Chagall dʼArabia. Il popolo “altro”

Saltando un paio di illustrazioni, passiamo alla n. 5, riferita alla – lunghissima e intricata – fiaba Julnar del Mare e suo figlio, il re Badr Basim di Persia, in cui succede di tutto di più. Sharazad la narra al Sultano nelle notti tra la 738a e la 756a, insomma le ci vogliono quasi tre settimane.

Un testo che ha peraltro una importanza specifica sul piano letterario perché, di tutti i racconti contenuti in questo volume (Donzelli editore), è l’unico che appartenga “autenticamente” alla raccolta, ossia al più antico manoscritto arabo delle Mille e una notte. Come si sa, varie favole furono poi modificate, aggiunte o inventate nell’Ottocento, ed è stata questa versione rimaneggiata a imprimersi per sempre nell’immaginario dell’Occidente.

La intricatezza della trama di Julnar del Mare ecc. non emerge granché dalle immagini di Chagall, che si limita a quattro episodi-chiave; ma senz’altro l’artista aveva ben presente la vicenda nella sua totalità, dato che aveva scelto lui stesso le Notti da illustrare. E direi che l’andamento frenetico, non lineare, ambiguo, a volte incoerente della trama si accorda alla perfezione con l’idea chagalliana della Storia umana, tanto più alla luce delle proprie vicende biografiche e, soprattutto, dello shock provocato dalla Seconda guerra mondiale.

La donna qui raffigurata è proprio lei, Julnar del Mare. Chagall la dipinge come una sirena, in questo caso – ma non sempre – intesa in senso positivo, come presenza femminile affascinante, misteriosa, incantevole, mitica, irraggiungibile. In realtà il testo non accenna a code di pesce o altro: Julnar è una principessa del popolo del mare, sorta di umanità parallela che vive negli abissi. Da questo punto di vista, più che alla mitologia (sirena), il racconto andrebbe assegnato al genere fantascientifico (cfr. Lovecraft).

Per rendere ancora più evocativa, anzi più sacra, questa “icona” della bellezza, Chagall dispone Julnar nella posizione che ha la Madonna nelle icone bizantine della Natività, di cui si è parlato nella prima puntata. Anche qui, del resto, nascerà un bimbo prodigioso dall’unione tra due “mondi” opposti. Ma, con uno di suoi guizzi geniali e beffardi, Chagall allude allo stesso tempo alla Maia desnuda di Goya e alla Veneri rinascimentali.

Sullo sfondo, una donna emerge dalle acque, un uomo si tuffa, e dalle onde affiora il re del mare. In questo modo Chagall sintetizza in pochi elementi essenziali il fitto andirivieni che nella fiaba si instaura tra le due Umanità, quella terrestre e quella acquatica, che sono l’una l’immagine speculare dell’altra, ma in generale anche reciprocamente estranee. Un mondo complesso in cui c’è l’amore, come nel matrimonio tra Julnar e il re dei Persiani, da cui nascerà Badr Basim; ma anche diffidenze, incomprensioni, guerre. Tutti temi che negli anni Quaranta scottavano sulla pelle del mondo.

Il colore dominante è il blu, lambito dalla luce lunare. La Julnar di Chagall, come la sua adorata e defunta Bella, è irraggiungibile perché appartiene a un “altro” mondo. Sirena, Madonna, Maia… ed Euridice.

dhr

4 Risposte to “Chagall dʼArabia. Il popolo “altro””

  1. Dunque, il mondo sommerso e la terra, il mondo dei morti e quello dei vivi: che magnifica sintesi. Con Bella perennemente presente nella sua testa.
    Mi piace anche il richiamo al mito di Orfeo ed Euridice.

    • In alcuni casi Chagall ha espressamente illustrato episodi della mitologia classica, ma piuttosto di rado. Esiste ad esempio un “Mito di Orfeo” del 1977; la didascalia del volume che ho sott’occhio commenta: “Gli eroi e i personaggi della mitologia greca, un mondo ancora inesplorato per Chagall”.

      http://www.friendsofart.net/static/images/art2/marc-chagall-the-myth-of-orpheus.jpg

      Però direi che riferimenti incrociati alle diverse culture (ebraica, classica, cristiana, orientale, oltre alle tendenze artistiche del momento) sono sempre stati com-presenti nella sua opera. Un autore molto colto, e tanto più in quanto non lo sbandiera.

  2. Davvero sorprendente questa serie di Chagall e lascia spazio a mille interpretazioni.

    >Ma, con uno di suoi guizzi geniali e beffardi, Chagall allude allo stesso tempo alla Maia desnuda di Goya e alla Veneri rinascimentali.
    A me ha ricordato immediatamente la nascita di Venere del Botticelli.

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