovviamente) e ha invitato tutti gli altri grandi musicisti del nostro tempo a fare altrettanto.

Il grande dilemma: è possibile dissociare l’amore per la musica dalla totale disapprovazione (disprezzo?) nei confronti del musicista? 

Francamente è difficile. Io continuerò ad ascoltare, cantare e suonare i grandi Pink Floyd; ALicE mi continuerà a riempire i CD della macchina con MP3 di Cat Stevens e, probabilmente, ci saranno tanti amatori che si continueranno a far dupalle con Richard Wagner. 

E nel mio piccolo, se per un momento mi era venuta la voglia di ricomprarmi i CD dei Pink Floyd che in queste settimane vengono venduti con il quotidiano La Repubblica, francamente le ultime dichiarazioni di Waters mi hanno decisamente fatto passare la voglia. E certamente a luglio non andrò a vedere il concerto di Roma!

BRW - BOYCOTT ROGER WATERS!!!!

Gioventù da bruciare

WCENTER 0LGBACHZWY -Insomma se non si bruciano da soli qualcuno dovrà pur farlo! In fondo alcuni se lo meritano pure. E per favore non chiamatemi fascista.
Come passano i ragazzi romani (ma anche non solo) il sabato sera? Già me li vedo: “Che famo stasera?” “Annamo a pijacce ‘na pizza?” oppure “Dai, venite da me che i miei nun ce stanno!” o ancora “Se famo un cinemino?” altrimenti “Annamo a fa’ du’ passi a Campo De Fiori”. 
Qualcun’altro invece la scorsa settimana ha proposto agli amici: “Daje! Annamo a mena’ i pischelli!” Che tradotto significa “Dai, andiamo a picchiare i ragazzini!”.
Già perché la noia dei giovani non è solo roba di provincia, quando, di sabato sera, il paese in cui abitano offre ben poco svago ai ragazzi. No, è roba anche di Roma, Caput Mundi, piena di locali, divertimento innocuo e luoghi di ritrovo ludici e culturali.
La scorsa settimana il mio Figlio Quindicenne è stato aggredito da una banda di ragazzi più grandi che senza nessun motivo lo ha preso a pugni e a calci accanendosi contro di lui con incredibile violenza.
Veniamo ai fatti. Era sabato sera e mio Figlio è uscito con tre amici con l’obiettivo di prendere un kebab e fare due chiacchiere e due passi.
Verso le 22, nel mezzo di un film che il resto casalingo della Famiglia stava vedendo tranquillamente sul divano, riceviamo una telefonata da lui (fortunatamente, da lui, sennò sarei morta li!) che ci informava dell’aggressione; il Figlio mi dice di essere stato aggredito, mi assicura di stare bene, e mi passa al telefono l’infermiera dell’ambulanza che l’aveva soccorso la quale mi ha messo al corrente della situazione, mi ha tranquillizzato sulle condizioni del Figlio, e mi ha invitato ad andare a prenderlo per portarlo in un pronto soccorso.
In pratica i quattro imbecilli ragazzi si trovavano dietro alla stazione termini (zona assolutamente non raccomandabile di giorno, figuriamoci di sera, e soprattutto zona interdetta al girovagare del Figlio. Figlio in questo caso bugiardo e purtroppo disobbediente.
Insomma i 4 ragazzini si trovavano in una strada poco raccomandabile quando sono stati presi di mira da una banda di ragazzi più grandi (italiani, anzi, romani) che hanno iniziato a dar loro fastidio prima sfilando lo zaino a uno. Poi togliendo il cappello a un altro. Infine levando il cappello anche  a mio Figlio. Figuriamoci. Per lui il cappello è più di un appendice. È proprio parte di sé. E quindi al contrario dei suoi amici lui ha reagito pacificamente chiedendo indietro il suo berretto.
Questi, che non aspettavano altro che una parola, gli hanno subito assestato un pugno in faccia che lo ha fatto cadere a terra, e una volta giù, a detta dell’unico amico rimasto lì impotente, sia pure un po’ discosto, hanno cominciato a colpirlo violentemente con calci e pugni.
Una volta “terminato” il lavoro se ne sono andati. Non prima però di aver restituito a mio Figlio gli occhiali che nella colluttazione gli erano caduti. Carucci no?
Quindi i ragazzi (i nostri!) hanno fermato una volante dei carabinieri per segnalare il fatto, e la pattuglia ha chiamato l’ambulanza.
Il Marito è corso sul posto per portare il Figlio al pronto soccorso. Lì gli hanno fatto lastre, e tac alla testa, all’addome e al torace, e grazie al Cielo non hanno riscontrato nulla, a parte un po’ di lividi e contusioni.
Quindi, sia pure un po’ dolorante, il Figlio se ne è ritornato a casa, con pochi danni e una prognosi di 7 giorni.
Poteva decisamente andare peggio. Poteva uscir fuori un coltello (e le cronache confermano che purtroppo poteva succedere) o un pugno assestato peggio (anche questo è confermato da notizie di cronaca più o meno nera – basti pensare al caso dell’infermiera rumena che a Roma nel 2010 è stata uccisa con un pugno per una banale lite sotto la metropolitana). Insomma c’è da ringraziare il Cielo. Ma c’è anche da chiedersi come mai dei ragazzi di 20-25 anni non trovano niente di più divertente che sfogare la propria rabbia su dei ragazzini inermi.
Da sottolineare anche la presenza di alcuni passanti che, pur richiamati dalle urla di aiuto del Figlio e dei suoi amici si sono ben guardati dal prestare soccorso. Ancora una volta meglio guardare il proprio ombelico: così non si rischia di vedere cosa ci succede intorno.

Nuovi agghiaccianti dati sull’Olocausto

concentration campsTredici anni fa i ricercatori dello United States Holocaust Memorial Museum hanno cominciato a lavorare a un progetto il cui obiettivo era documentare tutti i ghetti, i luoghi di lavoro forzato, i campi di concentramento e le fabbriche dello sterminio che i Nazisti disseminarono in Europa.

Le aspettative erano di rilevare 7 mila siti in tutto, invece i risultati sono sbalorditivi. Si sono individuati, soprattutto in Germania e in Polonia, 30 mila campi di lavoro forzato (dove i prigionieri lavoravano come schiavi per costruire materiale bellico),  1150 ghetti per ebrei, 980 campi di concentramento, 1000 campi per prigionieri di guerra, 500 bordelli (dove le donne venivano costrette ad avere rapporti sessuali con militari tedeschi), più migliaia di altri campi dove si praticava l’”eutanasia” sui vecchi e sugli infermi, dove si sottoponevano le donne ad aborti forzati o venivano uccisi i bambini appena nati, o dove transitavano le vittime prima di essere condotte nei centri di sterminio.

I responsabili del progetto stimano che tra 15 e i 20 milioni di persone siano state imprigionate o uccise nei luoghi identificati.

Nella sola Berlino sono stati documentati 3000 tra campi e cosiddette “jew house”, mentre ad Amburgo 1300.

Sono numeri spaventosi che inducono alcune riflessioni.

La prima sul negazionismo, ulteriormente umiliato da questa abbondante nuova documentazione.

Viene anche da chiedersi come i tedeschi all’epoca abbiano potuto affermare di ignorare quel che stava accadendo, visto che erano letteralmente circondati dai luoghi della vergogna e tutto accadeva praticamente davanti ai loro occhi.

Oltre al grande peso storico che rivestono questi nuovi dati, destinati a dar vita entro il 2025 a un’enciclopedia di sette volumi, due dei quali già pubblicati dal Museo, bisogna tener presente anche l’aspetto legale.

La ricerca, infatti, potrà avere importanti implicazioni sui risarcimenti (legati anche a proprietà saccheggiate o espropriate dalla popolazione tedesca) richiesti dai sopravvissuti e rifiutati, poiché affermavano di essere stati rinchiusi in campi di cui non si era a conoscenza.

La fonte dell’articolo è il New York Times del 3/4/2013.

La fonte dell’immagine è lo United States Holocaust Memorial Museum.

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Non facciamoci incantare dalle parole

Domenica e lunedì, non facciamoci incantare dalle parole, badiamo alla sostanza, guardiamo al bene del paese e non al nostro ombelico.

One Billion Rising 2013 – Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

imagesIeri, 14 febbraio 2013, tra il festival di Sanremo, le dimissioni del papa e San Valentino, si è celebrata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Solo guardando ai numeri c’è da mettersi paura: si stima che nel mondo 1 donna su 3 sia vittima di violenza, e non è difficile arrivarci: basti pensare che oltre 603 milioni di donne vivono in paesi dove la violenza domestica non è reato. Inoltre la probabilità che una donna tra i 15 e i 44 anni sia violentata o subisca vessazioni domestiche è più alta della probabilità per la stessa donna di ammalarsi di cancro o di malaria, di avere un incidente d’auto o trovarsi coinvolta in una guerra.

La campagna mondiale One Billion Rising è stata organizzata dall’associazione V-Day, impegnata per la cessazione della violenza contro le donne e per la totale parità di trattamento fra donne e uomini. L’idea è quella di mandare un segnale comune per sensibilizzare quante più persone possibile.

Per questo ieri 14 febbraio più di un miliardo di persone in tutto il mondo si sono trovate per protestare insieme. Hanno aderito oltre 190 paesi e sono state organizzate 13.000 manifestazioni. Vediamo come:

In India:

A Taiwan:

In Sudan:

A Milano:

Ecco, l’avrete sicuramente visto già tutti, ma vale la pena che anche noi si spenda due paroline. E’ successo a una convention di un’azienda, la Green Power (il cui AD è candidato con il PdL alle prossime elezioni), e il guitto di Arcore ne ha fatta un’altra delle sue: incalzando una venditrice della Green Power salita sul palco per sottoporgli  le offerte commerciali dell’azienda (quindi nell’esercizio delle sue funzioni professionali), l’ha più volte offesa con una serie di doppi sensi penosi, che nemmeno i quindicenni penserebbero di fare. Ma la cosa che più mi ha scandalizzato non è stata tanto la performance del Cavaliere, alla quale (purtroppo) dopo 20 anni siamo abituati, quanto la reazione della platea, che, formata sia da uomini che da donne, rideva divertita alle sue battute. E sono queste risate a mio avviso il vero oltraggio. La ragazza sul palco (che non mi interessa affatto sapere se si sia sentita imbarazzata oppure onorata dalle attenzioni di Berlusconi) era lì per lavorare. E la reazione civile che mi sarei aspettata da chi assisteva a quel misero avanspettacolino sarebbe stata l’indignazione. Invece no! Nessuno si scandalizza quando una donna non viene presa sul serio, quando invece di ascoltarla mentre sta facendo il suo lavoro la si mette in ridicolo con battute volgari riducendola a un mero oggetto sessuale. Non ci si scandalizza. Non ci si indigna. Anzi, si avalla questo comportamento ridendo a crepapelle, divertiti.

In qualunque altro Paese Civile il pubblico si sarebbe gelato, si sarebbe indignato, ma l’Italia, forse, ha smesso da anni di essere un Paese Civile, e per questo, duole dirlo, non c’è flash mob che tenga.