Seppur giovanissima…
Le avventure di ALicE: una cena tra amici… per i fatti miei
L’altra sera il Marito e io siamo stati invitati a mangiare da Spicy. Anzi, per la precisione, dal Marito di Spicy, che aveva organizzato una cena con alcuni genitori del gruppo scoutistico che frequentano i nostri figli, oltre che con il dirigente israeliano che da un paio di anni è a Roma con il compito di organizzare e coordinare le attività dei circa 200 ragazzi che frequentano questo movimento. Insomma mi aspettavo una serata durante la quale avremmo mangiato bene (con Spicy è una certezza: come a casa mia, ma senza faticare!) e avremmo condiviso tra tutti noi i problemi del movimento e le aree di miglioramento. Dei numerosi pregi parlarne sarebbe stato ridondante. Ai limiti della piaggeria.
Insomma, il Marito e io abbiamo vinto la nostra stanchezza cronica, che ci attanaglia specie durante la settimana, e ci siamo avviati verso casa di Spicy con somma gioia. Anche perché devo dire che ultimamente non facciamo troppa vita sociale, quindi mi attirava anche l’idea di vestirmi, truccarmi, indossare il mio paletot, sfoggiare la mia borsa rossa nuova e frequentare e parlare con delle persone che avessero almeno la patente…
Dunque arriviamo, saluto gli amici di Spicy che intanto erano arrivati, bacio le mie Nipoti, e realizzo improvvisamente che oltre al dirigente israeliano e la moglie, che come dicevo sono a Roma già da un po’ e quindi parlano l’italiano, aspettavamo anche un “grande capo” dell’agenzia ebraica, israeliano anch’esso. Un cosiddetto “pezzo grosso”. Vabbè, penso tra me e me, come succede sempre in queste occasioni multilinguistiche, si parlerà un po’ tutti, in tutte le lingue, e ci sarà qualcuno che di volta in volta aiuterà chi non capisce. Ecco, a proposito di chi non capisce io sono proprio di coccio. Non capisco l’ebraico nonostante ben 13 anni di scuola ebraica; l’inglese è anche peggio: provo a concentrarmi e a seguire. Ma dopo due minuti il cervello parte per i cavoli suoi, mi distraggo ed è finita. Intendiamoci, non mi fa affatto piacere essere così, anzi mi sento limitatissima. In viaggio dipendo continuamente dal Marito che invece, per la famosa legge degli opposti, parla correntemente 7 lingue, e ha l’elasticità mentale per capire anche quelle che non sa. Insomma io sono un disastro. Fortuna che gli israeliani erano in minoranza. Certo, avremmo fatto le persone educate e avremmo chiacchierato con tutti: direttamente i più svegli, indirettamente quelli di coccio (come me!). Comunque, per non correre rischi di forzata socializzazione mi siedo dalla parte opposta del tavolo rispetto alla loro, rigorosamente vicino a Spicy e a una sua simpatica amica, quasi come me. Ma non appena accenno a una parola e a una risata con loro, vengo subito redarguita aspramente dal padrone di casa, nonché mattatore della serata, perché, affinché capissero tutti, la conversazione avrebbe dovuto svolgersi… in ebraico????? O al più… in inglese???? E io?
E io niente… con la coda tra le gambe, mi sono scusata (in verità pensando: “ma che è matto????”), e mi sono seduta rassegnata a trascorrere una seratina si, tra amici, ma per i cazzi fatti miei. E così è stato. Dal mio angolino dovevo stare bene attenta a non far emergere espressioni del viso che avrebbero potuto tradire i miei pensieri veri (primo tra tutti: “sarà una serata amena, ma almeno ci faccio un post!”). E infatti la vera fatica della serata è stata proprio questa: fare attenzione affinché attraverso la mimica non trasparissero le mie elucubrazioni. Già perché in realtà io pensavo a tutt’altro rispetto ai temi delle conversazioni (ammesso che li capissi) e a me capita spesso di assumere delle espressioni adeguate ai miei pensieri, ma del tutto incongrue rispetto alle circostanze.
E dovevo essere concentrata anche nella postura da assumere: stare troppo “sbracata” sulla sedia poteva essere scambiato (come era effettivamente) per mancanza di interesse. Allora mi sforzavo di stare con i gomiti appoggiati al tavolo e il busto ben proteso in avanti, proprio come se stessi in ascolto… Ma intanto nella mia mente i pensieri vagavano. Ogni tanto per fortuna qualcuno si complimentava con la cuoca e allora finalmente anche io avevo la possibilità di far sentire la mia vocina che si univa agli elogi degli altri commensali. Ma per il resto il vuoto pneumatico. Io che solitamente sono chiacchierona, brillante (anche se non dovrei essere io a dirlo) ho fatto per tutta la sera la parte della mummia. Alzarmi per dare una mano in cucina era un sollievo. Ogni tanto, quando era il Marito a intervenire, riuscivo a intuire quello che stava dicendo… Un po’ perché lo conosco, un po’ perché conosco il suo repertorio. E anche questo mi rimetteva in pace col mondo e mi sottraeva, anche se per poco, all’alienazione in cui ero costretta. Uscirne era impossibile, così ho aspettato pazientemente l’ora della narcolessia da cui è afflitto il Marito, augurandomi che gli si presentasse prima del solito. Invece ovviamente, mentre nelle occasioni durante le quali mi diverto comincia a calargli la palpebra verso le 22.00, l’altra sera si è deciso a propormi di andar via solo dopo le 23.30, insieme agli altri invitati. E così sfinita dal silenzio imposto e dalla mancanza di stimoli mi sono presa il mio paletot, la mia bellissima borsa rossa, e insieme al Marito mi sono avviata verso casa. E per compensare la lontananza coatta dalla mia lingua, durante tutto il tragitto abbiamo intonato in coro il nostro repertorio di stornelli romaneschi…
Ninetto regazzino der Tufelloooooooo…. le caccole dar naso se levavaaaaaaa…
Brueghel: visita di gruppo con dhr
Ogni tanto il nostro amico virtuale dhr (Diaccaè per gli amici del blog) assume le vesti di un amico in carne e ossa e fa una capatina a Roma. In questi casi cerchiamo sempre di cogliere la palla al balzo e di vederci. Spesso le occasioni sono mostre d’arte. Questa volta ad attirare lui e la di lui Moglie è stata la mostra di Brueghel al Chiostro del Bramante. Dopo la visita, il pomeriggio piovoso è stato poi coronato da quella che poteva essere una rilassata merenda in una sala da the vicino al Chiostro. Se non fosse che la presenza dell’esuberante Marito di Spicy (e – non neghiamolo – anche noi Ragazze quando ci impegniamo siamo un po’ casinare di nostro!) ha reso la nostra permanenza al bar un po’… fastidiosa per gli altri avventori. Ma in fondo chissenefrega! Noi ci siamo divertiti, la mostra è stata interessante, e la compagnia (arricchita anche dalla nostra Amica Stefania) è stata buona. Vogliamo ora lasciare la parola a Diaccaè, che gentilmente ci ha inviato la sua “relazione”?
Appena dietro piazza Navona, a meno che non ci si smarrisca per i suggestivi vicoletti, come è successo a… beh non facciamo nomi… al Chiostro del Bramante, resterà aperta ancora fino al 6 giugno la mostra “Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga”. La dinastia pittorica dei Bruegel (la grafia con la H serve forse a evitare che i visitatori facciano delle grezze) è rappresentata proprio al completo, da Pieter il Vecchio, ossia quel Bruegel, a Pieter il Giovane, Jan il Vecchio, Jan il Giovane, fino all’ultimo rampollo che si chiamava nientemeno che Abraham ed era napoletano. Ciliegina sulla torta, pure un paio di Bosch.
E però. Uno dei due Bosch è una copia, anche abbastanza malfatta, e l’altro è un quadretto forse autentico ma pescato chissà dove. E spiace soprattutto che Brugel (Pieter il Vecchio) sia quasi assente, sostituito da una fitta schiera di imitatori più o meno dotati di talento. Per un biglietto d’ingresso da 12 cucuzze si poteva sperare meglio.
Il bello della mostra sta tuttavia nella sua capacità di “fotografare” un momento epocale nella storia dell’arte occidentale. In breve, la transizione dall’arte sacra all’arte profana, in concomitanza con il cambio della committenza dalla Chiesa alla borghesia. Non a caso, questo avvenne in un Paese di ricchi mercanti come l’Olanda. Si passa così da temi sacri (soprattutto l’Adorazione dei Magi) a soggetti naturalistici mascherati da soggetti religiosi (piccoli santi in immensi paesaggi) fino all’arte decorativa allo stato puro (scene di vita o “di genere”, fiori e oggetti iperrealistici, nonché pappagalli appena scoperti nel Nuovo Mondo). Sul piano tecnico la cosa fu ulteriormente facilitata dall’introduzione della pittura a olio, molto più adatta a rendere la brillantezza dei colori e gli effetti di luce, rispetto alle tecniche precedenti come la tempera all’uovo.
Poi la mostra continua… in piazza Navona, dove, mezzo millennio dopo, gli artisti ambulanti continuano a proporre ritratti, paesaggi, fiori, immagini raffinate e disimpegnate per decorare i salotti borghesi. La rivoluzione portata avanti dai Bruegel è ancora ben visibile. È il punto più alto dell’arte (Schopenhauer) o la sua morte (Hegel)? Ai poster l’ardua sentenza.
Il blog è morto, Marx è morto e io non mi sento molto bene
Digredisco #1: alla figlia di un mio amico, avrà avuto 3 o 4 anni (la figlia, non l’amico) offrono del prosciutto. Lei (ebrea) risponde: “no grazie, noi non mangiamo prosciutto, noi crediamo solo nella bresaola!”Il lifting del blog
Gestire un blog in 3 sociorelle non è facile. Specie quando almeno 2 su 3 sono indecise croniche. ”Che mi consigli?” è il nostro tormentone.
Fenomenologia di laura: perfido Franti o buon Garrone?
Non vi abbiamo mai parlato della Mamma delle Ragazze. Dovete sapere che quando nostra Mamma cerca qualcosa, qualunque cosa, lei, da brava jewish mother, ne approfitta per “mettere un po’ a posto”. Ma il suo non è un normale “mettere a posto” lei butta le cose che a lei non servono e rivoluziona il tranquillo disordine altrui, quello in cui noi riusciamo a trovare tutto! Quando ero piccola ogni tanto si presentava in camera mia armata di un paio di sacchi dell’immondizia per “riordinare gli armadi”, e allora la mia ansia montava a mille!
L’altro giorno era alla ricerca delle sue perle [che per dirla tutta sono state nascoste dalla sottoscritta per sottrarle a eventuali ladri, ma purtroppo non ricordo dove] e a furia di cercare e sistemare, sistemare e cercare, ha trovato (e naturalmente ha messo a portata di mano per restituircele) una serie di vere e proprie antichità, importantissimi reperti a dir poco storici: le nostre pagelle delle elementari (quelle che ancora si possono mostrare ai figli: quelle del liceo un po’ meno), alcuni disegni che avevamo fatto da bambine, un compito di matematica di una delle mie sorelle, e alla fine, tra i vari fogli è emerso quello più interessante: si tratta di un tema che Laura aveva fatto per lo scrutinio della fine della IV elementare. Dovete sapere che Laura già dalle elementari era qualcosa che somigliava molto al Perfido Franti del nostro immaginario. Sempre con la risposta pronta, e soprattutto, secondo i racconti dei nostri genitori, estremamente cattiva! E’ una vera e propria tradizione orale quella che in famiglia ci tramandiamo sulla cattiveria di Laura: ogni primo aprile telefonava al povero signor Delfino Pesce per porgergli i suoi migliori auguri (il tapino era stato scovato dalla pulzella sugli antichi elenchi telefonici, e poi non è mai più stato dimenticato per vari primi aprile degli anni a venire. Oppure la malvagia era solita telefonare al macellaio di zona a nome della vicina del piano di sopra, ordinando a suo nome vari tagli di carne e salumi (affettati, naturalmente, sottilissimi). Senza contare i primordiali gavettoni che con il cugino faceva gettando dal quinto piano buste piene d’acqua. E non dimentichiamoci che appena nata la sua sorellina spicy, lei voleva metterla sul davanzale della finestra in modo che la cicogna se la riprendesse. Che esempio di tenerezza fraterna, vero?
Quindi quando ci è venuto tra le mani e abbiamo letto questo capolavoro di ipocrisia e sdolcinatezza, ci siamo rotolate per terra dalle grosse risate! Il pezzo sembrava uscito dalle pagine del Libro Cuore (sempre per rimanere in tema), meglio ancora, dalla penna del buon Garrone, personaggio che a dire il vero, poco si addiceva (e poco si addice tuttora) a nostra sorella.
Pensando di fare cosa gradita al nostro pubblico, lo posto sul blog per condividerlo con i lettori (lo trascrivo così, allo stato puro, omettendo le correzioni – di forma e di sostanza – apportate da quella poveraccia della maestra).
Quante cose da ricordare alla fine dell’anno scolastico!
Questo anno di scuola sta per concludersi ed io mi immagino già quel giorno che andrò a scuola, non per studiare, ma per vedere l’esito del mio lavoro [cioè è di quelle che studiano solo in funzione del voto!]
Io ricordo quando la maestra, pur avendo un fil di voce, e la febbre, era venuta a scuola per insegnarci qualche nuova lezione; ella [ella???] ci aveva – pregato – di non farla inquietare.
Alcune bambine, avevano anche il coraggio di parlare! [meno male che c’era Laura la tremebonda!]
Come mi dispiaceva vedere la maestra in quelle condizioni! [Eh si! Mi immagino!]
Si era sacrificata per noi [Ma pensa!].
Secondo me, quelle bambine, sono senza cuore; dovevano capire, che la maestra si stava sacrificando e, invece di esserle riconoscente la facevano inquietare. Infatti bisogna essere riconoscenti alla maestra, che per due anni, e forse per il terzo [se non schiatta prima!], è venuta a scuola, con il sole, con la pioggia, con la neve [la famosa neve romana], anche se stava bene [pensa te! Anche se stava bene!], aveva la febbre, non aveva voce.
Insomma: sempre, sempre, sempre. [Vaglielo a dire a chi parla dell’assenteismo nelle scuole!]
Un altro fatto che merita di essere ricordato, è questo.
Ci avevano comunicato che doveva venire la Signora Direttrice, in classe nostra.
Ella [Ella??? Ancora??? Aulicamente recidiva la ragazza!] mi ha domandato che cosa fosse la coscienza ["Ella" sapeva bene che la sua interlocutrice la coscienza non sapeva nemmeno dove stava di casa]; mi tremavano le gambe e non sapevo cosa rispondere. [non sapeva cosa rispondere e allora ha optato per una bella leccatina, la ruffiana, state a sentire che si inventata:]
Dopo le ho recitato i versi dedicati a lei, che ho scritto, le sono tanto piaciuti che li ha voluti. [Se solo Ella sapesse che genere di versi ha scritto Laura negli anni a venire… ce ne sarebbe da scrivere, non uno solo, ma una serie di post!]
Per me la scuola è come una grande famiglia: le compagne mi sono come sorelle e la maestra come madre; abbiamo delle preoccupazioni in comune: i brutti voti, le interrogazioni… [si, perché il senso della Famiglia è proprio questo: “avere preoccupazioni in comune”! E poi dicono che le jewish mothers sono invenzioni letterarie!]
Secondo me, la maestra è simpatica [e secondo me tu continui a essere una leccapiedi], prima non le volevo molto bene, però non la conoscevo bene.
Spero di stare un altro anno insieme alla maestra ed alle compagne, anche con quelle meno brave [bontà sua!].
Una volta avevamo da risolvere un problema, lo feci bene; una mia compagna lo sbagliò, perciò scrisse alla sua compagna di banco, parole poco piacevoli su di me. Il giorno dopo trovai sul mio banco un biglietto; capii subito che era la bambina del giorno prima. Infatti era lei, voleva farsi perdonare. Aveva sciupato inchiostro e carta. L’avevo già perdonata; [Capite??? Aveva sciupato inchiostro e carta!!!] Sapevo che non aveva riflettuto prima di scrivere [psicologa fin da piccola!]
Io voglio bene alle compagne come sorelle ed alla maestra come una madre. [Si, occhei, il concetto è chiaro anche senza che tu lo ripeta più volte!]
Insomma, vi è piaciuto questo tema meraviglioso ed idilliaco? Vi è venuta qualche carie ai denti? E che ne dite del voto? 8 e 1/2! Pensate sia troppo basso?
E non è bella questa dote di Laura che già dalla più tenera infanzia si intravvedeva in lei? Quella che si può riassumere con quel calzantissimo motto giudaico romanesco che recita così: SPASSO DI STRADA E TRIVOLO DI CASA!
P.S. Spero che abbiate apprezzato lo slideshow qui sopra con il contenuto originale del tema stesso, così che nessuno possa maliziare sulla veridicità dell’opera. Spero che anche la protagonista di questo post, Perfido Franti o Buon Garrone che sia, abbia apprezzato che ho si, cancellato per privacy la data del tema, ma ho lasciato le prime cifre dell’anno 19 per evitare che qualcuno potesse intendere che fosse datato 1800.
Incominciamo l’anno con Rodari
L’anno nuovo
Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.
Gianni Rodari
Buon 2013 a tutti!
Bye bye 2012!
Il 2012 sta per andarsene, e francamente non mi mancherà. Maya o non maya, non è stato un anno simpatico, e non vedo l’ora che finisca il suo corso naturale. Abbiamo pensato, per non contrariarlo troppo, di salutarlo con un disegno che la Figlia Media moooolto spontaneamente gli ha dedicato, collaborando con questa sua “operetta” all’ultimo post dell’anno!
Grazie grazie Figlia/Nipote Media!
Chi ha paura di Babbo Natale?
Chi volete che abbia paura di quel simpatico e gentile vecchietto che ogni anno, immancabilmente, porta doni ai bambini?
In realtà, invece, c’è qualcuno che si spaventa. Guardate queste foto, osservate le espressioni terrorizzate dei poveri bambini che sono costretti, per la gioia [???] dei genitori, a posare con Babbo Natale.
Questa la fonte delle foto.

24 aprile 2013 




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