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Grafologia: la scrittura di Federico Fellini

Continua la serie di post sulla grafologia realizzati grazie alla collaborazione dell’AGIF, Associazione Italo-Francese di Grafologia, che ringraziamo molto. Oggi vi proponiamo una breve analisi della grafia di Federico Fellini. Qui trovate il post introduttivo, qui l’analisi della scrittura di Barack Obama, qui quella di George W. Bush, qui quella di Giovanni Paolo II, qui quella di Giacomo Leopardi.

Nella scrittura di Federico Fellini il testo è posto in uno spazio ben organizzato, ha delle forme originali e semplificate che ben convivono insieme a un movimento veloce e dinamico. Questo denota nello scrivente immaginazione, idee creative che danno vita a progetti ben gestiti da un pensiero organizzato, lucido e razionale.

La persona è aperta all’ascolto, pronta a captare gli umori di chi la circonda e capace di penetrare nell’animo umano (la scrittura è filiforme e tende a diminuire progressivamente in fine parola, rigo o paragrafo) attraverso l’intuizione, seguendo l’istinto più che il ragionamento, senza essere invadente, con leggerezza e discrezione. D’altro canto, chi scrive è riservato e geloso dei sui spazi (la scrittura è piccola, spaziata, i punti sono a tratto).

Si denota fierezza e amor proprio (la firma sottolineata è più grande del testo e le “t” sono più alte delle altre lettere alte ), una forte volontà di affermarsi e una sicurezza in ciò che fa.

Lo scrivente ha nel tempo lenito l’ansia, trovato strategie di difesa valide, atte a portarlo verso la realizzazione dei suoi desideri e delle sue aspirazioni (la scrittura è filiforme in uno spazio ben organizzato e si riscontra un buon movimento sciolto verso destra).

Chi scrive ha trovato un proprio stile di vita rimanendo sempre in contatto con se stesso con una notevole capacità di rinnovarsi e voglia di sperimentare con immaginazione e coinvolgimento ( scrittura con un buon formniveau o livello vitale).

Grafologia: la scrittura di Giacomo Leopardi

Continua la serie di post sulla grafologia realizzati grazie alla collaborazione dell’AGIF, Associazione Italo-Francese di Grafologia, che ringraziamo molto. Oggi vi proponiamo una breve analisi della grafia di Giacomo Leopardi. Qui trovate il post introduttivo, qui l’analisi della scrittura di Barack Obama, qui quella di George W. Bush, qui quella di Giovanni Paolo II.

Della grafia di Giacomo Leopardi colpisce, nel panorama scrittorio dell’epoca, la struttura fortemente personalizzata e stilizzata di ogni singola parola, con la presenza delle “d” di forma così particolare, con i  prolungamenti in alto delle lettere così visibili (nelle lettere “l”,“b” ecc.), ma soprattutto in basso (sotto la linea di base, nelle lettere  “g”, “p “, “q”) che fanno pensare all’importanza, nello scrittore, della sessualità, seppur rimossa a livello inconscio.

Le maiuscole ben evidenziate, il rigo ben tenuto, l’organizzazione generale dello scritto e alcuni elementi particolari della scrittura denominati “i piccoli segni” (per esempio i tagli delle “t”), indicano un pensiero proteso senza alcun indugio alla propria realizzazione artistica.

I bordi della parola, sfrangiati e sbavati per ecceso di inchiostro, forniscono l’ulteriore elemento espressivo di un tormento che invade il pensiero artistico e per il quale l’espressione scritta, così intensa e perfetta nella struttura stilistica, svolge per il poeta un importante ruolo catartico.

Grafologia: la scrittura di Giovanni Paolo II

Continua la serie di post sulla grafologia realizzati grazie alla collaborazione dell’AGIF, Associazione Italo-Francese di Grafologia, che come sempre ringraziamo molto. Oggi vi proponiamo una breve analisi della grafia di Giovanni Paolo II. Qui trovate il post introduttivo, qui l’analisi della scrittura di Barack Obama, qui quella di George W. Bush.

La scrittura di Giovanni Paolo II, quale appare in questo scritto in polacco della sua giovinezza, rivela la sua tempra di eccezionale comunicatore.

È allargata, semplificata (le lettere sono scritte semplicemente, senza fronzoli), ha un alto formniveau cioè livello vitale, un movimento barrato (le lettere sono inclinate e parallele fra loro) significativo di valori forti. È la scrittura di chi non si arrende e fino all’ultimo combatte per ciò in cui crede. Mostra, nella sua inclinazione e nella pressione appoggiata (la scrittura lascia solchi nel foglio), la volontà di portare il suo messaggio fino all’ultimo giorno e di essere presente là dove si lotta. Il rigore con cui il margine sinistro è tenuto, mostra l’importanza del suo impegno morale.

Grafologia: la scrittura di George W. Bush

Dopo la scrittura di Barak Obama, vi proponiamo una breve analisi della grafia di George W. Bush, sempre grazie alla collaborazione dell’AGIF (Associazione Italo-Francese di Grafologia) che ringraziamo molto.

La scrittura di George W. Bush rispetta il modello calligrafico americano e incarna pienamente i valori dell’americano medio: la conformità alle regole e alle tradizioni, la semplicità, la solidità e il pragmatismo (è ben costruita e regolare), la capacità di empatia (lettere inclinate a destra e legate  all’interno della parola) e l’ostinazione (lettere legate all’interno della parola, rigo tenuto, regolarità nella dimensione e nella forma delle lettere),  la passionalità nel perseguire gli obiettivi e una grande energia (lettere inclinate e parallele fra loro, prolungamenti delle lettere q p g f gonfi). È la  scrittura di un entusiasta (lettere inclinate, barre delle t lanciate), con ottime capacità di contatto interpersonale (lettere legate all’interno della  parola).

Ma è anche la scrittura di un uomo che, utilizzando le sue capacità empatiche e il suo entusiasmo, è  in grado di convincere gli altri a condividere le sue scelte anche se impopolari. Porta avanti le sue decisioni con determinazione  e fermezza, conscio dell’importanza del  ruolo che riveste (firma più grande del testo).

Grafologia: la scrittura di Barack Obama

Continua la serie di post sulla grafologia realizzati grazie alla collaborazione dell’AGIF, Associazione  Italo-Francese di Grafologia, che ringraziamo molto. Da oggi cominciamo a presentare le analisi delle scritture di personaggi famosi. Qui trovate il primo post.

Barack Obama

Barack Obama, eletto trionfalmente alla Casa Bianca nel 2008, ha deluso l’America. Ha rinunciato a varare le nuove norme per ridurre l’ozono, le misure per l’occupazione non sono apparse abbastanza innovative: insomma sembra aver ceduto in più punti ai Repubblicani. Cosa ne dice il grafologo? Osserviamo la sua scrittura.

Essa ha tutte le caratteristiche della scrittura di un leader: forme personalizzate che esprimono una visione personale del mondo, le lettere molto inchiostrate e la g con un’asta inferiore importante che indicano un’ottima riserva di energia, tenuta del rigo regolare ma flessibile, lettere legate tra loro e finali di parola lunghe che indicano forza di volontà e tenacia nel perseguire gli obiettivi.

Epperò. Osserviamo adesso la firma. Le maiuscole sono molto grandi e questo è naturale in un leader, segnalano la sua spinta propulsiva all’autoaffermazione, la sua ambizione. Il resto della firma però, quella zona media (le lettere abc, il tondo della g, della p, della b) che per il grafologo è la testimonianza più importante di una personalità solidamente costruita, è schiacciata, filiforme. La prima a di Barack e la b di Obama sono come inglobate nelle grandi maiuscole iniziali. Quasi a cercare protezione? Sembra al grafologo che l’ambizione e l’energia delle grandi maiuscole siano quasi una reazione a quella zona media filiforme e destrutturata che parla sì di un pensiero agile e di una intelligenza acuta, ma anche di una grande insicurezza.

Se la nostra personalità intima è rappresentata dalla firma, gesto libero per eccellenza, la personalità di Obama è meno solida di quanto sembra, più incline al compromesso e alla mediazione che all’affermazione di una forte strategia di rinnovamento.

Scopriamo il nostro potenziale con la grafologia

La grafologia è la scienza che, attraverso un metodo rigoroso di osservazione, studia la scrittura umana, evidenziandone le caratteristiche specifiche e arrivando in tal modo a descrivere la personalità dello scrivente con le sue risorse più o meno espresse, i suoi punti di forza, i suoi talenti e le sue fragilità ed evidenziando le modalità e le motivazioni delle sue scelte.

La scrittura è infatti un gesto creativo specifico di colui che lascia che la propria mano scorra sul foglio, occupandolo, nero su bianco, dove ogni segno si configura in base alla realtà psico-socio-culturale di chi scrive.

La grafologia può essere utilizzata per:

  • fornire all’interessato, attraverso l’elaborazione di un ritratto di personalità, una migliore conoscenza di se stesso;
  • supportare gli adolescenti sia nel recupero da problematiche quali la disgrafia sia nell’orientamento scolastico;
  • fornire dati significativi nella selezione del personale;
  • fornire alla coppia elementi di consapevolezza e quindi di crescita congiunta.

Qualche tempo fa la mia scrittura è stata oggetto di analisi nell’ambito di un concorso diretto a giovani grafologi. Il giorno della proclamazione del vincitore, cioè della persona che aveva realizzato l’analisi più precisa secondo il giudizio di grafologi veterani, è stato letto davanti a un pubblico numeroso il mio ritratto. Beh, vi assicuro che mi sono sentita nuda, c’era tutto di me in quelle descrizioni. Davvero uno strumento portentoso.

Il video che segue, realizzato dall’AGIF, Associazione Italo-Francese di Grafologia, ci fornisce una esemplificazione ironica e scherzosa di quello che può dire di noi la nostra scrittura.

E voi che G siete?

Prossimamente torneremo sul tema proponendo l’analisi delle scritture di personaggi famosi.

Nel sito dell’AGIF potete trovare ogni informazione sulle attività e sui corsi.

Ringraziamo Stefy e Fiamma per la collaborazione.