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Downton-Abbey

Downton Abbey

Downton-AbbeyNon posso farvi una colpa se non avete seguito la pluripremiata e acclamata serie TV Downton Abbey di cui sono già andate in onda tre stagioni. Vi capisco, anzi. Era programmata su Rete 4, il regno delle soap oltre che di prodotti non proprio di gran valore. L’emittente poi, ne ha trasmesse due stagioni facendone cenere e panni sporchi: episodi assemblati, ridotti da sette a quattro, pieni di tagli indecenti e irrispettosi nei riguardi del pubblico che, oltre a rendere incomprensibili alcuni passi, hanno eliminato del tutto alcune linee narrative.

Vi consiglio, quindi, di procurarvi le tre serie (la terza è inedita da noi, ma se tanto mi dà tanto…) in lingua originale, che è anche un piacere da ascoltare e semplice da capire, magari coi sottotitoli.

Potrete così entrare nelle vicissitudini della famiglia aristocratica Crawley e della nutrita servitù che vivono nella tenuta di Downton Abbey fuori Londra: i primi abitano i piani alti e i secondi, snob quanto quelli, i piani bassi. Come avevamo visto nel bel film Gosford Park di Altman. Potrete quindi rilassarvi e godere di storie accattivanti, di personaggi intriganti, di dialoghi brillanti, di colpi di scena, di musiche e location suggestive. Per non parlare degli interpreti, tutti di grande bravura, tra i quali spicca Maggie Smith.

Il racconto inizia nell’aprile 1912 con l’affondamento del Titanic e arriva, alla fine della terza stagione, al settembre 1922.

Non vi deluderà. E poi aspetterete con ansia anche voi come me la quarta stagione.

Una mamma imperfetta, la web serie

mamma-imperfettaLa mia amica Stefy mi ha fatto scoprire una serie a puntate trasmessa in rete, realizzata da corriere.it e Rai Fiction. Si tratta di una striscia quotidiana, un episodio al giorno dal lunedì a venerdì della durata di una decina di minuti compresi titoli di testa e di coda. Il titolo è già una dichiarazione di intenti: Una madre imperfetta. Una giovane madre decide di realizzare un video diario attraverso il quale ci racconta la sua routine di donna sposata, con due figli e un lavoro che le piace, le sue giornate mai abbastanza lunghe per fare tutto quel che deve, le sue difficoltà, i dubbi, i rimpianti, le rivalse e le sconfitte. Con lei tre amiche con vite simili con le quali si confronta e si interroga ogni giorno.

La serie è stata scritta e diretta da Ivan Cotroneo, scrittore e regista cinematografico di successo. Suo il delizioso film La kriptonite nella borsa del 2011. E proprio da questa esperienza afferma di essere partito nel pensare questo progetto, come ha raccontato proprio al Corriere: “Con i miei produttori Francesca Cima e Nicola Giuliano penso a come non disperdere lo spirito non così scontato di quella storia, come recuperare quella libertà creativa, magari per potenziarne alcune caratteristiche. Come il ritmo, l’immediatezza, la spontaneità. Mi incuriosiva trovare il modo di raccontare lo spirito con cui le donne e le loro famiglie devono affrontare i casi di tutti i giorni”. E così è nato questo appuntamento quotidiano, iniziato lo scorso lunedì 6.

Gli attori volutamente non sono volti noti per favorire l’identificazione di chi guarda. Vengono soprattutto dal teatro e sono davvero bravi.

Quel che attrae di questa serie, secondo me, è la leggerezza e l’ironia con cui si trattano temi anche seri, senza che si cada mai nella banalità. E’ davvero un piacere guardarla.

Domani alle 13 la puntata numero 6. Le prime 5 le trovate a questo indirizzo. In tutto saranno 25. Assolutamente da vedere.

BRW – BOYCOTT ROGER WATERS!!!!

Riceviamo da Sergio e volentieri pubblichiamo

roger-wall-d211c-a84bbCosa hanno in comune Richard Wagner, Cat Stevens e Roger Waters? Sono tre, tra tanti piccoli e grandi artisti, che hanno contribuito alla costruzione della Storia della musica, ma che sono legati da un profondo sentimento anti-ebraico e anti-israeliano.

Il primo è associato a stereotipi antisemitici, fatti poi propri dal nazismo. Le sue opere, a parte poche eccezioni, non vengono ancora oggi rappresentate in Israele. 

Si narra invece che Cat Stevens (mito musicale di ALicE), che negli anni settanta ha cambiato nome in Yusuf Islam, non abbia lesinato contributi ad organizzazioni islamiche anti-israeliane (v. Hamas), tanto che più volte gli è stato negato il visto per entrare in Israele. 

Roger Waters (mito del Marito) ha più volte sostenuto la natura dello Stato di Israele come Stato in cui si applica l’apartheid. In una recente intervista a “The Electronic Intifada” ha dichiarato che l’unica soluzione (suppongo per i molteplici problemi che attanagliano il Medio Oriente) è associarsi all’associazione “BDS” (Boicotta, Disinvesti, Sanziona … Israele, ovviamente) e ha invitato tutti gli altri grandi musicisti del nostro tempo a fare altrettanto.

Il grande dilemma: è possibile dissociare l’amore per la musica dalla totale disapprovazione (disprezzo?) nei confronti del musicista? 

Francamente è difficile. Io continuerò ad ascoltare, cantare e suonare i grandi Pink Floyd; ALicE mi continuerà a riempire i CD della macchina con MP3 di Cat Stevens e, probabilmente, ci saranno tanti amatori che si continueranno a far dupalle con Richard Wagner. 

E nel mio piccolo, se per un momento mi era venuta la voglia di ricomprarmi i CD dei Pink Floyd che in queste settimane vengono venduti con il quotidiano La Repubblica, francamente le ultime dichiarazioni di Waters mi hanno decisamente fatto passare la voglia. E certamente a luglio non andrò a vedere il concerto di Roma!

BRW - BOYCOTT ROGER WATERS!!!!

Gli Oscar in bianco e nero

Archiviata la notte degli Oscar, premiati i meritevoli e i meno meritevoli, vogliamo anche noi celebrare questo rito cinematografico che si ripete ogni anno.
Lo faremo mostrandovi gli Oscar in bianco e nero. In particolare vedremo le immagini di donne che hanno ricevuto la statuetta come migliori attrici protagoniste negli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta. Avremo modo di osservare volti del passato nonché vestiti e pettinature d’altri tempi.
È la storia del cinema bellezza!

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La lingua dei segni italiana: un documentario

La lingua dei segni italiana (lis) è usata nel nostro paese da decine di migliaia di persone sia sorde che udenti. È uno strumento fondamentale perché rende efficace la comunicazione al contrario della modalità uditivo-vocale esclusiva che, in certe circostanze, risulta faticosa e imprecisa se non impossibile.

Purtroppo la lis non è riconosciuta dalla legge per cui i segnanti non hanno la possibilità di usarla, per esempio, negli ospedali, agli sportelli, o agli eventi pubblici di vario tipo. Questo vuol dire emarginare una fetta di italiani e rendere complicata la loro vita lavorativa e sociale.

Silvia Bencivelli, giornalista scientifica, e Chiara Tarfano, videomaker e documentarista, hanno realizzato un documentario per far emergere questa situazione, far riflettere sull’importanza della comunicazione e mettere in evidenza pregiudizi e ostacoli che le persone sorde si trovano a dover affrontare quotidianamente.

Vi proponiamo il trailer dal quale emerge la delicatezza, l’attenzione e la professionalità con cui il tema è stato trattato.

Ma poiché l’arte ha un costo, stiamo qui a parlare anche di soldi. Non siamo solite dar seguito a richieste di denaro da parte di chicchessia, però in questo caso si tratta, a nostro avviso, di un progetto importante, stimolante, che è giusto sostenere.

Il documentario è stato fin qui autoprodotto, mancano però gli ultimi passi per poterlo ultimare per i quali le Autrici chiedono un contributo. Nel loro sito è possibile, se volete, prenotare una o più quote, ciascuna da 10 euro, senza ancora pagare nulla. Poi si aspetta la scadenza del 21 giugno 2013 o il raggiungimento della soglia che le Autrici si sono prefissate. Se si riuscirà a ottenere un numero di prenotazioni sufficiente, e noi ce lo auguriamo, verremo contattati tramite posta elettronica per concordare la modalità di pagamento.

Spargiamo la voce? Grazie.

Cinema d’essai: Cena tra amici

Cena tra amiciPremetto che questo post lo avevo pensato mesi fa, a ottobre, quando sono andata a vedere Cena tra amici con la mia amica Miriam. Lo aveva visto spicy la settimana prima e me lo aveva descritto come “uno dei film più belli che avesse visto al cinema: finalmente un bel film”. Così, calendario alla mano, mi sono messa alla ricerca di un giorno libero per poterci portare almeno uno dei miei figli. Il Marito era da escludere [anche se in realtà mi “doveva” 3 cinema: già perché l’anno scorso mi costrinse letteralmente a partecipare al sessantesimo compleanno di un suo cliente di banca. Una festa a sorpresa organizzata per lui dalla moglie cinese mia coetanea. Ve lo immaginate con quale spirito sono andata alla festa? L’unica idea che ho avuto è stata quella di estorcere al Marito 3 cinema in cambio: mai, mai sfruttata! Forse mi conveniva giocarmi l’asso nella manica con la richiesta della fedina di brillanti! Peccato che queste idee arrivino sempre quando è già tardi!] Nel frattempo Laura mi gela: al solo raccontarle la mia idea di andare a vedere Cena tra amici mi fa “ma… secondo me i bambini ti si addormentano… lo definirei assolutamente statico

Oh porca miseria penso io! Ma ormai la macchina da guerra era partita. Quando si mette in testa qualcosa ALicE non la ferma più nessuno.

Così grazio il Piccolo, concedo l’amnistia al Grande, e opto per la Figlia Femmina, ancora nell’età in cui le piace uscire con la mamma.

Coinvolgo l’Amica Miriam con sua Figlia e scegliamo insieme il cinema: tra il Fiamma (più vicino e più comodo) e il Delle Province (cinema parrocchiale più lontano e sicuramente meno comodo) scegliamo naturalmente il secondo (altrimenti l’Amica Miriam non avrebbe fatto in tempo a raggiungerci). Mi dice di andare avanti e mettermi in fila per i biglietti. Mettermi in fila? Faccio io. Ma se sta quasi per uscire dai circuiti cinematografici? E’ uscito un sacco di tempo fa! Lei però insiste e io, obbediente mi avvio per viale delle Province, dove chiedendo informazioni a un passante per sapere dove fosse di preciso il cinema, vedo una folla di persone sulla strada. Inizialmente penso a una manifestazione spontanea, o a un’adunata sediziosa… Poi mi rendo conto che… era la fila fuori dal cinema! Santo Cielo! Nemmeno fosse la prima di Titanic! O di Guerre Stellari! Mai vista tanta gente a un cinema a memoria di Ragazza! E la sala poi era gigantesca!!!

L’Amica Miriam mi spiega che, sarà colpa della crisi economica (il biglietto costa solo 4 €) o della crisi mistica (magari la parrocchia raccoglie tanti adepti) fatto sta che questo cinema è sempre stra-gremito di gente!

In ogni caso correndo al grido a li mejo posti! guadagniamo faticosamente 4 poltrone e ci godiamo finalmente il film.

E’ un film francese di quest’anno (2012), trasposizione cinematografica dell’opera teatrale “Le prenom” che ha sbancato i botteghini dei teatri francesi tra il 2010 e il 2011.

Come spesso accade il titolo è mal tradotto in italiano, visto che il film, pur svolgendosi durante una cena, ruota intorno alla scelta del nome di un nascituro.

La storia è semplice 5 amici/parenti di vecchia data (la padrona di casa, suo marito professore universitario, progressista, il fratello di lei, assolutamente conservatore con la moglie incinta (del bambino attorno al quale appunto ruota la scelta del nome) e in ultimo un vecchio amico del gruppo, un musicista un po’ effeminato portatore nel finale di grandi sorprese.

Il film non l’ho trovato per niente statico come sosteneva Laura: anzi: nonostante l’apparente ristrettezza scenografica avesse rinchiuso 5 persone intorno a un tavolo, il film è stato arioso, frizzante e pieno di battute a raffica.

I protagonisti, tranne uno, erano gli stessi dell’opera teatrale, quindi assolutamente dentro la loro parte, e soprattutto dentro i tempi comici.

La trama è niente affatto banale, visto che, come fosse un moderno vaso di Pandora, è stato sufficiente un argomento apparentemente innocuo, per far saltare fuori tra i commensali conflitti politici, generazionali, familiari, che a mio avviso non sono ravvisabili solo nel contesto francese in cui la sceneggiatura è stata scritta, ma potrebbero essere ravvisabili in ogni società europea.

Ne consiglio vivamente il noleggio, o comunque la visione in TV!

Il diavolo nei dettagli: La Sirenetta OGM

Gentile da Fabriano è forse il più noto esponente dello stile detto Gotico internazionale, ultimo “colpo di coda” dell’arte medievale prima del Rinascimento.
E a proposito di colpi di coda… Quest’opera del 1425, conservata alla Pinacoteca Vaticana, raffigura San Nicola che placa la tempesta in mare, uno degli infiniti miracoli del santo. Ma il miracolo più incredibile lo ha compiuto Gentile da Fabriano. Alla scena ha aggiunto una sirena che nuota nei dintorni della nave, e fin qui tutto abbastanza regolare per l’epoca. Però la sirena non è una donna con coda di pesce: è un’umana geneticamente modificata, con scaglie su tutto il corpo, ed escrescenze a forma di pinna sulle braccia e sulle gambe.
Sarebbe la partner perfetta per il celeberrimo Mostro della Laguna Nera, film-cult della fantascienza.

dhr

Michael J. Fox e il Parkinson protagonisti di una sit-com

Un personaggio malato può far ridere? Chi lo vede in un programma televisivo segue normalmente la trama della storia o si concentra solo sugli eventuali sintomi sentendosene addolorato? Un attore comico ha chiuso la sua carriera se la gente è a conoscenza del fatto che sta “combattendo una malattia neurologica inguaribile”?

Sono domande che si poneva Michael J. Fox dopo aver ricevuto, più di 20 anni fa, la diagnosi di Parkinson. Nel 2000, quando i sintomi peggiorarono, lasciò Spin City, la serie TV USA di cui era protagonista e si dedicò a raccogliere fondi per la ricerca di una cura contro il Parkinson. Recentemente ha intrapreso un nuovo regime terapeutico che lo aiuta a gestire tic e tremori e ha deciso di tornare da protagonista.

In realtà lo avevamo già visto come guest star sia in Curb Your Enthusiasm che, più di recente, in The Good Wife, dove interpreta un astuto avvocato che usa i suoi sintomi neurologici per influenzare le giurie. Ora però, stando al comunicato della TV USA NBC, tornerà come interprete principale di una sit-com, ancora senza titolo, in cui impersonerà un uomo sposato e con tre figli affetto dal Parkinson e ci mostrerà la quotidianità alle prese con la routine e la malattia.

La NBC ha già stabilito, anche in assenza di un episodio pilota che saggiasse le reazioni del pubblico, che la prima stagione consterà di 22 puntate, con inizio nell’autunno 2013.

Quand’anche si trattasse di un’abile mossa della rete al fine di risalire negli ascolti, mi sembra una decisione dall’alto valore simbolico sia per chi soffre di questa malattia che per la popolazione generale e il suo modo di percepire chi ne è affetto.

Tutto questo mi ha fatto ripensare alle straordinarie interpretazioni di Franca Valeri nei suoi spettacoli teatrali più recenti, quando teneva un braccio che non riusciva a padroneggiare dietro di sé e cercava di controllare il modo di esprimersi con la voce. Erano serate di forti emozioni e di grande divertimento. E anche la dimostrazione di grinta, determinazione e amore per il pubblico.

Bella addormentata di Marco Bellocchio

Quello che avevo letto della Bella addormentata di Marco Bellocchio mi aveva incuriosito per cui mi sono precipitata a vederlo. Prima notazione: mi aspettavo la sala piena, tanto più che era mercoledì, e invece eravamo sette in tutto, Compreso il Marito che ha smaniato per l’intera proiezione e che stamane mi ha svegliato recriminando e rinfacciandomi la scelta. Purtroppo ero d’accordo con lui.

Il film racconta tre storie strutturate in modo che i personaggi di una non entrano in contatto con quelli delle altre (una sorta di film a episodi dei tempi moderni), li unisce il fatto che si interrogano tutti sulla vita e sulla morte.

Il caso di Eluana Englaro è di sfondo, i fatti raccontati si svolgono tra il 3 e il 9 febbraio, gli ultimi giorni di lei. Il tempo è scandito dalla narrazione di quella storia drammatica che passava in televisori perennemente accesi, dovunque: telegiornali, dirette parlamentari, talk show. Ci vengono mostrati anche gli opposti schieramenti delle persone fuori della clinica “La quiete” di Udine dove era ricoverata Eluana: c’era chi pregava, litanie senza pause, e accendeva ceri affinché la ragazza fosse lasciata “vivere” e chi difendeva i valori laici e chiedeva a gran voce che venisse liberata da quella prigione senza sbarre che era il suo corpo. “Priva di morte e orfana di vita”, per usare le parole di Guido Ceronetti. Non un film sull’eutanasia, tuttavia, ma sulla vita e sulla morte e il diritto di scegliere l’una o l’altra. Un’opera didascalica, quindi fredda: le emozioni del regista non arrivano e noi rimaniamo indifferenti o quasi se non fosse per le parole della politica di quei giorni, indifendibili, quasi dimenticate, di chi cavalcava un dramma pro domo sua, e che tornano a ferirci e a indignarci. Come l’affermazione del nostro capo del governo secondo la quale Eluana avrebbe persino potuto generare un figlio; ma come dice un personaggio: “Non si governa senza il Vaticano”.

Bellocchio ci offre una rappresentazione che rasenta il caricaturale dei senatori di Forza Italia, i quali, in attesa di entrare in aula per votare una legge che vieti ogni forma di eutanasia assimilando a essa la scelta di sospendere le cure di sostegno, seguono il dibattito attraverso un ennesimo televisore acceso mentre sono immersi, discinti, vecchi e cadenti, in acque termali bollenti e fumanti. Immagini da inferno dantesco in cui i politici non si capisce se sono dei demoni o dei dannati.

E non mancano i giochi di prestigio che dovrebbero sorprendere il pubblico: in un televisore si vede una scena, anche molto truculenta, del film di Bolognini del 1981 La storia vera della signora delle camelie, con una giovane Isabelle Huppert, che è anche tra i protagonisti della Bella addormentata.

Notevoli, tra gli attori, Toni Servillo e Isabelle Huppert, che ha recitato interamente in italiano, ma anche Roberto Herlitzka il quale interpreta un senatore psichiatra (che non manca mai nei film di Bellocchio) che dispensa pillole e perle di saggezza e cinismo. Gli altri mostrano una recitazione poco naturale, a volte sopra le righe, compresa Alba Rohrwacher che avevamo apprezzato in altre prove. Per il resto sembra un film di “figli di”: Gian Marco Tognazzi, Brenno Placido, fino al nipote di Lou Castel. Per non parlare dello stesso figlio del regista, Piergiorgio che, curiosamente ha interpretato solo film diretti da papà, salvo un paio. È un scelta di esclusiva o nessun altro lo vuole?

Ridere da morire. O almeno da svenire

E così i grandi Monty Phyton, con il loro gusto per l’assurdo, ci avevano visto giusto. Sto parlando del famoso sketch, che potete gustare nel video qui sopra, intitolato La barzelletta più divertente del mondo. Chiunque la ascoltasse ne rideva fino a morire: accadde al suo stesso inventore, alla madre di lui e a molti altri dopo di loro. Era così micidiale che l’esercito britannico decise di utilizzarla come arma contro i Tedeschi.

Nella rivista Neurologist è stato pubblicato recentemente un articolo che illustra il caso clinico di un uomo di 42 anni, in buone condizioni di salute, che si era presentato alla clinica neurologica riferendo una lunga serie di svenimenti, il primo dei quali verificatosi 17 anni prima, provocati dal riso spontaneo che seguiva il racconto di barzellette molto divertenti. Non fu riscontrata la presenza di problemi cardiologici, epilessia, cataplessia, e quindi venne stilata diagnosi di sincope da risate. Purtroppo gli Scienziati, sempre precisi ed esaurienti, stavolta hanno mancato di fornirci un particolare indispensabile: il testo delle barzellette scatenanti.

In letteratura sono citati altri casi analoghi, in particolare quello di un uomo di 62 anni che ebbe tre episodi, tutti mentre guardava lo show televisivo comico Seinfeld, tanto da indurre i medici a chiamare quegli eventi “sincope di Seinfeld”.

Mi chiedo se si potrebbe dare origine anche da noi una diagnosi di questo tipo. Chi fa più morire dal ridere nella nostra televisione? Max & Tux? Panariello? Aldo Giovanni e Giacomo? Uhm, non credo proprio che per il momento possa accadere.