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Impressioni del Marocco: i paesaggi

Quel che mi ha molto colpito durante il breve ma intenso giro che ho fatto sono stati i paesaggi, sempre diversi per natura e colore: le rocce, le dune, il terreno secco, le oasi rigogliose, i monti verdeggianti, i campi coltivati, le cime innevate.

Ma guardate voi stessi questa piccola selezione di foto.

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Servizi segreti israeliani e spie improbabili

I servizi segreti israeliani sono così astuti e perfidi che non esitano a servirsi di spie, anche le più insospettabili, pur di carpire i segreti strategici di altri paesi.

Già in passato, ricorderete, un povero avvoltoio venne accusato di fare il lavoro sporco per gli Israeliani in Arabia Saudita. Ora la storia si è ripetuta, secondo quanto riporta la BBC. Protagonista un innocente uccello migratore, il gruccione, sorpreso a volare nei cieli turchi e poi, una volta morto, esaminato dall’Animal Health Division della città di Gaziantep. L’uccello era stato giudicato colpevole di spionaggio dalla popolazione e dalla polizia locale a causa di un anellino che ne cingeva la zampetta con su scritto “Israel” e il numero, forse del registro israeliano delle spie, C43917. Ma la sua colpa maggiore che, a detta degli abitanti della cittadina, ha permesso di portare alla luce il turpe inganno sono state le sue narici, larghe in modo inusuale e quindi in grado di alloggiare comodamente tutto l’equipaggiamento della perfetta spia.

Subito si è diligentemente messo in moto l’antiterrorismo turco, ma il direttore dell’Animal Health Division, dopo attente osservazioni e ispezioni, ha dichiarato che si trattava di un uccello innocente il cui percorso migratorio veniva monitorato dagli ornitologi israeliani e che non avrebbe mai potuto minacciare la sicurezza del paese. Tutto è bene quel che finisce bene, ma non è detto che quei servizi segreti non abbiano disseminato tra noi delle spie autentiche.

Fossi in voi, controllerei il  micio di casa, o anche il canarino: accertatevi che non abbiano un qualche chip sottocutaneo e che non siano spie al soldo degli israeliani a cui potrebbero riferire ogni vostro inconfessabile segreto, compreso che mangiate la nutella a cucchiai quando pensate che nessuno vi guardi.

Autostima e sesso: cosa è più importante?


Negli ultimi anni si è fatto un gran parlare di autostima, in televisione conduttori sapienti se ne sono empite le bocche, e giornali e rotocalchi ci hanno spesso propinato questionari per aiutarci a valutare il nostro livello di autostima. Ti stimi? Ma quanto ti stimi?

E così le persone hanno acquisito la consapevolezza di quanto sia importante l’autostima, quanto fondamentale sia essere consci delle proprie positività e capacità per il benessere psicologico.

Ma quanto valore attribuiamo all’autostima? E, volendo fare una sorta di classifica, di cosa è più importante per noi?

A rispondere a questo interrogativo epocale hanno pensato degli Scienziati della Ohio State University con uno studio uscito su Journal of Personality. Hanno intervistato degli studenti di college e hanno scoperto che per loro, udite udite, l’autostima ha più valore che:

  • mangiare il loro cibo preferito
  • fare sesso
  • bere alcolici
  • ricevere lo stipendio
  • incontrare il loro migliore amico.

Santo Cielo! Più importante addirittura del sesso? Ma di che pasta sono fatti? E che sono, dei robot? Il pensiero che tutto questo un giorno sarà loro, in verità, mi turba un poco.

E per voi, di che cosa è più importante l’autostima? Stupitemi.

Le donne artefici della rinascita delle bocce negli USA

Brooklyn 1935

Negli Stati Uniti il gioco delle bocce, tipicamente praticato dagli immigrati italiani e caduto nel dimenticatoio, sta diventando sempre più uno sport alla moda.

Fu Fiorello La Guardia, il primo sindaco italo-americano di New York, a richiedere nel 1934 che fossero creati dei campi di bocce nei quartieri abitati in maggioranza dai suoi connazionali. Poi, a poco a poco, quegli stessi campi cominciarono a essere disertati, a riempirsi di erbacce, a divenire luogo di gioco per i bambini e di passeggiate “liberatorie” per i cani.

La rinascita, come ci racconta il New York Times, si è verificata solo di recente e quel che più colpisce è che siano state le donne, inizialmente quelle non più giovani, a prendere l’iniziativa. Si sono date da fare per togliere le erbacce e riportare i campi alle condizioni ottimali. Con gli uomini che osservavano incuriositi e da una certa distanza tutta quella attività. Quasi stessero aspettando, ha commentato malignamente una di quelle donne, che dessero loro una bella pulita per poi ricominciare a giocare.

Da gioco di nicchia dei vecchietti italo-americani le bocce si stanno ora diffondendo in tutto il paese tra diverse fasce di popolazione, dai giovani alternativi alle signore dai capelli grigi desiderose di recuperare i ritmi meno frenetici dei tempi andati. E questo crescente interesse ha stimolato le amministrazioni locali a impegnare centinaia di migliaia di dollari per ripristinare vecchi campi devastati dal tempo e per crearne di nuovi sia in curatissime sale che all’aperto con tanto di tenda per proteggere dal riverbero del sole. Sono così tornati a essere un luogo di aggregazione reale per persone di tutti i sessi e di tante generazioni diverse.

Lo screening per il tumore al seno: le indicazioni sono sessiste?

Lo scorso anno uscì sul Journal of the National Cancer Institute un articolo che segnalava la necessità che le persone potessero prendere delle decisioni informate riguardo l’eventuale effettuazione di controlli per cancro.

Questo articolo ha provocato delle interessanti riflessioni di Carole Schroeder, professore associato emerito alla University of Washington School of Nursing di Seattle. Prendendo in considerazione gli screening per cancro al seno e alla prostata, la Schroeder osserva una differenza sostanziale tra i generi sessuali sia nelle linee guida che nella pratica medica. Nel caso degli uomini, si raccomanda che possano prendere la decisione di testarsi per il tumore alla prostata dopo una discussione col medico. Alle donne, invece, viene “prescritto” di fare la mammografia ogni anno dopo che hanno superato i 40, senza alcun confronto medico-paziente.

Eppure, per entrambi gli screening negli ultimi anni si stanno dibattendo rischi e benefici e si sollevano dubbi sull’opportunità e l’utilità di effettuare tali controlli.

Per la Schroeder questa disparità di trattamento è semplicemente sessismo. È socialmente più accettabile che si dica quel che deve fare a una donna piuttosto che a un uomo. Quest’ultimo deve essere informato e solo dopo può decidere. Le donne hanno bisogno che ci si prenda cura di loro e quindi viene loro indicato di sottoporsi allo screening per il tumore al seno senza tante chiacchiere. Invece, secondo gli stereotipi, gli uomini sono in grado di prendersi cura di sé e quindi viene loro consigliato di valutare razionalmente insieme al medico i pro e i contro del test.

La nostalgia scalda l’anima ma anche il corpo

Ah la nostalgia! Quel sentimento che ti riporta ai tempi andati, a esperienze passate, a persone non dimenticate! Ma non fatevi ingannare da questo incipit simil-lirico, perché ci troviamo, ancora una volta, dalle parti di quella che io chiamo scienza pacioccona.

Dunque, la nostalgia fa bene all’anima, come sembrerebbe dimostrare una gran mole di letteratura psicologica: aiuterebbe a combattere la solitudine e a fronteggiare lo sconforto e i pensieri sulla morte. Niente di meno. Non contenti, degli Scienziati guidati da Xinyue Zhou hanno voluto verificare se la nostalgia possa scaldare oltre al cuore anche il corpo. Hanno così realizzato alcuni studi che andiamo qui a illustrare.

Studio #1: chiesero a 19 persone di tenere per 30 giorni consecutivi un diario dei loro pensieri nostalgici. Peccato non avere la possibilità di leggerli, chissà che palle come sono interessanti. Emerse che indulgevano in tali pensieri soprattutto nei giorni più freddi. E già questo ci fa saltare sulla sedia. Ma gli Scienziati non riposano sugli allori.

Studio #2: arruolarono 90 studenti in Cina, che per ovvi motivi non poterono sottrarsi, e li suddivisero in tre stanze a temperature differenti: fredda 20°, confortevole 24°, molto calda 28°. A tutti venne chiesto di raccontare quanto si fossero sentiti nostalgici o per della musica o per degli amici. Ci crederete? Gli studenti nella stanza più fredda si mostrarono più nostalgici di quelli delle altre stanze. Forse avevano nostalgia di un bel tepore. Ma andiamo avanti.

Studio #3: questa volta i partecipanti erano olandesi e furono contattati nel web. Furono fatte ascoltare loro delle canzoni “note per provocare sentimenti nostalgici”. (quali? vanno bene per tutti? indipendentemente dall’età, le esperienze, ecc?) Ebbene, gli studenti che risposero di aver provato nostalgia ascoltando la musica proposta tendevano a riferire di essersi sentiti anche più caldi. Capito quali scenari potrebbero aprirsi dopo uno studio come questo in tempi di crisi economica ed energetica? Ma quale riscaldamento! Metti su il Valzer delle candele o Finché la barca va e i termosifoni possono restare spenti. C’è ancora dell’altro.

Studio #4: chiesero ad altri 64 studenti cinesi di pensare sia a un evento ordinario che a uno nostalgico del passato e poi li costrinsero a tenere una mano dentro un secchiello pieno di ghiaccio finché non ne potevano più. Accadde che i nostalgici mantennero la mano on the rocks più a lungo degli altri.

Infaticabili e incontentabili, questi Scienziati si propongono di verificare con altri studi di cui, state certi, vi daremo conto, se la nostalgia possa combattere altri tipi di disagio fisico. Aspettiamo con ansia.

Conservatorismo senza impegno

scelte rapide (ill. di dhr)

Quanto meno tempo abbiamo e quanto minore è l’impegno che mettiamo nel pensare su un argomento, tanto più conservatrice sarà la posizione politica che esprimeremo.

È quel che emerge da uno studio realizzato da ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’università dell’Arkansas e appena pubblicato su Personality and Social Psychology Bulletin.

Nell’articolo vengono descritti quattro studi in cui venivano esaminati gli effetti sugli atteggiamenti politici di quattro situazioni differenti che di fatto rendevano difficoltoso l’impegno mentale: l’intossicazione da alcool, l’impegno contemporaneo in un altro compito, la rapidità di risposta e l’indicazione esplicita di rispondere senza pensare.

I partecipanti, mentre si trovavano in quelle quattro situazioni dovevano esprimere il loro livello di accordo su una serie di affermazioni.

In tutti e quattro gli studi le persone, mentre erano o ubriache, o distratte da un’altra incombenza, o pressate dal tempo o costrette a rispondere senza pensare, mostrarono posizioni politiche significativamente più conservatrici.

I ricercatori ci tengono a puntualizzare che non è che i conservatori pensino poco, ma che una modalità di pensiero che non presuppone impegno e concentrazione promuove il conservatorismo politico.

Il test del gabinetto

Certo che dopo tanto disquisire di vesciche piene ed urgenze, presentarmi oggi con questo post potrebbe significare che io sia monomaniacale. Non è così. Ho semplicemente fatto una interessante scoperta e come al solito voglio condividerla con voi. È materiale prezioso per intrattenere gli amici e far bella figura sfoggiando la propria conoscenza delle cose del mondo. Il tema è il modo in cui viene testato il buon funzionamento dei gabinetti, in particolare il flusso di acqua necessario per lo scarico affinché niente rimanga “in sospeso”.

Dovete sapere che questi test sono scientifici, tengono conto delle leggi della fisica, della matematica, della coprologia, sì, anche della coprologia. Non si improvvisa. Me ne sono resa conto approfondendo, sempre più affascinata da quello che andavo scoprendo.

Per esempio, ho appreso che esiste la Bristol Stool Scale, una scala che descrive le diverse tipologie, ben sette, di quel che nei gabinetti va a finire. È stata sviluppata sulla base delle ricerche condotte alla Bristol School (o Stool? ;) ) of Medicine nel 1976. Eccola.

Dunque, questi Scienziati come fanno a stabilire quale debba essere la giusta quantità di acqua e quale la potenza del getto per poter fare un lavoretto pulito pulito? Si servono di particolari strumenti in grado di simulare da ogni punto di vista quel che passa da quelle parti. In alcuni casi si utilizzano delle palline di polipropilene, come potete vedere qui sotto.

In altri casi si mandano dentro i cosiddetti water wiggler, dei giochini pieni d’acqua, di seguito raffigurati.

Ma l’apoteosi viene raggiunta da una specie di salsicciotti di pasta di soia pressata che somigliano a qualcosa che ora non mi viene in mente. Guardate un po’ voi.

Vescica piena e deterioramento cognitivo

Un interessante studio pubblicato lo scorso anno sulla rivista Neurourology and Urodynamics ci fornisce delle indicazioni che possono avere importanti ricadute sulla nostra vita di tutti i giorni.

Gli Scienziati hanno preso otto poveri studenti che non potevano rifiutarsi volontari in buona salute e hanno fatto loro bere 250 ml di acqua ogni 15 minuti fino a che non ne potevano più.

Non solo gli sfortunati dovevano fare i salti mortali (no, forse i salti meglio di no) per non farsela sotto, ma contemporaneamente dovevano rispondere a una serie di test che vagliavano la loro funzionalità cognitiva. Queste rilevazioni venivano fatte prima di bere e poi quando riferivano il bisogno di andare al bagno, quando tale bisogno era forte, quando diventava “estremo” e infine dopo la liberazione.

Voi stenterete a crederlo, ma è emerso che avere un estremo bisogno di liberare la vescica strapiena ha un effetto negativo sulla memoria a breve termine e sull’attenzione. Strano fenomeno, no? Tutto tornò in ordine dopo che i volontari ebbero finalmente la possibilità di mingere. Il deterioramento cognitivo, concludono gli Autori, era così rilevante da paragonarsi a quello che può provocare incidenti.

La ricaduta per la vita di tutti i giorni? Quando guidate la macchina, condizione che richiede il perfetto funzionamento del sistema cognitivo, portatevi un boccione in cui depositare il contenuto della vostra vescica. Oppure fatevi applicare il solito catetere da viaggio.

La percezione influenza il giudizio?

In molte lingue esistono espressioni idiomatiche che associano il concetto di sospetto a quello di puzza. In Italiano, per esempio, diciamo che una persona puzza quando non ci fidiamo in pieno di lei o che una situazione puzza di bruciato quando è sospetta. In Inglese in questi casi si parla di fishy smell, cioè puzza di pesce.

Ma le esperienze percettive posso influenzare il pensiero astratto? E il pensiero astratto può condizionare la percezione? Degli psicologi dell’università del Michigan hanno deciso di dare una risposta a questo interrogativo epocale che fino a oggi ci ha tenuto tutti sulle spine. E così hanno organizzato una serie di giochi di ruolo centrati sulla fiducia negli altri, durante i quali veniva diffuso odore di pesce nei gruppi sperimentali e altri odori o nessuno in quelli di controllo.

I risultati dello studio suggeriscono che l’esposizione all’odore di pesce provocava atteggiamenti di sospetto e minava il lavoro di gruppo. Al contrario, l’induzione del sospetto tra i partecipanti aumentava la loro capacità di identificare l’odore di pesce, anche quando era molto fievole, ma non odori di altro tipo.

Qui, a partire dalla pagina 6, potete trovare l’intero articolo.