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Insetti

# 1 Moscerini “Anonimi”

Una ventina di anni fa ero a cena con un amico in un ristorante del centro. I tavoli erano rivestiti da maioliche bianche, e non avevano la tovaglia. Una goccia di vino cade e resta li, tutta bella gonfia sulla ceramica impermeabile. Arriva un moscerino e… SPLASH! Si tuffa (o cade) a capofitto nella pozzanghera rossa. Il mio amico e io osserviamo la scena divertiti. I nostri vicini di tavolo non capiscono il motivo per cui siamo tanto interessati a guardare il tavolo ridendo. Il nostro moscerino, una volta uscito a fatica dalla goccia di vino ha cominciato a camminare a zig zag sulle zampette incerte; poi ha preso a fare una specie di capriole all’indietro. Di volare non se ne parlava neanche. Noi continuavamo a ridere guardando il nulla, finché non si avvicinò il proprietario del locale incuriosito a chiederci cosa ci fosse tanto da ridere sul suo tavolo. A quel punto il piccolo insetto ubriaco è diventato la mascotte del ristorante, e il mio amico e io, presunti matti, siamo stati riabilitati agli occhi degli avventori.

# 2 Manicure 

Qualche anno fa ero al mare, nella terrazza di casa nostra, tutta intenta a passarmi lo smalto alle unghie, mia insana passione da sempre. Improvvisamente arriva una zanzara che si posa sul mio mignolo pittato di fresco… e si incastra!

Poveraccia… Non riusciva più a volare. Provava a prendere quota ma le zampine erano  inesorabilmente attaccate alla mia unghia. Era evidente, povera bestia, lo sforzo che faceva per alzarsi, ma non serviva a niente. Il mio smalto era più forte delle sue ali.

Non sapevo cosa fare per liberarla. Sarà pure stata una zanzara, ma non poteva finire così, a morire di fame e sete prigioniera di un’unghia smaltata. Eppoi non sarebbe stato nemmeno tanto elegante da parte mia andare in giro con l’inclusione nello smalto: neanche fosse ambra! E comunque molto meglio per lei una manata che la spiaccicasse sul muro: una morte decisamente più onorevole.

Così cercavo un modo per salvarla. Non mi è venuto altro in mente che provare a liberarla tirandole le zampette con una pinzetta (di quelle da sopracciglia, per capirci). Nulla è servito. Le sue zampette non erano così forti come pensavo e la tapina è rimasta inesorabilmente schiacciata tra le chele metalliche della mia pinzetta. E così, una passata di acetone e via! Non ci si pensi più.

# 3 Riscatto

Qualche giorno fa ho preparato le meringhe. Con la sac a poche ho disposto sulla teglia del forno tante piccole spumine bianche pronte da infornare. A un certo punto l’occhio mi va su un puntino nero e tremolante sulla cima una di queste. Mi avvicino, mi tolgo, ahimé, gli occhiali e vedo che il puntino era un piccolissimo moscerino incastrato nell’impasto denso di una delle meringhe. Anche lui come la collega zanzara di prima non riusciva a liberarsi. Ancora più piccolo di lei, non poteva proprio volare. Gli si sollevava solo la parte superiore del corpo, le zampine si allungavano, ma niente: rimanevano inchiodate alla dolce prigione di albume e zucchero.

Però non poteva finire male come la sua collega: non me lo sarei perdonato! Dovevo riscattarmi! Allora con un coltello ho tagliato l’estremità della meringa e a quel punto il Figlio piccolo mi ha suggerito di… metterla sotto il rubinetto. Sì, così si sarebbe salvata dalle sabbie mobili e sarebbe morta annegata in un’alluvione! Però l’idea di fondo era buona: allora con una mano bagnata ho cominciato a lasciar cadere sulle sue zampe delle gocce d’acqua che hanno cominciato a inumidire e quindi a sciogliere il composto melmoso. Alla fine, un po’ zuppo, ma spero felice, il piccolo moscerino se ne è volato via libero e bello nella felicità familiare.

Chissà quale sarà stata la sua percezione: lo sapranno gli insetti di abitare in un mondo popolato da bipedi giganti o ci percepiscono come parte del paesaggio? Avrà capito che è stato salvato da un essere vivente, o penserà di essersela semplicemente cavata? Chissà se avrà ringraziato la buona sorte, o quella bella gigantesca pasticcera, sua coinquilina! Chi può dirlo?

Come sopravvivere agli otto giorni di Pesach

Emanuele Luzzati: "Il Seder di Pesach"

Nel post di ieri abbiamo volato alto, qui finalmente torniamo al livello che più ci compete  ;)

Pesach è la celebrazione gioiosa della libertà, ma rappresenta anche una seria minaccia per la nostra linea. Ma voi avete idea di quante calorie si ingurgitano durante i seder, compresi i quattro rituali calici di vino? Tra antipasti, salsette, i pomodori col riso, lo stracotto cui segue inesorabilmente l’abbacchio (mica può mancare), un paio di contorni almeno e trionfo finale di dolci, non meno di tre tra cui le ipercaloriche pizzarelle col miele, si arriva boccheggianti al termine.

Nei giorni seguenti, otto in tutto, ci si rimpinza di azzime di vario tipo, dolcetti e ogni leccornia per placare l’eterna fame percepita dovuta esclusivamente al nostro sentirci orfani di pane e pasta. Prendiamo le azzime. Oltre a gonfiare le nostre pance fino a renderci simili a mongolfiere, sembrano non saziarci mai, nonostante contengano non poche calorie. Quindi siamo portati a mangiare molto più del solito e a inserire dolcetti e biscotti che normalmente teniamo lontani da noi.

In una situazione di questo tipo risultano preziose le indicazioni della dottoressa Frishman, responsabile della Diet and Nutrition Unit presso il Rabin Medical Center-Bellison Campus di Petah Tikva (Israele). In prima battuta consiglia di scegliere le azzime light che hanno un contenuto calorico dimezzato rispetto alle normali, oppure quelle che contengono fibre che danno un maggior senso di sazietà e prevengono la stitichezza con la quale, con rispetto parlando, ci tocca convivere per questi lunghi otto giorni. Un ulteriore sistema per prevenirla, dice la dottoressa, è bere molta acqua e masticare bene il cibo. Inoltre, ci invita a mangiare le azzime con del formaggio magro invece che accompagnarle con cioccolato a go go.

Per la sera dei seder, la Frishman, ci dà un consiglio semplice ma geniale, da tenere presente ogni volta che si va a una cena promettente, dal punto di vista delle abbuffate: indossiamo abiti stretti in vita in modo di avvertire tempestivamente gli effetti della nostra scorpacciata. È importante non arrivare al seder affamati e limitarsi ad assaggiare un po’ di tutto senza riempire i piatti fino a farli straboccare. E poi preferire frutta fresca a torte e dolciumi.

Infine, quando dovete fare la spesa, ma questa è un’indicazione che vale sempre, non andate mai a stomaco vuoto e preparate una lista a cui attenersi strettamente.

Chi non fa né seder né Pesach potrà ugualmente prendere in considerazione questi consigli per i vari pranzi di Pasqua e Pasquetta. Auguri a tutte e a tutti.

Terzo anno in palestra: il ritorno della goffa ALicE

Erano due anni che andavo in palestra. Vi ricordate, ve ne avevo già parlato: della palestra, della fauna che la popola, e soprattutto di quanto fosse migliorata ALicE.
Ma tutte le storie belle finiscono, e quest’anno la nostra insegnante ha trovato un posto di lavoro migliore (dice lei!) e se ne è andata. Questo ha necessariamente coinciso con il ritorno in auge della Goffa ALicE. Già perché io ero migliorata molto nel fare una ginnastica “normale” ma i due nuovi istruttori che sono subentrati non fanno esattamente una ginnastica “normale”.

L'insegnante del giovedì

Quella del giovedì è una pazza scatenata. Mette un’orrenda velocissima musica a palla, di quella che ti penetra nel cervello, e via! Un’ora di esercizi senza mai rallentare nemmeno un attimo. In genere dopo il riscaldamento, si usa ridurre la velocità della musica e quindi degli esercizi. Lei no! Una stakanovista del fitness! Pur di non andare a prendere le chiavi dell’armadio degli attrezzi preferisce farci fare senza. Per non interrompere la lezione per recuperare il telecomando dell’aria condizionata ci fa fare la sauna.
A un certo punto temevo che ci facesse fare anche lo stretching, e addirittura il rilassamento finale a velocità stratosferica!
Pensate che una volta facendo un esercizio mi sono stirata il muscolo del polpaccio: beh, nonostante mi fossi tristemente e dolorosamente accasciata in terra, ha aspettato almeno 10 minuti prima di controllare se fossi ancora viva! E per di più l’ha fatto con un’aria anche un po’ alterata, perché avevo osato distoglierla dalla lezione. Tralasciamo poi il fatto che mi ha suggerito di fare “tantissimo stretching! Stressalo tantissimo! Tienilo in trazione per almeno 20 minuti!” – cosa che poi ho scoperto essere assolutamente controindicata in caso di stiramento!
Comunque lei sarà una matta, non sarà una cima, ma almeno le sto dietro. Ogni tanto mi fermo, ma non faccio figuracce.

L'insegnante del martedì

Cosa ben diversa accade invece con l’insegnante del martedì: lui è un sadico. Ha un codazzo di allieve “storiche” (femmine!) che lo seguono da anni, e che lo adorano (e che, aggiungo io, sono evidentemente abituate al tipo di lavoro che fa). All’inizio della lezione dobbiamo armarci di tutti gli strumenti di tortura possibili, immaginabili e disponibili: il bilanciere, i pesetti, l’elastico corto (per legare le caviglie!), l’elastico lungo (per braccia e addome) le cavigliere, lo step… Ci manca poco che non ci imponga la Gogna, il Cilicio  o la botte di ferro di Attilio Regolo!
Il peggio però non sono i suoi strumenti, ma le sue coreografie. Si perché io vado in palestra per tenere allenati i muscoli: gli altri evidentemente ci vanno per tenere allenato il loro cervello con la memorizzazione di centinaia  di inutili sequenze e di inefficaci passi diversi. E se poco poco li capisci, appena si accorge che ci riusciamo li cambia.
E soprattutto quando dice: “Adesso uniamo!” allora è finita e mi comincerei a dare le martellate sulle ovaie! Perché questa frase significa che ciascuno dei 100 esercizi incomprensibili, composto a sua volta da 100 incomprensibili passi, va ripetuto in serie. E che quindi dobbiamo ripetere le 100 serie diverse, ognuna composta da 100 passi diversi,  una di seguito all’altra. A quel punto l’unica chance che mi resta è far finta che mi scappi la pipì e andarmene.
L’unica consolazione è che stavolta non sono da sola. Stavolta noi ex allievi di V. ci distinguiamo per la nostra goffaggine! Perché ci fermiamo duemila volte con aria inizialmente divertita (ma solo per dimostrare che la prendiamo a ridere) ma poi emerge il nostro umore desolato fino a che alla fine siamo decisamente imbufaliti! Intanto perché non siamo riusciti a fare ginnastica, visto che abbiamo passato un’ora a gironzolare intorno allo step muovendo l’arto sbagliato al momento sbagliato, ma soprattutto per aver fatto per un’ora la figura dei deficienti sotto lo sguardo compiaciuto del Marchese De Sade!
E si che mi piaceva tanto andare a ginnastica! Ci avevo preso davvero gusto. Ora passo i primi 45 minuti a guardare l’orologio ogni attimo. E gli ultimi 15 a allungare dei muscoli che non hanno lavorato affatto!
E in tutto questo devo anche sopportare il Marito che segue questo insegnante da anni e che sostiene che la sua ginnastica sia divertente… Infatti si! Ogni volta mi ammazzo letteralmente dalle risate! Parola di ALicE!

Volete fare carriera? Armatevi di ombretto mascara e rossetto

da sinistra: struccata, naturale, professionale, glamour

Proprio così ragazze, ma come poteva essere altrimenti in tempi in cui conta più l’immagine della sostanza, più il fumo dell’arrosto?

L’ennesima conferma di questo ci viene da uno studio realizzato da ricercatori della Boston University e dal Dana-Farber Cancer Institute. Costoro hanno scelto 25 donne, sia bianche che afro-americane che ispaniche, e hanno fotografato ciascuna di loro in quattro condizioni diverse: completamente struccate, con trucco “naturale”, “professionale” e “glamour”, secondo le definizioni degli Scienziati. A nessuna è stato consentito di guardarsi allo specchio per evitare che nelle foto assumessero espressioni che potessero influenzare gli osservatori. Le foto sono state mostrate a 149 adulti (di cui 61 uomini) per soli 250 millisecondi, quindi solo per uno sguardo veloce, e ad altri 119 (di cui 30 uomini) che invece potevano osservarle senza limiti di tempo.

Tutti costoro hanno giudicato le donne truccate con le tre intensità diverse non solo più gradevoli, ma anche più competenti e affidabili di quelle non truccate, sia a uno sguardo rapido che dopo una osservazione prolungata.

Quindi ragazze, la mattina prima di decidere se e quanto truccarvi, date un’occhiata agli impegni che avete in agenda e regolatevi di conseguenza.

Contro le rughe una magica medicina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Attenzione ragazze. Le parole che seguono potrebbero urtare la vostra sensibilità.

Con l’età nelle donne la produzione di estrogeni diminuisce notevolmente e si entra gradatamente nella menopausa. Gli enzimi chiamati proteasi diventano più attivi riducendo la spugnosità della pelle e dissipando il collagene più velocemente di quanto possa essere rimpiazzato. Diventa meno attivo anche un recettore che contribuisce alla produzione del collagene. Perché tutto questo parlare del collagene? Perché esso è l’elemento chiave della struttura della pelle; quando è presente in misura ridotta la pelle diviene meno elastica e più rugosa.

Capito che orrore? Le rughe sono il male! Come si può pensare di guardarsi allo specchio o aggirarsi tra la gente col viso pieno di zampe di gallina e di rughe più o meno profonde?

Ma niente paura. Scienziati di tutto il mondo sono al lavoro per salvarci dalla catastrofe e restituire a facce vecchie e avvizzite l’aspetto e la consistenza della pesca.

Finora erano a nostra disposizione creme e pomatine più o meno efficaci, ma ora ci viene offerta addirittura una pillola, una capsula per la precisione: la magica medicina che potrebbe combattere la formazione delle rughe agendo dall’interno dell’organismo.

La capsula è stata testata su 480 donne in quattro ricerche separate in Gran Bretagna, Francia e Germania. Dopo 14 settimane di trattamento, le zampe di gallina si riducono in media del 10% e nei soggetti che rispondono meglio anche del 30%. Le foto in alto mostrano il prima e il dopo la cura. Invece nelle donne cui era stato dato placebo non si riscontrarono modificazioni significative.

Nello studio francese è stata anche valutata, per mezzo di biopsie effettuate prima e dopo il trattamento, in 110 donne la produzione di collagene nella parte più profonda della pelle, il derma (le creme normalmente hanno un’azione nella parte più superficiale di essa, l’epidermide). Si è evidenziato che in un quinto di loro era presente una quantità significativamente maggiore rispetto a chi aveva assunto placebo.

Gli ingredienti delle capsule sono le vitamine C ed E, gli isoflavoni della soia, il licopene del pomodoro, gli acidi grassi polinsaturi omega-3 del pesce: tutti elementi in grado di attivare i geni responsabili della sintesi del prezioso collagene. Quindi è la scoperta dell’acqua calda.

L’azienda produttrice è intenzionata a lanciare il prodotto nei prossimi mesi in 44 spa in Gran Bretagna, Spagna e Canada, senza il bisogno di autorizzazioni di organismi nazionali di controllo poiché gli estratti contenuti nelle capsule sono già utilizzati e l’azienda si guarda bene dal proclamare che esso è di beneficio per la salute. I ricercatori affermano che, anche se non sono stati effettuati test per valutare gli effetti a lungo termine, un trattamento di tre mesi con tre capsule al giorno non dovrebbe avere conseguenze sgradevoli. Se una persona sospende le assunzioni, poi, si metterebbe di nuovo in moto il normale meccanismo di invecchiamento con la formazione delle solite vecchie rughe profonde.

A chi le aveva chiesto un parere su questa nuova pillola, la dottoressa Nichola Rumsay del Centre for Appearance Research della Università del West of England in Bristol, ha dichiarato: “Qualcuno dovrebbe inventare una pillola che faccia smettere le persone di preoccuparsi del proprio aspetto: le renderebbe certamente molto più felici”.

Le avventure di ALicE: una new entry in palestra

Chissà come mai il Marito adesso viene in palestra anche il martedì (oltre al lunedì, giovedì e sabato) invece di andare ad allenarsi allo stadio con i suoi compagni di maratona?

E come mai durante gli esercizi a terra siamo tutti girati verso destra, mentre lui è l’unico a essere girato verso sinistra?

E ancora: come mai prende sempre posto in fondo lontano lontano da me? E infine perché quando va via il suo posto è sempre sporco (perdonatemi) di  bavetta?

La risposta è facile facile. C’è una new entry in palestra. Si tratta della Bomba Sexy: giovane (25 anni); secca secca, senza un filo di pancia (la quale in ogni caso, per non sbagliare è sempre rigorosamente scoperta); e soprattutto ha un seno enorme, innaturalmente sodo e alto e, lasciatemelo dire, senza invidia, sproporzionato.
In due parole: una stronza.

Come faccio a saper che il seno è rifatto? Per 3 fattori:
1) lo ostenta attraverso una micro canotta (se fosse così grosso naturale se ne vergognerebbe: lo so per esperienza personalissima!)
2) se le si desse una schicchera sulla schiena la Bomba Sexy cadrebbe inesorabilmente in avanti… e la natura non è matrigna!
3) tutti i medici consigliano per le attività fisiche, qualunque sia la dimensione del seno, l’uso di un reggiseno sportivo… non certo di un reggiseno dotato di spalline inesistenti dalle quali il seno peraltro strabocca.

Costei, oltretutto si aggira per la palestra portando avanti quel seno come fosse un trofeo. Alla fine della lezione tutti i maschi presenti (il Marito per primo) devono andare a riprendersi i bulbi oculari finiti tra le tette della Bomba Sexy.
L’ultima volta durante la lezione di Aero box mi sono anche fatta male alla mano per colpa della Stronza: l’insegnante infatti nel farci fare gli esercizi al sacco, pur raccomandandoci di far piano per non farci male alle mani, visto che non avevamo la protezione, ci spronava facendoci immaginare che invece del sacco, davanti a noi ci fosse una persona che ci stava decisamente sugli zebedei. Indovinate chi avevo davanti, io?
Il risultato? Una grossa escoriazione sulle nocche della mano destra.
Che gancio, ALicE!

Passeggiatrici

Ma che avete capito? NO! Non quelle passeggiatrici! Non conoscete abbastanza bene il nostro blog (o forse lo conoscete… ehm ehm… dati gli argomenti dei post di Laura).

No, stavolta voglio parlarvi di un altro tipo di donne passeggiatrici che poco (niente!) hanno a che fare con il meretricio. La realtà è che ultimamente sono diventata, cosa abbastanza preoccupante, direi, un po’ ossessionata per l’attività fisica. Ma non per ragioni di salute, né tantomeno per questioni di forma: solo per cercare di ammortizzare le abboffate che la mia gola mi fa fare sia durante che prima e dopo i pasti e, visto che alla mia fame non riesco a mettere un freno, l’unico modo che ho, almeno per compensare le calorie acquisite e limitare i danni, è fare movimento. Così oltre le 2 o 3 volte a settimana in palestra, mi sono inventata un’altra cosa.

Tutta colpa del Marito che ogni domenica alle 7 va a correre, pardon, a fare running, con un  vicino di casa malato di mente come lui. E mi ha convinto, non a fare running perché le mie 6 ernie del disco non me lo permetterebbero, ma a “camminare velocemente“. Cosa che peraltro faccio abitualmente nei miei giri quotidiani, ma certo non continuativamente per almeno un’ora come è caldamente raccomandato.

Però non è cosa da fare da sola… non per me almeno: ritornerei indietro dopo un quarto d’ora. Così pensa che ti ripensa a qualcuno da coinvolgere… Non Spicy (troppo impegnata anche di domenica). Non Miriam (è davvero esageratamente pigra); non la mia vicina (troppo da fare con i figli)… Finché un’illuminazione: ma si!!! Laura!!!! Certo che è davvero un bradipo, però anche lei ha a che fare con la sua gola e con il problema dell’ammortizzamento delle calorie supplementari… Forse è la persona giusta. Provo: la chiamo, le faccio la proposta toccando i nervi scoperti (non ha mai fatto non dico attività sportiva ma nemmeno un briciolo di movimento! Guarda che l’età avanza! Bisogna muoversi, la dieta da sola non serve a niente!) e… incredibile! La convinco! E lei a sua volta coinvolge anche Stefania un’amica delle Ragazze.

Già fissare l’orario è stato un problema: con quelle due pigrone prima delle 10.00 non se ne parlava. Appuntamento dunque domenica mattina alle 10.00 ai propilei di Villa Borghese. Era prevista pioggerella, ma avevamo deciso che saremmo andate comunque. Mi armo di tuta, Ipod (solo per il tragitto fino all’appuntamento), telefono, 10 € tanto per sicurezza, e tra i risolini sotto i baffi del Marito e dei bambini mi avvio sotto un’antipatica pioggerella verso la mia nuova attività sportiva “estrema”.

A piazzale Flaminio mi vedo arrivare lentamente due figure piuttosto… flemmatiche che riconosco da lontano: Stefania in abbigliamento da scampagnata: pantaloni, felpa di pile, e ai piedi non delle pedule… magari! No! Delle normali Camper da città. Le mancava solo lo zainetto sulle spalle. Laura invece con una vecchia tuta più simile a un pigiama, delle scarpe da ginnastica insostenibili e… reggetevi forte: un vecchio impermeabile di Fendi nero così abbondante che le cascava da dosso, con il cappuccio in testa… un triste incrocio tra un serial killer e una malata mentale in fuga dalla clinica psichiatrica. Ma tant’è. Questo era quello che il convento passava, e in fondo… c’era sempre il lato positivo: acquisivo materiale per un post!

Via, cominciamo a camminare… e mi rendo subito conto che IO non ero in grado di tenere il loro passo…. perchè IO, come da prescrizione coniugale, camminavo velocemente… loro… passeggiavano. Piano piano. Uno struscio a via del Corso sarebbe stato più faticoso. La mia difficoltà era che non riuscivo proprio a mantenere la loro lentezza. Uno stillicidio. Resami conto dell’inutilità di quest’attività dal punto di vista fisico me ne sono fatta una ragione e mi sono detta almeno di prendere il beneficio per lo spirito.
Cosa c’era allora di meglio che una passeggiata tra amiche in una Villa Borghese semi deserta, vabbè sotto la pioggia, ma fa niente. Due chiacchiere, qualche immancabile pettegolezzo, un bel po’ di risate… e l’omo campa! (in questo caso la Ragazza). E se non mi ha fatto bene al fisico, di sicuro lo ha fatto al morale.

Certo, la prossima volta mi porterò delle cavigliere… almeno per bruciare le calorie della colazione che abbiamo fatto al bar per riprenderci dalla nostra faticosissima passeggiata.

Comunque ci è piaciuto così tanto che stiamo andando tutte le domeniche. Il nostro gruppo oltretutto si va infoltendo sempre di più: sembriamo Forrest Gump con il suo gruppo di maratoneti globe trotters. Abbiamo perfino elevato a una propria dignità questo sport estremo e gli abbiamo dato un bel nome: speed walking! Vi va di venire con noi? 

P.S. Così, tanto per cazzeggiare un po’, prima di pubblicare quest’articolo, ho provato a cercare speed walking sul web e…. non ci crederete: è uno sport che esiste davvero! E c’è anche chi ti spiega… come si fa!

Chirurgia plastica

Premessa: non ho nulla contro la chirurgia estetica. Non trovo che ci sia niente di sbagliato nel ricorrervi quando dei difetti fisici ci angustiano al punto tale da renderli (e renderCI) insopportabili a noi stessi.
Non penso invece che dobbiamo farne ricorso per modificare il nostro aspetto. Non mi piacciono proprio le donne con seni innaturali tutti uguali, le labbra a canotto, la bocca a papera, gli zigomi alti…
(A proposito: mentre sto scrivendo mi sta passando davanti una collega che credo si sia stesa più volte sul lettino del chirurgo plastico: labbra, zigomi, occhi, naso e seno: ecco, questo, unito ai capelli biondo platino e a un pesantissimo trucco stile ciglia finte, lo trovo sinceramente eccessivo, anche perché, credetemi, il risultato è tutt’altro che naturale, e assolutamente orrido!)

Per non parlare poi di chi teme i segni dell’età e cede alle lusinghe del bisturi per ingannare il tempo che passa. … Come se bastasse una tiratina a occhi, guance e fronte per togliersi 10 anni! Quante ce ne sono di donne (spiace dirlo, ma in questo, ancora siamo più stupide degli uomini!) tutte tirate, con una pelle che nemmeno una ventenne… e poi mi cascano sulle mani che restano rugose e nodose di artrosi! Che tristezza!

Ma detto questo sono incappata di recente in una pubblicità assurda di una clinica di chirurgia plastica: intanto gli attori: un lui, (finto) bell’uomo, attempato, che con aria sorniona e un po’ mandrilla guarda 2 donne evidentemente rifatte: una più giovane e rifatta in modo più naturale; l’altra più “matura” e decisamente più “finta”: seno enorme, capelli biondo platino… ecc. ecc.
Non so se è più sgradevole il suo stringersi addosso al loro seno come per testarlo, per valutarne la consistenza, o lo sguardo giudicante con il quale lui sceglie la più giovane. Senza tralasciare l’espressione delusa sul volto dell’anziana scartata! Poveraccia!

Ma la chicca è lo slogan finale “La chirurgia plastica non è solo per le donne”, come a voler sottolineare che se noi ci rifacciamo una parte del corpo lo dobbiamo fare anche per piacere di più agli uomini, che usano il nostro corpo e quindi vanno assolutamente interpellati prima della scelta.
Ma evidentemente non consultati sull’opportunità dell’operazione, sulla scelta del chirurgo o della clinica. No, queste sono cose troppo importanti: sarebbe normale, quasi ovvio! No, la pubblicità ci dice che gli uomini devono essere consultati in merito alla grandezza del seno, o alla sua consistenza. Sulla grandezza delle labbra, sulla forma dei glutei. Come dei mecenati gli uomini commissionano all’artista (il chirurgo plastico) le loro opere d’arte in carne ossa e silicone. Poco importa se oltre al corpo c’è dell’altro. O forse oltre ai corpi di “quelle” donne davvero c’è ben poco.
Estremamente avvilente e fastidioso questo spot è sicuramente lo specchio dei tempi: siamo infatti circondati dalle varie Ruby, Noemi, veline e velonze, che ancora giovanissime, si sottopongono a pratiche chirurgiche invasive (e a volte anche pericolose) per cambiare il loro aspetto e omologarlo al modello che evidentemente il mercato richiede.
Che sia il mercato dello spettacolo, della moda, dei bunga bunga, delle escort (che quando ero piccola si chiamavano puttane d’alto bordo)… questo non è dato sapere.

Passaporto per la bellezza: immigrati negli USA e interventi estetici

Negli Stati Uniti è in crescita la domanda di interventi estetici da parte di immigrati. Nel 2009 sono  stati 750 mila gli Asiatici, il 5% dell’intera popolazione di questa etnia, cifra più che raddoppiata rispetto al 2000. I Latini sono stati 1 milione e 400 mila (3%), cioè il triplo rispetto a nove anni fa. Per fare un confronto si è sottoposto a tali procedure il 4% dei bianchi.

Tutto questo ha a che fare con il desiderio di assimilazione alla cultura del paese ospite, così come un secolo fa gli Ebrei si facevano modificare i nasi imponenti e gli Irlandesi le orecchie per sembrare “più americani”, ma solo in parte. Oggi, in effetti, la cultura popolare americana influenza fortemente il modo in cui gli immigrati credono di dover apparire e i reality televisivi incoraggiano il ricorso alla chirurgia estetica, ma la maggioranza di coloro che scelgono di modificare il proprio aspetto segue i gusti, le tendenze e gli ideali di bellezza della cultura di appartenenza. Quindi le parti del corpo che chiedono di modificare sono diverse a seconda della cultura di appartenenza.  Vediamo alcuni esempi.

  • Donne dominicane: sollevare e ingrandire le natiche
  • Cinesi: modificare i nasi all’insù orientandone la punta verso il basso (porta fortuna) e allungare e ingrandire i lobi delle orecchie (segno di prosperità)
  • Donne russe: ingrandire il seno
  • Coreani: ridurre le mascelle
  • Donne egiziane: lifting del viso
  • Donne iraniane: modificare il naso
  • Donne latine: ingrandire il seno e aumentare le “curve”
  • Donne asiatiche: modificare le palpebre per far apparire più grandi gli occhi.

E le donne di origine italiana, vi chiederete, non richiedono trattamenti estetici? Ma certo che sì! Ma mica vogliono farsi gonfiare le labbra fino a sembrare degli ornitorinchi, o ingrandire il seno fino ad arrivare a una quinta/sesta misura come da noi! No. Loro si fanno ringiovanire le ginocchia! E io, anima semplice, che non ci avevo mai pensato!

Dunque, a New York si è sviluppato un mercato di nicchia con numerose strutture, ciascuna frequentata da un particolare gruppo etnico. E se i costi sono troppo elevati per le tasche di queste persone in cerca d’autore, ci si rivolge a operatori privi di titoli e di autorizzazione.

Le avventure di ALicE: il secondo anno in palestra

L'Istruttore

Sono recidiva! Ebbene si, anche quest’anno mi sono iscritta in palestra. Ora però sono diventata bravina: vado a tempo, tengo il ritmo degli altri… certo ogni tanto mi impallo e mando a monte la coreografia, però non posso lamentarmi. Sudo, mi stanco, mi fermo, ma non sono più la goffa ALicE dell’anno scorso.

Anche la fauna è cambiata: La Smandruppata non viene più. La Smandruppina viene raramente e fa sempre gli esercizi a modo suo (a cazzo!) spesso mentre è al telefono.

La Soccola per la verità si è rivelata essere caruccia (vedi a giudicare in modo affrettato?)

In compenso il gruppo si è arricchito dell’Autodidatta – Narcisista:

L'Autodidatta - Narcisista

uno strano individuo sulla cinquantina che si sente bellissimo e fichissimo e si specchia sempre. Spesso arriva qualche minuto prima della lezione (e anche io, così lo vedo!!!!) e si piazza davanti allo specchio facendo esercizi al solo scopo di rimirarsi i muscoli. Penso che faccia anche danza visto che ogni tanto svolazza da una parte all’altra della sala, sempre rigorosamente guardandosi compiaciuto allo specchio. Spesso mentre facciamo ginnastica si lamenta in modo plateale: o perché gli esercizi che l’istruttrice ci fa fare sono troppo salterini; o perché sono noiosi; o perché c’è l’aria condizionata, o perché fa troppo caldo… Insomma alla fine tutto scocciato (visibilmente scocciato!) si mette lì a fare esercizi per conto suo (soprattutto addominali e glutei) mentre noi proseguiamo con la nostra lezione.

Ma a parte tutto il contesto, quello che stavolta vorrei raccontarvi è che il Marito quest’anno ha insistito un sacco per farmi andare in palestra anche il sabato mattina. A me, che non sono esattamente un tipo sportivo, due volte a settimana bastavano e avanzavano, ma lui è stato davvero insistente: dai, la ginnastica è divertente, non si fanno saltelli o corse (deleteri per la mia schiena) e così un sabato mattina mi sono decisa e sono andata anche io.
Mai un corso di ginnastica è stato così pieno… di femmine. Di qualunque età. Poi mi volto verso l’istruttore e… wow!!!! … Capisco! Giovane (22-23 anni), scuro di carnagione. Occhi neri, barbetta incolta, piercing sul labbro superiore. Fisico asciutto, addome piatto. Capelli corti neri spettinati. Muscoli torniti. NON depilato, sguardo simpatico… e che altro? Basta! Che altro serve per cominciare la lezione di ginnastica, per la prima volta in vita mia, con un sorriso che va da un orecchio all’altro?

Via! Musica carina, moderna, anche italiana. Ginnastica divertente (anche se Laura sostiene che questa frase sia piuttosto un ossimoro) e soprattutto un belvedere che non guasta. Proprio un bellissimo vedere in verità: dalla mia posizione vedo l’Istruttore da dietro: canottiera (non trucida), pantaloni tirati su fin sopra il ginocchio, ma leggermente abbassati al punto vita da far intravedere gli slip… Vivaddio! Basta con gli infraculo che spuntano dai pantaloni delle femmine, che oltretutto mi danno un’idea di sudicio che la metà basta! Ecco finalmente un bel paio di boxer fantasia che fa capolino con le facce di Marylin disegnate alla maniera di Andy Warhol! Bello bello bello! E poi dallo specchio il panorama non è da meno: con la faccia simpatica e sempre sorridente ci dà le istruzioni mentre fa gli esercizi sempre rigorosamente insieme a noi. Anzi, ovviamente meglio di noi. E senza fermarsi un attimo.

Il Marito

Ma ecco che per uno strano gioco di specchi accanto al viso dell’Istruttore, fresco bello e simpatico nonostante la fatica… si riflette anche quello del Marito: sudato, affannato, spettinato, con il volto deformato dallo sforzo in una maschera di smorfie tra il penoso e il ridicolo… Ma che mi ci ha portato a fare? E’ amico del Giaguaro!

Sabato scorso poi il contrasto è stato ancora più accentuato: lui, l’Istruttore portava dei pantaloni con la scritta BRASIL sul sedere (un bel sederino alto e scolpito) i boxer che fuoriuscivano questa volta avevano stampate delle simpatiche palle da biliardo colorate; il Marito, come al solito, con la sua maglietta azzurra e i pantaloncini bianchi. E indovinate dalla mia posizione quali esercizi ho visto fare ai due maschi a confronto?

LE CIRCONDUZIONI DEL BACINO!!!!!!

Naaaaaaa!!!!!!!