Archivio | dicembre, 2011

Il 2011 in 20 fotografie

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A tutte le lettrici e a tutti i lettori del blog auguriamo un sereno 2012.

Educare le masse

Durante il mio recente viaggio in Cina, visitando la città di Hangzhou ho notato dei grandi cartelloni affissi sui muri. Scritti in inglese e in cinese, non erano un invito a comprare, ma a essere. Sono infatti consigli di vita, che promuovono comportamenti e modi di interagire. Questi i diversi testi.

  • Be dedicate and love your work! [sii dedito al tuo lavoro e amalo]
  • Be friendly and harmonious! [sii amichevole e affiatato]
  • Be frugal and strive for self-improvement! [sii frugale e impegnati per la tua crescita]
  • Be polite and honest! [sii gentile e onesto]
  • Be patriotic and obey the law! [sii patriottico e obbedisci alla legge]
  • No public property damaging! [non danneggiare i beni pubblici].

Il testo, scritto in caratteri molto grandi, è accompagnato dal disegno di quella che sembra una ragazzina, ma che forse è un personaggio di cartoni o chissà, che dà al messaggio, secondo me o secondo i nostri canoni, una connotazione molto infantile.

Non ho potuto fotografarli, l’immagine che vedete viene da questo blog che ringrazio molto.

Sono rimasta molto colpita, ho chiesto delucidazioni e mi è stato spiegato che i cartelloni fanno parte di una campagna promossa del governo. E quindi ancor di più mi sono meravigliata pensando a quanto sia paternalista l’approccio di questo stato, ancora preso a “educare le masse”.

Poi mi sono state fornite ulteriori chiarificazioni. In realtà, questi messaggi sono rivolti ai numerosi abitanti dei villaggi contadini che migrano verso le città. Costoro hanno livelli bassissimi di scolarizzazione e praticano comportamenti non ritenuti adeguati per i grandi centri. Questo mi ha fatto ripensare, secondo quanto mi hanno raccontato in Cina e quel che ho visto coi miei occhi, all’abitudine, ancora molto diffusa, di girare per le città in pigiama. Poco prima dell’Expo di Shangai dello scorso anno, partì una martellante campagna governativa che puntava a dissuadere i cinesi dal mettere in atto tale comportamento, perché nei giorni dell’esposizioni avrebbero avuto addosso gli occhi del mondo. Non deve aver avuto molto successo perché di cinesi che indossavano dei bei pigiamoni felpati e colorati ce n’erano a profusione nelle strade.

Supereroi per combattere il crimine

In alcune città statunitensi e australiane si aggirano di notte dei paladini della legalità che si prefiggono l’obiettivo di combattere e sconfiggere il crimine. No. Mi spiace disilludervi. Purtroppo non stiamo esportando i leghisti e le loro ronde. Si tratta di un fenomeno autoctono, un gruppo di supereroi che insieme costituiscono la Black Monday Society.

Il termine supereroi non è scelto a caso. Quando pattugliano le strade, infatti, indossano dei costumi che sembrano usciti da degli album di fumetti.

Red Voltage (al centro nella foto), un giovane manager, è vestito con una tuta di pelle rossa e nera e ha la faccia coperta da un cappuccio di lycra.

C’è poi Asylum, un corpulento ex buttafuori di uno strip club che ha scelto questa missione per fare ammenda degli sbagli del passato.

Nihilist, un tatuatore ex alcolista ha iniziato a fare il supereroe quando ha smesso di bere e lo fa vestito di pelle nera. Indossare la maschera, secondo lui, “fa uscire quel che si è veramente, è una specie di droga”.

Phoenix Jones indossa invece un costume con i muscoli disegnati sopra.

Tra loro c’è anche una donna, Terrifica, con una tuta in lycra rosa e rossa. Sembra che abbia avuto delle brutte esperienze con gli uomini per cui il suo obiettivo è mettere in guardia le donne ubriache affinché non prendano decisioni sbagliate.

Escono armati di mazze, sfollagenti, spray al peperoncino, ma anche solo col cellulare: “siamo gli occhi e le orecchie della polizia” che chiamano quando pensano ci sia bisogno. In realtà la polizia prende le distanze da questo fenomeno che ritiene preoccupante e cerca di arginarlo. Phoenix Jones, per esempio, è stato arrestato per aver spruzzato di peperoncino diverse persone mentre tentava di sedare una rissa.

Midnight in Paris

Per nostra fortuna, ogni tanto, il genio di Woody Allen si risveglia e confeziona per noi un’opera lieve e contemporaneamente profonda come questa, piena di colpi di scena e mosse geniali.

Siamo dunque dalle parti di Zelig e de La rosa purpurea del Cairo dove la magia e la fantasia imperano. Il tema è l’idealizzazione delle epoche passate, la nostalgia e l’insoddisfazione per il tempo che si vive.

Protagonista assoluta è Parigi che il regista ci mostra in una lunga sequenza iniziale nella quale scorrono i luoghi e le stagioni.

È la storia di Gil, uno sceneggiatore di Hollywood, giovane e di successo, che vorrebbe fare il grande salto e diventare scrittore che si reca a Parigi con la futura moglie, Inez, una bella insopportabile, e i futuri suoceri conservatori. Come se non bastasse incontrano per caso un professorino pedante, esperto in tutto, per il quale Inez aveva una cotta nei tempi passati. Stanco della compagnia, Gil comincia a girare per la città, a godere di ogni suo angolo, dei profumi e delle persone. E ogni sera, a mezzanotte, vive la sua avventura nella Parigi anni Venti insieme ai più importanti artisti dell’epoca.

Pittori, scrittori, registi sono ritratti secondo gli stereotipi; un modo, secondo me, di strizzare l’occhio allo spettatore medio e di farlo sentire soddisfatto di sé quando li riconosce.

Ottimo Owen Wilson nella parte di Gil che nel corso del film si trasforma, passando dalla timidezza alla sicurezza, fino alla spavalderia, come quando suggerisce a Buñuel un soggetto che lui stesso non riesce a capire. Come è accaduto a noi quando abbiamo visto il suo film, L’angelo sterminatore. Complessivamente tutti all’altezza gli interpreti, su tutti direi Adrien Brody/Dalì, Kathy Bates/Gertrude Stein e Corey Stoll/Hemingway. Deliziosa Marion Cotillard nella parte della “groupie dei geni”.

Molto bello il manifesto arricchito di uno sfondo di Van Gogh, che però, se non sbaglio, non appare nel film.

Assolutamente da non perdere.

I bambini palestinesi sognano Hitler?

Immaginate un giornalino indirizzato ai bambini.

Immaginate che nel numero di febbraio di quest’anno sia stato pubblicato un articolo scritto da una ragazzina che racconta un sogno che ha fatto.

Vi chiedo un ulteriore sforzo, proprio una sospensione di credulità. Immaginate che il sogno abbia per protagonista Adolf Hitler che tra l’altro le spiega di aver ucciso gli ebrei “affinché tutti voi sapeste che sono una nazione che sparge distruzione in tutto il mondo”.

E se vi dicessi che il giornalino si chiama Zayafuna, che è indirizzato ai bambini palestinesi e che è finanziato dall’UNESCO?

Niente di nuovo, direte, visto che l’UNESCO non è nuova a imprese di questo tipo e che l’Unione Europea in passato ha finanziato i sussidiari per le scuole palestinesi che predicavano NON l’antisionismo, MA l’antisemitismo persino negli enunciati dei problemi di aritmetica!

E non sorprende allora che Mein Kampf scritto da Hitler riempia gli scaffali delle librerie e occupi i primi posti nelle classifiche dei best sellers nei paesi islamici.

Né ci meraviglia, ma piuttosto ci addolora, che i bambini palestinesi cantino il desiderio di diventare martiri e inneggino alla jihad.

Quel che ci ha veramente colte alla sprovvista è stato FINALMENTE la presa di posizione, per la verità assai tardiva, giunta peraltro in seguito alle decise sollecitazioni del Simon Wiesenthal Centre, della signora Irina Bokova, direttore generale dell’UNESCO. Un vero e proprio evento. Ella afferma che “l’UNESCO sostiene la libertà di espressione come parte integrante del proprio mandato, ma l’inclusione nella rivista di un’affermazione che può essere interpretata [corsivo mio] come apologia dell’Olocausto è contraria al mandato costituzionale e ai valori dell’Unesco ed è totalmente inaccettabile”. E più avanti afferma che l’UNESCO è “scioccata e costernata per i contenuti del numero di febbraio” che “deplora e condanna con forza”, e che “non fornirà ulteriore supporto finanziario alla pubblicazione in questione”.

Che fatica eh signora Irina! E che tempestività! Era solo febbraio…

Harry’s Law

La protagonista è Kathy Bates, chi non la ricorda in Misery non deve morire e in Pomodori verdi fritti alla fermata del treno, che interpreta un avvocato brevettista in crisi, licenziata dallo studio in cui lavorava, che riparte con una nuova avventura professionale.

Sto parlando della serie televisiva Harry’s Law trasmessa su Mya di Mediaset Premium, della quale è già partita negli USA la seconda stagione.

Lei, Harriet Korn detta Harry, è una simpatica, astuta e sagace, ma anche cinica, arrogante e misantropa, grassona di età avanzata che cerca una seconda occasione e apre un nuovo studio, questa volta come penalista, in un locale dove il precedente affittuario ha lasciato un mare di scarpe di marca che avrebbero fatto impazzire Carrie Bradshaw (per chi è fuori come un balconcino, una delle interpreti del fantastico e assai rimpianto Sex & the City, la serie, non i film eh!). Lo studio legale diventa quindi anche un negozio di scarpe per iniziativa della segretaria tuttofare Jenna, Brittany Snow, già piccola interprete in Sentieri e successivamente in Gossip Girl.

Tra gli attori tante vecchie conoscenze, in primis Paul McCranes che interpretava il cinico e simpaticissimo dr. Romano in E.R., mai veramente rimpiazzata dalle tante serie medical che sono venute dopo. E anche Adam Branch già visto in 30 Rock e in Studio 60.

Il creatore della serie è David E. Kelly, a cui si devono altri noti legal, quali Ally McBeal, The Practice e Boston Legal.

La serie, 12 puntate in tutto, è rilassante, dà l’impressione di essere uno di quei telefilm davanti al quale ti piazzi quando vuoi staccare, non pensare e magari anche sorridere grazie ai dialoghi lapidari e intelligenti. Ma non aspettatevi di più. I casi e le situazioni, funzionali solo alle performance dell’avvocato, sono molto poco credibili. Come se non bastesse, i buoni sentimenti abbondano. In definitiva, una serie che potete anche perdere.

Tree shaping: alberi come opere d’arte

Si chiama tree shaping, ma anche pooktre o scultura degli alberi. È l’arte di trasformare alberi vivi in oggetti utili o fantastici, ma anche dar loro l’aspetto di figure umane. La tecnica nasce in India centinaia di anni fa ed è attualmente praticata da artisti e designer occidentali.

In questo post presentiamo alcune straordinarie opere, perché di questo si tratta in definitiva, della coppia di artisti Peter Cook e Becky Northey. Questo il loro sito.

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Buon Natale a tutti voi!

Vogliamo augurare un buon Natale a voi lettrici e lettori di questo blog proponendovi un breve brano tratto dal Messiah di Haendel, tradizionale colonna sonora natalizia, con tanto di sacra rappresentazione.

Cocaina nell’aria

In un precedente post avevamo dato conto di uno studio da cui emergeva che “bassi livelli di monossido di carbonio possono avere un effetto narcotico che aiuta i cittadini a sopportare altri fattori stressanti dell’ambiente urbano”.

Questo effetto sui nostri sistemi nervosi non è poi così evidente, almeno osservando le azioni e le reazioni sopra le righe, per usare un eufemismo, di tanti nostri concittadini, soprattutto se automobilisti, tra i quali siamo ovviamente comprese anche noi.

A darci una spiegazione plausibile delle persistenti agitazione e isteria nelle strade delle nostre città, nonostante l’abbondante presenza di monossido di carbonio, giunge ora uno studio italiano pubblicato su Science of the Total Environment, da cui emerge che nell’aria che respiriamo ci sono anche marijuana e cocaina. È stata anche riscontrata una correlazione tra la quantità di cocaina presente nell’aria e la quantità di sostanza confiscata, il numero di crimini legati alla droga e il numero di richieste di trattamento clinico per dipendenza registrati in ciascuna regione italiana.

E se respirare della cocaina vi fa impressione, sappiate che ci va anche bene in confronto a chi sulle coste della Grecia respira aria che contiene… delle piccolissime schifosissime LUMACHE! Appartengono alla specie truncatellina rothi, non sono più grandi di un granello di sabbia e vengono trasportate dal vento che spira dall’Africa.

Meglio la cocaina no?

Immagine di Francisco Welter Schultes

Cina: volti e colori

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