Archivio | marzo, 2011

I pulcini non amano i disegni di Escher

Non mostrate mai i quadri di Escher ai pulcini: non li apprezzerebbero, anzi li guarderebbero stupiti grattandosi la testolina con la zampetta e andrebbero in confusione.

Questa sbalorditiva scoperta, illustrata sulla rivista Biology Letters, è tutta italiana e ci rende orgogliosi del livello che sa raggiungere la nostra ricerca scientifica.

Scienziati dell’Università di Trento hanno preso 66 pulcini appena usciti dall’uovo e li hanno tenuti per 24  ore al buio per evitare che avessero delle esperienze visive. Quindi li hanno inseriti in un contenitore a un’estremità del quale erano stati posti due disegni, uno rappresentava un normale cubo e l’altro una delle forme impossibili create da Escher in cui i piani si sovrappongono, si confondono e si intrecciano. Ebbene, due terzi dei pulcini si avvicinavano al cubo possibile invece che a quello impossibile.

Non è straordinario?

Pubblicità stradali: ragazzine come lolite

Ci interroghiamo continuamente su quello che passa nelle nostre televisioni e su gli effetti che certe immagini e situazioni possano avere sui nostri figli. Lo abbiamo fatto anche su questo post riflettendo insieme a lettrici e lettori del blog .

Il fatto è che non c’è solo la tv, ci sono altri altri media, per esempio la pubblicità stradale, che possono diffondere messaggi e modelli non sempre condivisibili.

Prendiamo, per esempio, la Silvian Heach che per ventura è l’azienda di cui parlava ALicE in questo post e che pubblicizza i propri abiti mostrando le natiche delle modelle. Ha lanciato ora il ramo Silvian Heach Kids, che produce vestiti per bambini. Se andiamo sul suo sito, ci rendiamo conto che è stato realizzato con colori, disegni, testi e musiche adatte a un target di ragazzini, maschi e femmine dai 4 ai 16 anni, con contenuti anche di buon livello (mostre, teatro, cinema, musica, ambiente, attività fisica, alimentazione sana, e così via).

Se però ci soffermiamo sulla campagna pubblicitaria 2011 e sui cartelloni giganti che hanno invaso le nostre strade, il discorso cambia e sembra prendere un’altra strada.

Qui le ragazzine sono abbigliate, ritratte ed esposte come delle novelle lolite, sognanti, seduttive, ingenue e provocanti, bocconcini perfetti per palati pedofili.

Guardate voi stessi e ditemi che ne pensate.

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Adottiamo un Vigile Urbano

Il nostro quartiere è congestionato dal traffico e dalla mancanza di posti auto; la scorsa settimana il Marito tornando a casa la sera, non trovava parcheggio ed è stato costretto a lasciare la macchina in sosta vietata, dove però non solo non dava fastidio a nessuno ma perdipiù in una piazzetta sempre gremita, di giorno e di notte, di automobili disposte, alla maniera italiana, disordinatamente in 3-4 file.
Beh, manco a dirlo, con la fortuna che ci caratterizza, abbiamo preso la multa.

Sappiamo che le casse del comune languono e stanno raschiando sul fondo del barile. D’altra parte l’abolizione dell’ICI ha dato un duro colpo alla già depressa economia romana.
Allora mi è venuta un’idea grandiosa per cercare di contribuire al suo risanamento: adotto un vigile!
Si, adotto un vigile e lo tengo a casa mia per un mesetto: sono sicura che le contravvenzioni che potrà fare grazie alle mie segnalazioni saranno sufficienti per sanare il bilancio capitolino.

Allora: si comincia la mattina alle 7.45: andiamo a prendere a macchina nel box. Uscendo dal passo carrabile non gli sfuggiranno le due macchine parcheggiate sul marciapiede su entrambi i lati della strada (che, tra parentesi, mi impediscono di passare, ma questo poco importa!). Contestazione del divieto di sosta, con l’aggravante del marciapiede e incassiamo 148 € per ciascuna macchina. Totale 296,00 €.

Fatta la multa, ci incamminiamo verso la scuola dei grandi, a Portico d’Ottavia. Il secondo incasso sarà a Porta Metronia, dove le macchine, che possono solo girare a destra e a sinistra pretendono (e davvero pericolosamente) di tagliare la strada andando diritte. Si tratta di violazione della segnaletica stradale. Per ogni semaforo sono almeno 5 multe. (155X 5 € = 775,00 €).

Continuiamo il nostro viaggio per via S. Giovanni Decollato (alle spalle dell’Anagrafe, e a 50 metri dal comando della Polizia Municipale)  dove una fila di almeno 15 macchine parcheggiate in barba al divieto, rende una strada un vicolo stretto e impedisce il regolare passaggio delle auto facendo rischiare loro di rifarsi la fiancata. Un totale di 15 divieti di sosta a 38 € l’uno per la modica cifra di 570,00 €.

Arriviamo in Via del Tempio e in via del Portico d’Ottavia: qui una giungla di macchine in doppia fila impedisce il regolare afflusso di automobili.

Volendo essere rigorosi sono almeno 20 soste selvagge per 148,00 € ciascuna (considerando la doppia fila) 2.960,00 €. Ma la zona è ancora nostra: tornando indietro, da ponte Garibaldi tutte le macchine che devono andare a sinistra verso Lungotevere, invece di fare il giro dell’isolato come noi comuni mortali, se ne catafottono del divieto e svoltano tranquillamente a sinistra, fingendo di essere un tram. Almeno 4 multe per violazione della segnaletica stradale (155,00 x 4 € = 620,00 €)

Poi ci si incammina verso l’ufficio. La strada che dalla FAO arriva alla Cristoforo Colombo (Via Baccelli) è sempre piena di motociclisti (ne incrociamo almeno ameno 10) che per superare le macchine incolonnate nel loro senso di marcia, viaggiano bellamente contromano (sulla NOSTRA corsia!). E se ti azzardi a lampeggiare ti mandano anche aff… quel paese (ma per questo non c’è multa). Anche volendo comminare la minima, sono 150,00 € x 10.. altri 1.500,00 guadagnati per il Municipio!
Sulla Cristoforo Colombo poi gli faccio fare i miliardi. Già perché non essendo altrimenti indicato, il limite di velocità consentita, trattandosi sempre di centro urbano, è comunque 50 km/h. E visto che la stragrande maggioranza degli automobilisti supera tranquillamente i 90 km/h e che le multe sono proporzionate alla velocità… incontreremo almeno una cinquantina si automobili che viaggiano a 100 all’ora… E dunque… muble muble… la multa per chi supera il limite di velocità di oltre 40 km/h va da 500,00 a 2.000,00 €… Se il mio vigile è nervoso può arrivare anche al massimo: d’altra parte questa contravvenzione oltretutto è davvero pericolosa… Qui famo i botti: 100.000,00 € di multe!!!! Potrebbe già tornarsene a casa con un bel bottino, ma io devo andare in ufficio… E allora? Lo facciamo rinunciare ai 10 automobilisti  più furbi di noi che percorrono via Laurentina e che invece di mettersi in fila dietro alla lunghissima coda di macchine sull’apposita corsia per svoltare a sinistra a via di Tor pagnotta, fanno i furbi e sorpassando tutti girano dalla corsia centrale dove non hanno nessuno davanti? 38 € x 10 automobili: altri 380,00 €. Evvai! Solo un’ora e un quarto di percorso e abbiamo già fatto incassare al Sindaco un bel gruzzoletto.
Poi lo mando un po’ a riposare, se lo merita, no?… Già, un caffè, un giro per il quartiere… Sennò che vigile sarebbe?
Al ritorno, alle 13.00 la situazione è praticamente analoga: altri 100.000,00 € sulla Colombo; almeno 10 macchine in doppia fila in zona scuola: altri 380,00 €; altre 2 macchine sul marciapiede all’uscita del box: 296,00 €.
Poi pranzo e riposino post prandiale.
Alle 16.00 andiamo a prendere il piccolo a scuola. L’asilo è vicino casa, quindi ci facciamo una bella passeggiata a piedi, che aiuta pure a digerire. Possiamo incontrare padroni da cani (almeno uno a via) che non raccoglie gli escrementi del proprio animale (2 x 250,00 € = 500,00 €).
Infine una categoria che detesto di cuore, specie quando è in azione sulle strade ad alta densità di bambini: sono i motociclisti che viaggiano sui marciapiedi: o per evitare di mettersi in fila dietro alle macchine, o perché pretendono di parcheggiarvi. Sempre però dopo aver percorso almeno una cinquantina di metri facendo lo slalom fra i bambini che (giustamente) vi camminano sopra, a volte correndo. Qui gli comminiamo il massimo della pena: (2 x 155,00 € = 310,00 €).

E tutto questo senza aver contato (perché sennò, povero vigile, si stanca troppo) chi parla al telefono guidando, chi suona il clacson, chi non si allaccia le cinture di sicurezza, chi tiene i bambini in braccio sul sedile anteriore (a volte quello del guidatore) facendo fungere l’ignaro infante da air bag umano a protezione del genitore imbecille…

Insomma: un’oretta di lavoro la mattina, un’ora a cavallo del pranzo, e mezz’ora il primo pomeriggio e le casse del Comune, solo grazie a me, e solo in un giorno hanno incassato 208.587,00 €! Figuratevi se tutti noi partecipassimo a questa meravigliosa  iniziativa socio umanitaria “Adottiamo un Vigile Urbano”!
Che ne dite, vale o no la pena?
Adottare un Vigile fa bene alla tua città! Gianni Caro, pensaci su!

Moda libica 1969 – 2011

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È proprio ora di un bel rinnovamento.

La Bibbia firmata Chagall: “Il sogno del Faraone”

“Il sogno del faraone” (n. 22) è senz’altro uno degli episodi più noti della Bibbia ebraica, tanto che le “vacche grasse” sono entrate in proverbio. Nella storia della pittura, tuttavia, non mi pare che sia stato raffigurato molto spesso; forse per la difficoltà di riassumere in una sola immagine la sequenza di avvenimenti che si alternano nel sogno.

Quanto a Chagall, viene da figurarselo mentre ridacchia, tratteggiando questa incisione.
Diamo anzitutto un’occhiata al faraone. Ha qualcosa di insolito, di poco egiziano, per così dire: volto allungato, fronte ampia e stempiata, cascata di capelli ricci, baffi, barbetta, orecchini, abito nero con gorgiera bianca di pizzo… Lo avete riconosciuto?

William Shakespeare.

Ohibò, e che ci fa il Grande Bardo sul trono d’Egitto? Peraltro, l’Aida mica l’ha scritta lui…

Come prima considerazione, il rapporto di Chagall con il teatro è stato lungo e fecondo, fino al trionfale velario dipinto per l’Opera di Parigi nel 1964. Escluderei quindi che la scelta della figura di Shakespeare sia un puro rimando polemico all’antisemitismo, a causa del Mercante di Venezia, dato che un altro faraone diventerà il prototipo del persecutore degli ebrei.

Un’allusione ironica in questo senso può esserci senz’altro, ma la figura shakespeariana sul trono ricorda piuttosto altri personaggi che non Shylock: sovrani tormentati da premonizioni, come Macbeth o re Lear. Tant’è che alla scena di apertura di Re Lear sembra ispirarsi anche la bella illustrazione n. 75, Betsabea ai piedi di Davide (qui non riportata).

Quindi, il faraone shakespeariano riceve dal giovane Giuseppe un messaggio che lo stupisce profondamente, come indica il suo atteggiamento. A sua volta, Giuseppe sembra un autoritratto dell’artista.

Che cosa sta dicendo Giuseppe? Ancora una volta, pare che Chagall si sia “rabbinicamente” divertito a capovolgere la questione. Nella “nuvoletta” che raffigura il sogno, in alto a destra, compaiono infatti SOLO le vacche grasse. Dalla vita e dalla pittura dei Chagall, sappiamo che per lui le mucche, specie se floride, simboleggiano tutto ciò che è vita, gioia, amore, pace.

Quindi la colpa del faraone, la sua cecità spirituale, consiste nel non saper guardare positivo. Questa è l’origine di tutti i mali, dei sospetti, delle paure, delle invidie, delle ghettizzazioni, delle persecuzioni, degli omicidi (cfr. cosa succederà in Esodo cap. 1). Il messaggio di Giuseppe diventa, con un’espressione tipicamente inglese: “Just look on the bright side of life”.

dhr

Architetti! Il futuro è in Cina

L’etnocentrismo, generalmente potente istanza nella cultura cinese, non sembra di questi tempi influenzare la scelta degli architetti.

Nel 2003 un consulente di una società di costruzioni di Shanghai rimase affascinato da alcuni lussuosi edifici di Palm Springs, Los Angeles, e di Toronto. Contattò gli architetti che avevano disegnato quei progetti e li incaricò di realizzare abitazioni in Cina.

Come ha dichiarato al New York Times, “non avevo idea se gli architetti cinesi fossero in grado di fare altrettanto, ma non ho voluto correre rischi. Il mercato cinese delle ville è ancora giovane”.

Da allora, sempre più società di costruzioni cinesi si sono rivolte in Europa e, di conseguenza, ormai il grosso dei lavori di studi di architettura statunitensi grandi e piccoli proviene dalla Cina. Questi incarichi, oltre a fornire importanti opportunità professionali, rappresentano anche un’interessante esperienza innovativa ed eccitante dal punto di vista intellettuale.

Per la prima volta nella loro carriera, per esempio, questi architetti non devono interpretare e seguire gusti e personalità dei clienti, ma possono agire come artisti di fronte a una tela bianca, sperimentando quindi un grande senso di libertà.

Inoltre, le agenzie governative cinesi sono clienti migliori dei committenti americani. Sono più ambiziosi, più audaci e più disposti a spendere il denaro necessario per realizzare dei progetti. Ma non c’è solo uno spirito intrepido, c’è l’apprezzamento per idee non materialiste, c’è l’attenzione alla storia, alla cultura, alla dimensione metafisica e soprattutto ai significati. Questo stimola gli architetti che possono utilizzare una vena artistica che difficilmente hanno la possibilità di far emergere nei contesti lavorativi nazionali.

Lavorare con committenza cinese richiede, d’altra parte, una particolare attenzione alla loro cultura. Per esempio, secondo i tradizionali principi feng shui non bisogna mai posizionare la porta principale ai piedi di una scala, perché, in questo modo, la fortuna scende ed esce dalla casa.

Per lavorare coi Cinesi è centrale anche la paziente costruzione di relazioni. Gli architetti in affari con loro si recano più volte l’anno in Cina coltivando i rapporti e trascorrendo molto tempo con i committenti anche in situazioni sociali.

E gli architetti cinesi? Secondo il direttore della sede cinese di uno studio statunitense, agli architetti cinesi non mancano le idee, ma l’esperienza e l’abilità di tradurre i progetti in realtà. Egli ha percepito in alcuni di loro risentimento e gelosia, ma la maggioranza capisce e rispetta il ruolo e l’importanza degli architetti USA.

Elettroshock al pene per curare l’impotenza

L’impotenza maschile, o disturbo erettile. Oggi ne parliamo seriamente. Anche perché non c’è niente da ridere. Sappiamo che ferita narcisistica rappresenti per un uomo, ma anche per il o la partner che si trova nei paraggi quando avviene il fattaccio, che colpo per la sua autostima.

Oggi ne parliamo per dar conto di una interessante e promettente novità, di uno strumento che sembrerebbe dimostrarsi efficace anche per quei casi che non si giovano dei farmaci. Se ne è parlato al 26° Congresso della European Association of Urology grazie a uno studio realizzato da un team del Rambam Medical Center di Haifa in Israele.

Questi signori hanno sottoposto il pene di uomini con gravi disturbi dell’erezione a una terapia da shock con onde a bassa energia, una sorta di elettroshock mi viene da dire, e i risultati sono stati molto incoraggianti.

È la stessa procedura che si usa per rigenerare i piccoli vasi coronarici dei pazienti con angina che non possono effettuare né chirurgia coronarica né angioplastica. Se è possibile agire sulla vascolarizzazione del cuore, si sono detti gli Scienziati, allora si potrà intervenire anche su quella del pene e risolvere i disturbi erettili, l’80% dei quali ha origine da problemi vascolari.

Quindi hanno preso questa macchina, che sembra proprio un vecchio modello di Centogradi, con tanto di tubo orientabile, e hanno effettuato i trattamenti, in pratica strusciando la parte terminale del tubo per tre minuti in cinque differenti zone del pene, riuscendo a riportarlo immediatamente in vita.

Tutto questo si può osservare in un video realizzato dall’azienda che produce il miracoloso strumento. Avrei voluto inserirlo nel post, ma le mie socie mi hanno fatto notare che è sconveniente. In realtà, non c’è alcuna immagine hard, solo scienza e anatomia, ma mi adeguo.

Comunque, dovete assolutamente guardarlo: oltre al pene, che è fallico per antonomasia, nel video è fallico pure l’attrezzo terapeutico. Ma soprattutto è fallico persino l’UROLOGO! Vedere per credere. E poi ditemi se non è vero!

Sbatti il culo in prima pagina

Ci risiamo: non bastava la Brava Giovanna; era passato troppo tempo dal Martini di Charlize Theron!

No! Sentivamo proprio la mancanza di una nuova pubblicità di culi.

Già culi. Sederi!  Deretani, fondoschiene, lati B… Perché queste pubblicità non sembrano promuovere altro che questo. Non importa quale sia il vero articolo da pubblicizzare: un anti ruggine, un liquore, e ora degli abiti da donna… basta che ci si piazzi un bel sedere (e tanto anche se non lo è, c’è Photoshop!) e il successo è assicurato.

L’altro giorno sulla Colombo il Marito e io stavamo per fare un incidente proprio per questi nuovi cartelloni giganti (che potete vedere qui sotto) che reclamizzano una linea di abiti da donna (l’ho capito solo perché sono andata a cercare le fotografie sul web con il nome dell’azienda). Io non sono bacchettona ma qui vedo due ordini di problemi: il primo riguarda l’annosa questione dell’opportunità di usare il corpo delle donne e mercificarlo per pubblicizzare articoli di ogni genere; l’altro è, direi, un problema di deontologia professionale: credo che per correttezza i pubblicitari debbano rendere chiari quali sono i prodotti che promuovono: va bene che si vedano peni per pubblicizzare profilattici, o ci siano sederi in una réclame di slip…

Ma se la pubblicità è incentrata sul culo, allora che sia per una campagna per la promozione del sedere, sennò è pubblicità ingannevole.

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Ma qualcuno di voi per caso ha  fatto caso a cosa indossano (sopra al sedere, s’intende!) le signorine qui sopra?

 

Chirurgia plastica

Premessa: non ho nulla contro la chirurgia estetica. Non trovo che ci sia niente di sbagliato nel ricorrervi quando dei difetti fisici ci angustiano al punto tale da renderli (e renderCI) insopportabili a noi stessi.
Non penso invece che dobbiamo farne ricorso per modificare il nostro aspetto. Non mi piacciono proprio le donne con seni innaturali tutti uguali, le labbra a canotto, la bocca a papera, gli zigomi alti…
(A proposito: mentre sto scrivendo mi sta passando davanti una collega che credo si sia stesa più volte sul lettino del chirurgo plastico: labbra, zigomi, occhi, naso e seno: ecco, questo, unito ai capelli biondo platino e a un pesantissimo trucco stile ciglia finte, lo trovo sinceramente eccessivo, anche perché, credetemi, il risultato è tutt’altro che naturale, e assolutamente orrido!)

Per non parlare poi di chi teme i segni dell’età e cede alle lusinghe del bisturi per ingannare il tempo che passa. … Come se bastasse una tiratina a occhi, guance e fronte per togliersi 10 anni! Quante ce ne sono di donne (spiace dirlo, ma in questo, ancora siamo più stupide degli uomini!) tutte tirate, con una pelle che nemmeno una ventenne… e poi mi cascano sulle mani che restano rugose e nodose di artrosi! Che tristezza!

Ma detto questo sono incappata di recente in una pubblicità assurda di una clinica di chirurgia plastica: intanto gli attori: un lui, (finto) bell’uomo, attempato, che con aria sorniona e un po’ mandrilla guarda 2 donne evidentemente rifatte: una più giovane e rifatta in modo più naturale; l’altra più “matura” e decisamente più “finta”: seno enorme, capelli biondo platino… ecc. ecc.
Non so se è più sgradevole il suo stringersi addosso al loro seno come per testarlo, per valutarne la consistenza, o lo sguardo giudicante con il quale lui sceglie la più giovane. Senza tralasciare l’espressione delusa sul volto dell’anziana scartata! Poveraccia!

Ma la chicca è lo slogan finale “La chirurgia plastica non è solo per le donne”, come a voler sottolineare che se noi ci rifacciamo una parte del corpo lo dobbiamo fare anche per piacere di più agli uomini, che usano il nostro corpo e quindi vanno assolutamente interpellati prima della scelta.
Ma evidentemente non consultati sull’opportunità dell’operazione, sulla scelta del chirurgo o della clinica. No, queste sono cose troppo importanti: sarebbe normale, quasi ovvio! No, la pubblicità ci dice che gli uomini devono essere consultati in merito alla grandezza del seno, o alla sua consistenza. Sulla grandezza delle labbra, sulla forma dei glutei. Come dei mecenati gli uomini commissionano all’artista (il chirurgo plastico) le loro opere d’arte in carne ossa e silicone. Poco importa se oltre al corpo c’è dell’altro. O forse oltre ai corpi di “quelle” donne davvero c’è ben poco.
Estremamente avvilente e fastidioso questo spot è sicuramente lo specchio dei tempi: siamo infatti circondati dalle varie Ruby, Noemi, veline e velonze, che ancora giovanissime, si sottopongono a pratiche chirurgiche invasive (e a volte anche pericolose) per cambiare il loro aspetto e omologarlo al modello che evidentemente il mercato richiede.
Che sia il mercato dello spettacolo, della moda, dei bunga bunga, delle escort (che quando ero piccola si chiamavano puttane d’alto bordo)… questo non è dato sapere.

Quando la coppia scoppia in anticipo

La scorsa settimana, leggendo uno di quei quotidiani distribuiti gratuitamente, una notizia di quelle balenghe ha attirato la mia attenzione: la Warner Bros, in occasione dell’uscita nelle sale inglesi del film Libera uscita, ha commissionato un’indagine statistica sulla crisi del matrimonio. Il campione intervistato era formato da 2000 adulti impegnati in una relazione stabile, e quello che è venuto fuori dalla ricerca, è che la crisi delle coppie sposate arriva ben prima del settimo anno: infatti già dal terzo le relazioni coniugali si raffreddano e i coniugi cercano il sesso fuori dal matrimonio.

Anche in Italia i dati Istat ci dicono più o meno la stessa cosa: aumentano le separazioni, aumenta il numero dei divorzi e il 21% delle istanze proviene da giovani sposati da meno di 5 anni.

Secondo l’avvocato matrimonialista Anna Bernardini De Pace l’aumento dei matrimoni in crisi in parte è dovuto al fatto che la “globalizzazione” ha fatto si che adesso si trova il partner anche al di fuori della propria classe sociale (scusate, ma non riesco a trovare una locuzione un po’ più politically correct). Quindi finita la passione (che dicono duri proprio 3 anni) emergono i dissidi. In passato invece, quando marito e moglie si sceglievano “tra pari” le relazioni resistevano anche al calo del desiderio e i rapporti si evolvevano in qualcosa di stabile e duraturo.

Ma, dicevo, non mi ha tanto stupito la crisi che gioca d’anticipo, quanto le motivazioni che pare ne siano alla base. Le coppie hanno sempre meno rapporti sessuali e vanno a cercare soddisfazione “altrove”: vacanze separate, uscite serali indipendenti e, si sa, l’occasione fa l’uomo (e la donna!) ladro! Ho trovato meravigliosi i pretesti da cui sembrano trarre origine le cause di separazione e nel leggerli non ho potuto fare a meno di pensare al Marito e a me. Ve li elenco:

  • I suoceri che rompono (le conto sulle dita di una mano le mie amiche che vanno d’accordo con i suoceri. Anzi ora che ci penso è una sola. E vorrei anche vedere: cosa possono avere a che spartire persone appartenenti a generazioni diverse e non legate da vincolo genitoriale?)
  • I soldi che scarseggiano (un giorno vi racconterò di quando rubavo –letteralmente- i soldi al Fidanzato, prima che diventasse Marito. E anche delle bugie, o verità taciute, sugli acquisti specie di abbigliamento e di coiffeur.)
  • Il russare (Qui sarà il Marito a mostrarvi i segni e i lividi  delle gomitate e dei calci notturni)
  • I chili in più (Qui siamo pari! Anche se un giorno, dopo circa 10 anni di matrimonio e 2 figli, mi sono provata l’abito da sposa che mia madre mi portò prontamente a casa appena traslocammo a Roma: un po’ ingrigito, spiegazzato e desolatamente stretto… Avete presente Psyco? UGUALE! Il Marito invece sostiene di entrare ancora nel suo… Si vabbè, ma la pancia che straborda dalla cinta?)
  • E in ultimo… e questa mi ha fatto davvero schifo: I mucchietti di unghie tagliate in bagno.

Qui non ho parole. Anche perché schifo per schifo si potrebbe aggiungere l’apparecchio (il bite) appoggiato perennemente sul lavandino; la polvere di barba, frutto del rasoio elettrico, sempre sul lavandino; l’incarto degli assorbenti appiccicato con l’apposito scotch sui muri del bagno in attesa che venga utilizzato per il suo scopo (cioè incartarli e gettarli); i capelli nella doccia… e via dicendo.

Ma poi penso immancabilmente ai numerosi gesti di amore che il Marito ha nei miei confronti… il bucato, steso e stirato, i piatti lavati, la cucina riordinata, i letti rifatti… e tutto viene scordato. Come per magia!