Fregene

Ingresso dello Stabilimento Ondina di Fregene

Ingresso dello Stabilimento Ondina di Fregene

La spiaggia

La spiaggia

Era un po’ di tempo che non riuscivamo a fare qualche chiacchiera tranquille, e poi avevamo un po’ di arretrato (perchè… c’è chi di noi… va in vacanza…) e quindi da qualche settimana ci eravamo apparecchiate questa giornata. O meglio: Laura l’aveva progettata da un mesetto, e, si sa, quando Laura scrive un impegno sull’agenda sembra la Professoressa Umbridge. La conoscete, no? Quella di Harry Potter! Aveva una Penna Magica (come quella di Laura) con cui faceva scrivere Harry per punirlo. E ogni cosa Potter scrivesse sulla carta gli si incideva dolorosamente sulla carne, a sangue, e gli rimaneva a mò di stimmate per giorni. E allo stesso modo Spicy e io avevamo già da tempo questa ferita a forma di “FREGENE 10/05/09″ sul braccio.

Tant’è: Spicy aveva il marito all’estero e le due figlie in gita; Io, due figli in gita (la stessa delle figlie di Spicy) e marito e figlio piccolo con un amico fortunatamente anche lui solo con la figlia piccola. Laura invece, sempre con un po’ di timore reverenziale nei confronti del marito (le figlie, ormai grandi, non se la filano più) si è… data!

E così ce ne siamo andate lillere lillere a Fregene al nostro solito stabilimento: l’Ondina. Tra i tanti, abbastanza tranquillo (almeno fino al nostro arrivo), e con un proprietario distintissimo che accoglie i clienti all’ingresso vestito di tutto punto, a volte perfino in giacca. Appena ci ha visto ci ha salutato con un affettuoso “bentrovate!” e noi già pensavamo che ci avesse riconosciuto. Finchè  5 minuti dopo ci ha incrociato di nuovo sulla spiaggia e ci ha ripetuto affettuosamente “bentrovate!”

Li abbiamo capito che… come tutti gli uomini… lo fa con tutte.

D’altra parte che vogliamo? A dire tanto ci vede 5 – 6 volte l’anno: davvero delle clienti affezionate! Oltretutto più di un lettino a testa non prendiamo: ombrellone, non se ne parla. Da mangiare ce lo portiamo rigorosamente da casa… Al massimo un gelato prima di uscire… Ce ne fossero come noi.

 Dunque: 3 lettini per favore. Dove ve li porto? Tira vento a riva? No, si sta bene. Spicy, che non si fida ed è indecisa per natura, va a controllare. Io intanto riempio il mio indispensabile spruzzino con l’acqua dolce. Partoriamo finalmente il posto dove far piazzare i lettini al povero bagnino e ci sistemiamo: Spicy a destra, Laura a sinistra e io al centro. Poi a metà giornata Spicy e Laura devono scambiarsi di posto per non avere una guancia bianca e una bruciata per colpa delle chiacchiere. Io, se divido le chiacchiere equamente con le due sorelle, a fine giornata sarò para para. La giornata trascorre piacevolmente. Per noi. Un po’ meno per i nostri vicini che sono costretti a sopportare le nostre risa, i nostri chiacchericci a voce alta (l’unico modo per farci sentire da quella più lontana) e anche le nostre sozzate. Per dirla meglio, soprattutto quelle di Laura, che con la scusa che con il suo lavoro ne sente di tutti i colori, si sente giustificata, quasi costretta per missione, a raccontarle. E in modo assolutamente naturale. Certo salvaguardando la privacy degli interessati che posso giurare non viene mai violata. E sempre a proposito del lavoro di Laura, impegnata in questo periodo in una lunga tournée per la presentazione del suo ultimo libro (che non cito per conflitto d’interessi tra il blog e l’autrice), bene, dicevo Laura ha la sindrome da sala vuota… Così abbiamo pensato che per ovviare a tale (irrazionale, per giunta) paura, la prossima presentazione dovrebbe organizzarla alla Cartolibreria di c.so Garibaldi, a Monterotondo. Non vi dico quanto per questo ci siamo rotolate sui lettini al solo pensiero… E non vi dico neanche la reazione della tranquilla famigliola accanto a noi che, con una nota di disgusto dipinta sul volto, ha provveduto a scansare i loro lettini dai nostri. Bella pe’ noi!

Poi  ovviamente a un certo punto, si è alzato un po’ di vento e siamo state costrette a cambiare posizione. Dopo molte indecisioni e altrettante prove abbiamo stabilito che 7 metri più indietro era perfetto.

Dopo uno spuntino veloce (Laura: panino con bresaola: scontato; Spicy: pizza con la concia: classico-sportivo che non tramonta mai; Io: riso selvaggio con verdure grigliate, zucchine bollite e ananas fresco: dietetico) il pomeriggio viene allietato con una bizzarra gara: il colore dei libri Adelphi: per mettere alla prova i nostri 3 neuroni (uno ciascuno), a turno si doveva citare un titolo di un libro di Adelphi e le altre dovevano azzeccare (chiassosamente e possibilmente urlandolo) il colore della copertina. Davvero esilarante e soprattutto “colto” come passatempo. I nostri vicini erano basiti. E si che non si poteva dire che fossero proprio un campione di raffinatezza. 

Comunque, alla fine, rilassate e colorite (io per la verità bruciacchiata) raccogliamo le nostre cose e ci avviamo a prendere la strada del ritorno. Spicy e io ringraziando in cuor nostro Laura per la sua insistenza e per la sua Penna Magica che ha fatto si che la giornata al mare teorizzata un mese prima, fosse diventata realtà.

Tanto le cicatrici sul braccio dopo un po’ spariscono.

ALicE

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Se uno è stronzo, non je poi dì “stupidino”, si crea delle illusioni. Je devi dì “stronzo"

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