Archivio | maggio, 2012

31 maggio Giornata Mondiale Senza Tabacco

Oggi, 31 maggio, è la Giornata Mondiale Senza Tabacco. Noi la sosteniamo nel modo più assoluto, come del resto facciamo per tutti gli eventi che hanno la funzione di attirare l’attenzione sui rischi per la salute e quindi di promuovere comportamenti sani.

Ho davanti a me il riquadro pubblicato da alcuni quotidiani e realizzato dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) e non posso fare a meno di osservare che finalmente ci si trova di fronte a una comunicazione che non contiene argomenti terrorizzanti circa i danni del fumo, che in genere fanno scappare i destinatari inducendoli a ignorare il messaggio. La LILT ci offre invece un elenco di conseguenze benefiche della cessazione dell’uso del tabacco.

Eccolo.

Dopo 30 minuti i battiti cardiaci e la temperatura delle mani e dei piedi si normalizzano

Dopo 8 ore aumenta la concentrazione di ossigeno nel sangue

Dopo 12 ore migliora il respiro

Dopo 1 giorno il monossido di carbonio nei polmoni cala drasticamente e migliora la circolazione

Dopo 1 settimana migliorano gusto, olfatto e alito; capelli e denti sono più puliti

Dopo 1 mese il polmone recupera fino al 30% della funzione respiratoria

Dopo 3-6 mesi diminuisce la tosse cronica; il peso tende a normalizzarsi

Dopo 1 anno il rischio di infarto è dimezzato e si riduce anche il rischio di sviluppare un tumore

Dopo 5 anni il rischio di tumore al polmone si riduce del 50%, quello di ictus è pari a quello di un non fumatore

Dopo 10 anni il rischio di tumore si riduce ai valori minimi di probabilità.

Molto ben fatto, no? Non vi è venuto un desiderio irrefrenabile di accendere spegnere la sigaretta?

Mi è tornata alla mente la barzelletta del tale che va a comprare un pacchetto di sigarette. Il tabaccaio gliene porge uno con l’avvertimento Il fumo provoca l’impotenza. Lui lo guarda preoccupato, glielo rende è dice: “Mi dai quello col cancro?”

Infine, cambiando completante discorso, uso il blog pro domo mia per fare gli auguri di buon anniversario di matrimonio ad ALicE e al Marito e ai nostri genitori. Tanti auguri a tutti!!!

L’omosessualità si può curare. Ah no, mi sono sbagliato

In questo blog ci piace esplorare le meraviglie della Scienza Pacioccona, oggi invece è la volta della Scienza Criminale, che non è quella che studia i comportamenti delittuosi, ma quella colpevole di seminare pregiudizi, stereotipi e sofferenza.

Ricorderete certamente un articolo che uscì nel 2003 sulla rivista Archives of Sexual Behavior dal titolo prolisso ma molto esplicito: Can some gay men and lesbians change their sexual orientation? 200 participants reporting a change from homosexual to heterosexual orientation che destò grande scalpore e dette vita a un dibattito feroce. Soprattutto offrì dignità scientifica alla cosiddetta terapia riparativa, e già il nome è tutto un programma, che promette di modificare un orientamento preminentemente omosessuale in uno eterosessuale. Insomma, “curerebbe” l’omosessualità come fosse una malattia.

Nel suo studio Spitzer, l’autore , all’epoca al New York State Psychiatric Institute, intervistò telefonicamente 200 persone che riferivano cambiamenti nella loro sessualità, dall’omo all’etero, nei precedenti 5 anni, in seguito alla terapia riparativa. Il fuoco era sull’attrazione, le fantasie, i desideri e il comportamento sessuali: fu fatto un raffronto tra quello che era un anno prima della terapia e un anno prima dell’intervista. Risultò, a detta di Spitzer, che “la maggioranza dei partecipanti riportò cambiamenti da un orientamento predominante o esclusivo omosessuale a uno predominante o esclusivo eterosessuale”. Le sue conclusioni: “Si sono evidenziate modifiche nell’orientamento sessuale di gay e lesbiche a seguito di un certo tipo di terapia riparativa”.

Questo ha contribuito negli anni a disseminare informazioni scorrette sull’omosessualità, a creare illusioni e false speranze nelle famiglie che si aspettavano con una terapia di “risolvere il problema” dei figli e a creare tanta sofferenza. E ovviamente a dar vita a un business milionario.

Ora Spitzer, dopo 9 anni passati evidentemente ad almanaccare e a elucubrare, se ne esce bel bello con una lettera alla stessa rivista di allora in cui dichiara che nel suo studio c’erano degli aspetti fatalmente deboli legati soprattutto alla impossibilità di appurare se le affermazioni dei suoi intervistati fossero sincere. E conclude, bontà sua: “Credo di dovere delle scuse alla comunità gay per il mio studio che ha fatto delle affermazioni non provate circa l’efficacia della terapia riparativa”.

Ci sarà una terapia riparativa per Scienziati Criminali, in malafede o non?

Gli scherzetti di ALicE: l’acqua rinfrescante

Bene , dopo aver sottoposto a pubblico ludibrio le mie fobie, oggi parliamo di quelle della Sorellona!
Lei odia i pesci. [digressione: ovviamente facendo parte della natura, i pesci non li amo nemmeno io! Mi è capitato trovandomi un paio di volte a Eilat di avere grossi problemi a fare il bagno nella barriera corallina, con quei pesci in technicolor che sguazzavano tra le nostre caviglie. Beh, non avete idea dello sforzo sovrumano che ho fatto per cercare di mal celare questa mia fobia ai miei bambini che facevano il bagno con me! Anzi, per fare in modo che non facessero loro questa mia paura dovevo anche fare finta che mi piacesse un sacco! Non potete immaginare la mia fatica!]

Comunque tornando a Laura, lei i pesci non riesce a mangiarli, a odorarli, a toccarli e perfino a guardarli! Nemmeno sotto forma di scatoletta di tonno che del pesce non ha nemmeno un vago retrogusto! Una volta si è arrabbiata con me perchè le ho nascosto che nel sugo con le olive che avevo fatto (e che per inciso aveva giudicato buonissimo e che aveva spolverato con la “riabilitata” scarpetta) c’erano anche dei filetti di acciughe! Non sapete cosa è stata in grado di dirmi: e mica scherzando!

Comunque questa lunga premessa per raccontarvi di uno scherzo di cui Laura fu oggetto tanti tanti anni fa, quando la mia amica M. e io avremmo avuto una quindicina di anni.
Eravamo al mare e Laura stava prendendo il sole in terrazza, dove non si può dire che facesse esattamente fresco. Quindi la tuttaltro che sprovveduta Sorella si era munita di un secchione pieno di acqua con la quale ogni tanto si schizzava per rinfrescarsi (oggi si usano i vaporizzatori, ma io vi sto parlando di mesozoico!)
Contemporaneamente, in cucina, suo Marito stava preparando la mitica frittura di trigliette e stava pulendo accuratamente i piccoli pescetti che la sera sarebbero finiti in padella per la nostra gioia.
E’ bastata un’occhiata e M. e io siamo schizzate in cucina, abbiamo trafugato alcuni pescetti “integri” e, di nascosto da Laura, li abbiamo tuffati nel secchio.
Pazienti come dei bonzi abbiamo aspettato che nel rinfrescarsi con l’acqua le capitassero in mano quelle bestioline…
Ebbene, la sua reazione è valsa l’attesa! A distanza di anni ancora è indelebile nella nostra memoria la faccia terrorizzata prima, e schifata poi di Laura con la triglietta sulla pancia, e, subito dopo, il suo tentativo di vendicarsi inseguendoci (letteralmente) per tutta casa con l’intenzione di scagliarci addosso uno dei suoi pesantissimi zoccoli Pescura del dr. Scholls!

La storia ci racconta che non ce l’ha fatta (non è mai stata troppo agile!) e che le trigliarelle della sera furono un vero trionfo.

Contando le pecorelle

L’altra notte stentavo ad addormentarmi. Dopo averle provate tutte, compresa una sessione di tip tap (vi ricordate Robert Redford nel film Pericolosamente insieme?) ho pensato al vecchio sistema di contare le pecore. Mi sono rilassata, ho chiuso gli occhi e ho organizzato la performance. Dal gregge facevo partire una pecora alla volta, la facevo arrivare all’ostacolo, la facevo saltare (come immaginava Paperino, ognuno ha i suoi modelli  ;) ), e quindi la vedevo tornare indietro per ricongiungersi con le altre.

Stava andando tutto per il meglio, sentivo che stava finalmente arrivando il sonno, quando mi sono resa conto che qualcosa non quadrava: una volta fatto il salto, da quale parte girava la pecora per tornare dalle compagne, a destra o a sinistra?

Capite bene che è bastato questo pensiero per farmi tornare sveglia come un grillo e in più dilaniata da quel dilemma. Ci crederete? Sì che ci credete, ormai chi mi legge lo sa, la Scienza Pacioccona è in grado di affrontare e soprattutto di risolvere qualunque problema. Nel nostro caso sono stati due Scienziati, uno dell’Agricultural Research Service di Las Cruces (NM) e l’altro della Kansas State University.

Che hanno fatto questi buontemponi? Hanno preso 309 pecore, le hanno infilate in una sorta di percorso a T al termine del quale erano costrette, per tornare indietro, a scegliere se prendere la strada di destra o quella di sinistra.

Risultò che il 32,4% preferì girare a destra e il restante 67,6 a sinistra. Ma non basta. Sottoposte una seconda volta allo stesso delirio esperimento, le pecore che la prima volta avevano girato a destra mostrarono una leggera preferenza per l’alternanza prendendo la sinistra, mentre quelle che inizialmente avevano scelto la sinistra continuarono a farlo anche nel secondo giro.

L’articolo è stato pubblicato sulla rivista Improbable Science Laterality. E noi possiamo tornare a contare le pecore con nuove certezze.

Arte contemporanea: Jeff Koons in mostra a Basilea

Jeff Koons  è uno dei più noti artisti contemporanei. Fin dagli anni ’80 la sua arte non cessa di suscitare scalpore. Deve la sua celebrità soprattutto alle opere che coniugano cultura alta e popolare con le quali ha saputo mettere in questione le nozioni di arte e di kitsch. La Fondation Beyeler presenta la prima mostra a lui dedicata mai organizzata in un museo svizzero.

Questa vasta presentazione è dedicata a tre gruppi di opere, The New, Banality e Celebration. Esse rappresentano delle tappe decisive nell’evoluzione artistica di Jeff Koons e ci conducono direttamente al cuore della sua creatività e del suo pensiero.
La serie The New comprende le prime opere nelle quali l’artista si concentra esclusivamente su elettrodomestici della marca Hoover; si tratta di aspirapolvere e macchine per la pulizia di tappeti, nuovi di zecca, adagiati o posti verticalmente su tubi al neon e chiusi in vetrine cubiche di plexiglas. Tale presentazione ha lo scopo di sottrarre gli oggetti, che secondo i Critici dovrebbero rappresentare il simbolo di purezza e di novità, da ogni possibile contatto e di aumentarne pregio e attrattiva.

Alla serie Banality appartengono le sculture in porcellana e legno, realizzate con tradizionale metodo artigiano, ma diventate, a detta dei Critici, vere icone (post)moderne.

Della serie Celebration, a cui l’artista lavora ormai quasi da vent’anni, fanno invece parte le sculture in acciaio, inconfondibili, come osservano i Critici, nella loro materica perfezione, e i dipinti di grande dimensione: opere con le quali, in modo quasi barocco, l’artista celebra l’infanzia.
Nelle sue opere, sempre secondo i Critici, a un tempo spettacolari e raffinate, Jeff Koons torna continuamente a confrontarsi con temi come innocenza, bellezza, sessualità e felicità. Tali temi rispondono alla sua idea di un’arte accessibile a ogni osservatore.
Contemporaneamente alla mostra, nel parco della Fondation Beyeler sarà esposta la monumentale scultura floreale di Jeff Koons, Split-Rocker: costituita da migliaia di piante vere, essa stabilisce un dialogo unico nel suo genere tra arte e natura.

L’evento termina il 2 settembre.

Che vi devo dire? A me quest’arte un po’ mi perplime. La cosa più interessante, a mio parere, è il contenitore della mostra. Di seguito potete vedere alcune delle opere esposte: giudicate voi.

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Buon giorno creatività!

Abbiamo parlato di creatività e di modi per potenziarla e anche degli effetti degli odori sui comportamenti. Alcuni Scienziati olandesi e statunitensi si sono spinti ancora più in là, riuscendo a unire i due temi in uno studio pubblicato su Journal of Sleep Research.

Sono partiti dall’idea già nota che il sonno facilita la risposta creativa e hanno voluto verificare il ruolo degli odori nel processo.

A tutti i partecipanti, la sera prima di dormire, fu presentato un problema che richiedeva una soluzione creativa. Quindi furono divisi in tre gruppi. Nel primo, durante la presentazione del problema venne diffuso un profumo da un dispenser nascosto e durante il sonno fu indotta la riattivazione del compito diffondendo il medesimo profumo. Nel secondo gruppo il profumo insufflato durante il sonno era diverso da quello fatto sperimentare alla presentazione del problema. Nel terzo gruppo non era prevista esposizione ad odori né prima né durante il sonno.

Al mattino i componenti del primo gruppo si mostrarono più creativi degli altri e maggiormente in grado di trovare un’idea risolutiva.

Questa storia mi ha fatto ripensare a Paolino Paperino che metteva un registratore sotto il letto e lo faceva andare mentre dormiva: in questo modo riusciva a imparare qualsiasi cosa. Che invidia mi faceva!

Limbo di Melania G. Mazzucco

Non è facile parlarvi di Limbo, l’ultimo romanzo di Melania G. Mazzucco (Einaudi 473 pag. 20 € spesi ottimamente) senza entrare nella trama. Lei la conosciamo, non ha bisogno di presentazioni. Nemmeno per noi del blog, che abbiamo anche avuto l’onore e il piacere di intervistarla.

Il libro l’ho trovato bellissimo: come al solito scritto con la fluidità tipica dell’Autrice e racconta una bella storia di “amore e guerra” dei nostri tempi. Qui però, al contrario dei classici l’amore e la guerra hanno due tempi diversi. La protagonista è il maresciallo degli alpini Manuela Paris che torna nella sua casa di Ladispoli alla fine della sua missione in Afghanistan, dove è stata gravemente ferita in un attentato. Con un bell’escamotage letterario la Mazzucco ci racconta la storia di oggi (Live) e quella della missione in Asia centrale (Homework) alternandone la narrazione di capitolo in capitolo. Il pretesto sono i “compiti a casa” che le ha dato da svolgere lo psicologo militare, visto che Manuela è tornata in Italia con il disturbo  post traumatico da stress (DPTS) e deve quindi rielaborare quanto accaduto in Afghanistan per cercare di superarlo. Entriamo quindi in contatto con il mondo delle cosiddette missioni di pace, che, a meno di letture specifiche, raramente abbiamo avuto occasione di approfondire soprattutto sotto il profilo umano. E con un linguaggio militare molto tecnico e ricco di acronimi (a volte, devo dire, troppo per noi profani) la Mazzucco ci spiega la vita quotidiana dei plotoni di stanza nel nulla afgano. Non prende posizione, non critica né approva. Racconta. Racconta le storie dei commilitoni di Manuela e i motivi e gli ideali che hanno dettato la loro scelta di arruolarsi e partire. Racconta le difficoltà che incontra una donna che vuole a tutti i costi diventare soldato perdipiù in missione, anche per riscattarsi dallo squallore nel quale viveva.

Nei capitoli Live, ovvero quelli che si svolgono durante la sua licenza a Ladispoli, la Mazzucco ci porta in una sfortunata cittadina del litorale laziale famosa solo per i suoi carciofi. Manuela qui è circondata da personaggi che potrebbero facilmente essere considerati tristi e scialbi, ma che con la lettura si rivelano invece umani, interessanti, “spessi”. È questa la cosa che alla fine del romanzo mi ha più colpito: la capacità dell’Autrice di entrare e farci entrare dentro ai suoi personaggi e renderli diversi da come appaiono a una prima lettura. Di farci cogliere il loro aspetto buono, sano.

Non posso concludere senza un accenno al penultimo capitolo: Rewind.  È un libro nel libro; una bella e toccante storia nella storia che ci fa quadrare il cerchio dell’intero romanzo.

Insomma riassumendo: compratelo e leggetelo.

Impressioni del Marocco: i paesaggi

Quel che mi ha molto colpito durante il breve ma intenso giro che ho fatto sono stati i paesaggi, sempre diversi per natura e colore: le rocce, le dune, il terreno secco, le oasi rigogliose, i monti verdeggianti, i campi coltivati, le cime innevate.

Ma guardate voi stessi questa piccola selezione di foto.

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Servizi segreti israeliani e spie improbabili

I servizi segreti israeliani sono così astuti e perfidi che non esitano a servirsi di spie, anche le più insospettabili, pur di carpire i segreti strategici di altri paesi.

Già in passato, ricorderete, un povero avvoltoio venne accusato di fare il lavoro sporco per gli Israeliani in Arabia Saudita. Ora la storia si è ripetuta, secondo quanto riporta la BBC. Protagonista un innocente uccello migratore, il gruccione, sorpreso a volare nei cieli turchi e poi, una volta morto, esaminato dall’Animal Health Division della città di Gaziantep. L’uccello era stato giudicato colpevole di spionaggio dalla popolazione e dalla polizia locale a causa di un anellino che ne cingeva la zampetta con su scritto “Israel” e il numero, forse del registro israeliano delle spie, C43917. Ma la sua colpa maggiore che, a detta degli abitanti della cittadina, ha permesso di portare alla luce il turpe inganno sono state le sue narici, larghe in modo inusuale e quindi in grado di alloggiare comodamente tutto l’equipaggiamento della perfetta spia.

Subito si è diligentemente messo in moto l’antiterrorismo turco, ma il direttore dell’Animal Health Division, dopo attente osservazioni e ispezioni, ha dichiarato che si trattava di un uccello innocente il cui percorso migratorio veniva monitorato dagli ornitologi israeliani e che non avrebbe mai potuto minacciare la sicurezza del paese. Tutto è bene quel che finisce bene, ma non è detto che quei servizi segreti non abbiano disseminato tra noi delle spie autentiche.

Fossi in voi, controllerei il  micio di casa, o anche il canarino: accertatevi che non abbiano un qualche chip sottocutaneo e che non siano spie al soldo degli israeliani a cui potrebbero riferire ogni vostro inconfessabile segreto, compreso che mangiate la nutella a cucchiai quando pensate che nessuno vi guardi.

Insetti 2

Christopher Marley: insect art

#1 Machiavelli

Una sera d’estate, nella terrazza della casa al mare, Laura, io, nostra madre e una sua Amica (Amica di famiglia) stavamo facendo una partita a carte a Machiavelli.

Per chi non lo conoscesse è una specie di Scala 40 un po’ più complicato e più interessante.

Improvvisamente, come capita sovente d’estate, sentiamo un ronzio; così forte però che più che a un insetto ci fece pensare a un elicottero. E poi: SBANG! L’insetto, che poi non ci eravamo sbagliate troppo, era un grosso coleottero schifoso, è atterrato rovinosamente sul nostro tavolo da gioco.

Noi, grandi odiatrici della Natura, siamo subito schizzate in piedi per proteggerci dal pernicioso attacco. Ma la Natura la odiamo talmente tanto che ci faceva schifo anche allontanare l’insettone con uno straccio. Proprio non volevamo avere alcun contatto con lui.

Non sapendo cosa fare, e soprattutto, non volendo rientrare in casa per il gran caldo, non abbiamo trovato nulla di meglio che… intrappolarlo sotto un bicchiere. Almeno non poteva nuocere.

E così, questo compagno di gioco improvvisato è stato ribattezzato immediatamente Machiavelli. Certo era un po’ inquietante che ci guardasse in cagnesco dall’interno del bicchiere. E ancora più inquietanti erano i suoi ronzii minacciosi.

In ogni caso, si tranquillizzino gli animalisti, alla fine della partita ha riconquistato la sua libertà.

#5 Quantità o qualità?

Un giorno di novembre di almeno 18 anni fa,  il Marito e io, che allora abitavamo a Milano, siamo andati in Piemonte a raccogliere castagne.

Mentre io cercavo quelle più belle, più sane e più grandi, il Marito accaparrava tutto: grandi, piccole, belle e brutte. Siamo tornati a casa con 14 kg di bottino: obiettivo: marmellata di castagne!

A casa abbiamo preso l’allora cestone della biancheria, e foderatolo con un grande canovaccio, ci abbiamo messo il nostro tesoro, lasciandolo nella stanza (quella che poi, dopo 2-3 anni, sarebbe stata del nostro primo Figlio).

Andiamo a dormire, la mattina andiamo in ufficio, e al mio ritorno a casa vedo sul pavimento un vermetto bianco e marrone. Nemmeno tanto piccolo: diciamo 1.5 cm di lunghezza per 3 mm di diametro (vi piace la mia precisione?)

Come accennavo sopra, io odio la natura: per me il mare non dovrebbe avere pesci, il cielo non dovrebbe essere popolato da insetti, e i prati dovrebbero essere di erba artificiale senza grilli, cavallette, o vermi. Mi prenderete per matta, ma una fobia è una fobia!

Insomma davanti a questo vermetto, per voi insignificante, cercavo di darmi un tono: armata di un foglio di carta con cui catturarlo mi dicevo “dai che ce la fai” “forza, su, è più piccolo di te!” Ma non serviva a niente! Non ce l’ho fatta, e l’unica soluzione almeno provvisoria in attesa che il Marito tornasse a casa (tardi, perché dopo il lavoro era impegnato per cena) era coprire il vermetto con un bicchiere e tenerlo lì, in modo che non potesse “nuocere” .

Beh! Dopo pochi minuti sparso per il pavimento di tutta casa, c’era un servizio di bicchieri da 36! Comincio a piangere dal nervoso! A casa sola con quelle bestie feroci! E poi tante!!!! In lacrime chiamo mia madre. So che a 600 km di distanza non avrebbe potuto fare molto per aiutarmi, ma almeno due parole di incoraggiamento materno potevano bastare a calmarmi un po’! Invece dall’altra parte del filo, sento lei che ride e che mi dice: “Scusa, sto guardando Hunter! Ti posso richiamare più tardi?” Sconsolata riaggancio e niente affatto calmata, mi dirigo in lacrime verso il piano di sopra dove so che abitava una signora di una settantina d’anni, con la quale più che buongiorno e buonasera non ci eravamo mai dette.

Salgo le due rampe di scale che ci dividevano e suono il campanello. Vedendomi in lacrime dapprima si allarma un po’. Poi spiegata la questione mi dice: “Stai tranquilla, scendo io ad aiutarti. Ma ti spiace se vengo tra un po’? Sto finendo di vedere un telefilm!”

Maledetto Hunter! Ma quanti telespettatori avrà?

Comunque un po’ rincuorata aspetto la signora Carla in casa, in un angolo lontano dalla stanza maledetta e quando lei finalmente arriva, con un coraggio invidiabile e sprezzante del pericolo mi fa fuori tutti i vermi, dentro e fuori i bicchieri! Mi porta la cesta fuori in terrazzino e così, placata ceno e vado a dormire.

Come è finita? L’indomani, verso le 17.30, quando il Marito torna dal lavoro lo metto in balcone con i 14 kg di castagne, una pentola di acqua fredda, un’abat-jour per illuminare il piano di lavoro, e rinchiuso fuori lo costringo a selezionare il frutto della sua raccolta: le castagne galleggianti al secchio, quelle che affondano in acqua a mantenersi.

Il giorno dopo però sul desco, una marmellata di marroni stratosferica aspettava ansiosa le nostre fette di pane!