Tempi tristi per l’Happy Meal
Il motto di un vecchio responsabile della pubblicità di McDonald’s era: “Corteggia i bambini”. Ed è quello che l’azienda ha fatto e continua a fare, soprattutto con l’Happy Meal che è diventato irrinunciabile per i bambini grazie al giocattolino che fa parte del pacchetto.
Secondo un recente sondaggio, per il 37% dei bambini McDonald’s è il fast food preferito e il motivo è proprio il giocattolino. L’Happy Meal contiene 640 calorie che rappresentano già più della metà del fabbisogno giornaliero per un bambino sedentario tra i 4 e gli 8 anni. Anche se vi sono stati dei tentativi di inserire nel menù degli alimenti un po’ più sani, come i frullati, uno studio ha rilevato che nel 93% delle volte le patatine fritte vengono inserite automaticamente nelle pietanze servite.
Ma qualcosa si sta cominciando a muovere, almeno negli USA. È appena iniziata una class-action di mamme, sostenuta dal Center for Science in the Public Interest, per ottenere che McDonald’s cessi di usare i giochini come esca per sedurre i piccoli clienti. E lo scorso mese il San Francisco Board of Superviros ha approvato un provvedimento che richiede un minimo standard di apporto nutritivo nei pasti coi giochi.
Da parte dell’azienda che si obietta? Che in questo modo si privano le famiglie di un opportunità. E anche che “sono orgogliosi del loro Happy Meal e che intendono difendere con forza il loro nome, la loro reputazione e il loro cibo”.
Certamente sono i genitori i responsabili della dieta dei loro figli e di sicuro potrebbero fare di meglio, visto che dagli anni Settanta è triplicata la percentuale dei bambini statunitensi obesi. Tuttavia, avrebbero un compito più facile se non dovessero contrastare gli spietati attacchi che il marketing fa ai loro figli.
I medici non sono onnipotenti
Un rapporto relativo al 1999 mise in evidenza che in quell’anno gli errori dei medici avevano provocato negli Stati Uniti circa 98 mila morti e oltre un milione di lesioni nei pazienti.
Recentemente è stato realizzato un nuovo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, volto a verificare se negli anni la situazione fosse migliorata. Sono stati presi in esame i ricoveri in dieci ospedali del North Carolina nel periodo 2002-2007. Si è scelto questo stato perché si è sempre dimostrato all’avanguardia nei programmi tesi a migliorare la sicurezza dei pazienti. Tuttavia, non si è riscontrata alcuna diminuzione nel numero di incidenti. Su oltre 2300 persone, il 25% è stato danneggiato dall’assistenza sanitaria ricevuta e il 63,1% dei danni è stato giudicato evitabile. Non tutti i problemi erano seri; la maggioranza era temporanea e trattabile, ma il 42,7% di essi ha richiesto un prolungamento dei tempi di permanenza in ospedale. Nel 2,9% dei casi i pazienti hanno subito un danno permanente, un po’ più dell’8% dei danni ha messo in pericolo la vita e il 2,4% ha provocato o ha contribuito al decesso del paziente.
Tutto questo mi ha fatto pensare a come ci si sente quando si è toccati direttamente, noi o i nostri cari, da interventi sbagliati di medici. Ho presente la rabbia, l’impotenza, lo sconforto.
La mia impressione, tuttavia, è che, al di là dei casi di innegabile malasanità, sia molto diffusa la convinzione che la medicina sia infallibile, che i medici siano onnipotenti e che gli eventuali esiti negativi siano dovuti a incompetenza, superficialità o supponenza. Molte volte sarà pure così, ma credo che dobbiamo convincerci, anche alla luce di questi dati, relativi a un paese, gli Stati Uniti, dove spesso gli italiani abbienti vanno a curarsi, che la medicina non è una scienza esatta e che i medici, in quanto uomini, possono sbagliare. E azzardo, senza voler generalizzare, che alla creazione di questa percezione erronea abbiano contribuito, almeno in parte, anche alcuni medici ostentando una sicurezza priva di dubbi e offrendo dell’”arte medica” un’immagine non realistica che può creare false aspettative.
Insetti e ragni: guardiamoli in faccia
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Sono delle fantastiche immagini di insetti e ragni realizzate con microscopio elettronico (Eye of Science / Science Photo Library / Barcroft Media. Via The Telegraph).
La bellezza del somaro
Il film, diretto e interpretato da Sergio Castellitto, è tratto da un racconto lungo di Margaret Mazzantini che lei stessa ha sceneggiato insieme al marito.
La storia si svolge durante il ponte dei morti (o dei santi?), in una tenuta in Toscana, dove il protagonista, architetto di successo, ha raccolto gli amici, cui si sono aggiunti due pazienti bislacchi della moglie psicoterapeuta, per festeggiare i propri cinquant’anni.
Gli adulti, borghesi intellettuali, appartengono alla generazione, come dice uno dei personaggi, in cui avveniva che: “Quando ero figlio io, i figli non contavano un cazzo. Oggi che sono padre i padri non contano un cazzo”. Non vogliono crescere, hanno paura di invecchiare, si comportano da amici con i figli e questi invece aspirano a una sberla da parte loro se non è possibile un altro tipo di contatto.
Un Indovina chi viene a cena dei nostri tempi di eterna giovinezza, dove il motivo di turbamento non è il colore della pelle, ma l’età avanzata. Rosa, infatti, annichilisce i suoi genitori super-liberal invitando in campagna la persona di cui è invaghita, non un ragazzo di colore del quale si sarebbero compiaciuti i due genitori, ma un settantenne, Armando, interpretato da uno stralunato Jannacci. Armando, certo una citazione della canzone anni Sessanta di Jannacci stesso, dove però il protagonista era un vessatore, è un uomo gentile, pacato, sereno e consapevole che spiazza, turba (però fa buone letture come osserva la Morante dopo aver notato che porta con sé un libro di James Hillman) e poi diventa un punto di riferimento cui rivolgersi per affrontare le incertezze della vita. Non un maestro perché, come afferma lui a un certo punto: “Non esistono più maestri, ma solo esperti del settore”.
Il film è divertente, si sorride e si ride, a volte con amarezza, ma ha delle pecche. È forse un po’ troppo costruito, poco naturale, i dialoghi sono impeccabili, intelligenti, ma non convincono fino in fondo, le inquadrature sono perfette, ma a volte finte (per esempio quella verso la fine dei ragazzi intorno al somaro), la Toscana in ogni dove, i simbolismi sparsi non sempre accessibili. Mi è sembrato anche eccessivamente didascalico.
Ottimi gli attori, tra tutti Castellitto e Laura Morante, perfetta nelle scene di imbarazzo e isteria. Ma anche la figlia, Nina Torresi, è sembrata all’altezza. Jannacci non parla, biascica, come ha del resto sempre fatto, tanto da risultare spesso incomprensibile.
La colonna sonora è robusta, piacevole e ben adatta ai momenti descritti. Comprende musiche originali di Arturo Annecchino insieme a brani noti dei New Trolls, dei 50 cent, dei Cranberries.
Una curiosità. Durante il film vengono mostrati, in modo quasi subliminale, due primi piani della costa dell’ultimo libro di Margaret Mazzantini, Venuto al mondo. Non è pubblicità, ma una sorta di divertissement, un omaggio silenzioso del regista alla moglie.
Ho letto critiche che parlano di situazioni grottesche, inverosimili. Certo, alcune lo sono, ma ho l’impressione che il film ci offra una rappresentazione delle difficoltà e delle dissonanze nei rapporti coi figli e con gli anni che passano che vivono oggi molte persone.
Da vedere: non si esce scontenti, ma perplessi. E anche divertiti.
La crisi economica in Grecia? Colpa degli Ebrei. Ovviamente
Durante un’intervista a una televisione greca, Mega TV, il metropolita del Pireo Seraphim ha reso delle dichiarazioni che definire deliranti significherebbe minimizzarne la gravità.
“Adolf Hitler è stato uno strumento del Sionismo mondiale e ha ricevuto finanziamenti dalla famiglia Rothschild affinché convincesse [il termine è pervaso da un triste umorismo involontario, nota mia] gli Ebrei a lasciare l’Europa e ad andare in Israele per creare il nuovo Impero”.
Inoltre, esiste, secondo lui, una cospirazione per rendere schiava la Grecia e i Cristiani Ortodossi. La responsabilità è, ovviamente, del Sionismo internazionale che “sta tentando di distruggere l’unità della famiglia promuovendo matrimoni tra persone dello stesso sesso e famiglie con un solo genitore”.
E ancora. “Rockefeller, Rothschild e Soros controllano il sistema bancario internazionale che a sua volta controlla la globalizzazione”.
Già prima di lui il metropolita di Salonicco aveva espresso dal suo pulpito concetti analoghi.
È la solita vecchia storia, niente di originale. Ovviamente.
Successivamente, un rappresentante del governo greco ha emesso un comunicato in cui si stigmatizzano quelle parole di odio e di negazionismo “che insultano la Grecia, la sua cultura e la sua società nella quale la comunità ebraica costituisce una parte inseparabile”. Ovviamente.
Se volete mantenervi magri non mangiate davanti al PC
Mangiare mentre si gioca al computer, e in generale quando si è distratti, fa aumentare l’appetito, fa sentire meno pieni e porta ad assumere durante lo spuntino successivo una quantità doppia di calorie rispetto a chi si tiene lontano dal PC durante il pasto.
A questa conclusione sono giunti dei ricercatori dell’università di Bristol il cui studio è stato pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition.
L’ipotesi è che giocando e distraendosi si perde la memoria del cibo che si assume e di conseguenza si tenderà successivamente a consumarne quantità maggiori.
Era già noto che la distrazione fa mangiar di più durante il pasto in questione, ma questa ricerca ha rilevato per la prima volta che gli effetti si prolungano nel tempo.
È strano. Conosco bambini che durante i pasti vengono non distratti, ma di più: si appresta loro quello che io chiamo il circo di mosca. L’idea è quella di farli distrarre, per l’appunto, affinché si facciano rimpinzare senza nemmeno rendersene conto. E invece, quelli che conosco io mantengono la bocca serrata durante il pasto con intrattenimento e anche durante quello successivo. Le conosco io tutte le eccezioni alla regola, o è la regola che fa acqua? Comunque, per sicurezza, al momento del pasto allontaniamoci dal PC: può darsi che riusciamo a mangiare meno e sicuramente facciamo un reale e salutare stacco da questo arnese infernale.
Curiosando tra le scoperte dell’anno
Come sempre, quando si avvicina la fine dell’anno si tende a fare bilanci, classifiche, a ripercorrere insomma gli eventi dell’anno appena trascorso.
Io vorrei invece mostrarvi alcune di quelle che sono state definite le scoperte dell’anno.
Cominciamo con “il pesce con le mani”, una nuove specie della famiglia dei brachionittidi, che usa le sue pinne più per camminare che per nuotare sul fondale dell’oceano Pacifico.
Notevole anche “il pesce mostro”, scoperto a largo della Groenlandia, che sembra uscito da un film di fantascienza.
Ma attenzione non si sono focalizzati solo sui pesci: c’è anche il pipistrello “Yoda”, col naso a forma di tubo, che deve essere ancora formalmente classificato come nuova specie.
E poi la lucertola trovata lungo le coste del Galles del sud, che ha la particolarità di avere tre dita ma soprattutto che sta evolvendo nel tipo di procreazione: sta abbandonando infatti la deposizione delle uova in favore del parto.
Che dire di fronte a tutto questo? E’ stato davvero un grande anno. Almeno per gli zoologi.
Ancora sul papa e i preservativi
Una volta tanto mi dispiace constatare di aver avuto ragione. In genere, quando ciò accade, ci si compiace, ma dato l’argomento in questione c’è poco da rallegrarsi.
Mi riferisco al mio post del 24 novembre sulle parole di Ratzinger riguardo all’uso del profilattico, giudicate da molti, ingenuamente, un’apertura della Chiesa alle pratiche protettive volte a frenare la diffusione dell’infezione da HIV. Io ritenni allora che non ci si trovava di fronte a nessuna apertura e il 21 pomeriggio, l’altro ieri, l’Osservatore Romano, diffondendo una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla banalizzazione della sessualità, ha confermato, purtroppo, il mio punto di vista.
I passi illuminanti, a mio parere, sono diversi.
“In realtà, le parole del Papa, che accennano in particolare ad un comportamento gravemente disordinato quale è la prostituzione (cfr. Luce del mondo, prima ristampa, novembre 2010, pp. 170-171), non sono una modifica della dottrina morale né della prassi pastorale della Chiesa”. [Non sia mai!].
“A questo riguardo occorre rilevare che la situazione creatasi a causa dell’attuale diffusione dell’Aids in molte aree del mondo ha reso il problema della prostituzione ancora più drammatico. […] Se qualcuno, ciononostante, praticando la prostituzione e inoltre essendo infetto dall’Hiv, si adopera per diminuire il pericolo di contagio anche mediante il ricorso al profilattico, ciò può costituire un primo passo nel rispetto della vita degli altri”. [Ancora si allude, neanche troppo sottilmente qui, al ruolo centrale della prostituzione nella diffusione dei contagi].
Secondo questi signori, dunque, è “lo smarrimento umano che sta alla base della trasmissione della pandemia”. Da qui allo stigma e alla discriminazione delle persone con HIV il passo è brevissimo.
Qual è quindi la Strada che ci indica la Chiesa per affrontare l’epidemia? Eccola.
“Nella lotta contro l’Aids i membri e le istituzioni della Chiesa cattolica sappiano che occorre stare vicini alle persone, curando gli ammalati e formando tutti perché possano vivere l’astinenza prima del matrimonio e la fedeltà all’interno del patto coniugale”.
Il sonno vi fa belli
Allora non è un luogo comune. Se volete apparire attraenti e in salute non dovete far altro che farvi una bella notte di sonno. Come dice Jannacci: con una bella dormita passa tutto, anche il cancro. Oh yeah.
A queste conclusioni, non sul cancro però, è giunta un’équipe di ricercatori svedesi il cui studio è sul British Medical Journal di questa settimana.
Allo ricerca hanno preso parte 23 persone tra i 18 e i 31 anni. Ciascuna è stata fotografata in due occasioni, sempre tra le 14.00 e le 15.00: una dopo una notte di sonno regolare e una dopo essere stati insonne. Le immagini venivano scattate in una stanza ben illuminata e a una distanza prefissata. Ovviamente non ci si poteva truccare. Veniva anche chiesto loro di assumere un’espressione neutra e rilassata in entrambe le foto.
Ad altre 65 persone è stato attribuito il compito di giudicare dalle fotografie chi fosse riposato o venisse invece da una nottata a occhi aperti. In particolare, dovevano esprimersi riguardo a quanto i soggetti apparissero attraenti, stanchi e in salute. Risultò che le persone che erano state deprivate del sonno apparivano meno in salute, meno attraenti e più stanche di chi aveva dormito come un bambino.
Oh no! Allora non è solo una nostra impressione quando, dopo non aver chiuso occhio o quasi, ci guardiamo allo specchio e ci facciamo schifo. Tutto il mondo intorno a noi ha la medesima percezione.
E ora? Che possiamo fare noi insonni cronici e impenitenti per evitare quest’aria sgualcita? A questo interrogativo lancinante la Scienza non dà alcuna risposta, ci lascia soli con la nostra triste impotenza.

31 dicembre 2010












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